la voce del lago
ANNO III - n. 27 - giugno 2004
TERRA' E COMUNITA' USI CIVICI A BRACCANO
Macchia Bandita e Doganella prime terre date in uso. Sorti in epoca feudale garantirono per secoli il sostentamento delle popolazioni
Usi Civici, ha ancora senso parlarne a Bracciano a quasi ottanta anni dalla legge del 1927 che doveva sancirne la definitiva estinzione con la loro liquidazione?
Non c’e dubbio che per dare una definizione di usi nel territorio di Bracciano, (fedeli al brocardo Ubi feuda ibi demania, ossia dove c’è un feudo c’è una proprietà demaniale) si debba ripercorrere la storia del ducato almeno dall’epoca medioevale e rinascimentale, perché per l’epoca precedente poche e scarne sono le fonti. Intendiamoci, parlo di usi gravanti sulle proprietà private e non di beni collettivi, che invece appartengono ad una collettività che li gestisce in forma organizzata (leggi Università Agrarie, Associazioni agrarie e simili). L’ uso civico è indossolubilmente legato ad un concetto di terra (agricoltura e allevamento) oggi non più praticabile, infatti con esso spettava ad una determinata comunità il diritto di pascolo, la raccolta delle erbe delle ghiande ed altro su terreni di proprietà privata in determinati periodi dell’anno. Sorti in epoca feudale per garantire sostentamento alle popolazioni, ma anche e sopratutto per bonificare e popolare terreni baronali, gli usi finirono sopratutto a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del 900, con il rappresentare per i proprietari terrieri, delle forti limitazioni all’esercizio del diritto di proprietà, sopratutto in determinati periodi dell’anno. E proprio all’inizio del nuovo secolo, vi furono lotte a colpi di carta da bollo, ma anche occupazioni da parte dei contadini, da una parte con Comuni e Università agrarie a perorare la causa delle popolazioni per il riconoscimento degli usi , e dall’altra i proprietari terrieri che invece come naturale, ne chiedevano la cessazione. Bracciano non fu certo esente né dalle carte da bollo davanti alla Giunta d’arbitri di Roma, né dalle occupazioni di terre, che finirono con buona pace degli occupanti, davanti al magistrato penale. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire come nacquero gli usi civici nel territorio di Bracciano, e delle sue frazioni. Il documento di certo più importante che riguarda la storia del ducato e i diritti della comunità è lo statuto del 1552, dove però si parla poco degli usi, in quanto già nel 1541 gli Orsini, cedettero, tra l’altro alla comunità di Bracciano i diritti feudali sul macello e sulla macchia bandita. Si dava così la possibilità ai braccianesi di usare boschi e terreni, per trarre da essi: nutrimento per il bestiame e le persone, ma anche legna da ardere. Sembra quindi che i primi usi della comunità di Bracciano sorsero sulla macchia Bandita, (ossia l’attuale macchia del comune oggi dell’Università Agraria) ma in documenti dello stesso periodo provenienti dall’amministrazione comunale e dagli Orsini, si parla espressamente di terre libere, di pascolo dei buoi aratori e di bestiame brado anche nei terreni della doganella. Avanti nel tempo, di usi si parla molto per la tenuta della Castagneta, e per il territorio di Castel Giuliano. I cittadini di Bracciano dunque, godevano, almeno fino ai primi anni del secolo XX, dei diritti di semina, pascolo estivo o invernale, legnatico, ma anche di caccia su molte terre private delle grandi famiglie nobili, che avevano proprietà nel territorio. E proprio a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, iniziarono quelle lotte giudiziarie e non, tra comunità e proprietari per l’accertamento e/o la decadenza degli usi Civici nel territorio di Bracciano. Una realtà agricola come quella di Bracciano, (fatta di braccianti e pochi proprietari terrieri, tra cui anche alcune comunità religiose) non poteva non prescindere dagli usi civici, (pensiamo alla possibilità di pascolare i buoi aratori, ossia le macchine che permettevano di lavorare, o allo spigatico, cioè il reperimento di ciò che rimaneva nei campi dopo il raccolto del grano, anche se la Corte di Cassazione - che si è molto occupata di Usi Civici- tende a considerare lo spigatico una regalia del proprietario piuttosto che un uso) e per questo le liti giudiziarie per gli Usi Civici furono molto lunghe e dure e finirono anche con il provocare gesti eclatanti. La nascita delle Università Agrarie, cui affluirono i beni dell’ex Stato Pontificio, servì a garantire alle famiglie dei contadini, i mezzi di sostentamento alternativi agli usi civici.
Paolo Tundo

L'AMBIENTE E IL LAVORO AD ANGUILLARA SABAZIA

A Loris Germani è stato assegnato il primo premio del Concorso fotografico “L’ambiente e il lavoro ad Anguillara Sabazia”, promosso dall’Associazione “Il Dagherrotipo”.
Il concorso era riservato agli alunni della classe III D della Scuola Mediia di Anguillara Sabazia, coordinati dall’insegnante di Educazione Tecnica, Antonio Di Giulio Cesare. La foto premiata a colto in pieno lo spirito del concorso, rappresentando alcuni pescatori intenti a riparare le reti sulle rive del lago.