la voce del lago
n. 16 - luglio 2003
MEDICI IN PRIMA LINEA ALL'OSPEDALE DI BRACCIANO
I mali di un nosocomio sempre in bilico tra rilancio e collasso. Intervista a Marco Benedetti dell’Anao Assomed. Necessario “migliorare il comfort alberghiero e la tecnologia esistente, valorizzare le risorse professionali, garantire i servizi essenziali evitando sprechi inutili”. I temi da affrontare: il braccio di ferro tra Bracciano e Civitavecchia, le influenze del nuovo Sant’Andrea e lo scellerato accorpamento aziendale. Da rivedere anche i sistemi di finanziamento. Per il sindacalista “la bassa quota capitaria di contributi finanziari per ogni residente nella Asl Rm/F è un retaggio del passato: quando esistevano i comitati di gestione questi si fecero grandi di mandare avanti la sanità locale con una cifra nettamente inferiore a Viterbo e ad altre Asl, con i risultati che stanno davanti agli occhi di tutti”

Sono i medici che a Bracciano e in tutta la Asl Rm/F sopportano spesso i disagi maggiori per una sanità che appare abbandonata a se stessa. Svilite spesso le loro professionalità e i loro entusiasmi di lavorare sempre e comunque nell’interesse del malato. Sulle difficoltà dell’ospedale Padre Pio abbiamo rivolto alcune domande a Marco Benedetti, rappresentante dell’associazione di categoria Anao Assomed,
Benedetti, l’ospedale di Bracciano appare sempre più alla deriva. Tra i problemi anche quelli del personale che si trasferisce e che non viene sostituito, con conseguenti livelli critici nelle possibilità assistenziali: perché? Perché poi la collaborazione con l’Università non va avanti?
“I ritmi di lavoro, la qualità dello stesso e le scarse gratificazioni economiche sono all’origine del fenomeno della mobilità del personale. Secondo me la collaborazione con l’Università è in una fase di stallo per consentire l’apertura completa del S. Andrea: non ci dimentichiamo che i due ospedali sono molto vicini tra loro: che senso avrebbe aprire reparti o servizi "gemelli" a poca distanza?”.
È vero che l’ospedale viene ancora “pagato” a quota capitaria e che la quota capitaria in questa zona vale solo il 75 per cento rispetto a quella di Roma? E perché non c’è un adeguamento a quella che è il sistema di valutazione con i DRG (ovvero Diagnostic Related Group, tariffa prefissata per ogni prestazione medica), in uso ormai su tutto il territorio nazionale?
“La quota capitaria bassa per la Roma F è un vecchio retaggio del passato: quando esistevano i comitati di gestione questi si fecero grandi di mandare avanti la sanità locale con una cifra nettamente inferiore a Viterbo e ad altre Asl, con i risultati che stanno davanti agli occhi di tutti. Aggiungiamoci che a quelle cifre la Regione dispose un abbattimento del 10 per cento. In sostanza la Roma F ha circa 650.000 vecchie lire per residente, Viterbo circa 1.100.000 lire (dati del 2000). Attualmente il finanziamento a DRG è utilizzato per le aziende ospedaliere e dovrebbe essere prossimo in tutto il Lazio”.
Quali sono i rapporti tra l’ospedale Sant’Andrea, ad alta specializzazione gestito dall’Università, cui si rivolgono già per indagini diagnostiche specialistiche ed interventi in elezione molti degli abitanti della zona, e l’ospedale di Bracciano. Si prevede una concorrenza o una collaborazione?
“Penso di aver già risposto: ho timore di una vera e propria concorrenza ad armi impari, con Bracciano nel ruolo di prima assistenza e con una certa sudditanza nei confronti del colosso della Cassia”.
La Roma F è una Asl molto variegata dal punto di vista territoriale. Si prevede che rimanga tale o è stata presa in considerazione la possibilità di una riorganizzazione territoriale di questa Asl? È palese poi la contrapposizione tra i due poli di Civitavecchia e Bracciano. L’ex commissario straordinario Maura Moreschini poi sostituita, diceva che “non ci sarebbero stati figli e figliastri” ma tra gli addetti ai lavori è comune l’idea che Civitavecchia, anche perché sede della dirigenza, risulti favorita. Lei che ne pensa?
“Vorrei risponderle con un dato storico: perché gli antichi romani costruirono le strade consolari? Perché i traffici e gli insediamenti si svolgevano proprio su queste strade. Bisognerebbe tornare al concetto di strada consolare per riazzonare le Asl, ma anche con questo concetto Civitavecchia avrebbe forse un po’ di visibilità in più rispetto a Bracciano, forse per il solo motivo di essere più lontana da Roma, e con qualche migliaio di abitanti in più”.
