la voce del lago
ANNO V - n. 53 - giugno 2007
LA FRANCIGENA: L'ANTICA VIA CHE PUO' RINASCERE DAL BASSO

Le cronache di camminatori nella tappa Capranica-Campagnano indicano che per la strada di Sigerico dei pellegrini, da queste parti, c’è ancora molto da fare. Camminando passo passo con loro con in mano la Cartografia in Gps edita da Terre di Mezzo

“Credo che la via Francigena – questa è la definizione che più mi sembra calzante – sia una VIA POSSIBILE. Cioè che la lunga collana di tappe lasciateci in eredità da quel Sigerico (…) oggi abbia difetti, problemi, disagi. Ma penso che tutta la via (senza barare scegliendo solo la val d’Orcia, sarebbe troppo facile) abbia un senso e un futuro. Che potranno crescere e realizzarsi se si metteranno d’accordo le sue due anime. Quella “pellegrina”, di chi fatica 7, 8 ore al giorno in un bagno di sudore, e quella turistica. Cioè quell’insieme che comprende Comuni, Province, assessori, Regioni, regolamenti comunali e sindaci. La mia speranza (e il mio augurio) è che le due facce della strada italiana per eccellenza si accordino, smussino gli angoli, capiscano di essere necessarie l’una all’altra. Perché solo così, come è stato anche nel caso del camino de Santiago … la Francigena potrà diventare un enorme monumento filiforme. Reso unico dai suoi tesori d’arte, certo, ma reso vivo solo dai suoi sudati e puzzolenti camminatori. E mi auguro anche che tu, che stai leggendo queste righe magari ancora assonnato di prima mattina o tarda sera, prima o poi ti alzi un mattino deciso – chissà perché – a farne una tappa, un pezzo, tutta la sua grande lunghezza. Trovando meno asfalto, più segni e meno rovi di me, che già sono stato un fortunato rispetto ai veri precursori della Francigena moderna”.

Sono le parole di commiato di Fabrizio Ardito apparse sul “blog fatto coi piedi” (www.plenair.it) scritte proprio di recente il 20 giugno 2007. Da pellegrino commenta la sua esperienza e sottolinea che la via Francigena moderna di oggi può nascere dal basso, dai segni (il pellegrino giallo e la freccia bianca che indica Roma) che il pellegrino lascia o che il cittadino appone. Una via dal basso sulle orme di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che nel 990 recandosi a Roma in visita al Papa Giovanni XV, segnò l’inizio del cammino, noto come Via Francigena, determinando la nascita di uno dei più importanti itinerari di pellegrinaggio. Un cammino dell’animo prima di tutto verso la tomba di Pietro e le Mirabilia Urbis Romae. E’ in qualche modo l’eredità felice del Grande Giubileo del 2000 la riscoperta dell’antico tracciato favorita da un diffuso bisogno di spiritualità. Un percorso che ha tutte le carte in regola per divenire così celebrato e raccontato come il mitico Camino de Santiago e come il non meno privo di fascino Cammino di San Francesco nelle Valli Reatine (tra grotte, boschi, conventi ed alberi monumentali). E non a caso la via Francigena per il Consiglio d’Europa è un Grande Itinerario Culturale Europeo, un riconoscimento che premia anche l’impegno dell’Associazione delle Vie Francigene (www.viafrancigena.eu) che riunisce enti ed istituzioni in un “progetto di recupero e rivitalizzazione di una strada che rappresenta l'unione e la comunicazione tra le diverse culture dei paesi europei”. E si moltiplicano i materiali attorno a questo tracciato che lambisce il territorio del lago di Bracciano toccando Capranica, Sutri, Monterosi, Campagnano, La Storta. È uscita in libreria il 27 maggio scorso per i tipi di Terre di Mezzo (www.terre.it) una preziosissima ed utile Cartografia e Gps de “La via Francigena” scritta da Monica D’Atti e Franco Cinti. Illustra nel dettaglio l’itinerario storico della via in terra italiana, dal Monginevro a Roma, in 40 dettagliatissime mappe in scala 1:30.000, con l’altimetria, le distanze e i dati Gps. Le carte sono rivolte verso la meta seguendo l’usuale orientamento nelle guide di percorsi di pellegrinaggio. Sulle mappe, applicando la tecnologia moderna alla riscoperta dell’antico, compaiono inoltre i way points (WPT), punti di riferimento, segnavia virtuali individuabili con un GPS tascabile. Il lavoro, frutto dell’esperienza sul campo, racconta la via Francigena esaltandone anche alcuni aspetti essenziali. Quello ad esempio del rapporto tra ospitaliere e pellegrino.

