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Vivo
a Bracciano ma avevo scelto di partorire all'Ospedale BelcoIle di
Viterbo poiché è fornito di un reparto di Ostetricia
e Ginecologia all'avanguardia, ed ho seguito il corso di preparazione
alla nascita presso il locale consultorio.
Una rottura anticipata delle acque mi ha costretta però ad
un ricovero all'Ospedale più vicino, nel mio caso il "Padre
Pio" dì Bracciano. "Poco male - mi sono detta -
mi sono preparata, so quello che voglio per me e per il mio bambino,
parlandone con i dottori e con il personale ospedaliero non ci dovrebbero
essere grossi problemi".
Non avevo però fatto i conti con le regole rigide ed antiquate
adottate in questo ospedale, soprattutto nella gestione del nido
e dei neonati, regole da anni ritenute nocive sia per la mamma che
per il bambino, in quanto stravolgono la macchina perfetta della
natura. Oltre all'inospitalità degli ambienti (un unico,
bagno per tutto il reparto, la sala travaglio nello stesso corridoio
delle camere - che costringe le puerpere a sorbirsi le urla e i
gemiti delle partorienti - la sala parto al piano di sopra rispetto
alla sala travaglio), la vera disavventura è iniziata dal
momento in cui ho partorito. E' nata una bimba sana con un parto
naturale, ma dopo un breve contatto e dopo avermela fatta vedere
solo per poco già inscatolata in un lettino termico, il personale
medico l'ha portata via.
Nonostante le mie richieste di poterla attaccare subito al seno,
dalle 8,25, ora in cui è nata, me l'avrebbero portata solo
alle 13, visto che prima doveva stare per due ore nella culla termica
e poi occorreva aspettare il turno di allattamento successivo. Perché?
Non ci volevo credere: le regole vigenti in questo ospedale negano
il bambino alla propria madre, quando questa lo richiede, contro
ogni legge di natura, nonostante varie raccomandazioni dell'OMS,
vari regolamenti attuativi e leggi regionali e tutti i progressi
della recente neonatologia. Ho dovuto dar fondo alle ultime energie
rimastemi, dopo nove ore di travaglio, per ottenere di avere mia
figlia a due ore dalla nascita.
Per i tre giorni di degenza ho dovuto sopportare: di vedere mia
figlia per meno di un'ora ogni quattro ore; di non poterla allattare
a sua richiesta per soddisfare il suo bisogno e per stimolare il
più possibile il seno; di veder somministrare alla bimba
un composto di acqua e zucchero e di vederle usare la tettarella.
Questo nonostante nel reparto fossero presenti solo due neonati.
Questi comportamenti, soprattutto se adottati nei primi giorni di
vita del neonato, oltre a rendere al neonato più traumatico
il suo ingresso alla vita, compromettono seriamente il corretto
avvio dell'allattamento al seno: il bambino non impara a succhiare
il latte materno, infatti la suzione dalla tettarella è diversa
rispetto al capezzolo, e alimentarsi dal biberon è per lui
meno faticoso che non dal seno; inoltre se il seno non viene stimolato
sufficientemente, la montata lattea può ritardare e la produzione
del latte può in seguito rivelarsi insufficiente per la completa
alimentazione del neonato.
Per quanto riguarda il padre, questi si è visto proibire
di stare con me e con la figlia al di fuori dell'orario delle visite
previste per tutti (poteva vedere la piccola dietro un vetro 40
minuti al giorno).
Solo l'elasticità di parte del personale medico e paramedico
ha reso meno traumatica e più umana questa esperienza di
parto, rendendola accettabile per me, per la bimba e per il padre.
Finalmente con il ritorno a casa ho potuto impostare correttamente
l'allattamento, anche con il valido aiuto della Lega per l'allattamento
materno, che è presente a Bracciano con una sua consulente.
Ora allatto al seno a richiesta della bimba e lei succhia per la
quantità di latte e per il tempo che gradisce.
Questo ha favorito, e favorisce, una crescita e un aumento di peso
più che soddisfacenti, quando non superiori alla media. Inoltre
esce tutti i giorni per una lunga passeggiata all'aria aperta e
non ha il minimo accenno di
malessere nonostante le rigide temperature di questo periodo. Il
contatto con la mamma, la compagnia del papà, il latte materno
e un pò di sole è tutto ciò di cui ha bisogno.
Infatti è serena, sorridente e socievole.
Per me la disavventura ha avuto un lieto fine, ma purtroppo da altre
mamme ho avuto testimonianze molto più negative della mia.
Monica Tescione |
Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS)
1979. Il benessere psicologico della madre deve essere assicurato
non solo dalla presenza di una persona di sua scelta durante il
parto, ma anche dalla possibilità di ricevere liberamente
visite durante il periodo post natale. E' quanto suggerisce I'OMS-UNICEF
nella sua raccomandazione per "favorire e sostenere l'allattamento
al seno". In particolare si raccomanda ai servizi sanitari
dei paesi membri pratiche ostetriche che facilitino l'allattamento
esclusivo, immediato ed a richiesta del neonato, lasciandolo nella
stanza della puerpera.
1990. L'OMS e l'UNICEF, nella Dichiarazione degli Innocenti, impegnano
tutti gli stati firmatari (fra cui l'Italia) ad adoperarsi per mettere
tutte le donne in grado di attuare l'allattamento materno esclusivo.
1995. In un'altra raccomandazione dell'OMS sulla "Tecnologia
appropriata per la nascita", si sottolinea la necessità
di promuovere immediatamente l'allattamento al seno, anche prima
di lasciare la sala parto. Cioè "il neonato sano deve
restare con la madre".
Regione Lazio
1985. Regione Lazio, legge N. 84 sulla "Riorganizzazione dei
presidi sanitari per la tutela psico-affettiva del parto".
Stabilisce che nei reparti di maternità si debbono attuare
condizioni atte a garantire il contatto immediato fra madre e neonato,
e favorire fin dalle prime ore dopo il parto l'allattamento al seno;
su richiesta della madre il neonato sano può stare in stanza
con lei.
Lega per l'allattamento materno (Leche League)
E' un organizzazione di volontariato internazionale assistenziale
apartitica, aeonfessionale, senza scopo di Iucro, fondata nel 1956,
attualmente presente in 66 paesi del mondo con circa 8.000 consulenti.
Essa opera dando informazioni e sostegno alle madri che allattano,
attraverso consulenze telefoniche, gruppi d'incontro e con l'aiuto
del suo Comitato di consulenza scientifica.
La consulente a Bracciano è Angela Verde, tel. 06/9986839,
angelaverde@inwind.it.
http://www.lalecheleague.org/lang/langltaliano.html |