la voce del lago

n. 16 - luglio 2003

IMMIGRATI: E' QUI' LA TERRA PROMESSA
Fratellastri d'Italia. Corrado Giustiniani omaggia i nuovi sostenitori del lago

Ma Focsani è terra d’emigrazione. In ogni palazzo c’è qualche alloggio vuoto. Per chi scappa via, è l’Italia la meta prediletta. E può apparire bizzarro che molti, quasi tutti finiscano attorno alle sponde del lago di Bracciano, nell’abitato che ne porta il nome, arroccato attorno al castello Odescalchi. O a Trevignano Romano o ad Anguillara, a Manziana e a Campagnano, nell’entroterra, a Ladispoli, sul mare. Deve esserci una catena di passaparola che porta su fino al primo anello. Chi sarà stato il pioniere che, all’inizio degli anni Novanta, ha detto per tutti: ecco la mia momentanea Terra promessa, mi fermerò a lavorare qui, attorno a questo lago dalle sponde gioiose?.
E’ un brano di Fratellastri d’Italia Vite di straniere tra noi (Editori Laterza pagg. 198 15 euro) scritto dal giornalista Corrado Giustiniani che vive a Trevignano. Un lavoro che proprio in questi giorni di roventi polemiche scatenate dalle parole del Senatur Umberto Bossi che ha invocato “cannonate” contro gli immigrati, offre ulteriori spunti di riflessione al dibattito sull’immigrazione. Storie di vita raccolte in presa diretta che ci mostrano sogni e speranze di tante persone spesso desiderose solo di tornare a vivere nelle loro terre. La storia del romeno Daniel Gongu detto Dani è uno di queste, la vicenda di un ragazzo immigrato a Trevignano e che tornato in Romania è a capo oggi di un’impresa con 100 dipendenti che produce pantaloni, giacche, giubbotti e camicie importati anche in Italia. Ma tutto a prezzo di lavoro sodo. Sono molte le occupazioni che Dani svolge a Trevignano per raggranellare il denaro necessario: semina piantine, fa le pulizie in una casa, ristruttura una villa, cura giardini, carica camion di ortaggi destinato ai mercati di Roma. Dani – scrive Giustiniani – non va mai al ristorante o in pizzeria, non sa cosa sia un bar o un bicchiere di vino. Divide la casa con altri tre rumeni, risparmia sul mangiare. Sono storie come queste, e il libro di Giustiniani ne offre altre, che anche sul lago di Bracciano, sorta di Terra promessa, per molti cittadini dell’Est europeo, ci possono permettere di capire meglio un fenomeno che solo l’ipocrisia di una destra più retriva riconduce a questioni di ordine pubblico.
G.V.

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