“Un ospitaliere: colui che attende; che sa che prima o poi passera qualcuno. Non sa quando, non sa il giorno e neanche l’ora. Può essere al culmine del giorno o alla sera, ormai a notte. Sa che passerà qualcuno perché lui si è messo sulla strada, come il pellegrino. A differenza del pellegrino che si sposta, l’ospitaliere – scrivono gli autori - si è messo in un punto ben preciso dove sa che il suo stare sarà necessario, sarà utile, sarà servizio. Sono entrambi, pellegrino e ospitaliere, sulla stessa strada, ugualmente in cammino”.

Sulla mappa, la tappa che segna il percorso tra Capranica e Campagnano è la numero 36. Tra i luoghi evidenziati La Madonna del Parto, la Madonna della Cava, il Poggio Paola Bella, il fontanile San Martino, Monterosi, il Monte Sarleo, la Fontana Latrona, il Convento di S. Vittoria (Campagnano). Ma dal vivo è tutta un’altra storia. Da internet (www.medioevo.com) riportiamo una cronaca della tappa Sutri-Campagnano di un gruppo di pellegrini.

Dopo una notte tranquilla e una sveglia antelucana, alle 5,30 siamo già dalle suore che ci hanno preparato un’ottima colazione con caffè, latte, fette biscottate, marmellata e cioccolatini: evidentemente ci hanno preparato tutto quello che avevano. Incredibili. Usciamo prima delle 6 con un po’ di nostalgia per questo mondo che lasciamo. Fa fresco … Alle prime luci del mattino l’antichissima città di Sutri è veramente bella. Guardiamo l’anfiteatro romano e la zona dei primi insediamenti scavati nel tufo. Lasciamo la strada asfaltata e recitiamo il rosario “figurato”.

…La strada è molto polverosa e c’è già chi lavora i campi con grandi trattori. Proseguiamo senza difficoltà verso Monterosi passando vicino al Golf Club e fermandoci accanto alla bella Fontana di S. Martino. Subito dopo troviamo l’imprenditore Zucchetto dalle lontane origini veneto-friulane… C’indirizza da sua zia al Bar Centrale di Monterosi dove facciamo colazione con cappuccino e crapfen, con lo sconto. Poi ci avventuriamo nella trafficatissima Cassia che da qui in poi è un inferno. Per fortuna, seguendo alla lettera le indicazioni della guida, seguiamo le complanari.

Mino, che lamenta sempre il male in bocca, ha anche male ai piedi, ma tiene duro. Il cielo è nuvoloso e non c’è il caldo dei giorni scorsi. Passiamo Settevene e al bivio del Pavone facciamo un’opportuna sosta in un affollatissimo e attrezzato bar da dove giriamo a sinistra verso Campagnano su strada subito trafficata Poco dopo, per fortuna, prendiamo una deviazione tra i campi e, mentre il sole torna a riscaldarci con forza, ci fermiamo a dissetarci nella bella, ma piena di rifiuti, Fontana Latrona dove giunge un giovane ad attingere assicurandoci che l’acqua è buona. Il paesaggio è cambiato ancora e non è più ordinato e ben coltivato come ieri. …Riprendiamo con calma e poco dopo le 11 entriamo nella squallida periferia di quello che troveremo come il più brutto dei paesi attraversati, Campagnano di Roma. Le indicazioni ci portano subito al Centro Parrocchiale, confuso all’interno di una pessima e trascurata lottizzazione, che troviamo chiuso. Sporcizia e trascuratezza c’inducono a ricercare il centro del paese dove abbiamo l’indirizzo dell’Hotel Benigni e pertanto scendiamo una ripida e sconnessa stradina che costeggia quella che sembra una gravina, sporca e senz’acqua per risalirla alla gran chiesa di S. Giovanni Battista che è in restauro e non si può visitare. Passiamo vicino alla Fontana Secca che sembra già più curata del resto. Ormai intravediamo il centro del paese seguendo una segnaletica interessante e che denota la volontà di qualche amministratore di salvare dal degrado la parte storica del paese, quando si ferma una FIAT Punto semiscassata. Il parroco don Renzo (lo sapremo dopo) apre il finestrino e ci apostrofa: “Voi cercate me, salite qui”. Siamo sorpresi e riluttanti, ma ci convince a rifare, nella piccola auto dove ci stipiamo con gli zaini, il percorso della stradina dove l’auto stenta a salire. Ci mette a disposizione tutto il Centro Parrocchiale e insiste che ci fermiamo come ospiti graditi, una situazione che ci commuove. Uscendo cerchiamo di vedere meno negativamente questo brutto paese che qualcuno tenta di valorizzare e individuiamo il percorso di domani. Il bucato è secco e riposiamo attendendo, come promesso dal parroco, la cena che, effettivamente, arriva portata da Stefania, un ciclone di donna con marito al seguito. In nome della Parrocchia ha portato tre vaschette con pomodori, prosciutto e mozzarella, pane in quantità, frutta ed acqua fresca... Ne avremo anche per i panini di domani. Che giornata, che ospitalità! Oggi abbiamo percorso solo 22 Km. (Km. 360 dalla partenza). Roma è sempre più vicina”. Graziarosa Villani

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