la voce del lago
n. 19 - ottobre 2003
L'ILLEGALITA' PREMIATA COL CONDONO IL SACCHEGGIO DEL TERRITORIO
Per il capogruppo regionale di Rifondazione Salvatore Bonadonna: “si tratta di istigazione a delinquere che promana dal governo”. Nel quinquennio 1994-1998 sono state realizzate nel Lazio ben 20.000 nuove costruzioni abusive per un totale di oltre 15 milioni di metri cubi di cemento. Il parco di Bracciano- Martignano rappresenta un esempio eclatante di abusivismo edilizio in aree naturali protette
Abusi in attesa di condono Una casa rurale con annessa stalla....? (Villa con giardino)
In linea con la politica economica e sociale, ma anche giudiziaria, che questo governo porta avanti da quando si è insediato, Berlusconi e Tremonti hanno dato il via libera al condono edilizio per fare cassa e far fronte al disastro economico prodotto dal liberismo su scala nazionale, europea ed internazionale.
Sostanzialmente si procede sulla linea di legittimare i comportamenti illegali di coloro che hanno portato i propri capitali all’estero, di impedire le rogatorie internazionali che possono suffragare le ipotesi di reato, di vendere – come si propone oggi con il condono edilizio – la cancellazione dei reati contro l’ambiente e la pubblica amministrazione.
Il segnale che viene dato è chiaro: i “furbi”, coloro che hanno avuto comportamenti da farsi perdonare sono i referenti privilegiati del governo Berlusconi. I cittadini onesti sono la mucca da mungere, considerati dei buontemponi che hanno creduto che lo Stato, le leggi sono uguali per tutti e vanno rispettate. La rottura della legalità repubblicana sembra essere diventata la norma dell’agire di questo governo; esempio clamoroso di “sovversivismo delle classi dirigenti”.
La questione ambientale costituisce per noi il motivo principale dell’opposizione al condono edilizio così come alla legge delega sull’ambiente del ministro Matteoli, alla “legge obiettivo” di Lunardi che consente le “grandi opere” devastanti, alla legge “sblocca centrali” di Marzano e a quella di “antenna selvaggia” di Gasparri. Nel caso del condono edilizio, come in quello di tutti gli altri condoni, la nostra opposizione si rafforza per il segnale di “incentivo all’illegalità” che promana da questi interventi.
È una sorta di “istigazione a delinquere” che promana dal governo. Dopo il condono previdenziale è caduto il flusso di contributi all’Inps; cade il livello delle entrate fiscali nella misura in cui chi evade sa che, nella peggiore delle ipotesi e tra qualche anno, potrà cavarsela risparmiando notevolmente. È evidente che il lavoro dipendente è escluso da tale “privilegio”.
Il condono edilizio dell’84, presidente Craxi, fece balzare il livello dell’abusivismo e portò al condono del primo governo Berlusconi. Da allora, e specialmente da quando si riparla di condono, in pratica da almeno un anno, l’abusivismo edilizio ha avuto un’impennata e solo qualche Regione e qualche amministrazione comunale hanno cercato di contrastarlo anche attraverso le demolizioni.
Il territorio di questo Paese, le coste, le colline e le montagne, la campagna e le aree agricole che circondano le città, conoscono la piaga dell’abusivismo edilizio e gli scempi che ha prodotto sull’ambiente, sul paesaggio, sul principio di legalità e sull’uguaglianza dei cittadini. Per non considerare i costi sociali scaricati sulle comunità locali per le opere di urbanizzazione, per i servizi che queste hanno dovuto approntare fuori di ogni programmazione della spesa delle proprie risorse. La Regione Lazio, ovviamente, non fa eccezione. Dopo il condono approvato dal primo governo Berlusconi, nel quinquennio 1994-1998 sono state realizzate ben 20.000 nuove costruzioni abusive per un totale di oltre 15 milioni di metri cubi di cemento. Oggi, sull’intero territorio regionale, secondo l’Arma dei carabinieri esiste un livello di illegalità del 42% per i reati di inquinamento paesaggistico ambientale, ovvero di abusivismo edilizio. Il tutto mentre la tipologia dell’abusivismo cambia. I costruttori, infatti si stanno spostando sempre più dalle periferie alle aree pregiate, ad iniziare dai parchi, dove secondo uno studio di Legambiente, 33 lottizzazioni su 74 non sono regolari: il parco dei Laghi di Bracciano e Martignano rappresenta un esempio eclatante di abusivismo edilizio in aree naturali protette. Ma torniamo alla situazione generale.
Già con la super DIA, il governo ha determinato una liberalizzazione selvaggia degli interventi nei centri abitati e nei centri storici di quelle stesse città d’arte che si vorrebbero blindate e precluse alla vita democratica; con la Patrimonio spa l’intero patrimonio culturale e artistico del Paese viene ridotto a merce con la quale fare cassa; il condono edilizio viene presentato come altra fonte per acquisire entrate a beneficio di chi ha violato le leggi, esattamente come con i condoni fiscali. È necessario intervenire perché tutto ciò non avvenga!
Ancora abusi... Il condono è atteso come "la manna"

