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Sono
i medici che a Bracciano e in tutta la Asl Rm/F sopportano spesso
i disagi maggiori per una sanità che appare abbandonata a
se stessa. Svilite spesso le loro professionalità e i loro
entusiasmi di lavorare sempre e comunque nell’interesse del
malato. Sulle difficoltà dell’ospedale Padre Pio abbiamo
rivolto alcune domande a Marco Benedetti, rappresentante dell’associazione
di categoria Anao Assomed,
Benedetti, l’ospedale di Bracciano appare sempre più
alla deriva. Tra i problemi anche quelli del personale che si trasferisce
e che non viene sostituito, con conseguenti livelli critici nelle
possibilità assistenziali: perché? Perché poi
la collaborazione con l’Università non va avanti?
“I ritmi di lavoro, la qualità dello stesso e le scarse
gratificazioni economiche sono all’origine del fenomeno della
mobilità del personale. Secondo me la collaborazione con
l’Università è in una fase di stallo per consentire
l’apertura completa del S. Andrea: non ci dimentichiamo che
i due ospedali sono molto vicini tra loro: che senso avrebbe aprire
reparti o servizi "gemelli" a poca distanza?”.
È vero che l’ospedale viene ancora “pagato”
a quota capitaria e che la quota capitaria in questa zona vale solo
il 75 per cento rispetto a quella di Roma? E perché non c’è
un adeguamento a quella che è il sistema di valutazione con
i DRG (ovvero Diagnostic Related Group, tariffa prefissata per ogni
prestazione medica), in uso ormai su tutto il territorio nazionale?
“La quota capitaria bassa per la Roma F è un vecchio
retaggio del passato: quando esistevano i comitati di gestione questi
si fecero grandi di mandare avanti la sanità locale con una
cifra nettamente inferiore a Viterbo e ad altre Asl, con i risultati
che stanno davanti agli occhi di tutti. Aggiungiamoci che a quelle
cifre la Regione dispose un abbattimento del 10 per cento. In sostanza
la Roma F ha circa 650.000 vecchie lire per residente, Viterbo circa
1.100.000 lire (dati del 2000). Attualmente il finanziamento a DRG
è utilizzato per le aziende ospedaliere e dovrebbe essere
prossimo in tutto il Lazio”.
Quali sono i rapporti tra l’ospedale Sant’Andrea, ad
alta specializzazione gestito dall’Università, cui
si rivolgono già per indagini diagnostiche specialistiche
ed interventi in elezione molti degli abitanti della zona, e l’ospedale
di Bracciano. Si prevede una concorrenza o una collaborazione?
“Penso di aver già risposto: ho timore di una vera
e propria concorrenza ad armi impari, con Bracciano nel ruolo di
prima assistenza e con una certa sudditanza nei confronti del colosso
della Cassia”.
La Roma F è una Asl molto variegata dal punto di vista territoriale.
Si prevede che rimanga tale o è stata presa in considerazione
la possibilità di una riorganizzazione territoriale di questa
Asl? È palese poi la contrapposizione tra i due poli di Civitavecchia
e Bracciano. L’ex commissario straordinario Maura Moreschini
poi sostituita, diceva che “non ci sarebbero stati figli e
figliastri” ma tra gli addetti ai lavori è comune l’idea
che Civitavecchia, anche perché sede della dirigenza, risulti
favorita. Lei che ne pensa?
“Vorrei risponderle con un dato storico: perché gli
antichi romani costruirono le strade consolari? Perché i
traffici e gli insediamenti si svolgevano proprio su queste strade.
Bisognerebbe tornare al concetto di strada consolare per riazzonare
le Asl, ma anche con questo concetto Civitavecchia avrebbe forse
un po’ di visibilità in più rispetto a Bracciano,
forse per il solo motivo di essere più lontana da Roma, e
con qualche migliaio di abitanti in più”.
Tra i problemi anche l’assoluta burocratizzazione anche per
le più piccole spese. A Bracciano è accaduto che non
si potesse un tubetto di colla valore di 2 euro se non dopo ripetuti
fax al direttore amministrativo. Si potrebbero snellire queste procedure?
“Senz’altro. Bisognerebbe chiedere al direttore amministrativo
il perché di tutti questi fax per una spesa minima. Spesso
i tempi si allungano per un documento andato perso o per una richiesta
giunta al posto sbagliato o con un modulo diverso. Ma un tubetto
di colla, due euro... forse qualcosa non quadra”.
