la voce del lago
n. 4 - aprile 2002
LA MOLA VECCHIA
"Al degrado si aggiunge la perdita della memoria di una parte importante della storia del paese"
Anguillara: un restauro obbligatorio
 
La "Mola Vecchia"

Percorrendo la strada che porta a Martignano, in prossimità del Mattatoio, si incontra un fabbricato antico, noto a tutti col nome di Mola Vecchia. Si tratta, infatti, di un antico mulino che ha macinato il grano di Anguillara fino al 1832, anno della sua disattivazione. La Mola è stata per secoli protagonista di un'attività produttiva locale ormai remota.
Attraverso l'acqua del fiume Arrone si provocava il movimento che faceva girare le macine per la molitura. Era così importante per il territorio, da essere raffigurata accanto al Palazzo Qrsìni in una cartina geografica del 1500, contenuta in Vaticano. Tuttavia la sua edificazione è sicuramente precedente, da collocarsi tra il XIV-XV sec.
Attualmente non esistono documenti che attestino con certezza l'anno della costruzione. Certo è che la sua storia è strettamente collegata a quella delle famiglie succedutesi per il dominio del territorio. Dagli Anguillara, agli Orsini, ai Grillo-Mondragone fino ai Doria dEboli. Sono da riferirsi proprio alla famiglia Orsini i primi documenti rinvenuti, e che riportano dei contratti di affitto per la Mola, a partire dalla seconda metà del 1600. Le notizie diventano più interessanti a partire dal XIX sec., in concomitanza con una vicenda che la rende protagonista in una disputa tra la Casa Mondragone e la Camera Apostolica.

Il conflitto tra il Vaticano e la duchessa di Mondragone
A causa di un abbassamento del Lago di Bracciano, l'acqua che da esso era convogliata nell'Acquedotto Paolo, divenne molto scarsa, causando dei seri problemi di approvvigionamento idrico a Roma, in particolare ai mulini del Gianicolo e a Trastevere.
Pertanto, fu nominata una commissione di periti che periodicamente si recava ad Anguillara ed in particolare
nell'area della Mola, per verificare la situazione. Dalle varie relazioni redatte è possibile capire che all'epoca il mulino macinava mensilmente 80 rubbia di grano, pari a circa 800 chilogrammi.
Questa quantità fu giudicata esigua e quindi si ritenne che l'acqua utilizzata per la Mola potesse essere meglio convogliata nel Condotto Paolo per aumentarne la portata. Si legge inoltre che negli anni '20 del 1800 gli anguillarini preferivano a volte recarsi a Bracciano per macinare il grano "per essere viaggio più comodo".
Fu decisa quindi la costruzione di una nuova mola, che invece di utilizzare l'acqua destinata alla Capitale, avrebbe attinto direttamente dall'Acquedotto Paolo, attraverso una fistola.
Giunse immediatamente un reclamo della Duchessa di Mondragone che giudicò le intenzioni del Governo lesive nei confronti della sua proprietà. Quindi nel 1831 si stabilì con una "onorevole conciliazione" che la Mola vecchia dovesse essere disattivata e sostituita con una nuova, da donare gratuitamente alla Casa Mondragone entro la primavera del 1832. Da qui l'abbandono del vecchio mulino. Abbandono che purtroppo si è protratto nel tempo, rendendolo oramai un ammasso di muraglie imprigionate nella vegetazione infestante.
Al degrado esteriore si aggiunge la perdita di memoria nei confronti di una testimonianza così importante, legata alla vita del passato del territorio di Anguillara.


Si tratta di un'architettura medievale preziosissima, in quanto presenta i tipici caratteri del mulino a ruota orizzontale, riscontrabili in tutto il centro Italia. All'interno sono ancora presenti le stanze coperte con volte a crociera, mentre la parte destinata al meccanismo del mulino attualmente non è visibile, facendo pensare ad un ambiente sotterraneo, il cosiddetto "carcerario del retricine", cioè la stanza dove era alloggiata la ruota orizzontale, provvista di pale metalliche, su cui veniva fatta cadere a pressione l'acqua. Il movimento circolare azionava una ruota di pietra, posta al piano superiore che girando, macinava il grano.

