|
||||||
|
||||||
QUATTRO BUONE RAGIONI PER SMETTERE DI CAPITOZZARE GLI ALBERI |
||||||
Cosa c'è di sbagliato nella capitozzatura? La pratica perversa del capitozzare gli alberi ha ormai assunto una diffusione allarmante, confermandosi la principale minaccia per gli alberi delle città, riducendone drammaticamente la longevità e trasformandoli in fonti di rischio in aree ad alta densità. L'importanza degli alberi per l'ecologia urbana e globale, comincia solo ora ad essere pienamente conosciuta ed apprezzata. Questo "risveglio" non è però ancora supportato da una adeguata educazione del pubblico e da chiare politiche amministrative in grado di assicurare la sopravvivenza degli alberi e la nostra stessa incolumità.
1. Non funziona. Se lo scopo è di contenere le dimensioni dell'albero, la capitozzatura non funziona. Un albero deciduo, dopo la capitozzatura, aumenta iltasso di crescita, nel tentativo di rimpiazzare rapidamente la superficie fogliare perduta, necessaria per fornire nutrimento al fusto ed alle radici. E non rallenterà la crescita fino a quando non avrà raggiunto più o meno la stessa grandezza di prima della capitozzatura: vale a dire pochi anni! Unica possibile eccezione alla regola del rapido ritorno alla precedente dimensione, è che la salute dell'albero sia talmente compromessa da non lasciargli la forza necessaria a riprendersi. L'albero cioè sta morendo, e continuerà per diversi anni a deperire in una inarrestabile spirale discendente. La capitozzatura non può determinare la grandezza di un albero; un acero giapponese o un maggiociondolo potranno crescere da tre a nove metri nella loro vita, una quercia o un frassino raggiungeranno venticinque, trenta metri. E non è possibile "fermarli" capitozzando. Se ci si riesce, allora si è ucciso l'albero! 2. E' costosa. Un albero capitozzato deve essere "fatto e rifatto" ogni pochi anni - ed eventualmente rimosso quando muore o quando i proprietari si stancano. Ogni volta che una branca viene tagliata, numerosi germogli lunghi e magri (chiamati succhioni o rami epicormici) crescono rapidamente per rimpiazzarla. Questi dovranno venire tagliati e ritagliati, ma ricresceranno sempre l'anno successivo, rendendo il lavoro esponenzialmente più difficile. Qualcosa di simile all'Idra, il serpente a molte teste combattuto da Ercole; e c'è chi crea questi "mostri di manutenzione" nel proprio giardino di casa! Un albero potato correttamente resta "a posto" a lungo, perché dopo la potatura non è stimolato ad una massiccia ricrescita. La potatura corretta esalta la salute e la bellezza dell'albero e, nel lungo termine, risulta essere molto meno costosa.
3. E' brutta. La vista di un albero capitozzato per molte persone è offensiva. Branche e rami appena tagliati ricordano moncherini di gambe o braccia amputate. E questo è solo il primo pugno nell'occhio; il peggio arriva con la successiva ricrescita di succhioni dritti, intricati, brutti, che rendono l'albero simile alla scopa della strega. La naturale bellezza della chioma di un albero dipende dall'ininterrotto assottigliarsi, dal tronco fino ai rametti più fini e delicati, e dal regolare dividersi di branche e rami. Gli arboricoltori considerano la capitozzatura un crimine: la naturale bellezza accumulata da una albero in 90 anni di crescita può essere distrutta per sempre in un paio d'ore. La capitozzatura distrugge la silhouette invernale dell'albero. La ricrescita di succhioni potrà fare ben poco, o nulla. Anche se, dopo anni, l'albero riuscirà a ristabilirsi, non sarà comunque lo stesso di prima. 4. E' pericolosa. La capitozzatura è il danno più serio che si possa infliggere ad un albero. Secondo quanto sostiene Alex Shigo, noto scienziato ed "inventore" della moderna arboricoltura, pesanti e ripetute capitozzature possono generare colonne interne di legno cariato, il cui malefico effetto si manifesterà solo anni dopo, in coincidenza con periodi siccitosi o altri stress. Per ironia, molti tagliano i loro alberi perché così pensano di renderli più sicuri! In alcuni regolamenti comunali la capitozzatura è vietata perché possibile fattore di rischio per la cittadinanza.La capitozzatura rende pericoloso l'albero in quattro modi: - Carie. Il capitozzo apre la strada all'invasione degli organismi cariogeni. Un albero riesce ancora a difendersi quando vengono rimosse le branche laterali, ma gli è impossibile contenere la diffusione della carie quando viene capitozzato. Come risultato si avrà la perdita di