la voce del lago
ANNO IV - n. 48 - ott/nov 2006
VIGNA DI VALLE: LA CULLA DEL VOLO ITALIANO

Dai pionieri dell’aria al Museo Storico: un secolo di storia in riva al lago. Oggi risorsa turistica e palestra per grandi talenti dello sport

A Vigna di Valle i pionieri del volo italiano sperimentarono il sogno di Icaro, levarsi dalla terra, librarsi come uccelli nell’aria. Ed il lago sembrava predestinato a questa storia. Non è leggenda ma storia quella del “pallone” che da Parigi dopo un tragitto che interessò buona parte della Francia e dell’Italia sorpassando le Alpi venne a cadere nel lago. Quella che diverrà la Ville Lumiere in quei giorni con grandi fasti celebrava l’incoronazione di Napoleone I e della moglie Josephine Beauharnais a imperatori di Francia. Il teatro era quello della cattedrale di Notre Dame che vide la presenza per l’incoronazione anche di Papa Pio VII. Tra le iniziative in programma quella di Garnerin, allora uno degli aeronauti più famosi d’Europa, sperimentatore di ascensioni. “La sera del 16 dicembre 1804 – racconta Ovidio Ferrante nella monografia Il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle – Garnerin innalza i sei palloni dalla piazza di Notre Dame alla presenza di una grande folla: il più grande, il pallone della nostra storia, porta appesi 5.000 lampioncini, una corona con l’aquila imperiale ed è ornato con una fascia sulla quale, a lettere d’oro, è scritto: “25 Frimaio, anno XIII, Parigi, Imperatore I incoronato da Sua Santità Pio VII”. Al suo interno custodisce alcune lettere ed un legato di trenta napoleoni d’oro destinato a chi, ritrovato il pallone, ne avesse dato notizia”. Dopo 22 ore, il pallone è su Roma, sulla via Cassia, urta su quella che viene ritenuta la “Tomba di Nerone”. Perde l’aquila imperiale ma riprende quota e sospinto dalle correnti aeree cade nel lago di Bracciano “ove resta a galleggiare – scrive ancora Ferrante – semisommerso per molte ore”. Tradizione vuole che furono dei pescatori di Bracciano a rinvenire “il misterioso involucro”, cosa che valse ai braccianesi da allora l’appellativo di “pallonari”. (Il pallone recuperato dopo vari passaggi di mano tornò sul luogo dove era caduto grazie alla donazione fatta da Paolo VI all’aeronautica militare in occasione del cinquantenario della sua costituzione in Forza Armata). La caduta del pallone nel lago, alla luce dei fatti futuri, appare come un presagio. Cento anni dopo infatti la Brigata Specialisti del Genio giunge sulle sponde del lago di Bracciano per compiere sperimentazioni con l’impiego di palloni frenati per scopi militari.“In realtà – scrive ancora Ferrante – le prime sperimentazioni erano iniziate nel luglio 1904 sulle sponde del lago di Nemi, agli ordini di un giovane e brillante ufficiale del Genio, Mario Maurizio Moris (al quale è intitolata una via centrale di Anguillara ndr) che riteneva ideali alla bisogna gli specchi d’acqua di natura vulcanica perché circondati da un anello naturale di alture che proteggono la zona da brezze o da venti impetuosi. Da Nemi Moris s’era trasferito sul lago di Bracciano. La scelta definitiva era caduta su questo bacino lacustre perché più vasto di quello di Nemi e perché più vicino a Roma, sede della Brigata Specialisti, più facilmente raggiungibile attraverso la via Cassia”.

