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Chissà
se il Commissario Regionale dell’Università Agraria
di Manziana, Michele Annese, insieme ai funzionari dell’Ente,
dormiranno sonni tranquilli, ora che le ventisei querce di oltre
100 quintali di peso, veramente pericolanti sono state finalmente
abbattute; o se i loro sonni saranno interrotti dal pensiero di
altre monumentali piante del bosco di Macchia Grande di Manziana,
che potranno ancora costituire un serio pericolo per la popolazione!
Già, perché così stanno le cose. Ad una attenta
lettura dei documenti riguardanti le autorizzazioni al taglio di
cerri del bosco di Manziana, il numero di alberi veramente pericolanti
era di 26 (più sette da tagliare entro sei mesi). Ma andiamo
con ordine per analizzare se in questa faccenda ci possano essere
delle contraddizioni che i cittadini di Manziana, tutti soci secondo
statuto dell’Università Agraria, abbiano il diritto
di conoscere. Questi gli antefatti: nella primavera del 2002, in
seguito ad un forte vento, due alberi isolati cadono lungo la statale
Braccianese. Il sindaco di Manziana, su cui ricade la responsabilità
delle alberature lungo le strade all’interno del territorio
comunale, nel luglio dello stesso anno ordina all’Università
Agraria di abbattere le piante pericolanti di propria competenza.
Il Coordinamento Provinciale delle Foreste di Roma, condiziona l’abbattimento
degli alberi ad un accertamento da parte di un perito forestale
o agronomo, che individui le piante destinate al taglio e l’Università
Agraria incarica il dottore forestale Rocco Sgherzi della perizia.
Sgherzi, della cui esperienza ed onestà professionale non
abbiamo motivo di dubitare, analizza 75 piante per le quali riceve
l’incarico e consegna una relazione, nel novembre 2002, all’Ente
commissionante. In seguito alla relazione del professionista, l’Ente
indice un’asta pubblica dove, considerata l’urgenza,
dà 20 giorni di tempo per la presentazione delle offerte.
Il prezzo base d’asta viene fissato in cinquecento euro, la
pubblicazione è del 14 dicembre e la scadenza il 27 dello
stesso mese. Il 28 dicembre vengono aperte le buste pervenute ed
il taglio di 75 piante viene aggiudicato alla ditta Raffaele Brocco
di Canale Monterano che ha offerto la somma di euro settecento.
A prima vista sembra tutto in regola, ma ad un’attenta lettura
dei documenti si scoprono alcune incongruenze. La prima riguarda
la relazione tecnica. Scopriamo che delle 75 piante analizzate solo
33 erano irrimediabilmente danneggiate: 4 piante rappresentavano
un rischio immediato ed andavano abbattute senza indugi (cat. D3),
22 piante sono soggette ad “abbattimenti indifferibili entro
2 mesi, non rappresentano rischio immediato anche se è bene
programmare la loro sostituzione in tempi brevi” (cat. D2);
7 alberi sono dichiarati irrecuperabili ma “non rappresentano
ancora gravi carenze sotto il profilo della sicurezza, per questo
motivo si parla di abbattimenti programmabili” entro 6 mesi.
Tutte le altre 42 piante (cat. C-D e cat. C2 e C3), pur essendo
danneggiate, non presentano segni di pericolo e, dopo opportuni
trattamenti, quali cimature, riduzione della chioma, vanno ricontrollati
strumentalmente da 6 mesi a 3 anni a seconda della categoria di
appartenenza. Premetto che le analisi effettuate non sono semplicemente
effettuate a vista, ma con una strumentazione adatta che permette
di saggiare le effettive possibilità di resistenza e di affidabilità
degli alberi. Perché, nonostante il parere del tecnico, per
il quale l’Università Agraria ha speso 4.800 euro,
sono stati abbattuti anche alberi che non presentavano situazione
di pericolo? Forse per evitare le spese di trattamento? Non conosco
la situazione finanziaria dell’Ente ma mi dicono che non sia
rosea. Sorge allora spontanea un’altra domanda esclusivamente
derivante da un’analisi economica. L’Università
Agraria di Manziana ha ceduto i diritti di taglio di questa porzione
di bosco partendo da una base d’asta di 500 euro ed aggiudicata
a 700 euro quando, secondo valori di mercato, poteva chiederne almeno
undicimila. Il mancato introito dell’Ente pubblico, i cui
soci sono tutti i residenti di Manziana consiste diecimilatrecento
euro. Ponendo che tutta la legna fosse venduta dalla ditta che si
è aggiudicata il taglio come semplice legna da ardere (e
così non è a giudicare dalle misure dei tronchi portate
via dai Tir che erano quelle di legna da segheria per uso industriale),
il valore di mercato, considerando il prezzo più basso ed
un peso minimo delle querce di 100 quintali l’una, risulta
essere di quarantacinquemila euro. Un ottimo affare per la ditta
di Canale che ne ha pagati solo settecento. Se non fossimo sospettosi,
e non lo siamo, verrebbe da pensare che qualcuno abbia lucrato su
questo affare. Aggiungiamo inoltre che i soci dell’Università
Agraria non hanno potuto beneficiare assolutamente della legna e,
chi ne ha bisogno, sarà costretto a comprare la legna da
ardere al solito presso di 12 - 15 euro al quintale. Credo quindi
che il Commissario ed i Funzionari dell’Ente debbano dare
delle serie risposte ai soci: anzitutto sul modo con cui amministrano
beni e proprietà collettive, i benefici dei quali appartengono
all’intera comunità. Poi dovranno spiegare perché
un bene pubblico che ha un valore comune molto più elevato
del puro e semplice valore economico, in termini di orgoglio della
cittadinanza, di paesaggio, di natura, di fruizione pubblica, come
è rappresentato dal bosco di Macchia Grande, viene mercificato
indipendentemente dal parere dei tecnici chiamati a pagati appositamente.
