la voce del lago
ANNO III - n. 31- novembre 2004
I LETTORI CI SCRIVONO

Il direttore volante

Egregio direttore de La Voce del Lago, mi permetta alcune considerazioni, da cittadina, alla lettera a lei indirizzata dal direttore del Parco Alberto Lanzellotti (Il direttore volante).
Deve senz’altro aver letto il Codice Atlantico di Leonardo. Non può non essersi formato sulla storia dell’Aviazione, iniziando dall’inglese Cayley passando poi per il volo dei fratelli Wright, fino alla contemporaneità dei bombardieri. Epigono del volo, il direttore del parco di Bracciano-Martignano dottor colonnello Alberto Lanzellotti continua a sostenersi fra le nuvole. Mosso da un alito di vento proveniente da destra, spazia, si libra, poi va in ricognizione: vede che aria tira. A volte entra in vite, poi si “riaggiusta” (sempre in aria). Lui dice di avere l’“abitudine caratteriale a volare alto”. E ce lo fa sapere in una sua lettera: “la prima, ed ultima, replica alle calunniose insinuazioni, argomentate da artate (archeologico aggettivo, di un linguaggio burocratese avvocatesco fuori dai nuovi canoni comunicativi. Ma al Parco non c’è un ufficio comunicazione?) bugie e pesanti offese personali, che La Voce del Lago pubblica da quasi due anni sul sottoscritto”. Poi scrive che se ne è accorto solo recentemente dell’attenzione che La Voce gli presta scrivendo su di lui. Strano per un direttore di un parco che non segua l’unico giornale ambientale locale creato dagli stessi ambientalisti che hanno voluto fortemente il parco Bracciano-Martignano, con la conseguenza, per lui piacevole, dello scranno su cui ora siede.
Prosegue poi con la solita litania da povero Calimero (pulcino nero) ma volante, della serie “tutti contro di me”, dove il “me” diventa il Parco in una identificazione simbiotica metaforica. Vola, vola, e ripensa alle battaglie vinte quando scrive: “la sua (de La Voce) linea editoriale sottace ed omette i molti e tangibili risultati positivi di questo Ente Regionale”, che poi definisce “iniziative di successo”. E ne fa un’elencazione a raffica, volando sempre alto, talmente in alto da perdere l’orientamento quando afferma che ha (il Parco e lui, che sono la stessa cosa) riaperto la Strada delle Terme di Vicarello; quando tutti sanno che è vero il contrario: la strada è stata chiusa in barba alla sentenza del pretore di Bracciano ed il nuovo cancello posto dal Parco è stato spostato in avanti di un metro verso la circumlacuale in modo da non far parcheggiare nelle vicinanze. Tanto per non far usufruire del bel paesaggio. Sarebbe utile sapere se sta facendo qualcosa per la riapertura della strada comunale Vicarello-Oriolo ormai diventata “una storia infinita”. In un manifesto del Parco, fra gli “eventi” ho letto una raccolta delle olive nelle terme di Vicarello. Pubblicità dell’olio di Vicarello? Ma la Vicarello spa non è mica una società pubblica o una onlus. E che dire degli oltre 200 coltivatori diretti della zona che giustamente oltre al marchio si aspettano qualcosa di più concreto dal parco? La certificazione sul castagno è una lodevole iniziativa, peccato che l’87% del castagno si trova su territori privati (comprese le Università Agrarie). Altro valore aggiunto per i ricchi privati.
Poi, raggiunta una certa altezza, “bombarda” copiati lemmi in gergo veteroambientalista: “nella consapevolezza che solo progetti condivisi, anche se perfettibili, possono far nascere quel consenso verso il Parco che costituisce l’humus per la sua graduale metabolizzazione da parte delle comunità locali”. E quali sarebbero i progetti da condividere? Carica munizioni pedagogiche l’aviatore, e parte in picchiata. E nella foga vernacolare non si è neppure accorto che ha scritto (bombardato) “qualcosa di sinistra”. Quel “qualcosa” che la destra (il suo stormo) ha fortemente e storicamente combattuto arroccandosi nel privatismo liberalista e liberista da sempre contro le aree protette e il godimento popolare dall’ambiente e che ora, con l’alloro in testa, non è capace di formulare un paradigma ambientale originale.
Attenzione egregio direttore, non faccia dichiarazioni così avventate, non si sbilanci: potrebbe non raddrizzarsi, i suoi “amici ed ex camerati di merende” alla Regione potrebbero prendersela a male, ora che si stanno attrezzando per appiccicargli al petto l’onorificenza di dirigente regionale a reditus perpetuus.
Stappi il mitragliatore, si prepari, i nemici stanno arrivando; e scrive che lo farà “…al solo scopo di tutelare legalmente questo Ente”. Ma questo compito di “immagine e politica” lo lasci svolgere dal suo presidente. Lei non è mica il Barone Rosso.
Rimanga in aria direttore.
Faustina Minore
Civis del parco