Da palloni a idroplani

Fu Moris a chiamare sul lago Gaetano Arturo Crocco che nel 1906 assieme a Ottavio Ricaldoni inpianta, sotto il paese di Bracciano, una base per le sperimentazioni degli idroplani. “Fu solo per l’illuminato intervento di S.M. il Re Vittorio Emanuele III – scrisse poi Moris in alcune sue note autobiografiche – che io ho potuto ottenere la somma di 400.000 lire per l’acquisto del terreno di Vigna di Valle, la costruzione dell’hangar, la sistemazione delle officine e la costruzione del dirigibile…”. I quaranta ettari di terreno sulla sponda meridionale del lago (e poco più in alto in collina per il Primo Osservatorio Aerologico Militare) divennero così nel 1908 la base di sperimentazione dei dirigibili. L’N.1 di Crocco e Rinaldoni il 3 ottobre “si stacca finalmente da terra”. “In una magnifica mattina autunnale, calma e senza vento – scrive ancora Ferrante – l’N.1 dirige sicuro la prua verso l’abitato di Bracciano senza però raggiungerlo, compie un ampia virata e quindi ritorna indietro portandosi all’atterraggio”. Crocco e Rinaldoni si resero qualche anno più tardi protagonisti di un’altra impresa. Il collaudo di un idrovolante il 9 giugno 1912 fece sì che la base di Vigna di Valle si trasformasse da Cantiere Aeronautico di Dirigibili a Idroscalo. È il 12 giugno del 1922 quando a Vigna di Valle viene costituita la II squadriglia Sperimentale Idrovolanti su velivoli idro Cant. 7, biplani monomotore a scafo centrale. Nello stesso giorno l’Idroscalo viene intitolato alla memoria di Luigi Bourlot, l’alpino aviatore morto il 7 luglio del 1918 mentre stata atterrando a Campo di Maron. Attorno alla metà degli anni Venti a Vigna di Valle lavora anche Umberto Nobile, l’ingegnere che per due volte raggiunse il Polo Nord, prima col dirigibile Norge (1926) e poi con lo sfortunato dirigibile Italia (1928) in una missione che voleva essere più prettamente scientifica. Nobile col prototipo M.R., Minimo Ridotto, chiamato confidenzialmente “Maria Rosa” in particolare sperimentava le procedure di ammaraggio, non sapendo quale terreno avrebbe trovato al Polo Nord. Nel 1927 la base è protagonista di un’altra impresa: quella di Italo Balbo e della sua Crociera Mediterranea Vigna di Va+lle–Egeo– Sahara e ritorno (24 aprile – 7 maggio). Con l’armistizio dell’8 settembre del 1943, Vigna di Valle viene occupata dai tedeschi. Prima del loro arrivo il tenente colonnello Fisicaro ordinò l’affondamento di alcuni velivoli nel lago. La scena venne vista da un pescatore di Anguillara, Pietro Pierdomenico. “Erano tre aerei. Li vidi andare giù in mezzo al lago a largo della base”. I velivoli giacciono tuttora in fondo al lago. In quel periodo la base fu teatro anche di una curiosa e non molto conosciuta vicenda. Il trasferimento di Benito Mussolini, messo agli arresti dopo il 25 luglio del 1943, dalla Maddalena a Campo Imperatore. Mussolini viaggiò su un Airone Cant. Z 506 e poco prima di atterrare per eludere l’attenzione degli occupanti tedeschi, lo stesso Fisicaro fece suonare l’allarme. Mentre tutti erano nei rifugi il velivolo atterrò e Mussolini venne condotto in gran segreto con un’ambulanza al Gran Sasso dove poi venne “liberato” dai Tedeschi.

Cimeli del volo

Vigna di Valle progressivamente negli anni successivi perse molta della sua operatività. Si fece sempre più strada l’idea di realizzarvi, visto che in quei luoghi si erano mossi i primi passi del voloitaliano, un Museo Storico dell’Aeronautica Militare. Gli hangar, tra i quali il grande Troster austro-ungarico che venne dato in pagamento per danni della prima guerra mondiale dalla Germania, divennero contenitori di veri e propri cimeli del volo. Un percorso museale che prende le mosse dalle fantasiose macchine del volo ideate da Leonardo da Vinci. Tra queste la ricostruzione a grandezza naturale fatta sui disegni del Codice Atlantico della macchina alibattente. In mostra anche i primi fragili velivoli della Grande Guerra come il trimotore Caproni. Una visita, a tratti, dalle forte emozioni. Dallo stupore davanti al “pallone” napoleonico precipitato nel lago, sgomento davanti al motore acciaccato del velivolo con il quale Francesco Baracca cadde sul Montello nel 1918, amarezza davanti ai cimeli della storica Tenda Rossa tra i quali “Titina”, la cagnetta imbalsamata che fu mascotte di Umberto Nobile nelle sue spedizioni polari.

