CALEPIO
SCAVI NELL’ECOMAFIA |
| Finisce
sotto inchiesta della magistratura una società del Gruppo Brignoli,
lo stesso della Sel di Cupinoro. È accusata di esalazioni tossiche
e inquinamento della falda da naftaline. La conferma da Rapporto 2003
di Legambiente |
 |
È intitolato
Rapporto Ecomafia 2003. Lo ha realizzato Legambiente, con la collaborazione
di procure e forze dell’ordine, e ha i toni di una dettagliata
cronaca giudiziaria. Il volume, che vanta una presentazione di Pier
Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, ha ottenuto recensioni
sulle maggiori testate ed è stato fonte per vari articoli che
hanno focalizzato i tanti aspetti del malaffare tra traffico illecito
di rifiuti, abusivismo, racket di animali, veleni nel piatto.
Tra le tante ditte finite nelle maglie della giustizia anche la Calepio
Scavi facente parte del Gruppo Brignoli, lo stesso gruppo del quale
fa parte la S.E.L. Servizi Ecologici Laziali Scrl, la società
che gestisce la discarica di Cupinoro a Bracciano (si veda al riguardo
www.calepioscavi.it ).
“C'è poi il caso della Calepio Scavi - si legge a pagina
171 del Rapporto - proprietaria, tra le altre, della cava di Credaro
(finita davanti al magistrato per esalazioni tossiche e inquinamento
della falda da naftaline) e della cava di Foresto Sparso, la cui autorizzazione
è bloccata in Provincia, e di numerose altre cave in tutta
la provincia di Bergamo, a onor del vero anche alcune legali. È
ancora l’intraprendente ditta a essere inquisita per il ritrovamento
di fusti tossico nocivi nel cantiere aperto per il risanamento degli
argini del Po nel mantovano”.
Davvero un brutto biglietto da visita per il Gruppo Brignoli e per
la Sel di Cupinoro che, probabilmente per placare le polemiche avviate
dall’intervento dei Nas nell’impianto di Cupinoro, che
ha portato al sequestro di due tubazioni che gli inquirenti ritengono
fosse percolato, si affannano in questi mesi a rilanciare la loro
immagine con sponsorizzazioni su opuscoli, cartelli stradali, etc.
affidandosi ad un bambino con una margherita in mano su un prato fiorito.
Spazio alla fantasia. Ma restano i fatti. Oltre all’inchiesta
dei carabinieri, anche l’atteggiamento temporeggiatore del Comune
di Bracciano che non ha ancora risposto alle numerose richieste di
visione di tutti gli atti amministrativi sulla vicenda Cupinoro tra
le quali quella del presidente regionale di Legambiente Maurizio Gubbiotti
e il documento della Soprintendenza per l’Etruria Meridionale
che risale al 1991 col quale si conferma la presenza sui terreni della
discarica di una villa romana.
Del resto Cupinoro fu la scintilla che fece scoppiare Braccianopoli,
un’inchiesta svilita dal demone delle prescrizioni che ha coperto
con un velo le ipotesi di un do ut des, di tangenti in cambio di concessioni
che coinvolse tutta la vecchia guardia braccianese con in primis Romolo
Mangoni che da assessore all’ambiente firmò la concessione.
G.V. |
|