“Punti di fuga”: straordinaria sublimazione

Sta per completarsi l’esperienza della mostra di quadri di pittrici straniere, itinerante per i paesi del lago. Sugli aspetti estetici delle opere di tutte e di ciascuna autrice ci sarà tempo per riflettere ed illustrare. Ciò che preme sottolineare è la straordinaria iniziativa di una piccola donna finlandese, sapiente come è nel suo nome: Anna Sofia Waden. In questa breve e densissima estate Sofia è riuscita a dare consistenza, visibilità, tangibilità a un incontro tra 14 donne di lingua e cultura diversa. Grazie a un processo che in psicoanalisi si chiama “sublimazione” e nel vangelo è la “trasfigurazione”, anziché subirla Sofia ha dato forma e senso alla sua situazione di nostalgico sradicamento, chiamando altri, altre ad un confronto. Hanno risposto appunto in 14 e ciò che lei percepisce un “punto di fuga” è diventato un traguardo d’insieme, di accostamenti e contrappunti, resi solidali ed armonici. In un’epoca in cui sempre più le macchine delle tecnologie comunicative sostituiscono il “faccia a faccia”, il contatto globale e il piacere delle soste, è stata una gioia poter gustare il buon nutrimento di cibo, luci, musiche, volti, colori e prodotti, ed ascoltare il respiro di una storia ricomposta attraverso il puzzle delle particolarità, approdate su questo unico lago.
Giovanna Alliprandi

La retrocopertina de l'Agone

No agli ambientalisti di maniera

Ho trovato interessante il volantino che invita al convegno organizzato per il 7 novembre sulla protezione dell’ambiente e soprattutto dell’acqua, ho trovato ancora più interessante leggere i nomi delle associazioni che collaborano, il massimo è stato quando ho scoperto che tra queste c’era L’agone…Un raro caso di coerenza? fino ad un anno fa prendeva soldi dal gruppo Brignoli, facendo pubblicità, in retrocopertina, a tutta pagina a colori, alla discarica di Cupinoro ed al recupero ambientale avviato dalla SEL. Sono certo che tutti sanno, perlomeno chi si occupa di ambiente, in che modo è stata gestita la discarica dalla SEL e quanto stia inquinando soprattutto l’acqua. Bene, mentre La Voce denunciava questa sciagurata gestione, ricevendo oltretutto querele, L’agone riceveva soldi. È sicuramente vero che i soldi non hanno ne odore ne colore ma a tutto c’è un limite. Questo trasformismo repentino non può essere accettato, soprattutto da chi fa della battaglia ambientalista una ragione di vita, l’ambiente, soprattutto quello dei laghi, va difeso a prescindere dal colore delle amministrazione locali, provinciali o regionali. Oggi, improvvisamente l’agone è ambientalista e partecipa a convegni, anche importanti, su temi a “noi” cari, che sono da anni un impegno costante. Rifiuto questo modo di operare, non posso essere “mischiato” con gli ambientalisti di “MANIERA” che, purtroppo, compromettono seriamente il movimento e danneggiano la nostra immagine e la nostra storia. Solo chi ha il coraggio delle proprie azioni può continuare a definirsi ambientalista e non chi, semplicemente navigando “sull’onda” una volta sta con “noi” ed un’altra contro. È un dovere, anche morale, prendere le distanze da tutto ciò. Vi allego per “ricordare” la retrocopertina dello scandalo.
Franco Bernardini

