la voce del lago
n. 18 - settembre 2003
IL PARCO DI CARTA
La Spinosa: “Non ci piace un’area protetta sfruttata solo come erogatore di soldi e vetrina privilegiata per qualche pseudo politico locale”. A quattro anni dalla nascita non è dato conoscerne la perimetrazione definitiva né un Piano d’assetto. Dov’è la vigilanza preventiva?

Dopo decenni di battaglie del mondo ambientalista, con scontri anche duri con gli stessi partiti del centrosinistra che sono sfociati, affannosamente, alla nascita di quello che oggi vediamo come un Parco nato a metà, sì affannosamente, ma non vorremmo sembrare in accordo con quei detrattori che invece il Parco non l’avrebbero mai voluto e che ora si azzannano per poterlo governare, gli stessi che boicottandolo non lo hanno pubblicizzato sufficientemente tra le popolazioni e le categorie imprenditoriali e sociali del luogo.
Che lettura possiamo dare di un Parco che a quattro anni dalla nascita non è dato conoscerne la perimetrazione definitiva e dove ancora non esiste un Piano d’assetto; un Parco che non riesce a svolgere un minimo di vigilanza preventiva, eppure ci sembra di ricordare che c’era stato un protocollo d’intesa tra Comuni, Comando Carabinieri, Polizia Provinciale, Guardie Forestali, Vigili Urbani e Guadiaparco per un miglior controllo del suo territorio; un Parco privo di certezze dirigenziali; un Parco che riceverà un bel po’ di soldoni, ma con quali certezze progettuali e garanzie di spesa? Che controlli esercitano l’Ente Parco e le Soprintendenze archeologica e paesaggistica sul degrado e sull’abusivismo sotto gli occhi di tutti? Non abbiamo visto nessuna tabella lungo tutto il perimetro circumlacuale che ne attesti l’esistenza e che ne indichi le norme minimali di fruibilità, certo non sarebbe certamente sufficiente per chi, incivilmente, abbandona quintali di immondizia lungo le coste o che getta bottiglie di vetro nel lago recando grave pericolo per quanti vi si bagnano senza le debite precauzioni; i canneti lasciati liberi dal regredire dell’acqua, sono tagliati per ricavarne piazzole di sosta per bivacchi e attendamenti improvvisati; fuochi accesi in ognidove, basta percorrere gli arenili per rendersene conto; proprietà private recinte da reti invalicabili senza possibilità alcuna di passaggio per raggiungere la spiaggia demaniale; che fine ha fatto la numerosa colonia di nutrie che pascolava sulle rive del lago? E gli innumerevoli animali acquatici di cui non c’è più traccia? Una numerosa colonia di cigni sembra essersi rifugiata alle Pantane di Trevignano, ma questo non ci rassicura per la loro incolumità. D’altronde dove potrebbero trovare rifugio se ogni centimetro quadrato anche quello più scosceso è stato depredato da orde di bagnanti (quest’anno anche da una numerosissima colonia di immigrati) che schiamazzano tutto il giorno con i loro cani in cerca di refrigerio in un Parco di cui non conoscono l’esistenza; che fine hanno fatto le tabelle “vietata la balneazione” forse sono state miracolate da “San Turismo” che le farà riapparire al termine della stagione. Un Parco che unitamente ai Comuni rivieraschi ed Acea non prende adeguate misure di salvaguardia del bacino idropotabile di Roma che regredisce a vista e dove quotidianamente scaricano i loro bisogni migliaia di bagnanti, ci piacerebbe conoscere gli esiti dei prelievi, se se ne fanno. Senza regole certe, senza adeguati bagni pubblici, senza una corretta rete di raccolta rifiuti, senza delle aree di sosta attrezzate, senza una programmazione turistica seria, siamo certi che anche “San Turismo” scomparirà presto.
Non parliamo poi di Martignano che più di Vigna di Valle è ridotta ad una Rimini locale dove tutto sembra essere possibile in onore del “Dio quattrino”. Non parliamo nemmeno di Vicarello, San Celso, La Torraccia ecc. perché riteniamo offensivo ritenerle all’interno di un Parco, del Parco che non c’è. Non ci piace un Parco sfruttato solo come erogatore di soldi e vetrina privilegiata per qualche pseudo politico locale.
La Spinosa

Le rive del lago come pattumiere

 

