la voce del lago
ANNO III - n. 25 - aprile 2004
CASTEL GIULIANO E L’INCUBO DISCARICA

 

Non c’è destra o sinistra che tenga: la rabbia e la lotta contro l’impianto a “Col dell’Agno” deve essere bipartisan. Il paese è sul piede di guerra e chiede una risposta chiara e coerente alla politica locale e regionale. Una montagna di immondizia rischia di oscurare il cinquecentesco borgo

A sette chilometri da Bracciano, verso il mare, e a pochi di più, in linea d’aria, verso i boschi dall’originale comune di Cerveteri, c’è Castel Giuliano. Un centinaio di anime nel paese vecchio che sorge nel Settecento all’ombra del palazzo Patrizi, ed un altro centinaio sparse tra la campagna. Dal 1927 il paese è entrato nel comune di Bracciano ma quando i rapporti con l’amministrazione comunale si fanno tesi (è successo) riaffiora una volontà comune di ritornare sotto Cerveteri. C’è un’esagerata piazza, un’esagerata chiesa con annesso campanile, esagerato. Una strada per arrivarci, una scuola per geometri, tre cascate, una banda, un campetto di calcio, c’era pure un teatro e c’è una congregazione dal numero variabile di preti e studenti di origine argentina che pensano alle anime e organizzano insieme agli abitanti la festa del paese, in maggio. C’era pure la sagra del cinghiale finita qualche anno fa per un discusso “primo raduno dei coatti” e “la festa delle rose” una sorta di rose-farm per le vie del paese dal sapore antico. Quest’anno mi dicono che non ci sarà, ma le antiche rose si potranno ammirare da maggio nel parco del palazzo Patrizi, pagando. In primavera dalle case escono i vasi di fiori che hanno svernato all’interno e rispuntano i gerani sui balconi. Il grigio-pozzolanico delle facciate si ricolora, è un bel vedere. “Fino a qualche anno fa c’era uno spazzino comunale che teneva il paese come un gioiello” - dicono le anziane donne all’uscita dalla messa della domenica (l’unica realtà sociale a scadenza settimanale) -, “poi il Comune ce l’ha tolto e come premio c’hanno pure fatto quella porcheria (indicando l’isola ecologica)”. Quel “regalo” della giunta Sala non è mai andato giù ai paesani che alla prima occasione (le comunali del 2002) plebiscitarono per Negri che promise la rimozione del manufatto. Da mesi nessuno toglie più l’immonda monnezza sotterrata nell’“isola”. È vero: per i castellesi non c’è mai stato nessun rapporto con la sporcizia principalmente per un innato ma pure cromosomico concetto di ospitalità: la pulizia del paese, il decoro, come carta d’identità collettiva; e forse pure perché gli anziani (e non solo loro) ricordano quando non c’era né acqua né bagno nelle case, ma pure in quella consapevolezza del disagio c’era una grande dignità.
Da un paio di settimane il paese s’è svegliato, non dalla primavera che tarda a venire ma dalla notizia di una nuova discarica che dovrebbe sorgere a qualche chilometro, a Col dell’Aino che da noi si pronuncia “Agno”: un posto che gli anziani ricordano bene perché ci andavano a raccogliere il grano per i padroni quando non c’era ancora l’Ente Maremma che dagli anni Cinquanta ha reso tutti un po’ meno poveri. In quei mitici anni delle prime piante di olivo di proprietà, dei primi vigneti rinverditi dal concime ternario, degli alberi da frutto e del grano cresciuto sulle terre tolte alla nobiltà e date ai contadini, il paesaggio creato dall’uomo diventava un’opera d’arte collettiva.
Tutto questo non finirà in un bisunto putridume versato su un ambiente conquistato col lavoro. La nostra linea Maginot è la Settevene-Palo. Male abbiamo sopportato la crescita all’orizzonte del monte d’immondizia della discarica di Cupinoro, una “bomba ambientale” che dovrà essere chiusa, bonificata e poi alberata al più presto, figuriamoci ora che si parla di 120.000 tonnellate di rifiuti urbani dal fetore purulento in avvicinamento che contaminerebbero l’aria e i campi facendo impennare l’indice dei tumori.
Il Comitato cittadino per la Salute e al Tutela dell’ambiente si è mosso subito e bene organizzando proprio a Castel Giuliano un’assemblea cittadina. Per la prima volta una dormiente Società civile braccianese dà un segnale di stupenda vitalità. I partiti politici se vorranno si accoderanno ma almeno questa volta non prevaricheranno. È la linea comune del Comitato. E non c’è destra o sinistra che tenga: la rabbia e la lotta deve essere bipartisan. Per intanto Castel Giuliano è sul piede di guerra e chiede una risposta chiara e coerente alla politica locale e regionale. C’è da un po’ un’emergenza regionale sui rifiuti che si scontra con un’emergenza dei sentimenti collettivi, dove da una parte c’è l’antidoto politico col Commissario straordinario che sovente riesce a passare sopra al Tar e Consiglio di Stato, e dall’altra quello della gente come soggetto rappresentativo con la lotta civile. Strano a dirsi ma la vittoria fra i due dipende dalla forza d’impatto sui media promossa dai secondi (Scansano e Aversa docet). E poi, bisognerebbe condividere direttamente le scelte con la popolazione interessata, ci sarebbero pure le leggi, ma questa sarebbe un’altra Italia.
Per intanto ci teniamo un “Bel Paese” con oltre ai 45 milioni di tonnellate di rifiuti speciali prodotti nel 2000, quelli controllabili, poi scopriamo che ne mancano all’appello 11 milioni (scomparsi nel nulla), pari ad una montagna di più di mille metri d’altezza. Se esistesse ci sarebbe pure la neve. Altro che agricoltura. Nel napoletano - tanto per fare un esempio - in quello che ormai è definito il “triangolo della monnezza” tra Quagliano, Giugliano e Villaricca, a 25 chilometri da Napoli, il fatturato dell’agricoltura di una volta è stato trasformato in quello sulla diossina, sui fenoli e sui metalli pesanti. Secondo la Asl di Giuliano i decessi per cancro sono saliti di quattro punti dal 1994 al ’96 e le richieste di esenzione dal ticket per malattie tumorali sono passati da 130 casi a 560 negli ultimi anni. La Società civile deve essere a conoscenza di questi fatti: è un dovere morale da parte delle istituzioni in una nazione dove il cittadino diventa sempre più un “danno collaterale”.
Alfredo Di Stefano
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