 

Il giardino fantasma

Caro direttore, due anni fa (maggio 2002) avete illustrato e scritto sullo stato di abbandono del parco degli Odescalchi, ai piedi del Castello a Bracciano. Questo magnifico e grandissimo parco, di alberi immensi e antichi, è stato donato al Comune più di 20 anni fa per farci un giardino pubblico. Avete scritto: “il sindaco Sala è riuscito ad ottenere dalla Provincia fondi per 400 milioni di lire per il restauro del giardino, compresa la risistemazione del percorso pedonale che dal suo ingresso inferiore, all’altezza della grande curva sotto la Chiesa della Madonna del Riposo, giunge fino al lungo lago”. Anche l’assessore alla cultura ha promesso di sistemare delle panchine per realizzare un belvedere. Non vediamo nulla da allora. Dove sono andati quei soldi? Il giardino resta chiuso. Nessuna amministrazione - di destra o di sinistra - si era mai occupata se non a parole e promesse. Io e tanti altri pensiamo che sia uno scandalo, dove non c’è verde pubblico nel centro, nessun posto per camminare se non fra la congestione delle macchine e i marciapiedi stretti.
Vedendo come queste amministrazioni sono cinicamente indifferenti al verde pubblico, ad uno dei principi fondamentale dell’urbanistica, temiamo che questo parco finirà come il tragico Campo della Fiera, venduto per l’edilizia.
Ann Rizzo

Gentile lettrice, proprio su questo argomento la invito a leggere l’articolo pubblicato su questo stesso numero a pagina 7.

SU SANTO CELSO
IL PARCO CI SCRIVE

Nel numero dello scorso settembre di codesto foglio Pierfrancesco Pavoni, presidente della locale sezione di Legambiente, ha manifestato sconcerto e preoccupazione sul “miserabile parcheggio” che l’Ente Parco stava realizzando sul lungolago S.Celso, in “combutta” con il Comune di Bracciano e la Provincia di Roma. Uno sconcerto che anche il sottoscritto, per opposte ragioni, ha provato alla lettura del veemente articolo. Tentando di dare un ordine logico alle argomentazioni dell’autorevole rappresentante ambientalista, si va dall’indignazione per la “segatura raso terra di una decina di pini” (diradamento indispensabile sotto il profilo forestale, ed auspicabile anche per le restanti piante di pino, data la palese competizione vegetativa presente, per garantire che la zona A sia un’area di “riserva integrale”, “dove nulla si dovrebbe toccare” (non sapendo che, con buona pace di Ramstar, la classificazione relativa alle vigenti norme di salvaguardia poco o nulla ha a che fare con la riserva integrale), per giungere ad affermare che il Consiglio Direttivo del Parco (organo statutario di indirizzo che non ha alcuna attribuzione specifica in materia) abbia ideato “già dal 2002” “un progetto da giardinetto pubblico, con tanto di altalena e scivoli”. Senza soffermarmi sul relativo pregio ambientale del lacerto in questione, fortemente compromesso per cause difficilmente eliminabili, l’area di sosta in questione, terminata di recente e per la quale restano ancora da eseguire piccoli interventi di completamento, ha invece caratteristiche diametralmente opposte da quelle descritte nell’articolo: innanzitutto si colloca in un’area fortemente degradata, in stato di completo abbandono e caratterizzata, sinora, da un rilevante “frequentazione” notturna e diurna—un’area da recuperare quindi; secondo, l’area non è un “giardinetto” a sé (dove sono gli scivoli e le altalene?) bensì è stata ideata proprio quale punto di sosta o di partenza di un sentiero naturalistico, corredato da una esaustiva e mirata tabellazione didattica, ottimamente ideata dall’allora consulente dell’Ente Parco dr. Mauro Bernoni, che attraversando il bosco termina con un capanno per l’osservazione dell’avifauna; infine la recinzione dell’area, contrariamente a quanto affermato, mira ad evitare, non a favorire, proprio il parcheggio e lo stazionamento delle auto nell’area.
Ritengo che proprio il presidente di una prestigiosa associazione ambientalista che “non solita guardare in faccia a nessuno”, nel giudicare quanto viene fatto in tema di miglioramento della fruibilità dell’ambiente, dovrebbe usare meglio le proprie capacità critiche per osservare, approfondire e comprendere, anche richiedendo spiegazioni all’Ente Parco, quanto invece viene fatto da chi, al contrario di quanto affermato, possiede adeguata competenza alla tutela degli habitat di pregio, quale è il personale tutto di questo Ente Parco. A meno che non si tratti di una banale forma di “miopia precostituita”, morbo abbastanza diffuso in loco quando si parla di Parco.
Alberto Anzellotti, direttore