Tra i problemi anche l’assoluta burocratizzazione anche per le più piccole spese. A Bracciano è accaduto che non si potesse un tubetto di colla valore di 2 euro se non dopo ripetuti fax al direttore amministrativo. Si potrebbero snellire queste procedure?
“Senz’altro. Bisognerebbe chiedere al direttore amministrativo il perché di tutti questi fax per una spesa minima. Spesso i tempi si allungano per un documento andato perso o per una richiesta giunta al posto sbagliato o con un modulo diverso. Ma un tubetto di colla, due euro... forse qualcosa non quadra”.
Quali peculiarità secondo lei e secondo le indicazioni in corso dovrebbe avere l’ospedale di Bracciano?
“Migliorare il comfort alberghiero e la tecnologia esistente, valorizzare le risorse professionali, garantire i servizi essenziali evitando sprechi inutili. Quando si parla di salute non bisognerebbe parlare di conti, la vita non ha prezzo, ma con le risorse a disposizione si deve garantire ai cittadini il miglior servizio possibile”.
Che ruolo può svolgere il sindacato in questo processo di riorganizzazione?
“Certamente un ruolo di controllo, un ruolo propositivo e di confronto: non nego che in certi casi l’azienda possa soffrire di "sbandamenti" causati da i spinte campanilistiche. A questo proposito vorrei spingere i miei colleghi di Bracciano ad essere più partecipi alla vita sindacale della Asl Rm/F ed a fornirmi il maggior numero di dati possibili da trasmettere ai vertici aziendali”.
Secondo il Decreto Legislativo 29 del 1993, non è consentito ai dipendenti di enti pubblici manifestare proteste o rilevare disservizi nei confronti delle proprie amministrazioni pena la possibilità di essere licenziati Le uniche figure che possono rilasciare dichiarazioni sono i rappresentanti sindacali come lei. Cosa ne pensa di questo decreto che impedisce di fatto la libera espressione ?
“Se da un lato limita la libera espressione dei dipendenti, dall’altro aumenta la responsabilità dei dirigenti sindacali a rappresentare il proprio ruolo nel miglior modo possibile: fare sindacato non è un obbligo, è un obbligo farlo bene e rappresentare le istanze di tutti. Ed è per questo che mi rivolgo ai colleghi di Bracciano ad essere più partecipi nelle problematiche della nostra categoria”.
G.V.

Se questo è un ospedale…
Conversazione seria fra tizi che si prendono la briga di commentare ciò che sta sotto gli occhi di tutti
A - L’ospedale è stato costruito negli anni ’70. In quanto a manutenzione si vede subito che ci sono dei problemi. La struttura è ormai talmente fatiscente che non si capisce, perfino, se le pulizie vengono fatte oppure no. Nelle sue parti tutto è arrugginito, sconnesso; le porte delle scale non chiudono, le finestre non sono ermetiche, i soffitti dei corridoi sono scoperti con gli impianti a vista, i pavimenti avvallati, il linoleum da sostituire.
B - Per il personale è possibile infortunarsi lavorando in simili condizioni. Non c’è mai stata una seria manutenzione delle strutture. Ci sono più ascensori: uno funziona e l’altro si rompe; pare che il motivo sia il mancato pagamento alle ditte della manutenzione. Tutti i lavori esterni sono gestiti così: se si rompe qualcosa è difficile che venga subito riparata. Devo dire che in alcuni casi sorge il sospetto del dolo, come se le apparecchiature venissero manomesse. Per esempio la macchinetta per la timbratura dei tesserini d’ingresso si guasta regolarmente prima delle festività importanti! L’apparecchiatura per endoscopia è rimasta non funzionante per due anni.
A - L’ufficio d’igiene che rapporti ha con l’ospedale di Bracciano?
B - Dovrebbe controllare affinché sia tutto a norma di legge; dovrebbe controllare anche l’applicazione di determinate norme d’igiene; cose che sono totalmente disattese. Dovrebbero, almeno, controllare i gabinetti che sono chiaramente insufficienti e mal tenuti.