Una proposta di intervento
C'è da rilevare che nonostante si abbia coscienza della valenza storica della Mola Vecchia, essa manca di opportuni vincoli che la tutelino. Finora è stato possibile, ad esempio, "amputare" il muro che si trova alla base dell'edificio per rendere la strada su cui si affaccia più agevole, in virtù della mancanza di opportuni provvedimenti. L'indubbio valore storico delle due mole dell'Arrone dimostra quanto sia necessario un rapido intervento affinché esse non vengano abbandonate all'incuria più totale come purtroppo si sta verificando.
Dei manufatti così preziosi possono essere recuperati ed anche se la loro destinazione d'uso non potrà essere più quella originaria, non è da escludersi una loro trasformazione in "luoghi della memoria". La proposta d'intervento riguarda soprattutto la possibilità di rendere l'Area delle Mole un punto strategico per la crescita culturale, creando un vero e proprio "polo d'interesse dedicato alla storia dell'agricoltura locale.

Una mappa di anonimo dal 1557

Questi i punti salienti
a) Restauro della Mola Vecchia, che diventerebbe così un "monumento a cielo aperto", con possibilità di allestimenti interni dedicati alla storia dei mulini del territorio.
b) Recupero dei locali del Mattatoio (si parla di una sua prossima chiusura). Potrebbero, infatti, diventare degli spazi espositivi per mostre-mercato (per es. gastronomiche) oppure si potrebbe creare un "laboratorio culturale". cioè uno spazio di preparazione per eventi culturali
c) Restauro della Mola Nuova, destinandola a punto informativo per l'istituendo parco e pulitura della lapide apposta in occasione della costruzione del nuovo mulino.
In sostanza, un patrimonio culturale ad alto potenziale che non merita certamente di essere ignorato, come purtroppo si sta verificando attualmente.
Pina Alagia

TORNERA' A MACINARE
dopo secoli l'antica Mola di Oriolo
Farà parte di un Museo del pane e dell'alimentazione contadina  

 

 

 

 

La Mola di Oriolo
La Mola del Biscione a Oriolo Romano è un mulino seicentesco sorto su una preesistente struttura romana, relativamente ben conservato nella sua cinta muraria esterna. Situato a pochi chilometri dal paese, al centro del grande Parco della Mola della locale Università agraria, si trova in un ambiente naturale incontaminato e di rara bellezza. Lasciata alle spalle una zona semi-residenziale di villette sparse nella campagna, lo raggiungiamo in macchina attraverso una strada sterrata non del tutto agevole che si apre su ampi panorami di boschi e colline. Ci troviamo in una radura alla confluenza del fosso del Biscione e del fiume Mignone, che forma qui un'alta cascata in mezzo al bosco. Al centro due grandi vasche delimitate da pietre e alimentate da una sorgente di tiepida acqua sulfurea. Poco più in là tavoloni e panchine di legno sotto gli alberi per ospitare i picnic estivi. Insomma, un posto di rara tranquillità e bellezza.
Dopo la visita, ci rechiamo in Comune, di fronte a Palazzo Altieri, a parlare col sindaco Italo Carones che ci illustra un progetto molto innovativo. Carones ha una lunga esperienza amministrativa: è stato eletto con il centro sinistra il 13 maggio 2001, ma per otto anni era già stato vice-sindaco di questa cittadina della Tuscia meridionale.

Il progetto, per il quale sono già previsti finanziamenti della Regione e della Provincia di Viterbo, riguarda non solo il recupero conservativo della Mola ma il suo inserimento in un percorso didattico e museale. La Mola, che si estende su due piani per una superficie di 10 metri per sette, verrà restaurata con l'intento di rimettere in funzione l'originario processo di molitura del grano, con le macine mosse, come avveniva ai tempi dei Santacroce degli Orsini di Veiano, dalla condotta d'acqua forzata derivata dal vicino Mignone.
All'interno verranno ricavati dei locali in cui verranno illustrati con l'utilizzo di computer i processi produttivi, ai quali i visitatori potranno anche assistere dal vivo.
A qualche chilometro di distanza, all'inizio dell'abitato di Oriolo, verrà inoltre ristrutturato un moderno edificio che ospiterà un vero e proprio "Museo del pane e dell'alimentazione contadina".
'Sarà il secondo museo di questo genere in Italia, dopo quello già esistente in una cittadina del Nord-Est". ci dice il sindaco, mostrandoci le tavole del progetto preliminare molto dettagliato, già approvato, che ha visto l'impegno dell'Università della Tuscia, di "Studio 27" di Roma e di due ingegneri, Sante Fabene e Mauro Trapè di Montefiascone. Il progetto è costato al Comune 12 milioni di lire, Il primo lotto per il restauro esterno sarà finanziato per 800 milioni e il secondo, per completare la struttura museale, per un miliardo e mezzo.
Giorgio Migliardi e Valter Schiavoni

L'antica mola di Oriolo La polla di acqua sulfurea La cascata del Mignone
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