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Per
il capogruppo regionale di Rifondazione Salvatore Bonadonna: “si
tratta di istigazione a delinquere che promana dal governo”.
Nel quinquennio 1994-1998 sono state realizzate nel Lazio ben 20.000
nuove costruzioni abusive per un totale di oltre 15 milioni di metri
cubi di cemento. Il parco di Bracciano- Martignano rappresenta un
esempio eclatante di abusivismo edilizio in aree naturali protette
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| Abusi
in attesa di condono |
Una
casa rurale con annessa stalla....? (Villa con giardino) |
In linea con
la politica economica e sociale, ma anche giudiziaria, che questo
governo porta avanti da quando si è insediato, Berlusconi
e Tremonti hanno dato il via libera al condono edilizio per fare
cassa e far fronte al disastro economico prodotto dal liberismo
su scala nazionale, europea ed internazionale.
Sostanzialmente si procede sulla linea di legittimare i comportamenti
illegali di coloro che hanno portato i propri capitali all’estero,
di impedire le rogatorie internazionali che possono suffragare le
ipotesi di reato, di vendere – come si propone oggi con il
condono edilizio – la cancellazione dei reati contro l’ambiente
e la pubblica amministrazione.
Il segnale che viene dato è chiaro: i “furbi”,
coloro che hanno avuto comportamenti da farsi perdonare sono i referenti
privilegiati del governo Berlusconi. I cittadini onesti sono la
mucca da mungere, considerati dei buontemponi che hanno creduto
che lo Stato, le leggi sono uguali per tutti e vanno rispettate.
La rottura della legalità repubblicana sembra essere diventata
la norma dell’agire di questo governo; esempio clamoroso di
“sovversivismo delle classi dirigenti”.
La questione ambientale costituisce per noi il motivo principale
dell’opposizione al condono edilizio così come alla
legge delega sull’ambiente del ministro Matteoli, alla “legge
obiettivo” di Lunardi che consente le “grandi opere”
devastanti, alla legge “sblocca centrali” di Marzano
e a quella di “antenna selvaggia” di Gasparri. Nel caso
del condono edilizio, come in quello di tutti gli altri condoni,
la nostra opposizione si rafforza per il segnale di “incentivo
all’illegalità” che promana da questi interventi.
È una sorta di “istigazione a delinquere” che
promana dal governo. Dopo il condono previdenziale è caduto
il flusso di contributi all’Inps; cade il livello delle entrate
fiscali nella misura in cui chi evade sa che, nella peggiore delle
ipotesi e tra qualche anno, potrà cavarsela risparmiando
notevolmente. È evidente che il lavoro dipendente è
escluso da tale “privilegio”.
Il condono edilizio dell’84, presidente Craxi, fece balzare
il livello dell’abusivismo e portò al condono del primo
governo Berlusconi. Da allora, e specialmente da quando si riparla
di condono, in pratica da almeno un anno, l’abusivismo edilizio
ha avuto un’impennata e solo qualche Regione e qualche amministrazione
comunale hanno cercato di contrastarlo anche attraverso le demolizioni.
Il territorio di questo Paese, le coste, le colline e le montagne,
la campagna e le aree agricole che circondano le città, conoscono
la piaga dell’abusivismo edilizio e gli scempi che ha prodotto
sull’ambiente, sul paesaggio, sul principio di legalità
e sull’uguaglianza dei cittadini. Per non considerare i costi
sociali scaricati sulle comunità locali per le opere di urbanizzazione,
per i servizi che queste hanno dovuto approntare fuori di ogni programmazione
della spesa delle proprie risorse. La Regione Lazio, ovviamente,
non fa eccezione. Dopo il condono approvato dal primo governo Berlusconi,
nel quinquennio 1994-1998 sono state realizzate ben 20.000 nuove
costruzioni abusive per un totale di oltre 15 milioni di metri cubi
di cemento. Oggi, sull’intero territorio regionale, secondo
l’Arma dei carabinieri esiste un livello di illegalità
del 42% per i reati di inquinamento paesaggistico ambientale, ovvero
di abusivismo edilizio. Il tutto mentre la tipologia dell’abusivismo
cambia. I costruttori, infatti si stanno spostando sempre più
dalle periferie alle aree pregiate, ad iniziare dai parchi, dove
secondo uno studio di Legambiente, 33 lottizzazioni su 74 non sono
regolari: il parco dei Laghi di Bracciano e Martignano rappresenta
un esempio eclatante di abusivismo edilizio in aree naturali protette.
