la voce del lago
ANNO IV - n. 46 - giugno 2006

MORICHELLI, LANDI E MARINI: LA TERNA DELLA COMUNITA'

Ovidio è’l terzo e l’ultimo è Lucano…. Spiriti magni all’Ente Parco di Bracciano-Martignano

Heri dicebamus. La Comunità del Parco Bracciano-Martignano, riunitasi il venerdì 16 giugno, dopo il tour de force elettorale degli ultimi mesi, è riuscita in quella che sembrava una missione impossibile: votare una terna peggiore della precedente. Sono stati infatti confermati i signori Landi e Marini, entrambi cacciatori, il secondo anche geometra con un curriculum in cui spicca tra le attività scientifiche la partecipazione ad un corso della ditta Keracol (colle e vernici); è stato eliminato il signor Griffini per far posto al candidato di Trevignano, Vincenzo Morichelli, detto Vincenzolo, pacioso esponente di Forza Italia, presentato dal neo sindaco di Trevignano Massimo Lucianicome ex direttore di aziende agricole di produzione biologica. Noi conosciamo un Vincenzolo che gestisce con profitto un negozio di frutta e verdura, ma Massimo Luciani non ne ha fatto cenno:sarà la stessa persona? Evidentemente la prima carica di Trevignano sta imparando a tappe forzate la lezione dei suoi navigati colleghi di Anguillara (Minnucci) e Bracciano (vicesindaco Patrizia Riccioni). Dovendo infatti i due poveretti giustificare la scelta di persone che non hanno uno solo dei requisiti previsti dalla legge, hanno sproloquiato di “battaglie e decenni di impegno ambientalista a tutela di scorci importanti del territorio” (Minnucci pro Landi) e di “esperienza sul campo” (Riccioni pro Marini) senza entrare ovviamente nel merito. Il sindaco di Anguillara, che ci dicono essere uomo di lettere, certo non di numeri considerata la penosa figura dei millesimi diventati millesettecentesimi nella riunione della Comunità del 18 gennaio, ha addirittura scomodato il padre Dante (padre non del Minnucci). Essere fior di scienziati, egli ha affermato, non basta per amministrare bene un Parco. La nobilitate dei tre eletti si varrà nel loro agire di amministratori nella scelta delle competenze di tecnici capaci. Ci viene in mente al riguardo che qualche tecnico capace l’amministrazione comunale di Anguillara l’ha girà mandato a fare il Piano d’Assetto del Parco, come consulente esterno per l’Urbanistica, su richiesta della passata gestione Riccioni (Valentino, stavolta, fratello della signora Patrizia). Il tecnico esperto si chiama Ernesto Minnucci ed in questi anni ha lavorato parecchio per il Comune di Anguillara. Insomma un bel casino e ci viene un gran mal di testa a distinguere amicizie, interessi di partito, parentele. Quello che appare chiaro è che il Parco, se il TAR non ci metterà una pezza, sarà amministrato da una squadra di politici di low profile (diciamolo in inglese che fa meno male): due ds di Anguillara, uno di Forza Italia di Trevignano, uno di Alleanza Nazionale di Bracciano. Sono ancora in forse il presidente e il rappresentante degli agricoltori, ma siamo certi che sarà applicato in maniera perfetta il Cencelli casereccio dell’Agro Romano. Quanto alle qualifiche professionali abbiamo due geometri, un impiegato di un’impresa di pulizie, un commerciante ortofrutticolo. Dei quattro ben due sono cacciatori, dando una bella impronta conservazionista al prossimo Consiglio direttivo. Tra i candidati trombati, circa 20, figurano agronomi, forestali, ricercatori Enea nel campo ambientale con anzianità plurilustre, ambientalisti doc, tutti “scienziati” per usare un termine caro al sindaco Minnucci. Sembrerebbe quasi che criterio ostativo all’ingresso nella direzione dell’Ente sia stato il possesso di una laurea. E per carità non ci date degli intellettuali snob. Il nostro modello di umanità è quello di Marx (Karl, anche se ci piace pure Groucho) che nella Ideologia tedesca sosteneva che con il comunismo l’uomo sarebbe uscito dalla limitatezza e oppressione del lavoro salariato, facendo magari la mattina il pescatore o l’orticultore e nel pomeriggio il critico di filosofia. Senza laurea. Però, insomma, mica parlava di uno che la mattina va ad ammazzare i cinghiali e nel pomeriggio viene al Parco per la protezione dei migratori, o di un altro che la mattina dirige i lavori di una villetta e nel pomeriggio deve decidere quale area deve essere tutelata. E attenzione. Non stiamo parlando di quella fastidiosissima cosa che si chiama conflitto d’interesse. Perbacco, tutti gli eletti sono uomini d’onore; parliamo più prosaicamente di quell’abito mentale, obbligatorio per chi va a dirigere un’area protetta, che impone a chi lo indossa di conservare e tutelare. Dov’erano i signori nominati dalla Comunità, il signor Marini, il signor Morichelli, il signor Landi, quando trenta, venti, dieci anni fa, l’anno scorso la società civile faceva (e continua a fare) battaglie logoranti per strappare acqua, terra e natura agli appetiti speculativi? Noi non li abbiamo mai visti ad un convegno, ad una manifestazione ad una lotta che le associazioni ambientaliste e la società civile hanno ingaggiato perché il nostro territorio fosse protetto dall’istituzione del Parco. Alcuni di loro poi fanno riferimento a quei partiti (FI e AN) che hanno tuonato contro l’area protetta, accusata delle peggiori nefandezze, lesti però a entrarci dentro per qualche poltroncina e qualche appalto. Ora sarà il TAR a chiudere o riaprire la faccenda. Nel corso della seduta il sindaco di Anguillara ha detto una cosa grave e totalmente sprovvista di fondamento. Ha affermato che la Comunità del Parco ha una discrezionalità totale nella scelta dei membri del Consiglio direttivo. Qualche mese fa il Coordinamento delle Associazioni ambientaliste del lago di Bracciano, gli ha mandato una lettera in cui veniva citato il principio espresso dal TAR della Campania in una sentenza che, relativamente alla nomina dei Presidenti delle Aree protette campane, sostiene esattamente l’opposto: che la discrezionalità del decisore politico è subordinata sempre alla qualità dei curricula degli aspiranti consiglieri e alla loro comparazione. Ma forse un principio di tal fatta è difficilmente digeribile da politici e amministratori che non praticano l’arte dell’ascoltare e pensano che il loro potere trascenda lo spirito e la sostanza delle leggi. Che ne dite di una piccola rilettura di Montesquieu? Settimio Cecconi

 

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