la voce del lago
n. 7 - agosto-settembre 2002
CON IL "SALVA DEFICIT"
a rischio i beni culturali e ambientali
L'EDITORIALE
La Villa Claudia
Le Mura di S. Stefano

Più volte abbiamo denunciato sulle colonne di questo giornale le politiche che mirano a ridurre, su vari fronti, le garanzie di tutela dell'ambiente e della legislazione sulle aree protette. E non possiamo non osservare ora come, con il decreto "salva-deficit" del governo, nuovi rischi vengano a pesare su tutto il patrimonio storico, artistico e naturalistico del nostro paese. Un rischio che le organizzazioni ambientaliste italiane (Wwf, Legambiente, Fai, Italia Nostra, Comitato per la bellezza, Greenpeace, lnu, Lac, Vas, Marevivo, Lipu, Lav, Associazione Bianchi Bandinelli) hanno denunciato chiedendo al Presidente della repubblica Ciampi un intervento per impedire la svendita di questo patrimonio.
In breve, il "decreto salva-deficit" prevede la possibilità del trasferimento di questi beni a una "Patrimonio dello Stato Spa", la quale può utilizzarlo per "fare cassa", cioè per tappare le falle dei conti pubblici italiani. In sostanza cedendoli ai privati, senza le garanzie di tutela previste dalla precedente normativa.
Un decreto che ha provocato, tra l'altro, l'uscita dal governo del sottosegretario ai beni culturali Sgarbi, in polemica con il suo ministro Urbani che si è subito allineato alle esigenze "di cassa" del ministro Tremonti. Certo, da parte del governo e della maggioranza sono venute assicurazioni che, bontà loro, il Colosseo non verrà venduto.
E lo stesso presidente della Repubblica ha dovuto chiedere ufficialmente al presidente del Consiglio un intervento chiarificatore sulla sorte di questi beni. Berlusconi gli ha risposto in una lettera in cui dà assicurazioni generiche; e che è stata ritenuta dalle associazioni ambientaliste totalmente inadeguata, in quanto non prevede alcuna garanzia legislativa, dimostrando così scarso interesse per la salvaguardia del nostro vasto e ricchissimo patrimonio culturale e ambientale.
Forse il decreto "salva-deficit" non avrà effetti diretti sul lago di Bracciano.
Ma vogliamo intanto rilevare come le sue spiagge siano di anno in anno sempre più privatizzate o inaccessibili a chi non paga. I comuni, anche qui per fare cassa, rilasciano sempre nuove concessioni ai privati sulle spiagge (per lettini, ombrelloni, noleggio barche) riducendo così le spiagge libere. E per chilometri e chilometri il lago è "in gabbia", recintato da ville o stabilimenti privati, che impediscono il suo libero accesso. Una situazione su cui riflettere per tutti.
Giorgio Migliardi

Trevignano: la demagogia del locale Circolo di An
IL COMMENTO

Grande spreco di aggettivi nella lettera aperta che il Circolo di Alleanza nazionale di Trevignano ha indirizzato ai presidenti della Regione Lazio, della Provincia, della Federazione provinciale di An e ai cittadini di Trevignano.
L'obiettivo della lettera è quello di "commissariare" il Parco di Bracciano-Martignano, definito "incomprensibile, inaccettabile, fallimentare, assurdo". Gli argomenti avanzati per sostenerlo sono pretestuosi e spesso demagogici. E una delle accuse riguarda proprio l'agricoltura. Un tema su cui proprio il Circolo di An aveva organizzato un convegno a Trevignano con la partecipazione del ministro Gianni Alemanno. Fatto sta che proprio in quel convegno il ministro, autorevole esponente di Alleanza nazionale, ha tagliato corto rispetto alle lamentele piagnone di alcuni partecipanti, ricordando che l'agricoltura può svilupparsi solo in armonia con l'ambiente e che un suo rilancio è possibile solo puntando su produzioni di qualità e su una progettualità seria. Cioè proprio su quelli che sono gli obiettivi dell'area protetta che ora alcuni esponenti del Polo (per fortuna non tutti) vorrebbero abolire. Quale spudoratezza poi, nella lettera-volantino di An, nel sostenere che la crisi dell'agricoltura locale è dovuta all'istituzione del Parco. Quando tutti sanno, e come il nostro giornale ha documentato (nel suo numero 4 dell'aprile scorso), che la drastica diminuzione a Trevignano dei terreni coltivabili e delle aziende agricole è dovuta all'espansione edilizia e non certo al Parco. Qualcuno ha mai notato negli ultimi anni a Trevignano prese di posizione di An contro l'espansione edilizia a scapito dell'agricoltura e dei cacciatori?
Quale demagogia poi nel riferimenti che nella lettera volantino si fanno a Settimio Cecconi e a suoi articoli comparsi sul nostro giornale che criticano alcuni aspetti della gestione dell'Ente. Critiche su cui la lettera-volantino si dice d'accordo, ma che come tutti sanno sono ispirate da ben altri intendimenti.
Un'ultima notazione: se il Parco non è ancora pienamente decollato, la responsabilità è in primo luogo della Regione Lazio che impedisce da oltre un anno la sua perimetrazione definitiva. Perché allora il Circolo di An non chiede di "commissariare" la Regione?
G. M.

home - pagina successiva