la voce del lago
ANNO V - n. 50 - febbraio 2007
I LETTORI CI SCRIVONO

Ignorata la lezione degli antichi sulla costruzione delle strade

Per caso ho ripercorso la via che porta a Ceri… e non ho potuto esimermi dallo scrivere alcune riflessioni a cui ho aggiunto una piccola ricerca…

…Si ritiene che i Romani abbiano ereditato l’arte di costruire le strade dagli Etruschi, e il metodo andò via via migliorando acquisendo idee di altre culture. Le strade pavimentate iniziarono storicamente con le vie di Roma. Le leggi delle Dodici Tavole, datate attorno al 450 a.C., specificano che una strada dovesse essere larga circa 2,45 metri nei tratti dritti e circa 4,90 metri in quelli curvi. Sempre secondo queste tavole, qualora la strada fosse inagibile, il viaggiatore poteva liberamente passare sulle terre private. Questa ragione fece sì che il costruire strade che non necessitassero di frequenti riparazioni, divenne quasi un obiettivo ideologico. E come testimoniano i selciati che fino ad oggi, hanno resistito per più duemila anni, pare proprio che ci siano riusciti! Per costruire la strada si scavava una fossa fino a trovare la roccia o il terreno duro, poi la si riempiva con strati di materiali diversi. Il riempimento variava a seconda della località, del terreno e dei materiali a disposizione, ma il progetto degli architetti era sempre lo stesso. Il riempimento consisteva di pietre, sassi, brecciolina e materiale di escavazione.

Come costruivano i romani

Talvolta il primo strato in basso era di sabbia, se la si trovava in zona. A circa 60 cm - 1 m dalla superficie la fossa veniva coperta di brecciolina e poi compattata, in latino pavire o pavimentare. La superficie piana era quindi chiamata pavimentum, e si poteva già utilizzare come strada, oppure ricoprire con altri strati. Dopo duemila anni il cemento che i Romani misero fra le pietre si è consumato, dandoci l’idea di una superficie su cui si viaggiasse molto male con un carro, ma la strada originale era di certo quasi liscia. Queste notevoli strade erano resistenti alla pioggia, al gelo e alle inondazioni, e non avevano bisogno o quasi di riparazioni! Detto questo la domanda sorge spontanea. Come mai le strade moderne delle nostre cittadine non durano più di qualche mese? Gli agenti atmosferici e la natura sono diventati forse più aggressivi tanto che l’uomo non è più in grado di costruire strade che durino perlomeno qualche anno? La risposta è ovviamente “No”. La natura è sempre la stessa. Allora se le tecniche erano note già ai nostri antenati e sono state collaudate in millenni di storia, perché rinnegare la nostra storia rifacendo le strade ogni sei mesi? O non farle affatto e rischiare di schiantarsi contro un pino perché le radici, hanno sollevato il manto stradale? La ragione primaria credo sia da imputare a motivi di carattere economico. Non nel senso che in questo modo risparmiamo soldi noi cittadini... anzi… nel senso che con il “giochetto” delle continue manutenzioni, i politici che organizzano gli appaltano, prendono due piccioni con una fava: da una parte coltivano il loro giro clientelare in prospettiva elettorale, dall’altra riescono a farsi pagare più frequenti e più copiose “mazzette” dalle ditte appaltatrici… Ed ecco svelato il mistero…allora il passaggio successivo quale è? Perché noi cittadini dobbiamo continuare a farci fregare tre volte da questi politici che ci dicono bugie, rubano i nostri soldi e non ci costruiscono strade decenti? La soluzione a tutto ciò… né facile né immediata, però è importante prendere coscienza, non dimenticare le cose, solo perché ci abbiamo fatto l’abitudine e siamo rassegnati a che vadano in questa maniera e vinca ancora una volta la legge del più furbo e del prepotente, che oggi è anche riuscito a legalizzarsi o quasi, i soprusi e le violenze, che siano rivolti ai cittadini, come in questo caso, o alla natura… Cacciamo i vecchi dalla politica, impegnandoci direttamente, (ma senza diventare come loro) questa la mia proposta. Simone Itri

