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Focsani è terra d’emigrazione. In ogni palazzo c’è
qualche alloggio vuoto. Per chi scappa via, è l’Italia
la meta prediletta. E può apparire bizzarro che molti, quasi
tutti finiscano attorno alle sponde del lago di Bracciano, nell’abitato
che ne porta il nome, arroccato attorno al castello Odescalchi.
O a Trevignano Romano o ad Anguillara, a Manziana e a Campagnano,
nell’entroterra, a Ladispoli, sul mare. Deve esserci una catena
di passaparola che porta su fino al primo anello. Chi sarà
stato il pioniere che, all’inizio degli anni Novanta, ha detto
per tutti: ecco la mia momentanea Terra promessa, mi fermerò
a lavorare qui, attorno a questo lago dalle sponde gioiose?.
E’ un brano di Fratellastri d’Italia Vite di straniere
tra noi (Editori Laterza pagg. 198 15 euro) scritto dal giornalista
Corrado Giustiniani che vive a Trevignano. Un lavoro che proprio
in questi giorni di roventi polemiche scatenate dalle parole del
Senatur Umberto Bossi che ha invocato “cannonate” contro
gli immigrati, offre ulteriori spunti di riflessione al dibattito
sull’immigrazione. Storie di vita raccolte in presa diretta
che ci mostrano sogni e speranze di tante persone spesso desiderose
solo di tornare a vivere nelle loro terre. La storia del romeno
Daniel Gongu detto Dani è uno di queste, la vicenda di un
ragazzo immigrato a Trevignano e che tornato in Romania è
a capo oggi di un’impresa con 100 dipendenti che produce pantaloni,
giacche, giubbotti e camicie importati anche in Italia. Ma tutto
a prezzo di lavoro sodo. Sono molte le occupazioni che Dani svolge
a Trevignano per raggranellare il denaro necessario: semina piantine,
fa le pulizie in una casa, ristruttura una villa, cura giardini,
carica camion di ortaggi destinato ai mercati di Roma. Dani –
scrive Giustiniani – non va mai al ristorante o in pizzeria,
non sa cosa sia un bar o un bicchiere di vino. Divide la casa con
altri tre rumeni, risparmia sul mangiare. Sono storie come queste,
e il libro di Giustiniani ne offre altre, che anche sul lago di
Bracciano, sorta di Terra promessa, per molti cittadini dell’Est
europeo, ci possono permettere di capire meglio un fenomeno che
solo l’ipocrisia di una destra più retriva riconduce
a questioni di ordine pubblico.
G.V.
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