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La
voce del lago, nel numero scorso, si è occupata di una delibera
varata dal Consiglio comunale di Bracciano in merito al declassamento
di terreni nei quindici metri dalla fascia lacustre, avanzando nel
merito una richiesta di modifica del Piano Paesaggistico Regionale
che se verrà accolta in Regione, aprirebbe di fatto all’edificazione
in zone di pregio ambientale come: Rio delle Mole, San Celso e Fonte
Lupo. Oggi, vogliamo occuparci di quest’ultima località
che al pregio ambientale aggiunge quello archeologico, tenendo ben
presente che ci troviamo all’interno dell’Università
agraria di Bracciano e del Parco lacuale Bracciano-Martignano. Per
occuparci di quest’area (Fontelupo, La Torraccia e La Lobbra)
lo facciamo con l’Associazione archeologica “La Spinosa”
che ci ricorda che qui sono presenti e indicati nei Piani Paesistici
di Bracciano: i resti di una torre medievale (n° 354, vincolata
dalla Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale);
una grande villa romana (n° 355); altre tre ville di epoca romana
(n° 356, 357 e 358) oltre, pur non comparendo negli elaborati
PTP, altre tre ville di epoca imperiale sempre certificate con ricerche
in zona dal Lugli nel 1962 e da Lorenzo Quilici nel 1975. Vogliamo
inoltre ricordare che proprio davanti alla zona meglio conosciuta
come “spiaggia dei gabbiani” c’è un sito
sommerso segnalato dalla Soprintendente al Pigorini, dottoressa
Antonietta Fugazzola Delpino.
L’Associazione archeologica “La Spinosa” si occupa
sistematicamente di quest’area dal 1997 con ricognizioni sul
campo, rilevando quanto segnalato in precedenza dagli illustri ricercatori
e approfondendone in alcuni casi lo studio. Ad esempio si è
riusciti ad entrare in un ambiente ipogeo, della villa della Lobbra,
ambiente molto ben conservato con volta a botte e pavimento in laterizi
e tracce di malta idraulica che meriterebbe una ripulitura, così
pure ci si è calati (il vicepresidente di allora de La Spinosa,
Paolo Lorizzo insieme ad uno speleologo) nel pozzo di aerazione
di un condotto a servizio della villa, risalendolo per oltre 35
metri fino all’ostruzione per crollo, determinandone ampiezza
e direzione e individuando un secondo pozzo sfiatatoio in superficie.
Poco a monte da qui c’è un’area di frammenti
fittili di superficie che determinano la presenza di un’altra
villa, e non lontana, nascosta dai rovi, una ben conservata cisterna
a pianta quadra in opera cementizia con la volta di copertura quasi
intatta. Non trascurabili sono le due necropoli etrusche che per
tipologia di sepolture possiamo far risalire al VII sec. a. C. e
che prendono il nome dalla vicina sorgente, Fonte Lupo appunto.
Tornando sulla riva, vicino ai resti di un’altra villa, ai
bordi del lago, semisommersi, si possono vedere massi di “selce”
semicircolari lavorati, probabilmente una peschiera a servizio della
villa? È una ricerca appena avviata meritevole di uno studio
più appropriato. Sempre su questo tratto di costa, sommerso,
non lontano, c’è un diverticolo basolato che univa
le ville tra Bracciano ed Anguillara e che l’Associazione
“La Spinosa ha individuato in almeno altri due punti. Altro
manufatto ben visibile è la “Torraccia” descritto
come torre medievale ma costruito su preesistente villa romana in
opera cementizia e opus reticolatum che è degradato dall’invasione
di arbusti selvatici ed incendi dolosi (ogni anno quest’area
è soggetta ad incendi probabilmente da parte di chi intende
specularci) e che meriterebbe un restauro conservativo per riportarlo
ad essere fruibile da tutti. Tutta l’area, sommariamente descritta
meriterebbe di una migliore attenzione da parte dell’amministrazione
di Bracciano e non solo. Segnalazione in merito al suo recupero,
insieme a quello delle ville delle cosiddette Muracciole di Bracciano
e di Monte Cannone, sono state avanzate nell’ottobre del 2000
all’amministrazione comunale di allora senza ottenere alcuna
risposta. Oggi riproponiamo l’appello per la salvaguardia
e la protezione dei siti archeologici di queste zone a: Comune di
Bracciano, Università Agraria, Soprintendenza Archeologica
per l’Etruria Meridionale ed Ente Parco. Staranno ancora a
guardare?
Mario Dolci |