la voce del lago
n. 14- maggio 2003
NIENTE DI NUOVO SOTTO IL CASTELLO
L’inchiesta sui centri storici da valorizzare mette a nudo l’abbandono dello splendido centro storico di Bracciano. I progetti di recupero e consolidamento annunciati restano lettera morta nonostante la mobilitazione del comitato di quartiere. La chiusura di via dell’Arazzaria dal 1999 è solo una delle tante conseguenze del grave dissesto idrogeologico dell’abitato quattrocentesco al quale finora non si è trovato rimedio

Le condizioni del centro storico di Bracciano, interessante borgo quattrocentesco certamente da valorizzare, non sono affatto buone, secondo quanto ci riferiscono ben due relazioni del geologo Flaviano Sanna, eseguite a distanza di pochi anni una dall’altra per l’amministrazione comunale. Nella prima, del 30 gennaio 1997, in occasione della preparazione del Piano Particolareggiato, già venivano delineati i pericoli della situazione esistente. Il reticolo di cavità sottostante gli edifici, scavate dall’uomo nel corso dei tempi per uso domestico (cantine e magazzini), in occasione delle piogge si riempie come un serbatoio e il ristagno delle acque sta incominciando a ledere le pareti delle volte tufacee.
La seconda, del 24 febbraio 2000, approfondisce le cause che hanno portato ad un dissesto stradale in via dell’Arazzaria dopo le forti piogge verificatesi nell’autunno del 1999. Come era stato suggerito dal circolo Legambiente Lago Sabatino nelle osservazioni presentate al Piano Particolareggiato del Comune, dopo aver esaminato la prima relazione del geologo, l’abitato dovrebbe essere sottoposto ad un restauro conservativo e di consolidamento strutturale nei punti in cui ciò si riveli necessario. Inoltre, sulla base degli elementi forniti, andrebbe revisionato anche il sistema di smaltimento delle acque, cui si è provveduto sempre in maniera approssimativa e poco attenta, senza contare il fatto che si è addirittura costruito alcuni edifici in corrispondenza del primo tratto di alveo del Fosso dei Quadri (che insieme al Fosso di Via della Cisterna consentiva un drenaggio delle acque provenienti dal Borgo con portate di varie decine di litri al secondo in periodi di piena) determinando una sostanziale occlusione di questo alle acque di superficie, che pertanto si riversano e ristagnano all’interno dell’abitato. E c’è purtroppo anche da osservare che mentre altri Comuni del comprensorio sabatino hanno fatto ricorso a più riprese a fondi speciali, europei o regionali, per porre in opera il risanamento statico e idraulico dei medesimi, non ci risulta sia stato fatto altrettanto dalle varie amministrazioni che si sono succedute a Bracciano, il che pone numerosi interrogativi sulle motivazioni che sono all’origine di questo atteggiamento.
Il Comitato pro-centro storico costituitosi dopo il dissesto stradale e che da allora si sta mobilitando per mettere in mora l’amministrazione comunale, è riuscito finora ad ottenere molto poco per difendere dal degrado e per valorizzare questo borgo, quindi sta ormai pensando di far ricorso alle vie legali nei modi e attraverso i canali che saranno ritenuti più adatti, visto che in passato molte denunce di cittadini sono rimaste senza risposta, come se proprio non fossero mai esistite.
Per ora via dell’Arazzaria rimane chiusa al traffico veicolare per motivi di sicurezza. In mancanza d’altro l’unica misura di salvaguardia sembra quella di evitare alle antiche strutture i traumi creati dal passaggio continuo di veicoli di ogni genere, compresi i grossi automezzi per la raccolta dei rifiuti, ora sostituiti, per intervento del Comitato, con furgoncini più piccoli. Certamente sembra davvero incredibile a quanti hanno a cuore il patrimonio storico-culturale di Bracciano, che venga abbandonato all’incuria e al disinteresse un borgo di così rilevante importanza, anche dal punto di vista geologico. Sorto su una collina di origine vulcanica originatosi nell’era quaternaria, esso è stato interamente costruito sul tufo lavico, ampiamente visibile in numerosi affioramenti di ignimbrite intorno al perimetro di alcuni edifici.
Per quanto riguarda l’aspetto storico l’interesse non è certo minore. Fu infatti teatro di aspre contese fra grandi protagonisti della storia, a partire da quell’Alessandro VI Borgia che, sul finire del ’400 cercò invano di espugnare la rocca, strenuamente difesa da una donna, Bartolomea Orsini, dopo averne scomunicato e catturato il padre, Gentil Virginio Orsini (morto poi nel carcere di Castel dell’Ovo a Napoli, ove era stato rinchiuso). Per il Papa Borgia era infatti reo di aver dato ospitalità a Bracciano ad un altro grande personaggio della storia, quel Carlo VIII D’Angiò, giunto in Italia a rivendicare il regno di Napoli, con il sostegno degli Sforza e dei Medici, imparentati con gli Orsini da due matrimoni.
La stessa figlia di Lorenzo il Magnifico, frutto dell’unione con Clarice Orsini, ha soggiornato a Bracciano in quei secoli lontani mentre Isabella, figlia di Cosimo de Medici, venne forse fatta uccidere dal marito Paolo Giordano Orsini per amore della bella Vittoria Colonna, successivamente impalmata. Purtroppo le amministrazioni di Bracciano, tranne che in qualche episodica manifestazione, rimasta senza seguito, non hanno saputo far rivivere nella curiosità popolare, né sfruttare sotto il profilo turistico questi drammatici avvenimenti, tramutandoli in sfilate, rievocazioni storiche o in piccolo artigianato locale, così come avviene in tantissime altre località italiane che sanno fare della propria cultura un’occasione di sviluppo economico.
Marisa Loreti

