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Il direttore volante Egregio direttore de La Voce del Lago, mi permetta alcune
considerazioni, da cittadina, alla lettera a lei indirizzata dal direttore
del Parco Alberto Lanzellotti (Il direttore volante). “Punti di fuga”: straordinaria sublimazione Sta per completarsi l’esperienza della mostra
di quadri di pittrici straniere, itinerante per i paesi del lago. Sugli
aspetti estetici delle opere di tutte e di ciascuna autrice ci sarà
tempo per riflettere ed illustrare. Ciò che preme sottolineare
è la straordinaria iniziativa di una piccola donna finlandese,
sapiente come è nel suo nome: Anna Sofia Waden. In questa breve
e densissima estate Sofia è riuscita a dare consistenza, visibilità,
tangibilità a un incontro tra 14 donne di lingua e cultura diversa.
Grazie a un processo che in psicoanalisi si chiama “sublimazione”
e nel vangelo è la “trasfigurazione”, anziché
subirla Sofia ha dato forma e senso alla sua situazione di nostalgico
sradicamento, chiamando altri, altre ad un confronto. Hanno risposto
appunto in 14 e ciò che lei percepisce un “punto di fuga”
è diventato un traguardo d’insieme, di accostamenti e contrappunti,
resi solidali ed armonici. In un’epoca in cui sempre più
le macchine delle tecnologie comunicative sostituiscono il “faccia
a faccia”, il contatto globale e il piacere delle soste, è
stata una gioia poter gustare il buon nutrimento di cibo, luci, musiche,
volti, colori e prodotti, ed ascoltare il respiro di una storia ricomposta
attraverso il puzzle delle particolarità, approdate su questo
unico lago.
No agli ambientalisti di maniera Ho trovato interessante
il volantino che invita al convegno organizzato per il 7 novembre sulla
protezione dell’ambiente e soprattutto dell’acqua, ho trovato
ancora più interessante leggere i nomi delle associazioni che
collaborano, il massimo è stato quando ho scoperto che tra queste
c’era L’agone…Un raro caso di coerenza? fino ad un
anno fa prendeva soldi dal gruppo Brignoli, facendo pubblicità,
in retrocopertina, a tutta pagina a colori, alla discarica di Cupinoro
ed al recupero ambientale avviato dalla SEL. Sono certo che tutti sanno,
perlomeno chi si occupa di ambiente, in che modo è stata gestita
la discarica dalla SEL e quanto stia inquinando soprattutto l’acqua.
Bene, mentre La Voce denunciava questa sciagurata gestione, ricevendo
oltretutto querele, L’agone riceveva soldi. È sicuramente
vero che i soldi non hanno ne odore ne colore ma a tutto c’è
un limite. Questo trasformismo repentino non può essere accettato,
soprattutto da chi fa della battaglia ambientalista una ragione di vita,
l’ambiente, soprattutto quello dei laghi, va difeso a prescindere
dal colore delle amministrazione locali, provinciali o regionali. Oggi,
improvvisamente l’agone è ambientalista e partecipa a convegni,
anche importanti, su temi a “noi” cari, che sono da anni
un impegno costante. Rifiuto questo modo di operare, non posso essere
“mischiato” con gli ambientalisti di “MANIERA”
che, purtroppo, compromettono seriamente il movimento e danneggiano
la nostra immagine e la nostra storia. Solo chi ha il coraggio delle
proprie azioni può continuare a definirsi ambientalista e non
chi, semplicemente navigando “sull’onda” una volta
sta con “noi” ed un’altra contro. È un dovere,
anche morale, prendere le distanze da tutto ciò. Vi allego per
“ricordare” la retrocopertina dello scandalo.
