la voce del lago
n. 16 - luglio 2003
VENERE E ADONE, STORIA DI UNA SCULTURA
Collocata nell’ufficio del sindaco l’opera resta l’unica testimonianza dell’arte sofisticata dell’artista Cristoforo Stati. “Ha fabricato ancora Christofano braccianese – scrive di lui G. Baglione autore della più interessante panoramica sugli artisti presenti a Roma tra la fine del ’500 e le prime tre decadi del ’600 - una Venere e un Adone di finissimo marmo, che in Bracciano ritrovasi, figure nude con sì bell’arte condotte e sì al vivo spiranti, che innamorano chiunque a loro riguarda”
Il Comune di Bracciano conserva nella sede del Municipio un gruppo scultoreo in marmo raffigurante Venere e Adone, di grandi dimensioni e di raffinatissima fattura, che oggi è visibile nell’ufficio del sindaco. È l’opera di uno scultore braccianese, vissuto negli anni a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Egli aveva lavorato quasi sempre lontano da Roma, ma ritornato nel feudo del duca Orsini, volle lasciare una memoria di sé nella terra natale. Lo scultore si chiama Cristoforo Stati: ebbe un figlio; anch’egli scultore di nome Francesco. A entrambi vene dedicata una breve biografia nell’opera di un contemporaneo G. Baglione, pittore e storiografo, nonché autore della più interessante panoramica sugli artisti presenti a Roma tra la fine del ’500 e le prime tre decadi del ’600. Artista egli stesso, Baglione ci dà quasi sempre una lettura critica illuminante dell’attività dei suoi compagni d’arte (anche se lo animò un’inimicizia irriducibile col Caravaggio). Ecco che cosa dice il Baglione a proposito di C. Stati: “…Non passerò in silenzio Cristofano Stati da Bracciano,che ivi hebbe il suo natale, ma però nella città di Fiorenza fu allevato; ove studiò i fondamenti e regole della Scoltura e in esse ne divenne ragionevole e buon Maestro. E d’indi giunto a Roma diedesi a cercare le anticaglie e pezzi di statue vecchie ,per mandarle (come si diceva) a Fiorenza.e tanto fisso l’animo vi applicava, che vi consumò gran tempo, e poco di scultura qui fra noi operò. Fece per gli Eccellentissimi Signori Barberini nella prima Cappella a mano manca in S. Andrea della Valle la prima statua pure a mano manca di Santa Maria Maddalena a sedere, assai buona figura e accomodata attitudine in marmo. E dentro il nicchio al man dritta dove è la memoria di S. Sebastiano martire, fece la statua di marmo a sedere di Monsignore Barberino. Ha fabricato ancora Christofano braccianese una Venere,e un Adone di finissimo marmo, che in Bracciano ritrovasi, figure nude con sì bell’arte condotte e sì al vivo spiranti, che innamorano chiunque a loro riguarda. E qui in Roma nel vaghissimo giardino dé Signori Mattei alla Navicella ha egli una statua rappresentante l’Amicizia, molto bene in marmo scolpita”.
Il Baglione continua citando il bassorilievo raffigurante gli ambasciatori stranieri in udienza dal pontefice che Cristoforo eseguì, forse con la collaborazione del figlio Francesco per il monumento funebre di Paolo V nella Cappella Paolina di S. Maria Maggiore, dà qualche informazione su Francesco, che una molteplicità di interessi aveva distratto dalla scultura, nonostante fosse dotato di buon talento. Nella sua brevità il profilo che il Baglione disegna dà quindi alcune notizie essenziali per comprendere il carattere e il percorso di Cristoforo, In quegli anni gli artisti che lavoravano come scultori a Roma si erano formati o a Firenze o in Lombardia ed è comprensibile, dati gli stretti rapporti tra gli Orsini e i Medici che un vassallo degli Orsini fosse avviato a studiare arte a Firenze, patria della duchessa Isabella, dove peraltro la scultura vantava artisti del livello del Gianbologna. Rispondendo inoltre alla cultura della fine del ’500 e alla richiesta crescente di oggetti antichi che veniva da tutta la società colta del tempo, come molti artisti contemporanei, lo Stati si dedica al recupero e all’imitazione dell’antico, probabilmente non solo a vantaggio dei suoi nobilissimi patroni, Medici e Orsini, ma ricavandosi uno spazio nel mercato, favorito per di più dall’origine romana. Queste notizie trovano riscontro nel gruppo di Venere e Adone. L’ispirazione alla scultura del Giambologna, con le sue figure intrecciate e “serpentinate” (basta ricordare del Gianbologna il Ratto delle sabine nella loggia dei Lanzi) si fonde con il gusto di ricreare l’antico; tutto questo senza che però venga annullato in uno schema astratto ed elegante di forme geometriche il sostanziale naturalismo dei due nudi. Che anzi , giustificando in pieno le parole di ammirazione del Baglione, le figure sono tali da entrare in stretto rapporto psicologico con l’osservatore e comunicare una sottile emozione, grazie allo studio dal vero che si accompagna alla grazia manieristica e all’imitazione dall’antico. Se si fa attenzione anche solo allo scambio di sguardi che lega i due amanti ci si rende conto che il pittore storiografo Baglione ne coglieva tutta l’intensità espressiva quando definiva tali figure “vive e spiranti”; tanto da innamorare chi li riguardava. In questo senso lo Stati precorre per alcuni aspetti la sensibilità seicentesca. Una notizia ulteriore: la scultura era rimasta pressoché ignorata dagli studiosi in una stanza del palazzo comunale dove, fino al 1957 nessuno degli storici che si erano occupati dello scultore aveva pensato di cercarlo. È stato “scoperto” da un esimio studioso oggi scomparso, V. Martinelli, che riconobbe, nascosta sotto un cumulo di bandiere tricolori (che forse occultavano le nudità ritenute audaci) l’opera menzionata dal Baglione. Il comune di Bracciano era invece ben consapevole della sua esistenza. Data l’eccellenza dell’opera, degna di figurare in un Museo, i duchi di Bracciano la ritennero proprietà di famiglia, e la trasferirono a Roma. Ma il Comune, sulla base di un documento originale, poté dimostrare che la scultura era stata offerta dall’artista non agli Orsini, ma alla comunità di Bracciano: e ne ottenne la restituzione. È stato così possibile dare un’esposizione adeguata alla scultura, che resta a Bracciano l’unica testimonianza dell’arte sofisticata di Cristoforo Stati.
Alma Maria Tantillo
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