Ma torniamo alla situazione generale.
Già con la super DIA, il governo ha determinato una liberalizzazione
selvaggia degli interventi nei centri abitati e nei centri storici
di quelle stesse città d’arte che si vorrebbero blindate
e precluse alla vita democratica; con la Patrimonio spa l’intero
patrimonio culturale e artistico del Paese viene ridotto a merce
con la quale fare cassa; il condono edilizio viene presentato come
altra fonte per acquisire entrate a beneficio di chi ha violato
le leggi, esattamente come con i condoni fiscali. È necessario
intervenire perché tutto ciò non avvenga!
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| Ancora
abusi... |
Il
condono è atteso come "la manna" |
Il dramma che abbiamo conosciuto, di bambini uccisi dalla superficialità
delle normative, dalla leggerezza con la quale intervengono anche
le amministrazioni sugli edifici pubblici, dall’incuria diffusa
per il territorio e per l’ambiente, debbono indirizzare ogni
sforzo, ogni risorsa a recuperare gli errori fatti, il tempo perduto,
per mettere in sicurezza gli edifici e il territorio, per attivare
quella prevenzione di cui si parla sempre “dopo” che
le tragedie si consumano.
Non condividiamo le tesi di chi sostiene che “ le costruzioni
abusive esistono e tanto vale regolarizzarle e recuperarle”.
A parte il fatto che non tutto è recuperabile e molto è
da demolire, non si può accettare che i comportamenti illeciti
vengano privilegiati rispetto a quelli leciti. E sappiamo quanto
costa recuperare l’abusivismo sia in termini di risorse finanziarie
sia in termini di politiche urbanistiche condizionate dagli insediamenti
abusivi.
È positivo che tanti sindaci, presidenti di Province e di
Regioni abbiano già fatto sentire la propria voce contro
questo provvedimento che vanifica ogni sforzo di dare sistemazioni
urbanistiche razionali alle città e ai territori. In modo
forte, unitario ed organizzato deve farsi sentire un movimento di
lotta contro queste misure e a sostegno di una nuova politica dell’abitare
le città e fruire dei territori, dei paesaggi, dell’ambiente
che definisce le identità storiche e culturali del nostro
Paese.
Nessuna mistificazione. Quando si punta a recuperare quasi quattro
milioni di euro, non si tratta di sanare la tettoia o la finestra
abusivamente realizzati; si tratta di legittimare milioni di metri
cubi che sono sorti in dispregio delle norme urbanistiche, paesaggistiche,
idrogeologiche che presidiano il territorio. Ce ne rendiamo conto
tutte le volte che un’alluvione o una frana spazzano via case
che non avrebbero dovuto mai essere costruite in quelle aree!
Salvatore Bonadonna
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L’appello
degli architetti obiettori di coscienza
L’abusivismo
ha prodotto danni irreparabili in tutto il territorio nazionale.
L’annuncio di un provvedimento di condono edilizio
alimenta già di per sé nuove forme di abuso.
Non esiste un condono eticamente "leggero" né
i suoi effetti sul territorio lo saranno mai: l’insieme
dei piccoli ed innumerevoli abusi al pari dei più
clamorosi sono un danno per il proprietario del lotto adiacente
così come per l’intera collettività.
Tutto il territorio è antropizzato e tutto il territorio
è paesaggio. Difenderlo significa controllare, attraverso
il progetto di architettura, la sua trasformazione all’interno
di modalità consapevoli e condivise, in cui si incontrino
e confrontino interessi collettivi ed individuali. L’abuso
edilizio nega tutto ciò dando ragione unicamente
alla speculazione e all’imposizione dell’interesse
privatistico. Tutti i giorni nella nostra pratica professionale
ci confrontiamo non solo con l’insieme delle regole
che la comunità si è data, ma siamo anche
chiamati a fornire gli strumenti per la costruzione di quelle
stesse leggi necessarie alla salvaguardia dei singoli e
del territorio.
Ignorare o eludere tali leggi significa non solo offendere
il nostro lavoro, ma soprattutto gli interessi della collettività.
(Tratto da www.nocondono.com)
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