Il giardino fantasma Caro direttore, due anni fa (maggio 2002) avete illustrato
e scritto sullo stato di abbandono del parco degli Odescalchi, ai piedi
del Castello a Bracciano. Questo magnifico e grandissimo parco, di alberi
immensi e antichi, è stato donato al Comune più di 20
anni fa per farci un giardino pubblico. Avete scritto: “il sindaco
Sala è riuscito ad ottenere dalla Provincia fondi per 400 milioni
di lire per il restauro del giardino, compresa la risistemazione del
percorso pedonale che dal suo ingresso inferiore, all’altezza
della grande curva sotto la Chiesa della Madonna del Riposo, giunge
fino al lungo lago”. Anche l’assessore alla cultura ha promesso
di sistemare delle panchine per realizzare un belvedere. Non vediamo
nulla da allora. Dove sono andati quei soldi? Il giardino resta chiuso.
Nessuna amministrazione - di destra o di sinistra - si era mai occupata
se non a parole e promesse. Io e tanti altri pensiamo che sia uno scandalo,
dove non c’è verde pubblico nel centro, nessun posto per
camminare se non fra la congestione delle macchine e i marciapiedi stretti.
Gentile lettrice, proprio su questo argomento la invito a leggere l’articolo pubblicato su questo stesso numero a pagina 7. SU SANTO
CELSO Nel numero dello
scorso settembre di codesto foglio Pierfrancesco Pavoni, presidente
della locale sezione di Legambiente, ha manifestato sconcerto e preoccupazione
sul “miserabile parcheggio” che l’Ente Parco stava
realizzando sul lungolago S.Celso, in “combutta” con il
Comune di Bracciano e la Provincia di Roma. Uno sconcerto che anche
il sottoscritto, per opposte ragioni, ha provato alla lettura del veemente
articolo. Tentando di dare un ordine logico alle argomentazioni dell’autorevole
rappresentante ambientalista, si va dall’indignazione per la “segatura
raso terra di una decina di pini” (diradamento indispensabile
sotto il profilo forestale, ed auspicabile anche per le restanti piante
di pino, data la palese competizione vegetativa presente, per garantire
che la zona A sia un’area di “riserva integrale”,
“dove nulla si dovrebbe toccare” (non sapendo che, con buona
pace di Ramstar, la classificazione relativa alle vigenti norme di salvaguardia
poco o nulla ha a che fare con la riserva integrale), per giungere ad
affermare che il Consiglio Direttivo del Parco (organo statutario di
indirizzo che non ha alcuna attribuzione specifica in materia) abbia
ideato “già dal 2002” “un progetto da giardinetto
pubblico, con tanto di altalena e scivoli”. Senza soffermarmi
sul relativo pregio ambientale del lacerto in questione, fortemente
compromesso per cause difficilmente eliminabili, l’area di sosta
in questione, terminata di recente e per la quale restano ancora da
eseguire piccoli interventi di completamento, ha invece caratteristiche
diametralmente opposte da quelle descritte nell’articolo: innanzitutto
si colloca in un’area fortemente degradata, in stato di completo
abbandono e caratterizzata, sinora, da un rilevante “frequentazione”
notturna e diurna—un’area da recuperare quindi; secondo,
l’area non è un “giardinetto” a sé (dove
sono gli scivoli e le altalene?) bensì è stata ideata
proprio quale punto di sosta o di partenza di un sentiero naturalistico,
corredato da una esaustiva e mirata tabellazione didattica, ottimamente
ideata dall’allora consulente dell’Ente Parco dr. Mauro
Bernoni, che attraversando il bosco termina con un capanno per l’osservazione
dell’avifauna; infine la recinzione dell’area, contrariamente
a quanto affermato, mira ad evitare, non a favorire, proprio il parcheggio
e lo stazionamento delle auto nell’area. ...e Legambiente risponde In merito alla
lettera inviata dal Direttore del Parco di Bracciano-Martignano, Arch.
Alberto Anzellotti, in relazione all’articolo sulla Loc. di S.
Celso di Bracciano pubblicato su La Voce di Settembre 2004, desidero
sia pubblicata questa mia smentita circa una presunta mancanza di adeguata
informazione presso il medesimo, al fine di tutelare la mia serietà
di Presidente del Circolo Legambiente Lago Sabatino. Pierfrancesco Pavoni Presidente Circolo Legambiente Lago Sabatino |
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