Il dramma che abbiamo conosciuto, di bambini uccisi dalla superficialità delle normative, dalla leggerezza con la quale intervengono anche le amministrazioni sugli edifici pubblici, dall’incuria diffusa per il territorio e per l’ambiente, debbono indirizzare ogni sforzo, ogni risorsa a recuperare gli errori fatti, il tempo perduto, per mettere in sicurezza gli edifici e il territorio, per attivare quella prevenzione di cui si parla sempre “dopo” che le tragedie si consumano.
Non condividiamo le tesi di chi sostiene che “ le costruzioni abusive esistono e tanto vale regolarizzarle e recuperarle”. A parte il fatto che non tutto è recuperabile e molto è da demolire, non si può accettare che i comportamenti illeciti vengano privilegiati rispetto a quelli leciti. E sappiamo quanto costa recuperare l’abusivismo sia in termini di risorse finanziarie sia in termini di politiche urbanistiche condizionate dagli insediamenti abusivi.
È positivo che tanti sindaci, presidenti di Province e di Regioni abbiano già fatto sentire la propria voce contro questo provvedimento che vanifica ogni sforzo di dare sistemazioni urbanistiche razionali alle città e ai territori. In modo forte, unitario ed organizzato deve farsi sentire un movimento di lotta contro queste misure e a sostegno di una nuova politica dell’abitare le città e fruire dei territori, dei paesaggi, dell’ambiente che definisce le identità storiche e culturali del nostro Paese.
Nessuna mistificazione. Quando si punta a recuperare quasi quattro milioni di euro, non si tratta di sanare la tettoia o la finestra abusivamente realizzati; si tratta di legittimare milioni di metri cubi che sono sorti in dispregio delle norme urbanistiche, paesaggistiche, idrogeologiche che presidiano il territorio. Ce ne rendiamo conto tutte le volte che un’alluvione o una frana spazzano via case che non avrebbero dovuto mai essere costruite in quelle aree!
Salvatore Bonadonna
L’appello degli architetti obiettori di coscienza

L’abusivismo ha prodotto danni irreparabili in tutto il territorio nazionale.
L’annuncio di un provvedimento di condono edilizio alimenta già di per sé nuove forme di abuso. Non esiste un condono eticamente "leggero" né i suoi effetti sul territorio lo saranno mai: l’insieme dei piccoli ed innumerevoli abusi al pari dei più clamorosi sono un danno per il proprietario del lotto adiacente così come per l’intera collettività.
Tutto il territorio è antropizzato e tutto il territorio è paesaggio. Difenderlo significa controllare, attraverso il progetto di architettura, la sua trasformazione all’interno di modalità consapevoli e condivise, in cui si incontrino e confrontino interessi collettivi ed individuali. L’abuso edilizio nega tutto ciò dando ragione unicamente alla speculazione e all’imposizione dell’interesse privatistico. Tutti i giorni nella nostra pratica professionale ci confrontiamo non solo con l’insieme delle regole che la comunità si è data, ma siamo anche chiamati a fornire gli strumenti per la costruzione di quelle stesse leggi necessarie alla salvaguardia dei singoli e del territorio.
Ignorare o eludere tali leggi significa non solo offendere il nostro lavoro, ma soprattutto gli interessi della collettività.
(Tratto da www.nocondono.com)

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