la voce del lago
ANNO III - n. 24 - marzo 2004
LE TRE "I" DELLA RM/F: IMPREVEDIBILITA', IMPROVVISAZIONE, IRREGOLARITA'

Parla Marco Benedetti, rappresentante sindacale dell’Anaao Assomed aziendale: “L’ospedale di Bracciano è ridotto a 40-45 posti letto: ma ha sentito proteste da parte della popolazione o dei politici locali? Solo la Medicina vivacchia, il pronto soccorso è al limite”. Tutti i retroscena di una sanità sul lago che va alla deriva

“Soldi non ce ne sono: lo ha dichiarato anche il direttore amministrativo Morabito in una intervista con la stampa, aggiungendo che stiamo arrivando quasi al crac finanziario. A questo punto penso che il rilancio di Bracciano sia soltanto una boutade”.
Il tono è ormai quello ironico di chi, dopo tanti annunci non seguiti ai fatti, è giustamente sfiduciato. A parlare è uno che le questioni le conosce da vicino, un addetto ai lavori, medico e rappresentante sindacale per la Asl Rm/F dell’Anaao Assomed. Le sue sono parole fin troppo chiare e la chiarezza la usa sia quando scambia con noi una corrispondenza via e-mail sia quando prende carta e penna e scrive a Storace. Non ottenendo risposta. Il suo appare così, visto che manca l’interlocutore, quasi un monologo. Di quelli crudi. E come tale ci piace riproporlo in stralci. Si parla di un ospedale alla deriva, di una sanità che sul lago, malgrado i proclami, è al collasso.

