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Il Comune di Bracciano conserva nella sede del Municipio
un gruppo scultoreo in marmo raffigurante Venere e Adone, di grandi
dimensioni e di raffinatissima fattura, che oggi è visibile
nell’ufficio del sindaco. È l’opera di uno scultore
braccianese, vissuto negli anni a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.
Egli aveva lavorato quasi sempre lontano da Roma, ma ritornato nel
feudo del duca Orsini, volle lasciare una memoria di sé nella
terra natale. Lo scultore si chiama Cristoforo Stati: ebbe un figlio;
anch’egli scultore di nome Francesco. A entrambi vene dedicata
una breve biografia nell’opera di un contemporaneo G. Baglione,
pittore e storiografo, nonché autore della più interessante
panoramica sugli artisti presenti a Roma tra la fine del ’500
e le prime tre decadi del ’600. Artista egli stesso, Baglione
ci dà quasi sempre una lettura critica illuminante dell’attività
dei suoi compagni d’arte (anche se lo animò un’inimicizia
irriducibile col Caravaggio). Ecco che cosa dice il Baglione a proposito
di C. Stati: “…Non passerò in silenzio Cristofano
Stati da Bracciano,che ivi hebbe il suo natale, ma però nella
città di Fiorenza fu allevato; ove studiò i fondamenti
e regole della Scoltura e in esse ne divenne ragionevole e buon
Maestro. E d’indi giunto a Roma diedesi a cercare le anticaglie
e pezzi di statue vecchie ,per mandarle (come si diceva) a Fiorenza.e
tanto fisso l’animo vi applicava, che vi consumò gran
tempo, e poco di scultura qui fra noi operò. Fece per gli
Eccellentissimi Signori Barberini nella prima Cappella a mano manca
in S. Andrea della Valle la prima statua pure a mano manca di Santa
Maria Maddalena a sedere, assai buona figura e accomodata attitudine
in marmo. E dentro il nicchio al man dritta dove è la memoria
di S. Sebastiano martire, fece la statua di marmo a sedere di Monsignore
Barberino. Ha fabricato ancora Christofano braccianese una Venere,e
un Adone di finissimo marmo, che in Bracciano ritrovasi, figure
nude con sì bell’arte condotte e sì al vivo
spiranti, che innamorano chiunque a loro riguarda. E qui in Roma
nel vaghissimo giardino dé Signori Mattei alla Navicella
ha egli una statua rappresentante l’Amicizia, molto bene in
marmo scolpita”.
Il Baglione continua citando il bassorilievo raffigurante gli ambasciatori
stranieri in udienza dal pontefice che Cristoforo eseguì,
forse con la collaborazione del figlio Francesco per il monumento
funebre di Paolo V nella Cappella Paolina di S. Maria Maggiore,
dà qualche informazione su Francesco, che una molteplicità
di interessi aveva distratto dalla scultura, nonostante fosse dotato
di buon talento. Nella sua brevità il profilo che il Baglione
disegna dà quindi alcune notizie essenziali per comprendere
il carattere e il percorso di Cristoforo, In quegli anni gli artisti
che lavoravano come scultori a Roma si erano formati o a Firenze
o in Lombardia ed è comprensibile, dati gli stretti rapporti
tra gli Orsini e i Medici che un vassallo degli Orsini fosse avviato
a studiare arte a Firenze, patria della duchessa Isabella, dove
peraltro la scultura vantava artisti del livello del Gianbologna.
Rispondendo inoltre alla cultura della fine del ’500 e alla
richiesta crescente di oggetti antichi che veniva da tutta la società
colta del tempo, come molti artisti contemporanei, lo Stati si dedica
al recupero e all’imitazione dell’antico, probabilmente
non solo a vantaggio dei suoi nobilissimi patroni, Medici e Orsini,
ma ricavandosi uno spazio nel mercato, favorito per di più
dall’origine romana. Queste notizie trovano riscontro nel
gruppo di Venere e Adone. L’ispirazione alla scultura del
Giambologna, con le sue figure intrecciate e “serpentinate”
(basta ricordare del Gianbologna il Ratto delle sabine nella loggia
dei Lanzi) si fonde con il gusto di ricreare l’antico; tutto
questo senza che però venga annullato in uno schema astratto
ed elegante di forme geometriche il sostanziale naturalismo dei
due nudi. Che anzi , giustificando in pieno le parole di ammirazione
del Baglione, le figure sono tali da entrare in stretto rapporto
psicologico con l’osservatore e comunicare una sottile emozione,
grazie allo studio dal vero che si accompagna alla grazia manieristica
e all’imitazione dall’antico. Se si fa attenzione anche
solo allo scambio di sguardi che lega i due amanti ci si rende conto
che il pittore storiografo Baglione ne coglieva tutta l’intensità
espressiva quando definiva tali figure “vive e spiranti”;
tanto da innamorare chi li riguardava. In questo senso lo Stati
precorre per alcuni aspetti la sensibilità seicentesca. Una
notizia ulteriore: la scultura era rimasta pressoché ignorata
dagli studiosi in una stanza del palazzo comunale dove, fino al
1957 nessuno degli storici che si erano occupati dello scultore
aveva pensato di cercarlo. È stato “scoperto”
da un esimio studioso oggi scomparso, V. Martinelli, che riconobbe,
nascosta sotto un cumulo di bandiere tricolori (che forse occultavano
le nudità ritenute audaci) l’opera menzionata dal Baglione.
Il comune di Bracciano era invece ben consapevole della sua esistenza.
Data l’eccellenza dell’opera, degna di figurare in un
Museo, i duchi di Bracciano la ritennero proprietà di famiglia,
e la trasferirono a Roma. Ma il Comune, sulla base di un documento
originale, poté dimostrare che la scultura era stata offerta
dall’artista non agli Orsini, ma alla comunità di Bracciano:
e ne ottenne la restituzione. È stato così possibile
dare un’esposizione adeguata alla scultura, che resta a Bracciano
l’unica testimonianza dell’arte sofisticata di Cristoforo
Stati.
Alma Maria Tantillo |
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