Un’ultima osservazione sembra doverosa: da anni il bosco è
abbandonato a se stesso nonostante, e l’ultima perizia ne
è testimonianza, la situazione fitosanitaria sia precaria:
pascolo non regolamentato che distrugge la rinnovazione, turismo
indiscriminato, nessun controllo da parte dei gestori sul traffico
delle auto. In queste condizioni, senza un’attenta gestione
forestale, con dei tagli e delle cure mirate, il degrado la farà
da padrone; già tecnici a cui è stato richiesto il
parere in via informale hanno consigliato, se non il rimpiazzo delle
piante tagliate, almeno la recinzione dell’area oggetto di
intervento, per evitare che il bestiame e l’eccessivo calpestio
delle persone rovinino le giovani piante che cresceranno. Vale la
pena di ricordare che quando lo scorso anno la Regione Lazio prospettò
l’ipotesi che il bosco di Macchia Grande venisse incorporato
nel perimetro del Parco di Bracciano e Martignano, ci fu l’alzata
di scudi del Comune e dell’Università Agraria con la
motivazione che il Parco non avrebbe tutelato adeguatamente il bosco
laddove loro erano perfettamente in grado di farlo. Fino ad ora
non abbiamo avuto testimonianza di tale impegno. Speriamo che in
futuro sia adeguato all’importanza ed alla bellezza bosco
stesso.
Maurizio Morelli
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UN
DEPURATORE PER 90.000 ABITANTI
Ed
il lago continua ad alimentare le fontane del Vaticano. Parola di
Acea
Parlare
di “sorella acqua” in questo territorio significa soprattutto
parlare di salvaguardia dell’acqua del lago. I dati sulla
balneazione dell’ultimo periodo sono confortanti (se si non
si considerano le deroghe per l’eccesso di ossicino). Un risultato
che si sta raggiungendo attraverso passi successivi che vanno dal
divieto di navigazione per le barche a motore, alla realizzazione
dell’anello fognario circumlacuale e del depuratore Cobis,
al divieto per gli agricoltori di utilizzare sostanze inquinanti
per i loro campi. Un processo che vede l’Acea in una “posizione
dominante” rispetto ai Comuni che subiscono da decenni una
sorta di “servitù” in cambio praticamente di
nulla se non qualche rara sponsorizzazione di convegni e eventi
vari. Il lago è oggi riserva idrica d’emergenza per
Roma e il depuratore, nato solo per i comuni rivieraschi, negli
anni ha servito anche la popolosa zona di Cesano. Proprio all’Acea
abbiamo inviato alcuni quesiti ai quali ci ha dato risposta l’ufficio
stampa.
Sono in corso i lavori per il raddoppio del Cobis. Quanto termineranno
e quali saranno i comuni serviti?
Al Cobis dell’Acea a Cesano sarà potenziato lo smaltimento
dei liquami. L’impianto, al quale confluiscono le acque reflue
prodotti nei comuni di Bracciano, Anguillara, Manziana, Oriolo e
Trevignano e del XX Municipio di Roma, passerà così
dalla portata di 140/150 a 200 litri al secondo per 90.000 abitanti.
L’intervento, finanziato dal Comune di Roma e dalla Regione
Lazio, è costato 10 miliardi di lire e prevede anche il trattamento
delle cosiddette “prime piogge” per oltre 600 litri
al secondo. In periodi piovosi, infatti, anche a causa del mancato
completamento delle condotte per le acque chiare, il depuratore
scoppiava. Assieme a questi lavori che termineranno nel giugno 2003
si sta intervenendo anche al miglioramento dell’anello fognario
che circonda tutto il lago di Bracciano. Si tratta di interventi
che si inseriscono nelle strategie di protezione delle acque del
lago, riserva idrica di emergenza per la capitale.
Quali sono le caratteristiche del nuovo acquedotto del lago di Bracciano
e che genere di prelevamenti avete finora fatto?
Il nuovo acquedotto di Bracciano, ampliato di recente, è
costituito da due linee di trattamento dotate ciascuna di una portata
massima di 1.600 litri al secondo. La struttura è inoltre
predisposta per ulteriori tre linee della stessa portata. Ogni linea
è stata suddivisa in due sub linee da 800 litri al secondo
ciascuna con l’obiettivo di assicurare la massima flessibilità
operativa. L’impianto, considerata la sua prevalente funzione
di emergenza, è stato progettato per garantire con un processo
rapido ed efficiente, una qualità ottimale dell’acqua
per uso potabile. Una riserva che comunque viene utilizzata solamente
in sporadiche occasioni, ad esempio nel periodo estivo, per non
più di due settimane tra giugno e luglio. In queste rare
occasioni vengono comunque utilizzati non più di 300/500
litri al secondo su un totale di 3.200 litri al secondo. Per quanto
riguarda invece l’acqua non potabile, l’impianto di
Bracciano ha un’immissione in rete di 500 litri al secondo,
di cui 250 litri vengono utilizzati dal Vaticano e gli altri 250
dal Comune di Roma. In questi due casi l’acqua viene utilizzata
per alimentare le fontane e per l’irrigazione dei giardini.
G.V.
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