la voce del lago
ANNO III - n. 22 - gennaio 2004
ECCO COME TROVAI LA MASCHERA
Parla Pietro Casasanta. Gli avori venduti per 10 milioni di dollari ad un italo-greco. Ma poi...

Settembre è il mese di Giove ed io le grandi scoperte le ho sempre fatte in settembre”. Afferma in qualche modo di agire sotto la buona stella del re dell’Olimpo Pietro Casasanta, 65 anni, anguillarino verace, personaggio noto alle forze dell’ordine per traffico illecito di reperti archeologici. Del resto sono suoi alcuni dei maggiori rinvenimenti degli ultimi tempi. Si parla di quella che fino a che Casasanta non la riportasse alla luce era rimasta una leggenda, la Triade capitolina, rinvenuta aIl’lnviolata di Guidonia ed oggi custodita al museo archeologico di Palestrina ed ora del volto di avorio, in mostra in questi giorni all’auditorium di Roma.
“Ho fatto i più grandi ritrovamenti di questo secolo nell’area del Mediterraneo” dice Casasanta. E come dargli torto. Anche gli studiosi concordano nell’affermare che la maschera d’avorio è un reperto di eccezionale rarità. Ma quali sono i retroscena di questa vicenda? Li svela a La Voce del Lago lo stesso Casasanta.
Gli archeologi affermano che violare un sito archeologico è come strappare la pagina di un libro, non si lascia più traccia del contesto in cui il ritrovamento è avvenuto. In realtà cosa ti sei trovato davanti?
“Parliamo di un sito che era già stato scavato a livello professionale. C’è da stabilire quando e da chi. Tant’è vero che frammenti come marmi parietali, marmi di pavimento erano tutti in una cisterna a 60 centimetri di profondità. Quando si ripuliva il terreno dopo uno scavo tutto il frammentame ritenuto inutile si metteva insieme in una stanza, in un locale. Lo scavo era stato quindi già fatto. Una ipotesi la posso avanzare. Secondo me lo scavo è stato fatto nel Trecento quando Santa Maria di Galeria è stata assediata dagli Orvietani per circa trent’anni con lo scopo di derubarla dei marmi che servivano per la costruzione del Duomo della città. Il sito è stato sempre feudo di Santa Maria di Galeria fino agli anni più recenti. Il terreno si presentava quasi assolutamente pulito, solo con qualche traccia di piccole tessere di pasta vitrea, di qualche frammento di marmo pregiato”.
Perché allora scavare lì dove era già era stato scavato?

Il sito del ritrovamento della maschera, una villa romana del I secolo a.C.

“Perché in quel sito ci andavo tutti gli anni dopo le arature e dopo le prime piogge di autunno a raccogliere qualche monetina, qualche frammento pregiato. Vi avevo trovato quattro/cinque frammenti di una pietra dura molto importante che è l’agata fasciata in tasselli di mezzo millimetro con ancora sotto la mistura che serviva per attaccarli. Ho pensato che fosse possibile che quei tasselli provenissero dal rivestimento di una statua criselefantina. La cosa mi sembrava quasi un sogno. Ma i frammenti c’erano e qualcosa dovevano significare. C’erano poi frammenti di una certa ricchezza come il rosso antico e molto pavonazzetto. Presi un mezzo meccanico, uno scavatore, e cominciammo a scavare. Trovammo la cisterna dove c’era anche un bassorilievo frammentato (140x70 centimetri) che rappresentava le Tre Grazie in una versione che si è conosciuta solo a Pompei.
Solo in un secondo tempo, a due/tre metri dalla cisterna, abbiamo ritrovato gli avori. Ho visto sopra la benna che emergeva la maschera. Gli avori erano insieme a quattro statue egizie. La più grande di queste statue era di 80 centimetri, le altre erano di 20/40 centimetri. A quel punto abbiamo proseguito a mano. Quel sito doveva essere molto ricco e, ripeto, era stato scavato scientificamente. Poiché gli avori e le statue egizie rappresentavano idoli pagani a chi fece lo scavo (non si può pensare all’epoca napoleonica altrimenti ne avremmo avuta qualche traccia) non interessavano. Gli avori furono privati dei busti di oro e insieme alle statue egizie vennero dimenticate lì”.
Come si sono svolte le trattative per la vendita?
Molto semplicemente. Sono avvenute ad Anguillara con i reperti su un tavolo e noi intorno che discutevamo. Ho venduto tutta la partita, statue egizie ed avori, ad un unico cliente. Il prezzo pattuito era duO milioni di dollari, circa 20 miliardi di lire. Ma ho faticato per incassare 800 milioni di lire. Dopo di che non sono riuscito ad incassare più niente. Da ciò nasce la mia collaborazione col giudice. Quando ho capito che non avrei più preso una lira sono andato dal giudice Ferri e l’ho messo in condizioni di recuperare tutto. Il compratore era un italo greco che viveva a Monaco, in Germania. So che questo signore aveva poi venduto tutto per trenta miliardi di lire. I carabinieri hanno fatto dei sequestri nell’abitazione dell’italo-greco ma non hanno trovato nulla. Venne poi arrestata a Cipro un’antiquaria di Zurigo che per migliorare la sua posizione parlò degli avori dicendo che erano a Londra ed a Londra sono stati ritrovati. Anche le statue egizie verranno ritrovate. Erano cmquant’anni che non si facevano ritrovamenti di cose egizie”.
Anche per questi ritrovamenti subirai un processo.
“Una volta che tu ammetti di aver fatto una determinata cosa che è reato il processo diventa un passo obbligato. Secondo me la cultura greca, la cultura romana sono universali, questo è il punto. Perché dovrei dare qualcosa a questo Stato che sa solo processarmi senza darmi alcun riconoscimento, a questi governi che danno indietro la Venere capitolina e l’obelisco di Axum. Per la Triade che è una ricchezza per il paese e per le future generazioni proprio in questo momento sto scontando un anno di arresti domiciliari. Mi arriveranno poi uno o due anni per gli avori. Quanto ad Anguillara, sono mesi che di questi ritrovamenti ne parla il mondo, ma l’attuale amministrazione ha voluto ignorare volutamente questa cosa per non darmi soddisfazione. Se dico che queste cose sono uscite da Anguillara è perché non solo è vero ma è perché spero che il paese ne abbia beneficio”.
Graziarosa Villani

 
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