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| Anguillara.
Il plesso materno-elementare, un angolo del cosidetto "giardino"
per i bambini lasciato nudo e polveroso, fango in inverno. |
È
finita la scuola! La gioia questa volta è ancor più
grande per gli alunni del plesso materno- elementare di Monte Le
Forche che della loro scuola, intesa come edificio, non ne possono
davvero più. Era incominciata male ed è finita peggio.
A settembre quale simpatica sorpresa ti prepara l’imprevedibile
Comune di Anguillara? Il plesso si configurava come una grande gabbia
di ponteggi da cantiere, il giardino posteriore, tagliato qualche
albero, era trasformato in una specie di svincolo autostradale rigorosamente
asfaltato e il giardino anteriore, era incredibilmente coperto da
una rigogliosa erbetta verde.
Naturalmente quest’ultimo aspetto avrebbe potuto avere una
connotazione decisamente positiva se non fosse per il fatto che
la suddetta erbetta, pagata a caro prezzo dal contribuente, altro
non era che prato precostituito a metraggio srotolato solo due giorni
prima e vietato ai bambini. Altrimenti si sarebbe dissolto inesorabilmente,
cosa che è puntualmente accaduta nel breve volgere di poche
settimane quando il bisogno di sgambettare dei piccoli è
prevalso sull’estetica. Ancora una volta il trionfo dell’apparenza
sulla sostanza: più che “ fare”, si preferisce
“far vedere”. Ma la storia peggiora nei mesi seguenti
. Il cantiere prosegue. Pensate che i solerti amministratori comunali
abbiano spiegato ai piccoli e alle loro famiglie perché si
stessero eseguendo sulle loro teste (letteralmente) lavori che la
logica più banale avrebbe suggerito di svolgere nei mesi
estivi? In cosa consistessero esattamente e quando avrebbero visto
una fine? Nulla di tutto questo! Con la ormai rodata arroganza nei
confronti del cittadino hanno affidato ad un cartello da cantiere
incompleto e più volte modificato, il compito di informare.
Intanto tra una lettera e l’altra, arrivava Natale e le impalcature
da cui a volte cadevano martelli, travi di legno e quant’altro
può sfuggire di mano in un “normale cantiere edile”,
venivano chiuse con legni e bandoni trasformandosi di fatto in prigioni
davanti alle porte-finestre delle aule e impedendo non solo il transito
dei bambini ma anche quello di luce e aria. Per non parlare del
rumore. Ricapitolando: i bambini chiusi nella grande gabbia con
scarse garanzie sulle uscite di emergenza, blindati per più
di otto ore anche durante gli intervalli a causa di una circolare
della direzione che vieta giustamente di giocare sotto i ponteggi
mentre sulle loro teste sta per gravitare un tetto non previsto
dal progetto originario dell’edificio.
I genitori hanno occupato la scuola? Nulla di tutto questo! La “gente”,
(allarmata anche dal crollo della scuola in Molise avvenuto durante
il terremoto) ancora una volta si è fidata degli amministratori
comunali, chiedendo ripetutamente incontri coi responsabili e la
possibilità di visionare il progetto per sottoporlo ad esperti
esterni.
Nulla da fare. Solo una volta si è materializzato l’assessore
alla Pubblica Istruzione, Luigi Calabrese, durante una riunione
di genitori a cui, peraltro, non era stato nemmeno invitato e dove
ha alimentato il panico dichiarando candidamente di non aver potuto
rintracciare i progetti originari del plesso di Monte Le Forche
contenenti i calcoli del cemento armato e le specifiche strutturali
e di non ricordare il nome del responsabile dei lavori cui far riferimento.
Del resto si sa e, lo dichiara simpaticamente anche lui, non è
mica un tecnico.
Ai tecnici, invece, è stato inutilmente chiesto di rispondere
davvero e a tono.
Il tempo, comunque, passa in fretta e verso gennaio i ponteggi venivano
finalmente smontati lasciando vedere cosa si costruiva al loro interno:
un piano sottotetto! Come, infatti, definire quello che in origine
era un “lastrico solare non calpestabile” e oggi è
un ambiente accessibile tramite scale a chiocciola, dotato di tetto
spiovente, porte e finestre? Comicamente la dirigente scolastica,
subito interrogata, ha dichiarato di non essersi nemmeno accorta
di quello che andava crescendo sulle teste dei bambini e di non
sapere nemmeno a cosa quel piano sarà destinato. Del resto,
non ne possiede neanche le chiavi: il Comune di cui, non si stanca
di ripetere, la scuola è “ospite” non ha reputato
di farle avere una copia. Sorge il dubbio che i bambini siano ospiti
poco graditi al Comune e questo sia il tentativo di sfrattarli.
Oggi era l’ultimo giorno di lezioni e, contemporaneamente,
credo anche del cantiere che ha continuato a costruire muretti,
cordoli e marciapiedi fino all’ultimo, infastidito probabilmente
dai nostri figli che volevano solo frequentare una scuola normale.
Daniela Rossi
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