“Continua intanto la fuga dei medici: due in pensione alla fine del 2003, un radiologo di Civitavecchia trasferitosi a Tarquinia, un medico di pronto soccorso di Civitavecchia trasferito a Roma, un ortopedico e un medico sempre di Civitavecchia sono andati a Roma, un pediatra a Bracciano quasi pensionato, altri sul piede di partenza e l’Azienda che fa? NON LI SOSTITUISCE! Bracciano è ridotta a 40-45 posti letto: ma ha sentito proteste da parte della popolazione o dei politici locali? S'è mosso qualcosa? Quali sono i reparti di Bracciano più in sofferenza? Chirurgia e Ginecologia per spazi e personale, ma l'Ortopedia non è da meno, forse solo la Medicina vivacchia, il pronto soccorso è al limite. In tutto questo bailamme l'Azienda ha deliberato la promozione di alcuni medici (amici degli amici) con incarichi di alta specializzazione o di struttura semplice, prima ancora di approvare l'atto aziendale, in barba a tutte le norme contrattuali e alle raccomandazioni espresse dalle organizzazioni sindacali, incarichi peraltro senza retribuzione aggiuntiva, mentre il 95 degli altri dirigenti aspetta ancora il giusto riconoscimento del proprio lavoro. Perché solo loro? E poi noi medici diventiamo sempre meno e quindi siamo costretti a lavorare in proporzione di più, ma a costo zero (eppure l'Azienda ci guadagna), mentre ai dirigenti amministrativi, specie ai soliti noti, vengono elargite retribuzioni aggiuntive per incarichi superiori. Qualcosa non quadra.
Mi sono convinto che la mia azienda sia la più sfortunata del Lazio: sia per motivi geografici che per cause economiche. Dal punto di vista geografico abbiamo interi territori notevolmente distanti da strutture sanitarie proprie, se non addirittura troppo vicini a strutture di altre Asl o a aziende ospedaliere di riferimento nazionale. Da quello economico scontiamo alcune decisioni scellerate dei vecchi comitati di gestione che, volendo dimostrare ai vertici regionali le proprie capacità di risparmio, hanno trascurato nel corso degli anni il livello tecnologico e lo sviluppo professionale delle risorse umane interne. Il nostro presidente del Consiglio all’atto della nomina individuò per l’Italia un percorso basato su uno slogan con tre I: Impresa, Internet, Inglese. Anche da noi esistono le tre I: Imprevedibilità, Improvvisazione e Irregolarità. L’Imprevedibilità è legata all’anomalo e continuo succedersi di direttori generali e commissari straordinari dal 1999 ad oggi (due direttori e tre commissari, e non è ancora finita) che ha impedito una corretta e gestibile programmazione. L’Improvvisazione scaturisce dal continuo susseguirsi di provvedimenti-tampone volti a migliorare, ma solo superficialmente, le condizioni di salute di un malato grave quale è la Rm/F e la salute dei suoi cittadini, spesso considerati come figli di un Dio minore. Da diversi anni gli ospedali di Civitavecchia e Bracciano sono un cantiere a cielo aperto, in continua trasformazione ma in perenne degrado, con costi enormi che gravano sulla fiscalità generale ma che non portano i benefici previsti: anzi, più si costruisce, si ristruttura e si ammoderna, più si distrugge, si riprogetta, si rivoluziona e ci si ridimensiona. Nel frattempo le strutture private prosperano sempre di più, bene o male vanno avanti con le loro forze e la tanto sbandierata competizione ci vede a questo punto indietro come a una corsa a handicap. Un costo enorme dal punto di vista economico, una sconfitta in termini di immagine sociale e con responsabilità abilmente tenute nascoste. Ma quando le responsabilità devono essere cercate, e parlo di quelle mediche, si è subito dati in pasto alla stampa. Irregolarità. L’atto aziendale, questo sconosciuto, o come l’ha chiamato qualcuno “la fiera dei sogni”. È stato scritto almeno tre volte. Ma l’atto dovrebbe indicare non solo le caselle da riempire ma anche la “mission” di una azienda, i suoi obiettivi, la sua strategia operativa e le risorse umane, tecnologiche e finanziarie da investire: una programmazione di là da venire. Le risorse umane: sei anni fa, all’inizio del primo contratto della dirigenza, ci fu a nostro parere un grossolano errore nella valutazione economica del fondo dei medici. A fronte di una pianta organica che prevedeva oltre 400 dirigenti medici tra ospedali e territorio, il fondo in questione fu costituito sulla base dell’esistente (280 medici) e non sul previsto: peccato che quei 280 medici hanno spesso ricoperto gli incarichi, le responsabilità ed i turni anche di quelli previsti e mai assunti. O meglio, qualche assunzione nel tempo c’è stata, ma contemporaneamente il miraggio di un lavoro a Roma ha prodotto una irrefrenabile emorragia di sanitari, depauperando le già misere risorse professionali. Basti pensare che nel solo 2002 risultano cessati dal servizio ben 76 dirigenti a fronte di sole 38 assunzioni nel 2003 per i ben noti blocchi della legge finanziaria, nel 2003 altri colleghi ci hanno abbandonato e non sono stati ancora sostituiti, e nel 2004 il trend sarà invariato: hanno già acceso i razzi di partenza un pediatra, un ortopedico, un medico di pronto soccorso, almeno due sono pensionandi ed altri si stanno guardando intorno pronti a fare le valige o a spedire lettere di pensionamento…Risultato che a distanza di sei anni sempre 280 siamo, con una domanda notevolmente incrementata e con la nostra salute che risente delle difficoltà dei turni notturni, dei festivi e delle reperibilità, tutte retribuite al minimo contrattuale.
Il fattore economico. Circa un anno e mezzo or sono accadde un fatto strano: a 15 dirigenti amministrativi fu riconosciuto un notevole aumento nello stipendio di posizione basato sul fatto che il loro ruolo copriva anche i posti vacanti. 200.000 euro per 15 dirigenti, tacitamente rinnovati nel fondo anche per il 2003! Ci chiedemmo i motivi di queste elargizioni, alla pari dei motivi per i quali esistevano nel 2002 fondi per un discreto numero di consulenze esterne (ora notevolmente ridotte) e di 750.000 euro in 5 anni per il noleggio del parco auto aziendale. Potrei parlare dei 4 milioni di euro spesi per la nuova radiologia a Civitavecchia che ancora non funziona (e intanto non ci sono quasi più radiologi, nemmeno a Bracciano), degli 800.000 euro spesi per una risonanza mobile che offriva un servizio senza alcun controllo da parte nostra (si diceva che il cittadino la mattina facesse colazione con un cappuccino, una brioche ed una risonanza magnetica...). Per i medici invece non c’era nulla! A questo punto la nostra battaglia si è fatta più pressante e il riconoscimento che chiediamo è solo il risultato di 5 anni di mortificazioni, di demotivazioni e di amarezze a fronte di risultati decorosi e spesso misconosciuti. Chiediamo innanzitutto il rispetto delle regole, che sia fatto il massimo sforzo in chiarezza e trasparenza: il governo clinico di un’Azienda non è fatto di “spot” ma di strategie, meglio se conosciute e condivise”.

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