la voce del lago
n. 15 - giugno 2003
FONTELUPO, TORRACCIA, LA LOBBRA
SITI ARCHEOLOGICI A RISCHIO

Una decina di ville romane ma anche una torre medievale, un ricco patrimonio storico archeologico da valorizzare. L’associazione La Spinosa rinnova l’appello per un’adeguata tutela a Comune di Bracciano, Università Agraria, Soprintendenza e Parco e si chiede: “Staranno ancora a guardare?”

La voce del lago, nel numero scorso, si è occupata di una delibera varata dal Consiglio comunale di Bracciano in merito al declassamento di terreni nei quindici metri dalla fascia lacustre, avanzando nel merito una richiesta di modifica del Piano Paesaggistico Regionale che se verrà accolta in Regione, aprirebbe di fatto all’edificazione in zone di pregio ambientale come: Rio delle Mole, San Celso e Fonte Lupo. Oggi, vogliamo occuparci di quest’ultima località che al pregio ambientale aggiunge quello archeologico, tenendo ben presente che ci troviamo all’interno dell’Università agraria di Bracciano e del Parco lacuale Bracciano-Martignano. Per occuparci di quest’area (Fontelupo, La Torraccia e La Lobbra) lo facciamo con l’Associazione archeologica “La Spinosa” che ci ricorda che qui sono presenti e indicati nei Piani Paesistici di Bracciano: i resti di una torre medievale (n° 354, vincolata dalla Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale); una grande villa romana (n° 355); altre tre ville di epoca romana (n° 356, 357 e 358) oltre, pur non comparendo negli elaborati PTP, altre tre ville di epoca imperiale sempre certificate con ricerche in zona dal Lugli nel 1962 e da Lorenzo Quilici nel 1975. Vogliamo inoltre ricordare che proprio davanti alla zona meglio conosciuta come “spiaggia dei gabbiani” c’è un sito sommerso segnalato dalla Soprintendente al Pigorini, dottoressa Antonietta Fugazzola Delpino.
L’Associazione archeologica “La Spinosa” si occupa sistematicamente di quest’area dal 1997 con ricognizioni sul campo, rilevando quanto segnalato in precedenza dagli illustri ricercatori e approfondendone in alcuni casi lo studio. Ad esempio si è riusciti ad entrare in un ambiente ipogeo, della villa della Lobbra, ambiente molto ben conservato con volta a botte e pavimento in laterizi e tracce di malta idraulica che meriterebbe una ripulitura, così pure ci si è calati (il vicepresidente di allora de La Spinosa, Paolo Lorizzo insieme ad uno speleologo) nel pozzo di aerazione di un condotto a servizio della villa, risalendolo per oltre 35 metri fino all’ostruzione per crollo, determinandone ampiezza e direzione e individuando un secondo pozzo sfiatatoio in superficie. Poco a monte da qui c’è un’area di frammenti fittili di superficie che determinano la presenza di un’altra villa, e non lontana, nascosta dai rovi, una ben conservata cisterna a pianta quadra in opera cementizia con la volta di copertura quasi intatta. Non trascurabili sono le due necropoli etrusche che per tipologia di sepolture possiamo far risalire al VII sec. a. C. e che prendono il nome dalla vicina sorgente, Fonte Lupo appunto. Tornando sulla riva, vicino ai resti di un’altra villa, ai bordi del lago, semisommersi, si possono vedere massi di “selce” semicircolari lavorati, probabilmente una peschiera a servizio della villa? È una ricerca appena avviata meritevole di uno studio più appropriato. Sempre su questo tratto di costa, sommerso, non lontano, c’è un diverticolo basolato che univa le ville tra Bracciano ed Anguillara e che l’Associazione “La Spinosa ha individuato in almeno altri due punti. Altro manufatto ben visibile è la “Torraccia” descritto come torre medievale ma costruito su preesistente villa romana in opera cementizia e opus reticolatum che è degradato dall’invasione di arbusti selvatici ed incendi dolosi (ogni anno quest’area è soggetta ad incendi probabilmente da parte di chi intende specularci) e che meriterebbe un restauro conservativo per riportarlo ad essere fruibile da tutti. Tutta l’area, sommariamente descritta meriterebbe di una migliore attenzione da parte dell’amministrazione di Bracciano e non solo. Segnalazione in merito al suo recupero, insieme a quello delle ville delle cosiddette Muracciole di Bracciano e di Monte Cannone, sono state avanzate nell’ottobre del 2000 all’amministrazione comunale di allora senza ottenere alcuna risposta. Oggi riproponiamo l’appello per la salvaguardia e la protezione dei siti archeologici di queste zone a: Comune di Bracciano, Università Agraria, Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale ed Ente Parco. Staranno ancora a guardare?
Mario Dolci

pagina precedente - home - pagina successiva