la voce del lago

n. 18 - settembre 2003

CALEPIO SCAVI NELL’ECOMAFIA
Finisce sotto inchiesta della magistratura una società del Gruppo Brignoli, lo stesso della Sel di Cupinoro. È accusata di esalazioni tossiche e inquinamento della falda da naftaline. La conferma da Rapporto 2003 di Legambiente
È intitolato Rapporto Ecomafia 2003. Lo ha realizzato Legambiente, con la collaborazione di procure e forze dell’ordine, e ha i toni di una dettagliata cronaca giudiziaria. Il volume, che vanta una presentazione di Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, ha ottenuto recensioni sulle maggiori testate ed è stato fonte per vari articoli che hanno focalizzato i tanti aspetti del malaffare tra traffico illecito di rifiuti, abusivismo, racket di animali, veleni nel piatto.
Tra le tante ditte finite nelle maglie della giustizia anche la Calepio Scavi facente parte del Gruppo Brignoli, lo stesso gruppo del quale fa parte la S.E.L. Servizi Ecologici Laziali Scrl, la società che gestisce la discarica di Cupinoro a Bracciano (si veda al riguardo www.calepioscavi.it ).
“C'è poi il caso della Calepio Scavi - si legge a pagina 171 del Rapporto - proprietaria, tra le altre, della cava di Credaro (finita davanti al magistrato per esalazioni tossiche e inquinamento della falda da naftaline) e della cava di Foresto Sparso, la cui autorizzazione è bloccata in Provincia, e di numerose altre cave in tutta la provincia di Bergamo, a onor del vero anche alcune legali. È ancora l’intraprendente ditta a essere inquisita per il ritrovamento di fusti tossico nocivi nel cantiere aperto per il risanamento degli argini del Po nel mantovano”.
Davvero un brutto biglietto da visita per il Gruppo Brignoli e per la Sel di Cupinoro che, probabilmente per placare le polemiche avviate dall’intervento dei Nas nell’impianto di Cupinoro, che ha portato al sequestro di due tubazioni che gli inquirenti ritengono fosse percolato, si affannano in questi mesi a rilanciare la loro immagine con sponsorizzazioni su opuscoli, cartelli stradali, etc. affidandosi ad un bambino con una margherita in mano su un prato fiorito.
Spazio alla fantasia. Ma restano i fatti. Oltre all’inchiesta dei carabinieri, anche l’atteggiamento temporeggiatore del Comune di Bracciano che non ha ancora risposto alle numerose richieste di visione di tutti gli atti amministrativi sulla vicenda Cupinoro tra le quali quella del presidente regionale di Legambiente Maurizio Gubbiotti e il documento della Soprintendenza per l’Etruria Meridionale che risale al 1991 col quale si conferma la presenza sui terreni della discarica di una villa romana.
Del resto Cupinoro fu la scintilla che fece scoppiare Braccianopoli, un’inchiesta svilita dal demone delle prescrizioni che ha coperto con un velo le ipotesi di un do ut des, di tangenti in cambio di concessioni che coinvolse tutta la vecchia guardia braccianese con in primis Romolo Mangoni che da assessore all’ambiente firmò la concessione.
G.V.
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