la voce del lago
ANNO III - n. 31 - novembre 2004
TROPPA EDILIZIA E POCA ARCHITETTURA OVVERO NESSUNA URBANISTICA
Nel numero 30 de La Voce del lago invitavamo i lettore a fornire esempi di buona architettura. Ecco una delle risposte:

Immaginiamo che l’elenco sia stato fatto e chiediamoci come mai sono così pochi gli edifici nei quali sia possibile ravvisare le qualità dell’opera architettonica. Forse perché sono pochi gli architetti in grado di interpretare il proprio tempo e prefigurare quello a venire lasciando in eredità segni indelebili di cultura .Ma è a tutti gli altri architetti che dovremmo riferirci e considerarli come “architetti di base” o della base, quelli cioè che in modo diffuso e capillare, con il loro ordinario lavoro dovrebbero tessere la trama della filiera della qualità del costruito e dello spazio urbano.
Certamente all’architetto a qualsiasi livello esso si trovi ad operare è richiesto il perseguimento del rigore progettuale, della coerenza formale, della valorizzazione della tecnica costruttiva.
Tuttavia se dovesse prevalere la totale assenza di queste condizioni, gli effetti mediocri di questi interventi e di queste progettazioni potrebbero certamente essere ridimensionati e mitigati se ogni singolo episodio edilizio fosse parte di una pianificazione di dettaglio (piano particolareggiato) in cui la forma fosse uno strumento del progetto urbanistico.
Nel caso di una pianificazione irrispettosa dell’ambiente, come quello in cui si sono sviluppati i paesi intorno al lago, opere di architettura potremmo averle in luoghi isolati, poco visibili, dove il committente più sensibile possa decidere di stabilire la sua dimora, lontano dalla mischia e in condizioni spesso di aristocratico isolamento, rivolgendosi a tecnici capaci di interpretare le sue esigenze.
Per tutti gli altri, tutti quelli che hanno perduto il senso dell’abitare, si possono sventrare colline, alterare linee di crinale, realizzare muri di sostegno imponenti.
La cosa più grave è che questa colata di squallore inquinerà la vista di tutti anche di coloro che vivono nel più anonimo ma discreto tessuto urbano.
La mediocrità del risultato e la devastazione dell’ambiente, è imputabile soprattutto alla mancanza di uno strumento urbanistico delle zone di espansione, cioè di uno strumento che dovrebbe essere in grado di governare il territorio in tutti gli aspetti e su più scale contemporaneamente lasciando agli architetti il privilegio delle soluzioni, delle discontinuità e delle singolarità.
Paola Pasquali, architetto

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