La giunta Storace, non trovando ancora l’alchimia lottizzatoria buona per tutti, con una leggina ferragostana reinsedia fino al 31 ottobre i vecchi Consigli direttivi. Si procede per ordinaria amministrazione. E il direttore Anzellotti non perde l’occasione per confermarsi arrogante, non rispettoso dei diritti di cittadini e associazioni e nega pure, in violazione della legge sulla trasparenza, l’accesso ai documenti
Partiamo da un piccolo fatto: nel giugno del 2003 la Comunità del Parco Bracciano-Martignano elegge i suoi tre rappresentanti nel Consiglio direttivo dell’Ente in seguito allo scioglimento forzoso, da parte della Regione Lazio, della precedente amministrazione. L’associazione ambientalista La Spinosa e l’ex consigliere del Parco, Settimio Cecconi, ritengono che le nomine siano state fatte con criteri essenzialmente politico-corporativi, in contrasto con lo spirito e la lettera della legge e conseguentemente richiedono al direttore dell’Ente, architetto Alberto Anzellotti, copia del verbale della seduta della Comunità del Parco, ai sensi della legge 241, per potere eventualmente agire, come è consentito ai cittadini ed alle associazioni, in sede politica, amministrava e legale contro le nomine. Il signor Anzellotti prima chiede, rispettivamente, all’associazione copia dello Statuto e all’ex consigliere le “motivazioni” della richiesta e poi con raccomandata nega i documenti all’ex consigliere adducendo il fatto che “non sussiste l’interesse legittimante del diritto di accesso in quanto non diretto alla tutela di situazioni giuridicamente rilevanti e non personale”. In breve, secondo il direttore del Parco un cittadino italiano, che per due anni è stato consigliere di un Ente, non ha il diritto di accedere agli atti della Comunità del Parco che dell’Ente Parco è un organo! Perdonino i lettori l’aridità delle forme ma con un po’ di pazienza vedremo, in termini più concreti, che cosa avrebbe potuto provocare l’azione ostruttiva del signor Anzellotti.
La Regione Lazio avrebbe dovuto rinnovare, ai sensi della L.R. 10/2003, tutti i consigli direttivi entro la metà del mese di giugno 2003; è evidente che le possibili azioni di contrasto contro nomine considerate fuori legge da parte di cittadini e associazioni avrebbero dovuto essere tempestive. Dilazioni e dinieghi di documentazione avrebbero reso difficile, se non impossibile l’esercizio di un diritto sancito dalle nostre leggi. Ecco il punto: se io cittadino o associazione vengo a conoscenza di un atto che giudico illegittimo e voglio contrastarlo portandone a conoscenza le autorità preposte, come faccio se mi vengono negati i documenti? La risposta è semplice: non faccio. Grazie al cielo, nonostante lo zelo profuso dal direttore del Parco di Bracciano, ci ha pensato la Regione stessa a mettere, involontariamente e vergognosamente una toppa. Infatti, con apposita leggina ferragostana, sono stati reinsediati i vecchi consigli direttivi fino al 31 ottobre; dicono i beninformati delle questioni politiche del centro-destra che la giunta Storace non ha ancora trovato l’alchimia lottizzatoria buona per tutti. Riusciremo, quindi, grazie a questa provvida dilazione ad avere copia del segretissimo verbale dal signor Anzellotti, esortato magari dal signor prefetto di Roma e della Giunta Regionale a cui è demandata la vigilanza e il controllo sull’attività dell’Ente di gestione? Attendiamo fiduciosi.
Ma parlavamo nel titolo di ordinaria amministrazione: molti cittadini ci chiedono “ma che fa il Parco?” intendendo ingenuamente cosa fa l’Ente Parco per conservare, tutelare, proteggere, rendere fruibile il patrimonio naturale del Lago di Bracciano e avviare magari iniziative, pur piccole, di attività economiche ecocompatibili? Il Parco fa, fa, soprattutto ha deciso di investire molto nella preparazione professionale del suo dirigente: infatti il dottor Anzellotti è impegnato in un’estenuante formazione itinerante, tant’è che è impresa disperata trovarlo in ufficio, tutto preso com’è a partecipare a forme di ecoturismo dirigenziale, in aree protette di mezzo mondo: una faticaccia! Ma forse l’ecoturista dovrebbe farlo anche nel suo Parco; gli segnaliamo al proposito la situazione di degrado dell’intera fascia lacustre, con tonnellate di immondizia compreso qualche rifiuto tossico (batterie di auto, lavatrici, frigoriferi), lasciate sull’ampia fascia di arenile liberata dalle acque, le aree percorse dal fuoco (e ci sovviene una delibera dell’Ente che avallava una munifica elargizione regionale di oltre 100 mila euro ad una sconosciuta società aviatoria per la prevenzione degli incendi…), i continui abusi edilizi perpetrati in zona A di parco, denunciati dalle associazioni e dai privati cittadini (e lui dov’è, che fa?), gli uffici dell’Ente lasciati allo sbando, adattati gioco-forza all’Adelante, Pedro, con juicio, di manzoniana memoria. Del resto ci si poteva aspettare qualcosa di meglio da un ex consulente della più grossa azienda ex agricola del territorio, con interessi milionari in euro (l’azienda) per lottizzazioni edilizie? Il dottor Anzellotti fa quello per cui è ben pagato: gestire lo status quo, assecondare i manovratori politici ed economici locali e regionali, organizzare qualche evento, con hostess e pizzette per qualche decina di migliaia di euro. Tutto qui, e se ci scappa qualche viaggetto d’istruzione è ancora meglio. Che il signor Anzellotti non rappresentasse la figura ideale per gestire un parco difficile e complesso fu denunciato fin dall’inizio dalle associazioni ambientaliste e dal loro consigliere nell’Ente e fu causa delle dimissioni di quest’ultimo, che invano chiese alla maggioranza dell’Ente stesso un atto di dignità e di coraggio contro le intromissioni politiche che avevano portato l’Anzellotti alla sua carica. Oggi la vera e propria tragedia di un parco di carta gestito direttamente e indirettamente da politici gattopardi e da un utile incompetente richiedono un intervento diretto di quella società civile che sta emergendo in tutto il territorio sabatino. Ai cittadini va garantita l’informazione e la tutela dei loro diritti collettivi tra cui il diritto all’ambiente: il nostro giornale è al suo posto per raccogliere le loro voci. Domandina finale all’architetto Anzellotti. Perché non vengono corrisposti i contributi deliberati dall’Ente Parco nel febbraio 2003 ad istituzioni ed associazioni tra i quali l’Istituto Comprensivo di Trevignano Romano? Sette mesi non sono sufficienti per comunicare ed accreditare le somme ai beneficiari?
Coordinamento ambientalista
Lago di Bracciano
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