È un piccolo ospedale, ed è giusto che abbia una funzione di primo livello, non specialistica. Tuttavia occorrerebbe un contatto più stretto con strutture più grandi per eseguire esami più sofisticati. Consideriamo il laboratorio analisi. Le analisi di routine vengono fatte a macchina: pensiamo che siano attendibili. Ma alla richiesta di analisi più sofisticate si blocca tutto e non c’è alcun sistema per farle eseguire in un laboratorio attrezzato. Naturalmente nessuno può pretendere che da un ospedale piccolo possa partire un servizio complesso come la virologia; così come nessuno pretende che la chirurgia di Bracciano faccia i trapianti, ma ciò che si richiede è che la routine venga svolta dignitosamente. In quanto ai gabinetti l’eccezione è il reparto di ortopedia che è stato rifatto da poco e già nasceva con stanze a due letti e bagno annesso: nei reparti di medicina, chirurgia e ostetricia, quasi dappertutto, le stanze sono a sei letti senza bagno. A medicina ci sono soltanto quattro wc in un unico ambiente, per donne e uomini insieme, e non esiste una doccia: 4 wc per 29 degenti. Qualche paziente, non essendo in grado di alzarsi dal letto…
A - .... non si farà affidamento sulle padelle!
B - Già... Bisognerebbe vedere le condizioni di questo bagno, l’aspetto che ha! Si prova vergogna per queste cose. L’ospedale è grande, lo spazio non manca; in tutto sono circa cento letti, e circa 600 persone che vi lavorano. Eppure i degenti sono ammassati in stanze da 6 letti quando ve ne dovrebbero stare al massimo quattro. Le bocchette dell’ossigeno non sono sufficienti, per cui spesso si è costretti a scegliere a chi darlo e a chi no... In tutti gli ospedali moderni c’è un’uscita di ossigeno su ogni letto: bisogna poter dare sempre l’ossigeno a chi ne ha necessità; in emergenza capita che si debba correre a prendere una bombola da qualche altra parte. Sono tutte perdite di tempo prezioso, che rendono difficile il lavoro. Per non parlare di quei casi in cui ci sono pazienti bisognosi di cure che non si possono praticare in loco; si verifica con frequenza. Per esempio, pazienti che devono essere ricoverati per terapia intensiva: a Bracciano c’è una terapia ...sub-intensiva...
A - Che vuol dire sub-intensiva? Per subacquei?
B - Vuol dire terapia intensiva, ma non troppo! Da ridere! Grande parte dell’ospedale è destinata ad uso ufficio o si trova in ristrutturazione da anni; metà della medicina, al secondo piano, è in rifacimento da due anni e non si sa quando sarà ultimata. Al terzo piano si trova il reparto di ortopedia e vari uffici amministrativi. Uno degli impiegati lavora in un bagno! La direzione sanitaria è il cuore dell’ospedale. Ultimamente si sono cambiati 5 o 6 direttori; il direttore generale viene nominato dalla giunta regionale, e a sua volta nomina il direttore sanitario. Sono nomine politico- amministrative spesso fatte a persone senza specifiche competenze, che non devono dare troppo fastidio, non devono affrontare sul serio i problemi o devono fare ciò che comanda la Regione; tutto sommato un lavoro di mediazione. I meccanismi sono più o meno uguali in tutta Italia. Con la differenza di mentalità, però, fra una regione e l’altra: qui proprio non c’è ritegno!
A - Qual è il primo problema che una persona si trova ad affrontare al ricovero?
B - Il primo problema, al ricovero, è l’aspetto così detto “alberghiero”, quello di cui abbiamo parlato prima, l’aspetto fatiscente della struttura, mal tenuta, tetra, sporca, con letti affossati e con la immediata vicinanza di altre cinque persone, sovente affette da patologie gravi o anche psichiatriche. Sì, il primo che si nota è l’aspetto alberghiero.
Alcuni reparti sono stati ridotti a metà con la scusa della carenza del personale, cosa che appare solo teorica, in quanto il personale sembra sufficiente, solo che molti infermieri sono adibiti a cose che servono poco. Duole dire che spesso anche l’utenza dell’ospedale non è corretta, di sovente non ha la minima idea di ciò che sono i propri diritti ma anche i propri doveri di educazione e rispetto degli altri. Poche regole che tutti dovrebbero rispettare: non fumare, attenersi agli orari di visita ecc., ma a nessuno importa di fare queste semplici cose. Questa è una struttura che ha poco confronto e poco scambio con altri ospedali; si vive una vita separata. Sicuramente ci sono alcuni bravi medici, ma sono poco aggiornati.
A - Si sta beati...
B - No. Non si sta beati. Si sta sempre in emergenza. Non si riesce a programmare nulla, si sta con l’acqua alla gola ad affrontare problemi. Chi lavora in questo contesto fa una gran fatica!
A - Circa 600 persone che lavorano per 100 letti.
B - Pare che l’80% dei soldi se ne vada in stipendi. E spesso non vengono pagate neanche tutte le ore di straordinario che si è costretti a fare. Molti hanno parecchie ore di straordinario che nessuno mai pagherà. Spesso gli infermieri, quando sono costretti a fare lo straordinario perché non gli arriva il cambio, sanno che non verranno mai pagati. Una situazione surreale.
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