| Parla
Marco Benedetti, rappresentante sindacale dell’Anaao Assomed
aziendale: “L’ospedale di Bracciano è ridotto
a 40-45 posti letto: ma ha sentito proteste da parte della popolazione
o dei politici locali? Solo la Medicina vivacchia, il pronto soccorso
è al limite”. Tutti i retroscena di una sanità
sul lago che va alla deriva |
“Soldi
non ce ne sono: lo ha dichiarato anche il direttore amministrativo
Morabito in una intervista con la stampa, aggiungendo che stiamo
arrivando quasi al crac finanziario. A questo punto penso che il
rilancio di Bracciano sia soltanto una boutade”.
Il tono è ormai quello ironico di chi, dopo tanti annunci
non seguiti ai fatti, è giustamente sfiduciato. A parlare
è uno che le questioni le conosce da vicino, un addetto ai
lavori, medico e rappresentante sindacale per la Asl Rm/F dell’Anaao
Assomed. Le sue sono parole fin troppo chiare e la chiarezza la
usa sia quando scambia con noi una corrispondenza via e-mail sia
quando prende carta e penna e scrive a Storace. Non ottenendo risposta.
Il suo appare così, visto che manca l’interlocutore,
quasi un monologo. Di quelli crudi. E come tale ci piace riproporlo
in stralci. Si parla di un ospedale alla deriva, di una sanità
che sul lago, malgrado i proclami, è al collasso.
“Continua
intanto la fuga dei medici: due in pensione alla fine del 2003,
un radiologo di Civitavecchia trasferitosi a Tarquinia, un medico
di pronto soccorso di Civitavecchia trasferito a Roma, un ortopedico
e un medico sempre di Civitavecchia sono andati a Roma, un pediatra
a Bracciano quasi pensionato, altri sul piede di partenza e l’Azienda
che fa? NON LI SOSTITUISCE! Bracciano è ridotta a 40-45
posti letto: ma ha sentito proteste da parte della popolazione
o dei politici locali? S'è mosso qualcosa? Quali sono i
reparti di Bracciano più in sofferenza? Chirurgia e Ginecologia
per spazi e personale, ma l'Ortopedia non è da meno, forse
solo la Medicina vivacchia, il pronto soccorso è al limite.
In tutto questo bailamme l'Azienda ha deliberato la promozione
di alcuni medici (amici degli amici) con incarichi di alta specializzazione
o di struttura semplice, prima ancora di approvare l'atto aziendale,
in barba a tutte le norme contrattuali e alle raccomandazioni
espresse dalle organizzazioni sindacali, incarichi peraltro senza
retribuzione aggiuntiva, mentre il 95 degli altri dirigenti aspetta
ancora il giusto riconoscimento del proprio lavoro. Perché
solo loro? E poi noi medici diventiamo sempre meno e quindi siamo
costretti a lavorare in proporzione di più, ma a costo
zero (eppure l'Azienda ci guadagna), mentre ai dirigenti amministrativi,
specie ai soliti noti, vengono elargite retribuzioni aggiuntive
per incarichi superiori. Qualcosa non quadra.
Mi sono convinto che la mia azienda sia la più sfortunata
del Lazio: sia per motivi geografici che per cause economiche.
Dal punto di vista geografico abbiamo interi territori notevolmente
distanti da strutture sanitarie proprie, se non addirittura troppo
vicini a strutture di altre Asl o a aziende ospedaliere di riferimento
nazionale. Da quello economico scontiamo alcune decisioni scellerate
dei vecchi comitati di gestione che, volendo dimostrare ai vertici
regionali le proprie capacità di risparmio, hanno trascurato
nel corso degli anni il livello tecnologico e lo sviluppo professionale
delle risorse umane interne. Il nostro presidente del Consiglio
all’atto della nomina individuò per l’Italia
un percorso basato su uno slogan con tre I: Impresa, Internet,
Inglese. Anche da noi esistono le tre I: Imprevedibilità,
Improvvisazione e Irregolarità. L’Imprevedibilità
è legata all’anomalo e continuo succedersi di direttori
generali e commissari straordinari dal 1999 ad oggi (due direttori
e tre commissari, e non è ancora finita) che ha impedito
una corretta e gestibile programmazione. L’Improvvisazione
scaturisce dal continuo susseguirsi di provvedimenti-tampone volti
a migliorare, ma solo superficialmente, le condizioni di salute
di un malato grave quale è la Rm/F e la salute dei suoi
cittadini, spesso considerati come figli di un Dio minore. Da
diversi anni gli ospedali di Civitavecchia e Bracciano sono un
cantiere a cielo aperto, in continua trasformazione ma in perenne
degrado, con costi enormi che gravano sulla fiscalità generale
ma che non portano i benefici previsti: anzi, più si costruisce,
si ristruttura e si ammoderna, più si distrugge, si riprogetta,
si rivoluziona e ci si ridimensiona. Nel frattempo le strutture
private prosperano sempre di più, bene o male vanno avanti
con le loro forze e la tanto sbandierata competizione ci vede
a questo punto indietro come a una corsa a handicap. Un costo
enorme dal punto di vista economico, una sconfitta in termini
di immagine sociale e con responsabilità abilmente tenute
nascoste. Ma quando le responsabilità devono essere cercate,
e parlo di quelle mediche, si è subito dati in pasto alla
stampa. Irregolarità. L’atto aziendale, questo sconosciuto,
o come l’ha chiamato qualcuno “la fiera dei sogni”.
