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Si
dice “tutto il mondo è paese”. Ma su certe cose
Anguillara sembra avere un primato. Con un’urbanistica applicata
su misura, se non proprio ad personam, Anguillara annovera numerosi
casi in cui non tutti i cittadini hanno uguali diritti. Ci si accanisce
contro una canna fumaria: è memorabile la vicenda che vide
protagonista la signora Elena Giacomozzi, disponendone la demolizione
(l’unica, ci risulta, che il Comune abbia mai fatto eseguire
assieme alla scaletta che portava a un possibile secondo piano di
un supermercato sull’Anguillarese oggi divenuto un appartamento-sottotetto).
Ma nulla si fa contro le pseudocase rurali che pullulano nelle ancora
per poco campagne del paese (alla Cusmano sono sorte imponenti ville,
ai Sortilunghi addirittura un complesso residenziale).
Quando l’abusivista può vantare buone conoscenze in
Comune spesso accade reclami dei vicini o condomini portano ad un
sopralluogo degli organismi preposti solo quando l’abuso è
bello e fatto. Il verbale potrà poi sempre servire per fare
domanda di concessione in sanatoria. Accade così che, in
sfregio ai diritti di un condomino, si possa, attraverso la modifica
di intercapedini, sbancamenti, etc., allargare un appartamento creando
decine di metri quadri e aumentando il valore dell’immobile.
E quanto è successo in via Monte Sirente. Nell’appartamento
al piano terra di una bifamiliare, già di proprietà
di Luciana Bini, sono stati effettuati lavori che hanno quasi raddoppiato
la cubatura. L’immobile originariamente meno esteso risulterebbe
venduto con una metratura superiore ai 100 metri quadri. Il tutto
è avvenuto malgrado gli esposti e le denunce di Ida Petti,
proprietaria dell’appartamento del primo piano, nei quali
si faceva presente che i lavori, interessando muri portanti, compromettevano
la stabilità della struttura. Non contenta di aver - grazie
probabilmente alle benevolenze di amici degli amici in Comune -
realizzato un ampliamento del suo appartamento, la Bini, mostrando
una certa arroganza, ha iniziato a creare occasioni per tipiche
liti di vicinato che ha poi preso a pretesto per querelare la signora
dell’appartamento soprastante, colpevole ai suoi occhi di
ostacolare la sua manovra edilizia speculativa. Una vicenda nella
quale il Comune avrebbe dovuto intervenire mettendo uno stop ai
lavori. Ma il sindaco Antonio Pizzigallo, adducendo che la competenza
spettava solo all’ufficio tecnico, se ne è voluto lavare
le mani, appoggiando di fatto solo una delle parti in causa. E sfociata
così in un caso giudiziario fatto di numerosi procedimenti
a carico della Petti che dopo il danno deve oggi subire anche la
beffa di vedersi perseguitata penalmente (assieme al marito, giornalista
in pensione della Rai). Un caso che è degenerato e per il
quale la Petti ha chiesto anche l’intervento del presidente
della Repubblica Ciampi. In uno dei vari esposti inviati al Quirinale
la Petti ha denunciato “il totale annullamento dei diritti
che ogni proprietario ha sulle parti comuni di un edificio, esercitato
nei suoi confronti, non solo dalla Bini, ma anche da chi ha rilasciato
la concessione edilizia, dal progettista del piano seminterrato,
dal direttore dei lavori, dai vigili urbani, dai tecnici, dagli
assessori, dai sindaci, dai responsabili dell’ufficio tecnico,
dal responsabile dell’ufficio condono edilizio”.
G.V.
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