la voce del lago

n. 16 - luglio 2003

A MONTE LE FORCHE ALUNNI COSTRETTI A STUDIARE IN UN PERICOLOSO CANTIERE

Potevano essere fatti nell’estate 2002 ma i lavori al plesso di Anguillara hanno rovinato un anno di lezioni. Un calvario tra aule, senza luce ed aria, tappate da ponteggi e teloni per la costruzione di un “sottotetto”. Per farci cosa? La giunta Pizzigallo anche in questo caso ha mostrato la sua arroganza nei confronti delle giuste preoccupazioni dei genitori
Anguillara. Il plesso materno-elementare, un angolo del cosidetto "giardino" per i bambini lasciato nudo e polveroso, fango in inverno.

È finita la scuola! La gioia questa volta è ancor più grande per gli alunni del plesso materno- elementare di Monte Le Forche che della loro scuola, intesa come edificio, non ne possono davvero più. Era incominciata male ed è finita peggio. A settembre quale simpatica sorpresa ti prepara l’imprevedibile Comune di Anguillara? Il plesso si configurava come una grande gabbia di ponteggi da cantiere, il giardino posteriore, tagliato qualche albero, era trasformato in una specie di svincolo autostradale rigorosamente asfaltato e il giardino anteriore, era incredibilmente coperto da una rigogliosa erbetta verde.
Naturalmente quest’ultimo aspetto avrebbe potuto avere una connotazione decisamente positiva se non fosse per il fatto che la suddetta erbetta, pagata a caro prezzo dal contribuente, altro non era che prato precostituito a metraggio srotolato solo due giorni prima e vietato ai bambini. Altrimenti si sarebbe dissolto inesorabilmente, cosa che è puntualmente accaduta nel breve volgere di poche settimane quando il bisogno di sgambettare dei piccoli è prevalso sull’estetica. Ancora una volta il trionfo dell’apparenza sulla sostanza: più che “ fare”, si preferisce “far vedere”. Ma la storia peggiora nei mesi seguenti . Il cantiere prosegue. Pensate che i solerti amministratori comunali abbiano spiegato ai piccoli e alle loro famiglie perché si stessero eseguendo sulle loro teste (letteralmente) lavori che la logica più banale avrebbe suggerito di svolgere nei mesi estivi? In cosa consistessero esattamente e quando avrebbero visto una fine? Nulla di tutto questo! Con la ormai rodata arroganza nei confronti del cittadino hanno affidato ad un cartello da cantiere incompleto e più volte modificato, il compito di informare. Intanto tra una lettera e l’altra, arrivava Natale e le impalcature da cui a volte cadevano martelli, travi di legno e quant’altro può sfuggire di mano in un “normale cantiere edile”, venivano chiuse con legni e bandoni trasformandosi di fatto in prigioni davanti alle porte-finestre delle aule e impedendo non solo il transito dei bambini ma anche quello di luce e aria. Per non parlare del rumore. Ricapitolando: i bambini chiusi nella grande gabbia con scarse garanzie sulle uscite di emergenza, blindati per più di otto ore anche durante gli intervalli a causa di una circolare della direzione che vieta giustamente di giocare sotto i ponteggi mentre sulle loro teste sta per gravitare un tetto non previsto dal progetto originario dell’edificio.
I genitori hanno occupato la scuola? Nulla di tutto questo! La “gente”, (allarmata anche dal crollo della scuola in Molise avvenuto durante il terremoto) ancora una volta si è fidata degli amministratori comunali, chiedendo ripetutamente incontri coi responsabili e la possibilità di visionare il progetto per sottoporlo ad esperti esterni.
Nulla da fare. Solo una volta si è materializzato l’assessore alla Pubblica Istruzione, Luigi Calabrese, durante una riunione di genitori a cui, peraltro, non era stato nemmeno invitato e dove ha alimentato il panico dichiarando candidamente di non aver potuto rintracciare i progetti originari del plesso di Monte Le Forche contenenti i calcoli del cemento armato e le specifiche strutturali e di non ricordare il nome del responsabile dei lavori cui far riferimento.
Del resto si sa e, lo dichiara simpaticamente anche lui, non è mica un tecnico.
Ai tecnici, invece, è stato inutilmente chiesto di rispondere davvero e a tono.
Il tempo, comunque, passa in fretta e verso gennaio i ponteggi venivano finalmente smontati lasciando vedere cosa si costruiva al loro interno: un piano sottotetto! Come, infatti, definire quello che in origine era un “lastrico solare non calpestabile” e oggi è un ambiente accessibile tramite scale a chiocciola, dotato di tetto spiovente, porte e finestre? Comicamente la dirigente scolastica, subito interrogata, ha dichiarato di non essersi nemmeno accorta di quello che andava crescendo sulle teste dei bambini e di non sapere nemmeno a cosa quel piano sarà destinato. Del resto, non ne possiede neanche le chiavi: il Comune di cui, non si stanca di ripetere, la scuola è “ospite” non ha reputato di farle avere una copia. Sorge il dubbio che i bambini siano ospiti poco graditi al Comune e questo sia il tentativo di sfrattarli. Oggi era l’ultimo giorno di lezioni e, contemporaneamente, credo anche del cantiere che ha continuato a costruire muretti, cordoli e marciapiedi fino all’ultimo, infastidito probabilmente dai nostri figli che volevano solo frequentare una scuola normale.
Daniela Rossi

 
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