...e Legambiente risponde

In merito alla lettera inviata dal Direttore del Parco di Bracciano-Martignano, Arch. Alberto Anzellotti, in relazione all’articolo sulla Loc. di S. Celso di Bracciano pubblicato su La Voce di Settembre 2004, desidero sia pubblicata questa mia smentita circa una presunta mancanza di adeguata informazione presso il medesimo, al fine di tutelare la mia serietà di Presidente del Circolo Legambiente Lago Sabatino.
Desidero innanzitutto fare una premessa. Per un’Associazione che agli alberi dedica addirittura una giornata nazionale (Festa dell’Albero) essendo consapevole della loro importanza per il benessere dell’intero pianeta, il taglio di undici pini italici (Pinus Pinea) considerato tra i più belli e caratteristici della penisola, non può essere ritenuto un fatto di ordinaria amministrazione, soprattutto se si abbatte sul territorio come un fulmine a ciel sereno. In tema di informative mancate di cui il Direttore dell’Ente Parco si rammarica devo dire che sono mancate da parte sua, prima dell’operazione e precisamente nell’incontro avvenuto alla presenza del Presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati, con dovizia di informazioni su altri progetti in cantiere.
Da parte mia contrariamente a quanto asserito dall’Arch. Anzellotti (e qui vengo alla smentita) la richiesta di informativa c’è stata e per iscritto, cui il Direttore personalmente ha risposto, dilungandosi sull’opportunità del taglio medesimo, autorizzato dalla Provincia di Roma, e comunicatomi, riferisco l’esatta dizione, “….che la sistemazione dell’area di sosta in Loc. S. Celso sarà articolata in due spazi distinti destinati rispettivamente uno a parcheggio e l’altro ad attrezzature per pic nic e giochi per bambini….che saranno collegati fra loro da un percorso pedonale che correrà sul fronte direttamente prospiciente sul lago”. Questa dunque l’informativa fornitami dallo stesso Direttore circa il parcheggio e i giochi per bambini.
Desiderando tuttavia saperne di più circa il progetto sinteticamente descritto chiedevo ed ottenevo di prendere visione del medesimo presso l’Ufficio tecnico dell’Ente Parco dove appuravo tra l’altro che “i giochi per bambini” indicati dall’Arch. Anzellotti consistevano appunto in altalene e scivoli (come si usa nei giardini pubblici). Oltre a ciò, preciso, che mi venne comunicata l’adozione di due successive varianti al progetto del 2002, fatto eseguire sotto la precedente dirigenza del Parco, che tuttavia non erano disponibili per la visione. Prevedevano, forse, l’eliminazione delle suddette strutture ludiche ma non del parcheggio a spina di pesce.
Per concludere, dopo questa doverosa smentita di essermi inventato qualcosa circa il progetto in questione, non amando impegnarmi in polemiche personali, mi limito ad osservare che se l’Ente Parco effettuerà interventi adeguati ad un parco (da noi fortissimamente voluto) quali le recenzioni e le tabellazioni in fieri, avrà il nostro plauso, diversamente eserciteremo il nostro diritto di critica, come è giusto che avvenga.

Pierfrancesco Pavoni Presidente Circolo Legambiente Lago Sabatino

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