Ragguagliamo i lettori sugli sviluppi della squallida vicenda del taglio del bosco di Rocca Romana. L’Ente Parco è intervenuto, con appena tre settimane di ritardo sulle motoseghe e ha sanato, a modo suo, la situazione. Autorizzazione postuma per due delle quattro particelle di circa 22 ettari in totale interessate all’esbosco, e nulla osta negato per le particelle 16 e 12, la prima perché solo lievemente danneggiata dall’incendio. Niente male per un Ente Parco che ha in organico 13 guardiaparco, un direttore, un tecnico forestale, una consulente scientifica. Si sono mossi su denuncia di privati cittadini appena 20 giorni dopo l’inizio della rasatura con i Tir che scendono carichi di legna verde da settimane. Complimenti. Il bosco (i botanici Pignatti e Tescarollohanno censito 343 specie vegetali al suo interno!) è divenuto nel frattempo una terra desolata, percorso dai camion e dalle ruspe della ditta boschiva Moscato incaricata del taglio di ricostituzione: un bell’ossimoro davvero. Tutte le domande poste da cittadini, associazioni e anche dal consigliere regionale Bonelli sono rimaste finora senza risposta. Ne riproponiamo qualcuna sperando che il muro di gomma istituzionale si contorca un pochino per la vergogna. Esiste come prevede la legge una cartografia dell’area percorsa dal fuoco? Per quale motivo non si è proceduto alla individuazione, da parte di personale tecnico, delle piante da abbattere, lasciando l’incombenza alla ditta boschiva? Perché il Comune di Trevignano ha concesso la particella 16 non percorsa dal fuoco al taglio di ricostituzione? Errore o falso in atto pubblico? Su quali parametri sono stati definiti i 4.000 metri cubi di legna da ricavare dal taglio (una catasta, ricordiamolo, di 1 metro quadro per l’altezza del Monviso?). Per quale motivo l’Ente Parco, a quel che ci è dato sapere, a distanza di un mese dalla segnalazione di privati cittadini, non ha ancora comminato le sanzioni amministrative che la legge impone? Aspettiamo fiduciosi le risposte. Non diremo nulla sull’amministrazione comunale di Trevignano che non ha trovato (scriviamo il 12 marzo) l’occasione di dare qualche delucidazione né al consigliere De Marco dell’Ente Parco, che ha emesso, anch’egli con un mese di ritardo, un comunicato al riguardo, né al consigliere regionale Bonelli che ha inviato richiesta di chiarimenti e documentazione. Consigliamo però di leggere con attenzione la legge forestale che impone ai Comuni proprietari di boschi di investire nella cura e nella sistemazione degli stessi i denari ottenuti da tagli di ricostituzione. Quindi i 70.000 euro della vergogna dovrebbero essere spesi per interventi a favore del bosco e non a coprire qualche buco di bilancio, come riportano alcune indiscrezioni. Anche in questo caso aspettiamo delucidazioni anche se, considerati i costi dei rimboschimenti attuati dalle nostre pubbliche amministrazioni, con i soldi del taglio di 20 ettari di cerri,temiamo che ripianteranno qualche metro quadro di giardinetto. Settimio Cecconi