Quali peculiarità secondo lei e secondo le indicazioni in
corso dovrebbe avere l’ospedale di Bracciano?
“Migliorare il comfort alberghiero e la tecnologia esistente,
valorizzare le risorse professionali, garantire i servizi essenziali
evitando sprechi inutili. Quando si parla di salute non bisognerebbe
parlare di conti, la vita non ha prezzo, ma con le risorse a disposizione
si deve garantire ai cittadini il miglior servizio possibile”.
Che ruolo può svolgere il sindacato in questo processo di
riorganizzazione?
“Certamente un ruolo di controllo, un ruolo propositivo e
di confronto: non nego che in certi casi l’azienda possa soffrire
di "sbandamenti" causati da i spinte campanilistiche.
A questo proposito vorrei spingere i miei colleghi di Bracciano
ad essere più partecipi alla vita sindacale della Asl Rm/F
ed a fornirmi il maggior numero di dati possibili da trasmettere
ai vertici aziendali”.
Secondo il Decreto Legislativo 29 del 1993, non è consentito
ai dipendenti di enti pubblici manifestare proteste o rilevare disservizi
nei confronti delle proprie amministrazioni pena la possibilità
di essere licenziati Le uniche figure che possono rilasciare dichiarazioni
sono i rappresentanti sindacali come lei. Cosa ne pensa di questo
decreto che impedisce di fatto la libera espressione ?
“Se da un lato limita la libera espressione dei dipendenti,
dall’altro aumenta la responsabilità dei dirigenti
sindacali a rappresentare il proprio ruolo nel miglior modo possibile:
fare sindacato non è un obbligo, è un obbligo farlo
bene e rappresentare le istanze di tutti. Ed è per questo
che mi rivolgo ai colleghi di Bracciano ad essere più partecipi
nelle problematiche della nostra categoria”.
G.V.
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Se
questo è un ospedale… |
Conversazione
seria fra tizi che si prendono la briga di commentare ciò
che sta sotto gli occhi di tutti |
A - L’ospedale
è stato costruito negli anni ’70. In quanto a manutenzione
si vede subito che ci sono dei problemi. La struttura è ormai
talmente fatiscente che non si capisce, perfino, se le pulizie vengono
fatte oppure no. Nelle sue parti tutto è arrugginito, sconnesso;
le porte delle scale non chiudono, le finestre non sono ermetiche,
i soffitti dei corridoi sono scoperti con gli impianti a vista, i
pavimenti avvallati, il linoleum da sostituire.
B - Per il personale è possibile infortunarsi lavorando in
simili condizioni. Non c’è mai stata una seria manutenzione
delle strutture. Ci sono più ascensori: uno funziona e l’altro
si rompe; pare che il motivo sia il mancato pagamento alle ditte della
manutenzione. Tutti i lavori esterni sono gestiti così: se
si rompe qualcosa è difficile che venga subito riparata. Devo
dire che in alcuni casi sorge il sospetto del dolo, come se le apparecchiature
venissero manomesse. Per esempio la macchinetta per la timbratura
dei tesserini d’ingresso si guasta regolarmente prima delle
festività importanti! L’apparecchiatura per endoscopia
è rimasta non funzionante per due anni.
A - L’ufficio d’igiene che rapporti ha con l’ospedale
di Bracciano?
B - Dovrebbe controllare affinché sia tutto a norma di legge;
dovrebbe controllare anche l’applicazione di determinate norme
d’igiene; cose che sono totalmente disattese. Dovrebbero, almeno,
controllare i gabinetti che sono chiaramente insufficienti e mal tenuti.
È un piccolo ospedale, ed è giusto che abbia una funzione
di primo livello, non specialistica. Tuttavia occorrerebbe un contatto
più stretto con strutture più grandi per eseguire esami
più sofisticati. Consideriamo il laboratorio analisi. Le analisi
di routine vengono fatte a macchina: pensiamo che siano attendibili.
Ma alla richiesta di analisi più sofisticate si blocca tutto
e non c’è alcun sistema per farle eseguire in un laboratorio
attrezzato. Naturalmente nessuno può pretendere che da un ospedale
piccolo possa partire un servizio complesso come la virologia; così
come nessuno pretende che la chirurgia di Bracciano faccia i trapianti,
ma ciò che si richiede è che la routine venga svolta
dignitosamente. In quanto ai gabinetti l’eccezione è
il reparto di ortopedia che è stato rifatto da poco e già
nasceva con stanze a due letti e bagno annesso: nei reparti di medicina,
chirurgia e ostetricia, quasi dappertutto, le stanze sono a sei letti
senza bagno. A medicina ci sono soltanto quattro wc in un unico ambiente,
per donne e uomini insieme, e non esiste una doccia: 4 wc per 29 degenti.
