la voce del lago
ANNO V - n. 57 - dicembre 2007

CAMMINANDO A PIEDI LUNGO IL LIMITE DEL PARCO

Una indagine sul campo verificando de visu l’efficacia di un’area protetta finora delimitata provvisoriamente e troppo spesso solo sulla carta

La planimetria in scala 1: 25.000 del comprensorio del Parco naturale regionale dei laghi di Bracciano e Martignano è sul tavolo davanti a me. Il tratto di colore rosso che individua la superficie occupata dal Parco è ben visibile. Una lunga linea spezzata che a Sud, in corrispondenza dell’abitato di Anguillara, coincide o si discosta non più di millecinquecento metri dalla linea d’acqua, mentre a Nord, sulle colline sopra Trevignano, e ad Est, dove rasenta la strada statale Cassia, si allontana rispettivamente più di seimila e settemilacinquecento metri dal lago. Il territorio, iscritto in questa spezzata, è assimilabile ad una corona circolare eccentrica rispetto al baricentro geometrico del bacino lacustre, ed ha una superficie di 16.682 ettari, di cui circa 6.000 (40 per cento) occupati dai laghi di Bracciano e Martignano. La rimanente superficie terrestre è, a sua volta, suddivisa fra dieci Comuni, di cui sette fanno parte della Provincia di Roma e tre della Provincia di Viterbo. Ho preferito usare il termine limite perché, per una parte del suo tracciato, appare più una linea virtuale che un confine immediatamente identificabile. Non sempre é individuato, come sarebbe auspicabile e necessario, da elementi caratteristici quali strade, corsi d’acqua e fossi, spartiacque e crinali, siepi e filari di alberi. Il confine rimanda infatti a concetti come frontiera dello Stato o alla netta demarcazione di una proprietà immobiliare. Il vocabolo latino limes era utilizzato dagli agrimensori romani quando si doveva procedere alla divisione dei terreni, poi divenne, in età imperiale, la strada militare fortificata che segnava i confini dell’impero. Il limite è quindi, citando una definizione di Aristotele, “l’estremo che circoscrive una cosa, linea al di là della quale non si trova alcuna parte della cosa, mentre al di qua di essa c’è tutta la cosa nella sua interezza”. Il limite dunque non appartiene alla cosa, è estraneo. Il margine che definisce, in alcuni tratti, il territorio del Parco sembra attraversare, apparentemente indifferente, territori che corrispondono a diversi Comuni e Province. Un tracciato libero come l’aquilone che, in cielo, segue direzioni create dal vento. Questo limite, che percorro con lo sguardo sulla planimetria, è stato invece oggetto di infinite discussioni, ripensamenti ed interventi di inclusioni/esclusioni che, forse, cesseranno solo con l’approvazione del Piano di Assetto in corso di elaborazione.

Comprendere equivale a conoscere la misura delle cose.

Quanto è lunga la linea rossa spezzata che demarca il Parco? Con un apparecchio misuratore seguo, con attenzione, tutti i suoi molteplici tratti retti e curvi. La rotellina ricalca il limite e, collegata ad una lancetta che scorre su un quadrante, indica la distanza percorsa a seconda della scala della planimetria. Il risultato totale, media di tre passaggi, è novanta chilometri. Misura di poco superiore a tre volte la lunghezza della linea di costa che è quasi una circonferenza di 28,5 chilometri. A questo proposito e partendo come è giusto fare dalle parole e dalla loro antica origine, l’infinito metiri, che in latino significa misurare e percorrere, è molto vicino alla parola greca metis, che a sua volta indica prudenza, ma anche saggezza. E quindi “comprendere, essere consapevoli equivale a conoscere la misura delle cose, la loro dimensione”. Questa operazione appaga, per un momento, la mia curiosità, ma subito sorgono altre domande. Se cammino sul limite che cosa vedo se volgo gli occhi a destra e sinistra? C’è una sostanziale differenza tra le cose contenute entro il Parco e quelle al di fuori? Dovrò camminare sul limite per comprendere il suo significato e vedere se questo sarà soltanto una linea tracciata con un pennarello sulla planimetria oppure avrà una sua immagine reale, concreta. E ancora se si noterà la divisione tra il mondo “interno” vincolato, soggetto a controlli, consapevole di essere una area protetta e l’altro mondo “esterno” non tutelato, non sorvegliato e quindi meno controllato. Insomma se questi due mondi siano sostanzialmente diversi oppure l’uno sfumi nell’altro senza soluzioni di continuità. La risposta non è semplice e come vedrete complessa e in parte contraddittoria.