Parchi: scollamento tra politica e tutela

Il 5 febbraio si è tenuto a Roma presso l’Associazione ANTA (Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente) un convegno sulle problematiche ambientali organizzato dal gruppo regionale di Rifondazione Comunista. Credo che questo convegno abbia significato un importante momento di confronto e di crescita tra persone che sono vicine ai problemi dell’ambiente o lavorano nel settore, unite da una stessa ideologia. Ho sentito per lo piùinterventi frutto di riflessione e di desiderio di confronto, non asettici e cattedratici, come mi è capitato di ascoltare in altri convegni. Non so se sia avvenuto per caso, (visto che alcuni personaggi “in vista”, che erano scritti sul programma, non sono intervenuti) ma alla fine il convegno, molto ben organizzato, è stato gestito e “parlato” dalla base e da molti lavoratori del settore che hanno raccontato le proprie esperienze e le proprie difficoltà  dovute a carenze, come sappiamo, legislative e comportamentali di chi ci amministra. Certo è stata notata l’assenza dell’assessore regionale all’Ambiente Filiberto Zaratti, o di un suo rappresentante, ma questo forse ha alleggerito il dibattito ed incoraggiato il confronto. Si è parlato molto dell'articolo 31 della ultima finanziaria regionale, con le sue riduzioni riguardo ai parchi, che trasforma in Agenzie, e dei limiti della legge 29/97 sui Parchi, dovuti in parte, a mio avviso, anche alla mancata e corretta sua applicazione. Le opinioni sono state abbastanza concordi e le proposte in armonia tra di loro. Sono emerse le lontananze: lontananza tra unione ed elettorato, lontananza tra parchi e agricoltori, scollamento tra politica generale del territorio e tutela ambientale. È emersa la mancata attenzione (anche da parte della legge) agli usi civici. La legge di modifica agli usi civici voluta dalla giunta Storace, ha fortemente limitato le tutele delle terre comuni. Auspico che la discussione adesso si sposti nei parchi, nei paesi, nelle realtà decentrate, dove le contraddizioni ampliamente dibattute al convegno, sono sentite e vissute giornalmente in modo forte e coinvolgente. Portando il dibattito nelle realtà di provincia si potrà ottenere un maggior coinvolgimento dei cittadini con una conseguente sensibilizzazione degli stessi alle problematiche ambientali, spesso vissute, come è stato detto al convegno, senza la giusta attenzione, e guardando le aree protette come una limitazione anziché come una tutela. Mi auguro che l’incontro del 5 febbraio possa significare un primo passo (in città) che venga seguito da altri passi (in provincia) dove il confronto e la crescita della cultura ambientale possa continuare. Wendy Natilli

Anguillara: il cahier de doléance di un cittadino deluso

Il promontorio oggi

Da venti anni circa vivo ad Anguillara (frequento il lago da circa il doppio). È una bellissima località. Ho sentito parlare anguillarini ed anguillaresi. Sembra una gara a chi la ama di più.Ho visto all’opera amministrazioni di centro destra e di centro sinistra. Ognuna ha le idee migliori. La realtà però è sotto gli occhi di tutti. E allora viene da chiedersi se tutti noi che ci lamentiamo del presente o rimpiangiamo una “epoca d’oro” ormai trascorsa, non abbiamo qualche responsabilità.Una cosa bisogna chiarire a noi stessi. Ci interessa l’apparenza o la sostanza?Si sentono sempre nuovi progetti: costruzione di una copia di villaggio neolitico, allestimento di una passeggiata intorno al promontorio, smaltimento dei rifiuti non più in base a tassa parametrata alle abitazioni o ai componenti del nucleo familiare, ma dietro pagamento di apposito sacchetto (cioè sulla quantità di rifiuti prodotta). Fantastici.A me vengono spontanee delle domande. Meritiamo il territorio che abitiamo? Siamo in grado di mantenere quello che già abbiamo? Voglio fare alcuni esempi. La Collegiata ed il Palazzo comunale hanno avuto restauri non lontani nel tempo, eppure le canale delle grondaie sono otturate e quando piove l’acqua tracima (dov’è la manutenzione?). I giardini del Torrione, dopo lo smantellamento dell’abominio precedente e l’inizio di lavori per lo scavo di una cisterna medioevale, sono stati abbandonati a se stessi, non recintati, ma ormai inagibili per le ampie buche (eppure nel Torrione ha sede una scuola con tanti bambini e non si può certo escludere un incidente). Il Torrione stesso è in uno stato pietoso. Il lungolago tanto vantato è utilizzato tra gli scogli come discarica (probabilmente in maniera equamente divisibile tra anguillarini ed anguillaresi) e sotto “I soldati”, a causa delle scritte con la vernice, sembra ormai una squallida periferia urbana.Progettiamo sempre nuove iniziative, ma non ci curiamo di quello che già abbiamo (per quanto riguarda l’eliminazione della tassa sui rifiuti, basta pensare a quanti getterebbero direttamente nei fossi pur di non pagare il sacchetto; e il progettato villaggio neolitico, quanto durerebbe?). Alla fine è la collettività che paga, non chi sbaglia (“A pensar male si fa peccato, ma si indovina”, diceva un noto esponente politico nostrano). Ho personalmente caldeggiato a membri dell’amministrazione una piccola semplificazione elettorale. Due soli simboli, uno per la maggioranza (una padella) ed uno per l’opposizione (un po’ di brace), così noi cittadini avremmo più facilità e libertà nello scegliere. Riguardo ai tanti esponenti che molto disinvoltamente passano da una parte all’altra, il Gattopardo in altri tempi disse: “Bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è”. Mi sovviene della scritta in un piattino di mio nonno: “Chi vo non po/Chi po non vo/Chi fa non sa/Chi sa non fa/E così il mondo mal va”.Alfredo Sermasi