Centro di Documentazione

Vigna di Valle conserva molto del materiale appartenuto a Nobile in un vero e proprio Centro di Documentazione Umberto Nobile. “Mio marito – ebbe a dire in un’intervista Gertrude Stolp, moglie dal 1943 di Nobile -volle che fossero custoditi a Vigna di Valle, sia per questioni d’affetto, sia in ricordo dei tanti viaggi sperimentali da lui effettuati all’inizio della sua carriera”. Il generale Nobile era così legato a questi luoghi da decidere di costruire, nella frazione di Vigna di Valle, una casa, o meglio una dacia fatta venire apposta dalla Russia e montata su delle fondamenta scavate nel terreno. Le vicende di Vigna di Valle e del suo Museo Storico si intrecciano e si intersecano con le vicende di Anguillara e Bracciano, un secolo quasi di storia caratterizzato da grandi fasti e periodi di minore clamore. Oggi il Museo, dopo un periodo di chiusura per restauro, torna ad essere una delle principali attrazioni turistiche del territorio. Dopo anni finalmente su richiesta di gruppi, grazie alla realizzazione di uno scalo di alaggio, anche la motonave Sabazia II in servizio di navigazione sul lago potrebbe attraccare alla base. Molto importanti e significativi le sempre più frequenti aperture al territorio come il connubio arte-volo nella mostra personale di Antonio Papasso allestita di recente, e con la musica con il festival barocco nel 2005. Le glorie maggiori arrivano però dal Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare che vanta atleti di prima grandezza, tra i quali il campione europeo di salto in lungo Andrew Howe, che si allenano negli impianti sportivi della base. Strutture di rilievo messe a disposizione quest’anno, anche di centinaia di alunni delle scuole di Anguillara, in un riuscitissimo “Progetto Atletica di Vigna di Valle”, grazie anche alla disponibilità del colonnello pilota Gianni Amadio e la collaborazione tra istituzioni tra le quali Comune e Scuola. Un impiego della base storica che tende più al civile che militare di una base storica che si rivela sempre più una risorsa per tutto il territorio.Graziarosa Villani

UN DECOLLO FIGURATIVO

Le opere dell’artista AntonioPapasso “Elogio del Leggero” in mostra al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle. Atmosfere e suggestioni particolari al vernissage del 14 ottobre

L’inaugurazione della mostra antologica di Antonio Papasso “Elogio del leggero” al Museo Storico dell’Aeronautica Militare, il 14 ottobre scorso, è stata una serata davvero molto particolare. Tante le emozioni favorite dal luogo, uno dei grandi ambienti del museo, dall’organizzazione, con il pubblico seduto sotto le ali degli aeroplani storici che pendevano dal soffitto, dalla bravura di Annalisa Lanza, attrice, e Pino Pontuali musicista, che hanno proposto una performance poetica e suggestiva, piena di atmosfera. La presenza degli aeroplani, spiriti eloquenti, era così consona con la bellissima musica malinconica dell’organetto. Le poesie di Ovidio, i testi di Saint. Exupèry, Leonardo da Vinci e altri recitati da Annalisa, molto in vena, leggera, uno spirito anche lei, e dietro le grandi vetrate del museo qualche gabbiano illuminato dalle luci dello spettacolo si vedeva passare, hanno creato una atmosfera particolare. Una premessa brillante per il passaggio poi del pubblico nell’altro ambiente dove aspettavano i quadri di Papasso, in simbiosi con l’atmosfera creata, esposti in una maniera perfetta, con una cura attenta. Non siamo critici d’arte. Ci pare bene espresso il commento di Massimo Mondini pubblicato nell’elegante libro Elogio del Leggero, Antonio Papasso pittore e incisore, opere 1975-2006, presentato all’inaugurazione: “…Papasso taglia, incolla, strappa, distrugge, stropiccia, ricuce…par di sentire una forza motrice che spinge al decollo dell’io. Poi c’e solo leggerezza, ora un’alba, ora un tramonto oppure un cielo africano visti dalla cabina – quelle forme ovoidali? – del mio aereo. Segni, forme, colori, riflessi nelle nuvole. Linee di demarcazione tra la terra e il cielo, l’ultima frontiera, la più vasta, la più vicina all’infinito. E il corpo che s’adatta al ritmo del respiro dell’universo”. È certo che il museo dell’aeronautica è la scenografia ideale, straordinaria e magica per le sue opere, un’occasione unica, incomparabile con qualsiasi altro luogo per esposizioni che questo artista potrebbe avere o avrà. Complimenti agli sponsor - il comandante dell’Aeroporto, il direttore del Museo, il Lions Club Bracciano-Anguillara-Monti Sabatini - per averlo capito. Brava la curatrice Cinzia di Bari: perfetta l’ideazione e l’organizzazione della mostra. F.B.

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