TERRA'
E COMUNITA' USI CIVICI A BRACCANO |
| Macchia
Bandita e Doganella prime terre date in uso. Sorti in epoca feudale
garantirono per secoli il sostentamento delle popolazioni |
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Usi Civici,
ha ancora senso parlarne a Bracciano a quasi ottanta anni dalla
legge del 1927 che doveva sancirne la definitiva estinzione con
la loro liquidazione?
Non c’e dubbio che per dare una definizione di usi nel territorio
di Bracciano, (fedeli al brocardo Ubi feuda ibi demania, ossia
dove c’è un feudo c’è una proprietà
demaniale) si debba ripercorrere la storia del ducato almeno dall’epoca
medioevale e rinascimentale, perché per l’epoca precedente
poche e scarne sono le fonti. Intendiamoci, parlo di usi gravanti
sulle proprietà private e non di beni collettivi, che invece
appartengono ad una collettività che li gestisce in forma
organizzata (leggi Università Agrarie, Associazioni agrarie
e simili). L’ uso civico è indossolubilmente legato
ad un concetto di terra (agricoltura e allevamento) oggi non più
praticabile, infatti con esso spettava ad una determinata comunità
il diritto di pascolo, la raccolta delle erbe delle ghiande ed
altro su terreni di proprietà privata in determinati periodi
dell’anno. Sorti in epoca feudale per garantire sostentamento
alle popolazioni, ma anche e sopratutto per bonificare e popolare
terreni baronali, gli usi finirono sopratutto a cavallo tra la
fine dell’800 e gli inizi del 900, con il rappresentare
per i proprietari terrieri, delle forti limitazioni all’esercizio
del diritto di proprietà, sopratutto in determinati periodi
dell’anno. E proprio all’inizio del nuovo secolo,
vi furono lotte a colpi di carta da bollo, ma anche occupazioni
da parte dei contadini, da una parte con Comuni e Università
agrarie a perorare la causa delle popolazioni per il riconoscimento
degli usi , e dall’altra i proprietari terrieri che invece
come naturale, ne chiedevano la cessazione. Bracciano non fu certo
esente né dalle carte da bollo davanti alla Giunta d’arbitri
di Roma, né dalle occupazioni di terre, che finirono con
buona pace degli occupanti, davanti al magistrato penale. Ma andiamo
con ordine e cerchiamo di capire come nacquero gli usi civici
nel territorio di Bracciano, e delle sue frazioni. Il documento
di certo più importante che riguarda la storia del ducato
e i diritti della comunità è lo statuto del 1552,
dove però si parla poco degli usi, in quanto già
nel 1541 gli Orsini, cedettero, tra l’altro alla comunità
di Bracciano i diritti feudali sul macello e sulla macchia bandita.
Si dava così la possibilità ai braccianesi di usare
boschi e terreni, per trarre da essi: nutrimento per il bestiame
e le persone, ma anche legna da ardere. Sembra quindi che i primi
usi della comunità di Bracciano sorsero sulla macchia Bandita,
(ossia l’attuale macchia del comune oggi dell’Università
Agraria) ma in documenti dello stesso periodo provenienti dall’amministrazione
comunale e dagli Orsini, si parla espressamente di terre libere,
di pascolo dei buoi aratori e di bestiame brado anche nei terreni
della doganella. Avanti nel tempo, di usi si parla molto per la
tenuta della Castagneta, e per il territorio di Castel Giuliano.
I cittadini di Bracciano dunque, godevano, almeno fino ai primi
anni del secolo XX, dei diritti di semina, pascolo estivo o invernale,
legnatico, ma anche di caccia su molte terre private delle grandi
famiglie nobili, che avevano proprietà nel territorio.
E proprio a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX
secolo, iniziarono quelle lotte giudiziarie e non, tra comunità
e proprietari per l’accertamento e/o la decadenza degli
usi Civici nel territorio di Bracciano. Una realtà agricola
come quella di Bracciano, (fatta di braccianti e pochi proprietari
terrieri, tra cui anche alcune comunità religiose) non
poteva non prescindere dagli usi civici, (pensiamo alla possibilità
di pascolare i buoi aratori, ossia le macchine che permettevano
di lavorare, o allo spigatico, cioè il reperimento di ciò
che rimaneva nei campi dopo il raccolto del grano, anche se la
Corte di Cassazione - che si è molto occupata di Usi Civici-
tende a considerare lo spigatico una regalia del proprietario
piuttosto che un uso) e per questo le liti giudiziarie per gli
Usi Civici furono molto lunghe e dure e finirono anche con il
provocare gesti eclatanti. La nascita delle Università
Agrarie, cui affluirono i beni dell’ex Stato Pontificio,
servì a garantire alle famiglie dei contadini, i mezzi
di sostentamento alternativi agli usi civici.
Paolo Tundo |
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L'AMBIENTE
E IL LAVORO AD ANGUILLARA SABAZIA
A
Loris Germani è stato assegnato il primo premio del
Concorso fotografico “L’ambiente e il lavoro
ad Anguillara Sabazia”, promosso dall’Associazione
“Il Dagherrotipo”.
Il concorso era riservato agli alunni della classe III D
della Scuola Mediia di Anguillara Sabazia, coordinati dall’insegnante
di Educazione Tecnica, Antonio Di Giulio Cesare. La foto
premiata a colto in pieno lo spirito del concorso, rappresentando
alcuni pescatori intenti a riparare le reti sulle rive del
lago.
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