I lavori al promontorio

Anguillara: quelle ruspe al promontorio

Cara Voce del Lago: mi reputo una persona privilegiata perché vivo in un posto meraviglioso con uno splendido panorama a contatto con la natura, ho davanti a me l’insenatura della Marmotta, con la vista su Anguillara dalla parte est, che secondo me è la più bella perché ancora un po’ selvaggia.Adesso che l’estremo biancore della Collegiata inizia ad uniformarsi più finalmente con il colore delle antiche case, c’è un’altra novità:un grosso taglio mutilante proprio sotto la chiesa che, da casa mia, soprattutto di mattina, si nota molto. Sembra una grande ferita inferta da un gigante invidioso della bellezza del posto. Capisco che la rete di protezione reggerà meglio la roccia friabile, capisco che le piante e i cespugli cresceranno di nuovo rigogliosi (spero), ma è una tristezza vedere quell’unica pianta sull’estremità del promontorio che sembra alzare le braccia come per chiedere aiuto, essendo rimasta sola a consolare la chiesa della sua nudità. Circondato da un volo di gabbiani lo scoglio dei soldati da sotto resta indifferente, forse dalla sua posizione non vede lo scempio. Maria Teresa Costantini

Differenziata: Bracciano perde i finanziamenti

Forse nessuno sa che nella primavera del 2005 lo scomparso sindaco Enzo Negri incaricava la Bracciano Ambiente spa di redigere un piano di raccolta differenziata per la città di Bracciano. Questa notizia passò del tutto inosservata all’opinione pubblica, concentrata soprattutto sulle travagliate vicende della discarica di Cupinoro e della neo costituita Bracciano Ambiente. Un’altra notizia di grande rilevanza, passata altrettanto inosservata ai più, fu il ricorso proposto dall’Ama spa contro il Comune di Bracciano. L’Ama si è però vista respingere il ricorso con una sentenza del Tar del Lazio del 24/1/2005 e veniva di fatto estromessa dalla gestione dei rifiuti nel territorio di Bracciano. Nonostante il clima incandescente imperante, la Bracciano Ambiente è riuscita a redigere un proprio piano di raccolta differenziata entro la fine del 2005. Nel frattempo scadevano le vecchie convenzioni della raccolta differenziata della Provincia di Roma che venivano sostituite da un bando di gara a favore della raccolta differenziata “porta a porta”. Per ottenere quindi finanziamenti necessari previsti dal bando, la Provincia richiedeva l’adeguamento del piano diBracciano – già pronto – alle linee guida provinciali. Questo fatto ha comportato una ulteriore dilatazione dei tempi di attuazione del piano di Bracciano, mentre si riproponeva una inspiegabile riapertura dei rapporti con l’Ama attraverso il protocollo d’intesa tra il Comune, la Bracciano Ambiente e l’Ama, siglato il 25 gennaio 2006. I continui avvicendamenti dei dirigenti ai vertici della Bracciano Ambiente e la prematura scomparsa del sindaco Negri nel 2006 hanno ulteriormente complicato le cose e rallentato l’attuazione del piano di raccolta differenziata.Passa l’estate, l’autunno e sopraggiunge l’inverno che verrà ricordato soprattutto per il grande evento mediatico del matrimonio di Tom Cruise. Si comprenderà la nostra meraviglia quando apprendiamo che Bracciano non ha consegnato entro la scadenza del 20 novembre 2006 il piano e non compare fra i comuni in lista per i finanziamenti provinciali. “Bastava una semplice lettera di trasmissioni del sindaco facente funzione che informasse la Provincia della propria adesione al bando, poiché la delibera politica era già stata fatta al momento dell’adesione al bando provinciale”. Questo è quanto ci è stato riferito negli uffici dell’Osservatorio Provinciale sui Rifiuti. I volontari di Fare Verde

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