Inaugurato il nuovo impianto per la spremitura a freddo della cooperativa Monterano. Assicura sicurezza, igiene, buona resa e un olio di alta qualità. Prossimo obiettivo le linee di imbottigliamento per la commercializzazione del prodotto
“Un impianto di spremitura a freddo all’avanguardia, tra i più moderni che esistono in Italia”. Il giudizio è quello di un esperto, Marco Oreggia, giornalista, enogastronomo ed esperto assaggiatore di olio. E “l’oro verde” è destinato a diventare, grazie al frantoio della cooperativa agricola di Monterano completamente rimesso a nuovo, il nuovo tesoro di Canale Monterano. Il nuovo frantoio è stato inaugurato il 29 ottobre,immancabile nel buffet la degustazione di pane di Canale condito con olio e sale. Una capacità di 150 quintali l’ora, la conformità a tutte le più recenti normative in materia (Haccp sull’autocontrollo dell’igiene degli alimenti e 626 sulla sicurezza sul lavoro), un ciclo completamente automatico “a freddo” (27°), quattro persone e due tecnici fino a fine campagna, 14 euro al quintale (più l’Iva al 4 per cento) il costo della spremitura, le caratteristiche del nuovo frantoio che si rivolge al bacino di utenza di tutto il comprensorio tra il litorale e il Viterbese. Un investimento di 250mila euro della cooperativa reso possibile da un mutuo della Banca di Credito Cooperativa di Bassano Romano della quale la coop Monterano è divenuta socia. Guarda l’impianto con soddisfatta meraviglia il presidente della cooperativa Fabrizio Trifelli. Sa che questa è solo una fase di un processo che tutti vogliono portare alla commercializzazione del prodotto. Ed è su questo che si concentreranno gli sforzi futuri anche sfruttando le opportunità offerte dal Gruppo di Azione Locale Tuscia Romana nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale per la realizzazione di linee di imbottigliamento. Un obiettivo che si persegue da decenni paso passo. “Si è passati dai 7mila olivi del 1971 ai 20mila attuali, dai 180 soci conferitori ai 300 attuali” dice nel suo discorso ai presenti Trifelli. “Le olive – spiega Oreggia – vengono immesse nell’impianto, lavate e depurate dalle foglie, arrivano poi opportunamente dosate al frangitore, con formazione continua della pasta che va alla gramola. Quindi la pasta è inviata alla centrifuga che separa i tre componenti, sansa, acqua di vegetazione e mosto olio. L'olio e l'acqua di vegetazione sono inviati ai separatori centrifughi. Ed ecco sgorgare l’olio. Buona resa, alta qualità e – dice ancora l’esperto - caratteristiche organolettiche decisamente elevate”. Ed un’occasione per degustare il prodotto del frantoio Monterano sarà la X Sagra dell’olio e del vino in programma l’8 e il 10 dicembre prossimo su iniziativa della pro-loco nell’ambito di un percorso enogastronomico e culturale tra Canale e Montervirgino che propone anche dimostrazioni di cagliatura, lavorazioni artigianali di legno, vimini, cuoio e ceramica, ricami, mostre di quadri e fotografie e uno spettacolo teatrale in dialetto canalese. GV
AGRICOLTORI DI GIORNO TOMBAROLI DI NOTTE
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L’operazione Mozart dei carabinieri smaschera una importante organizzazione. Cinque agli arresti domiciliari. Rischiano fino a 7 anni di carcere
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| In mostra reperti dagli scavi clandestini |
bloccati dai carabinieri del Comando Tutela |
Patrimonio Culturale di Roma. 7/10/2005 |
Restano ancora agli arresti domiciliari e rischiano fino a 7 anni di carcere i tombaroli della zona stanati dall’operazione Mozart effettuata dai carabinieri del comando tutela patrimonio culturale di Roma e presentata alla stampa il 7 ottobre scorso alla presenza del direttore generale per l’archeologia italiana, Anna Maria Reggiani, del soprintendente dell’archeologia romana Angelo Bottini e del comandante del reparto operativo dei militari dell’arte, Ferdinando Musella. Agricoltori di giorno e tombaroli di notte, queste le caratteristiche dei cinque malviventi raggiunti dal provvedimento di custodia cautelare al termine di una vasta indagine che è approdata a Linz in Austria dove un ex ufficiale del Terzo Reich, H. R. di 82 anni, soprannominato Mozart. Fungeva da ricettatore e collezionista con un vero e proprio museo da centinaia di reperti provenienti dal sito protostorico Crustumerium sulla Salaria e da scavi clandestini effettuati nel lago di Bracciano. Devono rispondere di associazione a delinquere i fratelli P.M. e P.M., rispettivamente di 31 e 37 anni che vivono in zona Polline sul lago di Bracciano, P.C. 36 anni, C.F. 51 anni, M.G. 51 anni, tutti con precedenti per scavo abusivo. Su di loro come su un’altra trentina di malviventi da tempo i carabinieri avevano messo gli occhi. Tutto è partito da semplici controlli sulle strade nel corso dei quali i “tombaroli” erano stati trovati in possesso di spilloni, pale e picconi che davano adito a sospetti. Ulteriori riscontri (il video dell’intera operazione è consultabile alla pagina www.beniculturali.it/news/comunicati/dettagliocomunicati.asp?Id=1965) hanno portato all’individuazione di un più vasto gruppo suddiviso in due squadre con specifica competenza territoriale. Una nelle zone archeologiche dei comuni attorno al lago di Bracciano, l’altra in quelle di Crustumerium e Veio. Ma inquietante è l’elemento di illegalità diffusa in cui operavano. “Per tale attività – sottolinea al riguardo la nota dei carabinieri – i due gruppi sfruttavano sia la particolare conoscenza del territorio dovuta oltre che alla provenienza locale dei soggetti, anche all’attività lavorativa svolta da alcuni di essi (operai agricoli ed edili), sia le ramificate connivenze, createsi negli anni tra familiari, amici e conoscenti, i quali convivendo tra il diffuso fenomeno degli scavi clandestini, sottostimavano l’aspetto delinquenziale”. Mozart a Linz faceva da “collettore” delle due batterie di tombaroli. Un personaggio che, approfittando del ruolo di guida turistica, visitava spesso le mete del turismo archeologico italiano “dove – sottolinea ancora la nota dei carabinieri – si incontrava con fidati referenti locali, tombaroli e ricettatori”. I reperti acquistati sul posto venivano poi esportati illecitamente all’estero occultati tra i bagagli dei turisti, in parte ignari dell’attività, in parte essi stessi acquirenti. Perquisizioni in tutta Italia hanno permesso di riscontrare anche che alcuni reperti, frutto di scavi clandestini, messi in sacchi di juta, venivano seppelliti nei terreni per poi essere disseppelliti all’occorrenza. Per gli inquirenti la banda rappresentava una delle più grosse organizzazioni che minacciava il patrimonio storico-archeologico italiano. G.V.
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