branche o dell'intero albero, nel giro di alcuni anni. - Fame. Molto semplicemente: le foglie di un albero fabbricano il suo cibo. La ripetuta rimozione di fogliame - la fonte dell'alimentazione - letteralmente affama l'albero. Ciò lo rende più suscettibile, ad esempio, ai marciumi radicali, causa comune di crollo d'alberi. - Rami deboli. I nuovi rami originati dai succhioni saranno debolmente inseriti e facilmente potranno spezzarsi per il vento o il carico della neve, anche molti anni dopo, quando sono ormai diventati grandi e pesanti. Questi rami non avranno mai più l'integrità strutturale di quelli originali. - Accresciuta resistenza al vento. La densa ricrescita di succhioni renderà la chioma molto pesante e molto meno permeabile ai venti. Questo aumenta la possibilità di schianti in caso di tempeste. Una potatura di diradamento al contrario permette al vento di passare attraverso la chioma, riducendone così "l'effetto vela" PlantAmnesty è un'organizzazione non-profit dedicata alla promozione delle corrette tecniche di giardinaggio e potatura. Per maggiori informazioni visita il sito: www.plantamnesty.org. Per maggiori informazioni sulla corretta potatura, contatta un arboricoltore certificato: l'elenco completo è disponibile sul sito di S.I.A. - sezione italiana dell' I.S.A. : www.isaitalia.org. Società Italiana di Arboricoltura (SIA) c/o Scuola Agraria del Parco di Monza. Viale Cavriga 3, 20052 Monza (MI) tel./fax 039-325928 |
||||||
ENERGISSIMA MARIA |
||||||
Ad Allumiere Canapa Live avvia un progetto per la reintroduzione sociale della pianta in vista del suo impiego per la produzione di biocarburante
L’ondata antiproibizionista ha fatto dimenticare a molti che la canapa un tempo era una nobilissima fibra tessile, una pianta oggi in grado grazie anche alle nuove tecnologie di sviluppare biocarburanti. Un nuovo progetto sdemonizza “maria” e consente non solo di sviluppare posti di lavoro ma di avviare un circolo virtuoso che permetterà di utilizzarla a fini energetici. L’iniziativa è stata presentata il 13 aprile scorso nell’aula consiliare del Comune di Allumiere dalla locale associazione Canapa Live. Si tratta in pratica di tornare a seminare canapa, vendere piantine a fine ornamentali e con la vendita dei vasetti finanziare le ricerche della facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia di Viterbo per l’estrazione di biocarburante. Ma come aggirare l’ostacolo legale legato alla canapa come specie psicogena? Il progetto “Adotta una pianta per salvare il pianeta” di Canapa Live, finanziato dal consigliere regionale Anna Pizzo, utilizzerà la cosiddetta Cannabis Sativa, una specie che contiene una quantità irrisoria di principio attivo stupefacente (delta-9-tetraidrocannabinolo inferiore allo 0,3 per cento). “L'obiettivo – spiega il consigliera regionale- è quello di incentivare la cosiddetta ‘coltivazione d'energia’, che consiste nel seminare piantagioni per convertire poi la biomassa in combustibile, incentivando l'utilizzo di fonti rinnovabili al posto di quelle non rinnovabili. Il progetto – aggiunge - si muove seguendo due direttive, quella della reintroduzione sociale della canapa come pianta ornamentale e la coltivazione delle specie per ottenere idrocarburi ecocompatibili. Nell'aperta campagna di Allumiere – prosegue - sfruttando un appezzamento di terra di 200 metri quadri, l'associazione Canapa Live ha seminato le prime varietà di canapa grazie ai semi forniti dall'Assocanapa e dal consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. Si tratta di cinquemila piantine in tutto, coltivate in vaso e ottenute con seme legale, quindi non sono psicoattive. Il vivaio è il primo passo verso la reintroduzione sociale di questa pianta ma è anche un modo per finanziare, attraverso la vendita dei vasetti, il secondo grande progetto che Canapa Live ha affidato alla facoltà di agraria della Tuscia di Viterbo: l'utilizzo della canapa a fini energetici. L'olio che si ricava dai semi della canapa, infatti, può essere trasformato in biocarburante”. “Vogliamo mostrare l’ipocrisia della demonizzazione di questa pianta – aveva avuto modo di dichiarare al settimanale Carta Emiliano Stefanini, presidente di Canapa Live. “L’etanolo prodotto dalla Canapa – spiega Emiliano – potrebbe essere sufficiente per alimentare le piccole aziende della nostra zona ma anche lo scuolabus di Allumiere oppure le facoltà di Agraria”. Per “salvare il pianeta” non basterà. Ma l’inizio non è male. |
||||||