È stato scritto almeno tre volte. Ma l’atto dovrebbe
indicare non solo le caselle da riempire ma anche la “mission”
di una azienda, i suoi obiettivi, la sua strategia operativa e
le risorse umane, tecnologiche e finanziarie da investire: una
programmazione di là da venire. Le risorse umane: sei anni
fa, all’inizio del primo contratto della dirigenza, ci fu
a nostro parere un grossolano errore nella valutazione economica
del fondo dei medici. A fronte di una pianta organica che prevedeva
oltre 400 dirigenti medici tra ospedali e territorio, il fondo
in questione fu costituito sulla base dell’esistente (280
medici) e non sul previsto: peccato che quei 280 medici hanno
spesso ricoperto gli incarichi, le responsabilità ed i
turni anche di quelli previsti e mai assunti. O meglio, qualche
assunzione nel tempo c’è stata, ma contemporaneamente
il miraggio di un lavoro a Roma ha prodotto una irrefrenabile
emorragia di sanitari, depauperando le già misere risorse
professionali. Basti pensare che nel solo 2002 risultano cessati
dal servizio ben 76 dirigenti a fronte di sole 38 assunzioni nel
2003 per i ben noti blocchi della legge finanziaria, nel 2003
altri colleghi ci hanno abbandonato e non sono stati ancora sostituiti,
e nel 2004 il trend sarà invariato: hanno già acceso
i razzi di partenza un pediatra, un ortopedico, un medico di pronto
soccorso, almeno due sono pensionandi ed altri si stanno guardando
intorno pronti a fare le valige o a spedire lettere di pensionamento…Risultato
che a distanza di sei anni sempre 280 siamo, con una domanda notevolmente
incrementata e con la nostra salute che risente delle difficoltà
dei turni notturni, dei festivi e delle reperibilità, tutte
retribuite al minimo contrattuale.
Il fattore economico. Circa un anno e mezzo or sono accadde un
fatto strano: a 15 dirigenti amministrativi fu riconosciuto un
notevole aumento nello stipendio di posizione basato sul fatto
che il loro ruolo copriva anche i posti vacanti. 200.000 euro
per 15 dirigenti, tacitamente rinnovati nel fondo anche per il
2003! Ci chiedemmo i motivi di queste elargizioni, alla pari dei
motivi per i quali esistevano nel 2002 fondi per un discreto numero
di consulenze esterne (ora notevolmente ridotte) e di 750.000
euro in 5 anni per il noleggio del parco auto aziendale. Potrei
parlare dei 4 milioni di euro spesi per la nuova radiologia a
Civitavecchia che ancora non funziona (e intanto non ci sono quasi
più radiologi, nemmeno a Bracciano), degli 800.000 euro
spesi per una risonanza mobile che offriva un servizio senza alcun
controllo da parte nostra (si diceva che il cittadino la mattina
facesse colazione con un cappuccino, una brioche ed una risonanza
magnetica...). Per i medici invece non c’era nulla! A questo
punto la nostra battaglia si è fatta più pressante
e il riconoscimento che chiediamo è solo il risultato di
5 anni di mortificazioni, di demotivazioni e di amarezze a fronte
di risultati decorosi e spesso misconosciuti. Chiediamo innanzitutto
il rispetto delle regole, che sia fatto il massimo sforzo in chiarezza
e trasparenza: il governo clinico di un’Azienda non è
fatto di “spot” ma di strategie, meglio se conosciute
e condivise”.
|
|