Immaginiamo che l’elenco
sia stato fatto e chiediamoci come mai sono così pochi gli edifici
nei quali sia possibile ravvisare le qualità dell’opera
architettonica. Forse perché sono pochi gli architetti in grado
di interpretare il proprio tempo e prefigurare quello a venire lasciando
in eredità segni indelebili di cultura .Ma è a tutti gli
altri architetti che dovremmo riferirci e considerarli come “architetti
di base” o della base, quelli cioè che in modo diffuso
e capillare, con il loro ordinario lavoro dovrebbero tessere la trama
della filiera della qualità del costruito e dello spazio urbano.
Certamente all’architetto a qualsiasi livello esso si trovi ad
operare è richiesto il perseguimento del rigore progettuale,
della coerenza formale, della valorizzazione della tecnica costruttiva.
Tuttavia se dovesse prevalere la totale assenza di queste condizioni,
gli effetti mediocri di questi interventi e di queste progettazioni
potrebbero certamente essere ridimensionati e mitigati se ogni singolo
episodio edilizio fosse parte di una pianificazione di dettaglio (piano
particolareggiato) in cui la forma fosse uno strumento del progetto
urbanistico.
Nel caso di una pianificazione irrispettosa dell’ambiente, come
quello in cui si sono sviluppati i paesi intorno al lago, opere di architettura
potremmo averle in luoghi isolati, poco visibili, dove il committente
più sensibile possa decidere di stabilire la sua dimora, lontano
dalla mischia e in condizioni spesso di aristocratico isolamento, rivolgendosi
a tecnici capaci di interpretare le sue esigenze.
Per tutti gli altri, tutti quelli che hanno perduto il senso dell’abitare,
si possono sventrare colline, alterare linee di crinale, realizzare
muri di sostegno imponenti.
La cosa più grave è che questa colata di squallore inquinerà
la vista di tutti anche di coloro che vivono nel più anonimo
ma discreto tessuto urbano.
La mediocrità del risultato e la devastazione dell’ambiente,
è imputabile soprattutto alla mancanza di uno strumento urbanistico
delle zone di espansione, cioè di uno strumento che dovrebbe
essere in grado di governare il territorio in tutti gli aspetti e su
più scale contemporaneamente lasciando agli architetti il privilegio
delle soluzioni, delle discontinuità e delle singolarità.
Paola Pasquali, architetto
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