la voce del lago
n. 18 - settembre 2003
CAMBIA IL DESIGN DEI CASSONETTI
MA LA SPAZZATURA AUMENTA
Dall’isola ecologica, contestata a Castel Giuliano, al trash-bogle, all’ecocubo, e xbagage progettati a Milano per il New domestictrashscape. I contenitori si fanno artistici e l’immondizia diventa oggetto di osservazione “orwelliana” per gli esperti di marketing. Ma la differenziata langue. Ogni italiano produce 420 chili di rifiuti all’anno
I nuovi cassonetti a scomparsa a Castel Giuliano
Il tutto risale ad un paio d’anni fa. Un bel giorno degli operai fecero una grossa buca dove i vecchietti del paese erano soliti discutere seduti all’ombra di tre pini posti in un lato della piazza centrale di Castel Giuliano. La gente del paese incuriosita chiese agli operai il perché di quella buca profonda. “Qui ci verrà un’isola ecologica”, rispose il ruspista. La notizia corse di via in via (che da noi si chiama vicolo) di casa in casa. La fantasia popolare prese il sopravvento. “L’isola ecologica deve sicuramente essere qualcosa di bello”, si disse in giro. “Un regalo della giunta Sala, e voi – rivolto ad un gruppetto di scettici – che andate a dire in giro che in due legislazioni non è stato fatto nulla per Castel Giuliano”, disse un ex socialista antiberlusconiano. “Se c’è la parola isola, ci sarà sicuramente dell’acqua”, si aggiunse poi. E giù ancora fantasia, immaginazione e illazioni.
Nulla di tutto questo. Ci fu delusione sui volti ingrinziti dei vecchi quando si scoprì che l’isola ecologica non è altro che una grossa pattumiera a scomparsa: invece che dei cassonetti sopra il suolo, vengono posti sotto. L’opera sorge nel lato più bello della piazza. Fu coperta alla comune vergogna, compresa quella del Santo, durante la festa del paese. “La piazza - dissero in processione - sembrava un’altra”.
Il Polo del sindaco Negri ci ha costruito sopra un programma elettorale. Come in un passo del “viaggio elettorale” del De Santis, Castel Giuliano aveva preso il posto di Morra Irpina, dove si portava la gente a vedere di persona le nefandezze fatte in precedenza. Una specie di oggetto di culto al contrario. Si scattarono foto, si fecero promesse alle quali si aggiunsero parole : “mai più” o frasi: “toglierla di lì sarà la nostra prima azione”. Poi nulla; il tempo è passato, i vecchi hanno cambiato ombra, anche perché i tre pini sono stati barbaramente potati tanto per non fare più ombra. Incompetenza o altro?
Forse è per il fatto che la mia casa d’infanzia sorge su un cumulo di vecchia e comune discarica, che la spazzatura mi ha sempre affascinato: svela cose sui nostri comportamenti, anche in assenza dell’onnipresente occhio orwelliano. Dal contenuto dei sacchetti di rifiuti si potrebbe scoprire chi li ha prodotti. Rovistando si capirebbe cos’è l’arte dello spreco: alla faccia degli altri (poveri, emarginati, globalizzati). La ricchezza è proporzionata non al peso (ci potrebbero essere calcinacci, e non sarebbe il primo caso) ma alla qualità del contenuto del sacchetto. È differente la carta plasticata del salmone affumicato norvegese dalla scatoletta metallica del tonno da 60 centesimi di euro. È differente la gente che li ha consumati.
Abbiniamo alla spazzatura l’aggettivo maleodorante; quello che resta dell’universo mondo delle merci dopo che ne abbiamo estratto il succo, l’utilità. Se un tempo poteva essere usata pure come fertilizzante è solo da un ventennio che è stata indicata fra le principali cause di fonte d’inquinamento. Il problema dello smaltimento dei rifiuti è il problema cardine delle società ricche, quelle che da un sacco di tempo continuiamo a definire industriali; quelle sulle quali ci ha studiato Keynes; quelle che io chiamo “esagerate”. Eppure, guarda un po’, la spazzatura è oggi è all’attenzione degli esperti di marketing, la ricerca nel settore si chiama dusbin check. In pratica: controllo/osservazione della pattumiera. Il tutto consiste nell’immagazzinare la spazzatura in uno speciale contenitore che viene ritirato a scadenze regolari. Poi viene esaminato da mani esperte (che schifo! direbbero i più schizzinosi), codificato e poi riproposto (non quello, almeno si spera) con formule sempre più persuasive. Ma c’è un garante per la privacy familiare?
Nei cassonetti delle nostre città, nell’ultimo anno, sono transitati 28,4 milioni di tonnellate di spazzatura (siamo un popolo di esagerati!), ed ogni anno, anche in natalità zero, produciamo il 5 per cento in più rispetto all’anno precedente. Ogni abitante in Italia produce 420 chili di rifiuti l’anno. L’incremento della produzione di immondizia - ci dicono - corre parallelo all’aumento di reddito nazionale; ma anche i cassaintegrati e i disoccupati sono nella produzione: si autoriciclano (a volte).
Sui rifiuti c’è aria di bufera nell’Unione europea anche se c’è da dire che l’Italia, partita in ritardo, è ora indirizzata verso il recupero degli imballaggi e fra poco saremo in media con i dati fissati dal decreto Ronchi con oltre il 50 per cento per il recupero degli imballaggi e quasi il 50 per cento per la quota del riciclo. Il riciclo della carta (della cellulosa) solo a Lucca dà lavoro a più di mille persone. Nella Finanziaria c’è una norma che obbliga tutti gli enti pubblici a inserire un 30 per cento di materiali riciclati negli ordini d’acquisto. Siamo sulla buona strada.
Le cose non vanno bene per la raccolta differenziata. La media da noi è oggi del 17 per cento contro l’obbiettivo legislativo (35 per cento a fine 2003), con un Sud del paese con un livello del 10 per cento.
Un anno fa, in settembre, a Milano (e dove se no?) sono stati presentati 149 progetti da designer e studenti del concorso di design internazionale New domestictrashscape
per la realizzazione del contenitore da casa più funzionale ed anche artistico che faciliti al raccolta differenziata. Per la cronaca si chiamano: trash-bogle, ecocubo, xbagage. Pattumiere ed ex cassonetti non più oggetto da nascondere, tanto meno sottoterra, ma completamento d’arredo, anche urbano. Ho scoperto che pure nei paesi intorno al lago di Bracciano si attua la raccolta differenziata, la fanno i cani randagi, gatti e su cassonetti più isolati le volpi; per i cinghiali ci si sta organizzando con il parco.
La gestione del cassonetto è collegata a problemi complessi: il prezzo competitivo che adottano le discariche ed il controllo del territorio da parte di certi personaggi poco raccomandabili al Sud, insieme a cattive abitudini, sovrapposizioni di competenze. Non mancano qua e là per il Paese legami “affettivi” dei politici con le discariche.
Ho smesso di mangiare chewing gum quando ho scoperto che rimaneva nell’ambiente per 5 anni e non vorrei vivere quanto una bottiglia di vetro: quattromila anni, mi annoierei. Il mio obbiettivo è quello di una buona suola di scarpa: più di 75 anni con la speranza che il progresso (sulle suole) porti a qualche anno di più.
A.D.S.
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