la voce del lago
ANNO III - n. 32 - dicembre 2004

I LAVATOI PUBBLICI

Si conseravno ancora le strutture dove le donne un tempo lavavano i panni
Bracciano. Il lavatoio di via Cupetta del Mattatoio prima del restauro

Il primo -forse il più antico posto a monte dell’antica ferriera cinquecentesca e che sfrutta lo stesso corso d’acqua - si trova alle spalle della chiesa del Riposo su via del lago ed è anche quello più grande e poteva essere utilizzato anche come sten­ditoio. E stato utilizzato per moltissimi anni come deposito di mezzi comunali ed ora è in attesa di un restauro conservativo che ne preservi le peculiarità e soprattutto la memoria storica. Il secondo lavatoio più recente è stato realizzato infatti nel XIX secolo, si trova in pieno centro storico in via degli Olmi, proprio sotto la Sentinella, è in buono stato di conservazione ed è protetto da una cancel­lata. Doveva servire per gli abitanti del rione Monti e per quelli delle case a ridos­so del rione Borgo. La presenza di ben tre lavatoi (il terzo restaurato di recente è su via Cupetta del Mattatoio e gode di sorgente propria) è indice che nel 1800 Bracciano aveva avuto un incremento demografico, e ciò è testi­moniato anche dalla notevole richiesta di terreni edificabili rivolta al comune tra il 1880 ed il 1920. Le zone dove sorgono i lavatoi, quello degli Olmi e quello della Cupetta, erano all’epoca poco abitate e i terreni erano affittati dal Comune per pascolo dei maiali della comunità. E le numerose stalle della zona erano inoltre utilizzate sul finire del 1800 per ricoverare cavalli degli ufficiali in servizio a Bracciano. Nell’archivio comunale sono presenti molte delibere con cui l’amministrazione provvedeva all’affitto delle stalle e al rifornimento del fieno e della paglia per gli animali.I lavatoi erano però un mondo tutto femminile e scorrendo le delibere di consiglio e di giunta degli anni a cavallo tra il XIX e XX secolo si trovano risposte a molte istanze della popolazione, fatte per chiedere la messa in sicurezza dei siti, o per impedire che le sorgenti si inquinassero. Paolo Tundo

Verso il Museo Civico di Bracciano

l’opera di Orazio Turriani

All’architetto e studioso Marco Cimini è toccato il compito di chiudere (brillante­mente) il ciclo di conferenze che il Comune di Bracciano e l’Associazione Forum Clodii dallo scorso aprile hanno presentato nella sala dell’Archivio Storico. in preparazione all’apertura del Museo Civico. Attraverso antichi documenti di biblioteca, disegni e planimetrie. Marco Cimini ha svolto il 27 novembre scorso la sua interessante relazione su “Interventi architettonici di Orazio Turriani nelle chie­se e nei palazzi di Bracciano”, introdotta da Bruno Panunzi con l’ausilio tecnico dei Fotocineamatori. Orazio Turriani, secente­sco architetto e cittadino di Bracciano, operante in prevalenza a Roma, non ha trascurato di lasciare testimonianze anche nel suo paese natale. Un esempio è la facciata del palazzo del Comune e i suoi contigui palazzi gemelli. Un architetto eclettico e colto, che nella sua opera trova soluzioni originali e degne di studio. Marco Cimini con la sua lezione ha esor­tato a guardare con maggiore attenzione ai monumenti di Bracciano. Forum Clodii, con la costante e appassionata voglia di registrare il passato del territorio, ha prop­osto di intitolare una piazza o una strada all’illustre concittadino. Restiamo in attesa dell’inaugurazione del nipvp Museo Civico di Bracciano ma turbinano notizie di slittamenti i di date. Non più gennaio-febbraio. Mesi che si accavallano, ma noi aspettiamo. Adriana Pedon

LISCIVIA, IL BIANCO DEL BIANCO

Il rito del bucato

Anguillara 1964

Si conservano ancora quei lini, quei trini, quei filet. A Bracciano la mostra sul Laboratorio di Ricamo femminile aperta fino al 20 dicembre nelle sale dell’archivio storico ne presenta una collezione splendida. E nella cultura dell’usa e getta di oggi quando anche la biancheria per la casa non supera il tempo di una stagione, c’è da chiedersi perché quelle lenzuola, quelle sovraccoperte quelle splendide tovaglie sembrano come nuove. Il segreto sta forse nel lavaggio, delicato e naturale un tempo, meccanico e invasivo oggi con l’impiego delle lavatrici e detersivi. Un tempo anche il lavaggio era un rito. Al lavatoio spalla a spalla si trovavano le donne. Spesso insieme facevano il bucato. Anche se la parola resta si è perso il senso della sua origine. Il termine si deve al buco in fondo al -recipiente (nel comprensorio di Bracciano era una tinozza1 ma poteva anche essere fatto di terracotta o di sughero) dal quale fuoriusciva l’acqua al termine della lisciviatura. Mescolando cenere ed acqua si ottiene carbonato di potassio, la liscivia il cui effetto principale è quello di togliere l’unto dalla biancheria e di addolcire l’acqua dura, cioè l’acqua calcarea così da rendere più efficace il trattamento con il sapone. Il procedimento richiedeva poi il cosiddetto “ceneraccio” una grossa tela posta sopra la biancheria nel recipiente di lisciviatura sul quale veniva prima steso uno strato di cenere passata al setaccio e versata poi sopra acqua bollente.

G. V.

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