Il percorso a piedi lungo il limite del Parco.

Per iniziare la verifica della continuità/discontinuità tra questi due mondi ho privilegiato, tra i tanti possibili luoghi presenti nei Comuni intorno al lago di Bracciano e che hanno una frazione non modesta del proprio territorio inserita nel Parco, una località di Trevignano. La passeggiata, inserita nel programma “Giorni Verdi - Autunno nei parchi del Lazio” dall’Assessorato all’Ambiente della Regione si è svolta il 4 novembre. Insieme ad altri venti gitanti volenterosi ho iniziato il percorso di ricognizione partendo dall’incrocio della strada comunale Trevignano-Monterosi con via della Tagliata. La scelta non è stata casuale: nel primo tratto di novecento metri il limite del Parco segue la via che coincide con il confine comunale di Trevignano e poi, per altri quattrocento metri, entra nel territorio di Monterosi Nel primo tratto la cesura tra la zona ad alta protezione del Parco, nel territorio di Trevignano, e quella fuori, in quello di Monterosi, è ben evidente.Dalla parte del mondo “interno” appare un grande prato che, dopo aver inglobato un gruppo di querce, raggiunge, in leggera salita, la sommità, per la verità assai modesta, di Monte dell’Olmo. Proseguendo il cammino e dopo una vasta proprietà, che contiene nel suo recinto alberi e ville preesistenti alla costituzione dell’area protetta, si apre una grande estensione brulla con una accentuata modellazione del terreno, piccole onde distanti l’une dalle altre che terminano al rialzarsi del terreno, sulla destra, in una collina rivestita di alberi. Lo sguardo scivola poi, lentamente, verso il basso attirato dalla luce che sorge dall’acqua lontana, riflesso del sole sulla superficie del lago. L’altra parte, quella del mondo “esterno”, non vincolato né protetto, appare invece, a prima vista, ordinata geometricamente. Ma è un ordine purtroppo solo apparente. Le case dall’edilizia banale, eseguite senza grazia, sono contornate da cespugli e alberetti scelti con assoluta indifferenza e al di fuori delle essenze autoctone a punteggiare il lotto con disposizioni senza ragione. Le recinzioni, una diversa dall’altra, sono tutte simili nella loro povertà estetica. Le case bifamiliari, senza rispettare allineamenti, prevedere visuali e con il terrenorimodellato, catturano per un istante il nostro sguardo che si sposta subito infastidito sull’edificio successivo e così via. Senza nessuna curiosità ed emozione. Questo ordine apparente serve solo a rinchiudere il caos visuale prodotto dalla vegetazione e dalla costruzione. Nel tratto finale della passeggiata la lottizzazione finisce ed è sostituita da un boschetto, mentre all’interno del parco appaiono abitazioni schermate da alte essenze. Da quanto detto sembrerebbe che il limite del Parco, nel tratto iniziale, separi una zona di natura abbastanza “naturale”, modificata solo in parte dagli uomini e dai lavori agricoli, da un’altra che presenta una falange macedone costituita di case di banale edilizia e i cui proprietari hanno il notevole vantaggio di godere la vista e l’affaccio sull’area protetta. Purtroppo non sarà così. Il prato, il gruppo di querce e una parte della collina, descritti all’inizio della passeggiata, tra breve saranno investiti dalle ruspe e dai lavori edili per la costruzione di cinquantacinque ville, di cui sedici bifamiliari. Non pensate male. Non sarà la solita lottizzazione abusiva, ma una realizzazione legittima effetto di una osservazione presentata in tempi lontani,accolta dal Comune di Trevignano, dopo l’adozione del Piano regolatore generale, e approvata, a suo tempo, dalla Regione Lazio. Come dire che il paesaggio dei nostri paesi non viene solo sconciato dagli endemici abusi, ma anche da interventi urbanistici corredati di regolari permessi e concessioni edilizie. Le prossime passeggiate sul limite del Parco, spero in compagnia di un fido Virgilio, avverranno nel 2008. Né darò ragione e descrizione per concludere e completare il giudizio espresso in questo articolo. Corrado Placidi

P.S. le definizioni di limite e confine dipendono dalla lettura di un aureo libretto dal titolo “Significati del confine” di Piero Zanini, che invito a leggere. La citazione é tratta dalla Garzantina Filosofia, voce ‘limite’; le ulteriori considerazioni dall’articolo di Daniele Del Giudice “L’illusione di ingabbiare l’infinito” pubblicato su la Repubblica il 20 ottobre 2007.

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