|
||||
LA STRAGE DI PLATANI: LA PROCURA ARCHIVIA TUTTO Nella lettera aperta al Sostituto Procuratore della Repubblica dottor Franco Pacifici la indignazione del mondo ambientalista del territorio per lo scempio perpetrato sulla Settevene-Palo che rischia di restare impunito
Signor Sostituto Procuratore, il giorno 6 giugno 2006 Lei ha inviato al Gip di Viterbo la richiesta di archiviazione del procedimento contro ignoti in ordine ai reati di cui all’art. 635 c.o., 2.c.p., in quanto “non sono emersi elementi utili per l’identificazione dei responsabili o comunque per la ulteriore prosecuzione delle indagini preliminari”. Si tratta del procedimento relativo al danneggiamento e conseguente abbattimento di 200 alberi di platano lungo la via Settevene Palo, avvenuto nel mese di febbraio 2006 a opera di ignoti, dopo un tragico incidente stradale in cui aveva perso la vita un giovane uomo. La stampa locale e regionale avevano prestato una certa attenzione al fatto, riportando l’assoluzione preliminare da parte del parroco del paese dei responsabili dell’azione e la “comprensione” di quelle autorità civili che talvolta dimenticano di essere al servizio della legge. La cosa non ci aveva stupito più di tanto in quanto nelle nostre plaghe i principi giuridici e ancor prima quelli della civile convivenza non hanno avuto ancora il tempo storico di depositarsi e diventare costume; ci frastorna e ci turba che un magistrato della Repubblica italiana, la quale pone in tutti i suoi tribunali la scritta la legge è uguale per tutti,voglia farci credere che un’azione criminosa compiuta da decine o forse centinaia di persone si sia svolta in modo talmente misterioso da non lasciare traccia e che gli agenti dei Carabinieri, della Polizia provinciale, dei Vigili urbani non abbiano, nella loro opera di investigazione, trovato uno spunto, una traccia, un indizio a carico di qualcuno degli ignoti. Non è nostro compito dare consigli di tecniche investigative a chi è delegato per farlo. Le consigliamo però di leggere due articoli apparsi il 23 e il 24 agosto 2006 rispettivamente sul Manifesto e sul Corriere della Sera. Sul primo troviamo scritto: “Se pensiamo che 203 alberi si snodano lungo tre, quattro chilometri, è facile dedurre che gli autori della vendetta fossero a decine, coperti da vedette. E, in verità, si vocifera che fosse presente mezzo paese”. Sul secondo a firma di Alessandro Capponi possiamo leggere: “Ma la notte dei funerali di Giulio, mezzo paese è andato sulla strada della morte. Mica solo amici del ragazzo, come hanno scritto i giornali. Macchè: c’erano vecchi, ragazzini, donne. Una cosa medievale, una marcia lenta a lume di torce fino ad arrivare nel punto dell’ultimo schianto. Una volta lì, alle due del mattino, hanno acceso le motoseghe”, E ancora “… Poi sono scattate le denunce contro ignoti, e allora adesso tutti raccontano dettagli ma nessuno c’è stato, anche se poi scappano quelle frasi, “eravamo tantissimi”… “Quella notte di febbraio, gli abitanti hanno imbracciato motoseghe. Tutti o quasi, mezzo paese, anche di più”. Chiudiamo con le citazioni signor Sostituto Procuratore. Di mezzo paese non è stato trovato nemmeno un responsabile. E sindaco e parroco hanno compreso e assolto. E Le abbiamo già detto perché ciò non ci meraviglia. Ma il magistrato inquirente non dovrebbe, anzi non deve essere mosso nel suo agire se non dalla lettera della legge. È il giudizio che può, eventualmente, indicare e applicare le eventuali attenuanti in base a considerazione che la stessa legge prevede. Ma, Signor Sostituto Procuratore, gli atti di disobbedienza civile avvengono alla luce del sole, a volto scoperto, perché chi la legge infrange per proporre un concetto diverso, a suo dire più elevato, della stessa è pronto a pagare il costo della disobbedienza, a darle un valore positivo e propositivo. Agire nell’ombra e nella notte è agire da sudditi, non da liberi cittadini. Noi non sappiamo quali motivazioni hanno guidato la Sua richiesta di archiviazione. Se dobbiamo credere che la Polizia giudiziaria non riesca a individuare i colpevoli di un reato così eclatante, pubblico in tutti i sensi, non c’è da stare allegri per la nostra e l’altrui sicurezza.. Se la motivazione ha cause profonde, legate a considerazioni sociali o addirittura sociologiche, siamo ancora più preoccupati in quanto la legge applicata secondo criteri di “convenienza”, valutando la forza e la motivazione soggettiva del reo rappresenta un ritorno a costumi barbarici ma dalla sorprendente modernità e pericolosità. Signor Sostituto Procuratore, uno dei tormentoni del nostro giornale La Voce del Lago è da sempre “ci sono dei giudici a Berlino”, rifacendoci alla vecchia storiella del contadino prussiano e di Federico II di Prussia. Speravamo, nel nostro illuministico candore, di non fare tanta strada e magari di trovarli a Viterbo. Così questa volta non è stato. Le Associazioni Ambientaliste del Lago di Bracciano |
||||