LA ROCCA DEI VICO IL NUCLEO ORIGINARIO
Cartiere, ferriere, lavorazione degli arazzi e arti tipografiche nella Bracciano di Paolo Giordano Orsini. Nel 1575 la cittadina contava 5.000 anime
Mappa del nucleo originario del borgo di Bracciano
Le origini dell’abitato di Bracciano risalgono, probabilmente, al decimo secolo, quando alcuni nobili costruirono in questo territorio castelli per difendere le popolazioni dalle invasioni saracene, diventando di fatto signori dei borghi che andavano formandosi. Dalla fine dell’undicesimo secolo il territorio di Bracciano fu proprietà della famiglia dei Prefetti di Vico. Questa famiglia trasformò la torre già esistente in una rocca e costruì nuove fortificazioni, ancora visibili da via Fioravanti. All’interno della cinta muraria voluta dai di Vico si sviluppò un insediamento a conchiglia, con la strada principale che dalla rocca scendeva fino al lago. Qui passava un ramo secondario della via Clodia, che assicurava i collegamenti con Roma e l’Alto Lazio.
Nella prima metà del XV secolo Bracciano venne in possesso della famiglia Orsini che, tra il 1470 ed il 1490, trasformò la rocca prefettesca nell’attuale castello. Il centro urbano si spostò quindi dalla sommità della collina verso piazza Mazzini, allora piazza della Rocca. Alla fine del XV secolo fu costruita una nuova cinta muraria, ancora in gran parte esistente, entro la quale fu compreso il Convento di Santa Maria Novella (che al tempo della sua fondazione, nel 1436, era situato “fuori porta”). Nel 1496, in occasione dell’assedio del borgo da parte delle truppe papali, fu edificato un nuovo bastione, oggi chiamato “la Sentinella”. All’interno del nuovo sistema di mura si sviluppò il paese nel corso del Cinquecento. Vi si accedeva mediante un ponte levatoio situato prima della chiesa di S. Maria Novella.
Nel 1560, in seguito al matrimonio di Paolo Giordano I Orsini con Isabella De Medici, Bracciano fu elevato a ducato. Grazie alla disponibilità di nuove risorse economiche Paolo Giordano poté impiantare alcune attività che potenziarono lo sviluppo economico del paese: la lavorazione del ferro e dello zolfo, la cartiera, l’arte tipografica e della lavorazione degli arazzi. Per dare forza motrice ai suoi opifici il duca fece costruire un acquedotto che portava l’acqua dalle sorgenti della Fiora, in parte ancora visibile su via Principe di Napoli. Conseguenza dello sviluppo economico del paese fu l’aumento demografico: nel 1575 viveva a Bracciano una popolazione compresa tra 4.500 e 5.000 abitanti. Entro i primi anni del Seicento si saturò il perimetro delle fortificazioni rinascimentali, tanto che nel 1619 non fu possibile trovare all’interno delle mura un’area sufficientemente ampia per costruirvi il nuovo palazzo comunale e fu scelta l’attuale. Cominciò da allora l’espansione lungo i due assi di via Fausti e di via Principe di Napoli.
Architetto Cecilia Sodano

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