la voce del lago
ANNO V - n. 50 - febbraio 2007

LE BOCCHETTE DELLA MARMOTTA E L'ACQUA DI PIAZZA SAN PIETRO

Nel 1672 l’ingegnere Carlo Fontana realizzò un intervento idraulico all’imbocco dell’Arrone per consentire l’approvvigionamento idrico del Vaticano

L'acqua Paola al Gianicolo che proviene dal lago di Bracciano (incisione del XVIII sec. Piranesi)

Le acque del lago di Bracciano sono state da sempre oggetto di questioni legate, oltre che all’approvvigionamento idrico locale, anche a quello della città di Roma. Già a partire dall’epoca dei grandi acquedotti romani, di cui esistono ancora alcuni tratti in superficie, l’acqua sabatina serviva ad alimentare ad esempio le naumachie di Trastevere, vere e proprie battaglie navali che si combattevano in laghetti artificiali, creati inondando grandi spazi della Roma imperiale. In tutto il territorio, si ritrovano epigrafi su “muracci” vecchi, che riportano incise sul marmo frasi che ricordano il nome di questo o quel Papa, a cui si deve il merito di aver fatto costruire chilometri di acquedotti per poter portare l’acqua dal lago di Bracciano direttamente a Roma. Nel XVII secolo le condotte idriche furono convogliate fino in Vaticano. Prima, però tre cascatelle di acqua fuoriuscivano dalla grande mostra dell’acqua Paola al Gianicolo. La stessa epigrafe che si trova sulla fontana dell’Acqua Paola, ricorda che l’acqua del Fontanone proveniva dal lago sabatino. La storia risale al periodo di Clemente X, e precisamente al 1672, quando si prese in esame la situazione del lago per stabilire la quantità d’acqua da estrarre per far funzionare la seconda fontana di Piazza S. Pietro. L’incombenza della valutazione quantitativa fu affidata a frà Giuseppe Paglia, architetto degli Orsini che si pronunciò per 1.000 e più once d’acqua delle quali 300 dovevano appunto servire per questa fontana, senza però, come osservò l’ingegnere idraulico Carlo Fontana, “haver esaminata la velocità e misura dell’acqua, che usciva dall’emissario Arrone”. Il problema, come verificato dallo stesso Fontana recatosi sul luogo insieme al Paglia, consisteva nel fatto che la differenza di livello tra la superficie del lago e il condotto dell’Acqua Paola, detto anche “condotto antico Alseatino” era soltanto di un palmo e mezzo, e quindi assolutamente insufficiente. Al fine di trattenere l’acqua nel lago e di aumentarne il livello, per ordine degli Orsini e su progetto di Carlo Fontana, fu eretto nell’Arrone un muro trasversale aperto in tre “bocchette” per poter controllare la quantità dell’acqua che defluiva nel fiume. Fu costruita una impalcatura con un condotto che, regolata da una fistola, immetteva l’acqua nel condotto paolino, trasportandola a Roma. Le bocchette dell’Arrone si trovano al di sotto dell’imbocco del fiume. Insieme all’acqua che fuoriusciva dalle paratie aperte quando il livello del lago era alto, usciva anche una gran quantità di pesce, che diventava di proprietà del proprietario del terreno che veniva inondato. Non c’è dubbio che la lunga attività dell’ingegnere idraulico Carlo Fontana nasca dalla pratica. Sia nel proemio sia nel Terzo Libro del suo Trattato delle Acque Correnti, informa che l’origine dell’opera era collegata al progetto di alzare il livello del lago di Bracciano per poterne trarre la quantità di acqua necessaria per la seconda fontana di piazza S. Pietro. Il motivo addotto per la stesura di questo libro - il cui manoscritto è conservato nel Sir John Soanes Museum a Londra - era di rendere accessibili, a chi ne volesse usufruire, le sue esperienze “ di più di trenta anni”. Avendo infatti “trovato sì li periti, come i meccanici poco istrutti in tali materie d’onde poi conseguentemente nascono molti disordini nelle misure” aveva di conseguenza sperimentato la mancanza di quello che oggi definiremmo come “manuale teorico – pratico di idraulica”. Nel Terzo Libro “si tratta di quanto è seguito, ed è stato operato per la buona conduttura dell’Acqua nuova del Lago di Bracciano imboccata nel condotto antico”. Percorrendo la strada che da Anguillara porta a Trevignano, nei pressi della località La Marmotta è difficile immaginare di trovarsi nei pressi di un’opera del 1600, tanto più di un intervento di un personaggio i cui progetti rappresentano delle tappe importanti dell’architettura a cavallo tra il XVII e XVIII della Roma dei Papi e non solo.

Certo non si tratta di un’opera rappresentativa. È un episodio all’interno di un contesto più ampio. Ma è un episodio che riguarda un territorio che ancora una volta è “attore non protagonista”, di eventi storici di notevole spessore. È da salvaguardare almeno l’orgoglio di far parte di un’esperienza a cui un personaggio come Carlo Fontana ha dedicato addirittura un intero libro che riassume gran parte delle sue competenze di ingegnere idraulico. Sono interventi che si ricollegano ad opere di grandi come Bernini. Penso che si debba anche riflettere sul fatto chele acque del lago e quindi dell’Arrone abbiano rappresentato addirittura un ostacolo per l’entrata in funzione della seconda fontana di Piazza S. Pietro, tanto da dover scomodare un illustre studioso di idraulica per poter risolvere il problema. Problema che comunque non si risolverà mai del tutto, come si vedrà nei secoli successivi, perché come aveva anche preannunciato il Fontana “l’acqua va sempre dove vuole andare”. L’acqua del lago, tenderà sempre a defluire verso il suo naturale emissario, l’Arrone appunto, provocando in alcuni casi vere e proprie inondazioni, proprio perché le barriere artificiali che si erano create innalzando muri o dighe comunque non potevano contenere il livello del lago nei periodi di piena. Attualmente le bocchette della Marmotta si trovano sotto un tratto di acqua stagnante e coperta da vegetazione. Senza dover per forza addentrarsi nella questione della tutela del bene storico (questo si trova sotto l’acqua e per fortuna non si vede), ma cosa penseranno gli inglesi che vanno a visitare il museo in cui è contenuto il manoscritto di Carlo Fontana, quando sapranno che l’unica cosa per cui sono conosciute le bocchette ad Anguillara….. è il fatto che ci si pescavano le anguille? Pina Alagia

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