CAMBIA
IL DESIGN DEI CASSONETTI
MA LA SPAZZATURA AUMENTA |
Dall’isola
ecologica, contestata a Castel Giuliano, al trash-bogle, all’ecocubo,
e xbagage progettati a Milano per il New domestictrashscape. I
contenitori si fanno artistici e l’immondizia diventa oggetto
di osservazione “orwelliana” per gli esperti di marketing.
Ma la differenziata langue. Ogni italiano produce 420 chili di
rifiuti all’anno |
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| I
nuovi cassonetti a scomparsa a Castel Giuliano |
Il tutto risale
ad un paio d’anni fa. Un bel giorno degli operai fecero
una grossa buca dove i vecchietti del paese erano soliti discutere
seduti all’ombra di tre pini posti in un lato della piazza
centrale di Castel Giuliano. La gente del paese incuriosita chiese
agli operai il perché di quella buca profonda. “Qui
ci verrà un’isola ecologica”, rispose il ruspista.
La notizia corse di via in via (che da noi si chiama vicolo) di
casa in casa. La fantasia popolare prese il sopravvento. “L’isola
ecologica deve sicuramente essere qualcosa di bello”, si
disse in giro. “Un regalo della giunta Sala, e voi –
rivolto ad un gruppetto di scettici – che andate a dire
in giro che in due legislazioni non è stato fatto nulla
per Castel Giuliano”, disse un ex socialista antiberlusconiano.
“Se c’è la parola isola, ci sarà sicuramente
dell’acqua”, si aggiunse poi. E giù ancora
fantasia, immaginazione e illazioni.
Nulla di tutto questo. Ci fu delusione sui volti ingrinziti dei
vecchi quando si scoprì che l’isola ecologica non
è altro che una grossa pattumiera a scomparsa: invece che
dei cassonetti sopra il suolo, vengono posti sotto. L’opera
sorge nel lato più bello della piazza. Fu coperta alla
comune vergogna, compresa quella del Santo, durante la festa del
paese. “La piazza - dissero in processione - sembrava un’altra”.
Il Polo del sindaco Negri ci ha costruito sopra un programma elettorale.
Come in un passo del “viaggio elettorale” del De Santis,
Castel Giuliano aveva preso il posto di Morra Irpina, dove si
portava la gente a vedere di persona le nefandezze fatte in precedenza.
Una specie di oggetto di culto al contrario. Si scattarono foto,
si fecero promesse alle quali si aggiunsero parole : “mai
più” o frasi: “toglierla di lì sarà
la nostra prima azione”. Poi nulla; il tempo è passato,
i vecchi hanno cambiato ombra, anche perché i tre pini
sono stati barbaramente potati tanto per non fare più ombra.
Incompetenza o altro?
Forse è per il fatto che la mia casa d’infanzia sorge
su un cumulo di vecchia e comune discarica, che la spazzatura
mi ha sempre affascinato: svela cose sui nostri comportamenti,
anche in assenza dell’onnipresente occhio orwelliano. Dal
contenuto dei sacchetti di rifiuti si potrebbe scoprire chi li
ha prodotti. Rovistando si capirebbe cos’è l’arte
dello spreco: alla faccia degli altri (poveri, emarginati, globalizzati).
La ricchezza è proporzionata non al peso (ci potrebbero
essere calcinacci, e non sarebbe il primo caso) ma alla qualità
del contenuto del sacchetto. È differente la carta plasticata
del salmone affumicato norvegese dalla scatoletta metallica del
tonno da 60 centesimi di euro. È differente la gente che
li ha consumati.
Abbiniamo alla spazzatura l’aggettivo maleodorante; quello
che resta dell’universo mondo delle merci dopo che ne abbiamo
estratto il succo, l’utilità. Se un tempo poteva
essere usata pure come fertilizzante è solo da un ventennio
che è stata indicata fra le principali cause di fonte d’inquinamento.
Il problema dello smaltimento dei rifiuti è il problema
cardine delle società ricche, quelle che da un sacco di
tempo continuiamo a definire industriali; quelle sulle quali ci
ha studiato Keynes; quelle che io chiamo “esagerate”.
Eppure, guarda un po’, la spazzatura è oggi è
all’attenzione degli esperti di marketing, la ricerca nel
settore si chiama dusbin check. In pratica: controllo/osservazione
della pattumiera. Il tutto consiste nell’immagazzinare la
spazzatura in uno speciale contenitore che viene ritirato a scadenze
regolari. Poi viene esaminato da mani esperte (che schifo! direbbero
i più schizzinosi), codificato e poi riproposto (non quello,
almeno si spera) con formule sempre più persuasive. Ma
c’è un garante per la privacy familiare?
Nei cassonetti delle nostre città, nell’ultimo anno,
sono transitati 28,4 milioni di tonnellate di spazzatura (siamo
un popolo di esagerati!), ed ogni anno, anche in natalità
zero, produciamo il 5 per cento in più rispetto all’anno
precedente. Ogni abitante in Italia produce 420 chili di rifiuti
l’anno. L’incremento della produzione di immondizia
- ci dicono - corre parallelo all’aumento di reddito nazionale;
ma anche i cassaintegrati e i disoccupati sono nella produzione:
si autoriciclano (a volte).
Sui rifiuti c’è aria di bufera nell’Unione
europea anche se c’è da dire che l’Italia,
partita in ritardo, è ora indirizzata verso il recupero
degli imballaggi e fra poco saremo in media con i dati fissati
dal decreto Ronchi con oltre il 50 per cento per il recupero degli
imballaggi e quasi il 50 per cento per la quota del riciclo. Il
riciclo della carta (della cellulosa) solo a Lucca dà lavoro
a più di mille persone. Nella Finanziaria c’è
una norma che obbliga tutti gli enti pubblici a inserire un 30
per cento di materiali riciclati negli ordini d’acquisto.
Siamo sulla buona strada.
Le cose non vanno bene per la raccolta differenziata. La media
da noi è oggi del 17 per cento contro l’obbiettivo
legislativo (35 per cento a fine 2003), con un Sud del paese con
un livello del 10 per cento.
Un anno fa, in settembre, a Milano (e dove se no?) sono stati
presentati 149 progetti da designer e studenti del concorso di
design internazionale New domestictrashscape
per la realizzazione del contenitore da casa più funzionale
ed anche artistico che faciliti al raccolta differenziata. Per
la cronaca si chiamano: trash-bogle, ecocubo, xbagage. Pattumiere
ed ex cassonetti non più oggetto da nascondere, tanto meno
sottoterra, ma completamento d’arredo, anche urbano. Ho
scoperto che pure nei paesi intorno al lago di Bracciano si attua
la raccolta differenziata, la fanno i cani randagi, gatti e su
cassonetti più isolati le volpi; per i cinghiali ci si
sta organizzando con il parco.
La gestione del cassonetto è collegata a problemi complessi:
il prezzo competitivo che adottano le discariche ed il controllo
del territorio da parte di certi personaggi poco raccomandabili
al Sud, insieme a cattive abitudini, sovrapposizioni di competenze.
Non mancano qua e là per il Paese legami “affettivi”
dei politici con le discariche.
Ho smesso di mangiare chewing gum quando ho scoperto che rimaneva
nell’ambiente per 5 anni e non vorrei vivere quanto una
bottiglia di vetro: quattromila anni, mi annoierei. Il mio obbiettivo
è quello di una buona suola di scarpa: più di 75
anni con la speranza che il progresso (sulle suole) porti a qualche
anno di più.
A.D.S. |
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