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il ricorso al Tar contro le recenti nomine dei rappresentanti delle
associazioni ambientaliste nelle aree protette. Al Parco di Bracciano
nominato Stefano Di Marco
Il
10 agosto 2004 ha avuto il suo degno epilogo la penosa sceneggiata
delle nomine negli Enti Parco da parte della Regione Lazio. Come
i lettori de La Voce del lago ben sanno, dopo aver eliminato le
vecchie amministrazioni delle aree protette con un colpo di penna,
la giunta Storace aveva nominato nuovi membri in tutti i parchi
del Lazio, infarcendoli di geometri, cacciatori, galoppini di partito
e politici trombati. Restavano da designare solo i membri delle
associazioni ambientaliste. Dopo una prima tornata di designazioni
(anno 2003) da parte delle associazioni ecologiste, l’assessore
all’ambiente della Regione Lazio, l’ortopedico Saraceni,
riaprì illegittimamente i termini per permettere la partecipazione
alle nuove associazioni pseudoambientaliste partorite dentro i partiti
della maggioranza storaciana e tempestivamente iscritte nell’albo
nazionale del Ministero dell’Ambiente.
Associazioni dai nomi suggestivi NIMPHA, AMBIENTE E E’ VITA
(si scrive proprio così), CAST SUB ROMA, si sono così
aggiunte a l’UMANA DIMORA (F.I.), FARE VERDE (AN), GRUPPI
DI RICERCA ECOLOGICA.
Il povero Saraceni si è trovato con la giacchetta tirata
dai numerosissimi aspiranti e ha dovuto operare in modo supercencelliano,
nominando addirittura in alcuni Parchi persone che erano state designate
per altre aree protette, in barba alla normativa vigente in materia.
Ma andiamo con ordine. Al Parco di Bracciano è stato nominato
Stefano di Marco (designato per Roma Natura da CTS e Acli Anni Verdi),
ai Simbruini Enzo Ceci, (designato per i Castelli Romani), anch’egli
Acli CTS, al Parco di Veio, Massimo Pezzella, (Presidente del club
F.I. non solo XX), a Tevere Farfa, Bernabei del CAST SUB ROMA, a
Monte Navegna, Muzzilli dell’Associazione NINPHA, ai Monti
Lucretili, Di Bartolomeo (AMBIENTE E E’ VITA, A.N), ai Castelli
Romani, Milano del CAST SUB ROMA, a Roma Natura, Mauro Veronesi
di LEGAMBIENTE e al Parco dell’Appia, Oreste Rutigliano di
ITALIA NOSTRA, ex consigliere comunale del centro destra a Roma.
Le associazioni ambientaliste ricorreranno al TAR chiedendo la sospensiva
delle nomine. Sarà un atto dal valore simbolico e politico
più che pratico considerando che gli attuali Enti di gestione
scadranno insieme ai loro mentori regionali nella prossima primavera,
contestualmente al rinnovo del Consiglio Regionale del Lazio. Il
ricorso alla giustizia amministrativa si pone nella scia delle iniziative
delle associazione di protezione ambientale storiche volte al rispetto
della legalità messa sotto i piedi dal signor Storace e dai
suoi proconsoletti con commissariamenti (ripetutamente condannati
dal TAR), invereconde lottizzazioni, riduzione dei perimetri delle
aree protette. Una storia ignobile a cui quest’ultima farsa
pone un suggello piuttosto comico. Nella più limpida tradizione
post-para-peri-fascista il paese dei santi dei navigatori e dei
poeti si trova ad avere, eliminati gli ambientalisti doc, moderni
enti parco di geometri, ballerini, commercialisti, cacciatori e
subacquei (con tutto il rispetto delle categorie summenzionate).
Per piacere aridatece Starace (quello con la a): almeno lui sapeva
fare la giravolta nel cerchio di fuoco. |
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IL PARCO E LA TRASPARENZA
Estate
2003: Il direttore volante del Parco dottor Anzellotti nega alle
associazioni ambientaliste i documenti relativi alla designazione
dei membri dell’Ente Parco, fresco di nomina.
Inverno-primavera-estate 2004: Il direttore negante, dottor Anzellotti,
rifiuta di dare copia dei documenti del Parco (bilancio, linee guida
Piano di Assetto, lavori scientifici, lavori e appalti nell’area
archeologica di Vicarello) richiestigli dall’associazione
Tre per Tre di Trevignano.
Estate 2004 - I guardaparco dell’Ente stanno letteralmente
a guardare gli incendi scoppiati nell’area naturale protetta
a causa della mancanza di un modulo antincendio. Va ricordato al
proposito che il parco macchine dell’Ente è ricco di
vetture (una Punto verde militare è a completa disposizione
del direttore del Parco). Cosa volete che contino i boschi davanti
al confort del dirigente?
Stagione venatoria 2003-2004 - Vox populi pretende che sia possibile
acquistare a buon prezzo carne di cinghiale cacciata nel territorio
del Parco (da Sutri a Vicarello). La repressione del bracconaggio
non costituisce evidentemente una priorità per l’Ente
Parco Bracciano-Martignano che è però attivissimo
nelle pubbliche relazioni.
I contribuenti hanno infatti pagato 2.500 euro per mettere uno stemmino
(il logo del Parco) su una (o due) barca a vela partecipanti alla
regata Snipe World 2004.
Non abbiamo purtroppo dati sulle attività del Parco con cifre
a 5 zeri (in euro). Il direttore vigila come un cerbero a che non
un documento venga reso pubblico, come se gli affari del parco fossero
cosa sua e non dei cittadini che pagano le tasse e quindi anche
il suo principesco stipendio, le pizzette, le hostess e gli stemmini,
i concerti, la benzina della sua Punto (sua del parco)!
Nei Paesi in cui la democrazia è una cosa seria, succede
che un ministro sia stato costretto alle dimissioni per aver affidato
i lavori di ristrutturazione di casa ad una ditta che aveva rapporti
con il suo Ministero. Ma da quelle parti i re vanno in bicicletta,
i guardaparco spengono gli incendi e arrestano i bracconieri. E
i direttori dei Parchi? Pensate un po’ non sono galoppini
di partito e passano il tempo a tutelare l’ambiente.
Settimio Cecconi
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