| L’inchiesta
sui centri storici da valorizzare mette a nudo l’abbandono
dello splendido centro storico di Bracciano. I progetti di
recupero e consolidamento annunciati restano lettera morta
nonostante la mobilitazione del comitato di quartiere. La
chiusura di via dell’Arazzaria dal 1999 è solo
una delle tante conseguenze del grave dissesto idrogeologico
dell’abitato quattrocentesco al quale finora non si
è trovato rimedio |
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Le
condizioni del centro storico di Bracciano, interessante borgo quattrocentesco
certamente da valorizzare, non sono affatto buone, secondo quanto
ci riferiscono ben due relazioni del geologo Flaviano Sanna, eseguite
a distanza di pochi anni una dall’altra per l’amministrazione
comunale. Nella prima, del 30 gennaio 1997, in occasione della preparazione
del Piano Particolareggiato, già venivano delineati i pericoli
della situazione esistente. Il reticolo di cavità sottostante
gli edifici, scavate dall’uomo nel corso dei tempi per uso
domestico (cantine e magazzini), in occasione delle piogge si riempie
come un serbatoio e il ristagno delle acque sta incominciando a
ledere le pareti delle volte tufacee.
La seconda, del 24 febbraio 2000, approfondisce le cause che hanno
portato ad un dissesto stradale in via dell’Arazzaria dopo
le forti piogge verificatesi nell’autunno del 1999. Come era
stato suggerito dal circolo Legambiente Lago Sabatino nelle osservazioni
presentate al Piano Particolareggiato del Comune, dopo aver esaminato
la prima relazione del geologo, l’abitato dovrebbe essere
sottoposto ad un restauro conservativo e di consolidamento strutturale
nei punti in cui ciò si riveli necessario. Inoltre, sulla
base degli elementi forniti, andrebbe revisionato anche il sistema
di smaltimento delle acque, cui si è provveduto sempre in
maniera approssimativa e poco attenta, senza contare il fatto che
si è addirittura costruito alcuni edifici in corrispondenza
del primo tratto di alveo del Fosso dei Quadri (che insieme al Fosso
di Via della Cisterna consentiva un drenaggio delle acque provenienti
dal Borgo con portate di varie decine di litri al secondo in periodi
di piena) determinando una sostanziale occlusione di questo alle
acque di superficie, che pertanto si riversano e ristagnano all’interno
dell’abitato. E c’è purtroppo anche da osservare
che mentre altri Comuni del comprensorio sabatino hanno fatto ricorso
a più riprese a fondi speciali, europei o regionali, per
porre in opera il risanamento statico e idraulico dei medesimi,
non ci risulta sia stato fatto altrettanto dalle varie amministrazioni
che si sono succedute a Bracciano, il che pone numerosi interrogativi
sulle motivazioni che sono all’origine di questo atteggiamento.
Il Comitato pro-centro storico costituitosi dopo il dissesto stradale
e che da allora si sta mobilitando per mettere in mora l’amministrazione
comunale, è riuscito finora ad ottenere molto poco per difendere
dal degrado e per valorizzare questo borgo, quindi sta ormai pensando
di far ricorso alle vie legali nei modi e attraverso i canali che
saranno ritenuti più adatti, visto che in passato molte denunce
di cittadini sono rimaste senza risposta, come se proprio non fossero
mai esistite.
Per ora via dell’Arazzaria rimane chiusa al traffico veicolare
per motivi di sicurezza. In mancanza d’altro l’unica
misura di salvaguardia sembra quella di evitare alle antiche strutture
i traumi creati dal passaggio continuo di veicoli di ogni genere,
compresi i grossi automezzi per la raccolta dei rifiuti, ora sostituiti,
per intervento del Comitato, con furgoncini più piccoli.
Certamente sembra davvero incredibile a quanti hanno a cuore il
patrimonio storico-culturale di Bracciano, che venga abbandonato
all’incuria e al disinteresse un borgo di così rilevante
importanza, anche dal punto di vista geologico. Sorto su una collina
di origine vulcanica originatosi nell’era quaternaria, esso
è stato interamente costruito sul tufo lavico, ampiamente
visibile in numerosi affioramenti di ignimbrite intorno al perimetro
di alcuni edifici.
Per quanto riguarda l’aspetto storico l’interesse non
è certo minore. Fu infatti teatro di aspre contese fra grandi
protagonisti della storia, a partire da quell’Alessandro VI
Borgia che, sul finire del ’400 cercò invano di espugnare
la rocca, strenuamente difesa da una donna, Bartolomea Orsini, dopo
averne scomunicato e catturato il padre, Gentil Virginio Orsini
(morto poi nel carcere di Castel dell’Ovo a Napoli, ove era
stato rinchiuso). Per il Papa Borgia era infatti reo di aver dato
ospitalità a Bracciano ad un altro grande personaggio della
storia, quel Carlo VIII D’Angiò, giunto in Italia a
rivendicare il regno di Napoli, con il sostegno degli Sforza e dei
Medici, imparentati con gli Orsini da due matrimoni.
La stessa figlia di Lorenzo il Magnifico, frutto dell’unione
con Clarice Orsini, ha soggiornato a Bracciano in quei secoli lontani
mentre Isabella, figlia di Cosimo de Medici, venne forse fatta uccidere
dal marito Paolo Giordano Orsini per amore della bella Vittoria
Colonna, successivamente impalmata. Purtroppo le amministrazioni
di Bracciano, tranne che in qualche episodica manifestazione, rimasta
senza seguito, non hanno saputo far rivivere nella curiosità
popolare, né sfruttare sotto il profilo turistico questi
drammatici avvenimenti, tramutandoli in sfilate, rievocazioni storiche
o in piccolo artigianato locale, così come avviene in tantissime
altre località italiane che sanno fare della propria cultura
un’occasione di sviluppo economico.
Marisa Loreti
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