Qualche paziente, non essendo in grado di alzarsi dal letto…
A - .... non si farà affidamento sulle padelle!
B - Già... Bisognerebbe vedere le condizioni di questo bagno,
l’aspetto che ha! Si prova vergogna per queste cose. L’ospedale
è grande, lo spazio non manca; in tutto sono circa cento letti,
e circa 600 persone che vi lavorano. Eppure i degenti sono ammassati
in stanze da 6 letti quando ve ne dovrebbero stare al massimo quattro.
Le bocchette dell’ossigeno non sono sufficienti, per cui spesso
si è costretti a scegliere a chi darlo e a chi no... In tutti
gli ospedali moderni c’è un’uscita di ossigeno
su ogni letto: bisogna poter dare sempre l’ossigeno a chi ne
ha necessità; in emergenza capita che si debba correre a prendere
una bombola da qualche altra parte. Sono tutte perdite di tempo prezioso,
che rendono difficile il lavoro. Per non parlare di quei casi in cui
ci sono pazienti bisognosi di cure che non si possono praticare in
loco; si verifica con frequenza. Per esempio, pazienti che devono
essere ricoverati per terapia intensiva: a Bracciano c’è
una terapia ...sub-intensiva...
A - Che vuol dire sub-intensiva? Per subacquei?
B - Vuol dire terapia intensiva, ma non troppo! Da ridere! Grande
parte dell’ospedale è destinata ad uso ufficio o si trova
in ristrutturazione da anni; metà della medicina, al secondo
piano, è in rifacimento da due anni e non si sa quando sarà
ultimata. Al terzo piano si trova il reparto di ortopedia e vari uffici
amministrativi. Uno degli impiegati lavora in un bagno! La direzione
sanitaria è il cuore dell’ospedale. Ultimamente si sono
cambiati 5 o 6 direttori; il direttore generale viene nominato dalla
giunta regionale, e a sua volta nomina il direttore sanitario. Sono
nomine politico- amministrative spesso fatte a persone senza specifiche
competenze, che non devono dare troppo fastidio, non devono affrontare
sul serio i problemi o devono fare ciò che comanda la Regione;
tutto sommato un lavoro di mediazione. I meccanismi sono più
o meno uguali in tutta Italia. Con la differenza di mentalità,
però, fra una regione e l’altra: qui proprio non c’è
ritegno!
A - Qual è il primo problema che una persona si trova ad
affrontare al ricovero?
B - Il primo problema, al ricovero, è l’aspetto così
detto “alberghiero”, quello di cui abbiamo parlato prima,
l’aspetto fatiscente della struttura, mal tenuta, tetra, sporca,
con letti affossati e con la immediata vicinanza di altre cinque persone,
sovente affette da patologie gravi o anche psichiatriche. Sì,
il primo che si nota è l’aspetto alberghiero.
Alcuni reparti sono stati ridotti a metà con la scusa della
carenza del personale, cosa che appare solo teorica, in quanto il
personale sembra sufficiente, solo che molti infermieri sono adibiti
a cose che servono poco. Duole dire che spesso anche l’utenza
dell’ospedale non è corretta, di sovente non ha la minima
idea di ciò che sono i propri diritti ma anche i propri doveri
di educazione e rispetto degli altri. Poche regole che tutti dovrebbero
rispettare: non fumare, attenersi agli orari di visita ecc., ma a
nessuno importa di fare queste semplici cose. Questa è una
struttura che ha poco confronto e poco scambio con altri ospedali;
si vive una vita separata. Sicuramente ci sono alcuni bravi medici,
ma sono poco aggiornati.
A - Si sta beati...
B - No. Non si sta beati. Si sta sempre in emergenza. Non si riesce
a programmare nulla, si sta con l’acqua alla gola ad affrontare
problemi. Chi lavora in questo contesto fa una gran fatica!
A - Circa 600 persone che lavorano per 100 letti.
B - Pare che l’80% dei soldi se ne vada in stipendi. E
spesso non vengono pagate neanche tutte le ore di straordinario
che si è costretti a fare. Molti hanno parecchie ore di straordinario
che nessuno mai pagherà. Spesso gli infermieri, quando sono
costretti a fare lo straordinario perché non gli arriva il
cambio, sanno che non verranno mai pagati. Una situazione surreale.
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