la voce del lago

n. 12 - marzo 2003

TUTELA DEGLI ANIMALI - ASL E COMUNI INADEMPIENTI
Resta lettera morta la legge regionale. Nessuna opera di prevenzione del randagismo, nessun riconoscimento per i cani di quartiere, completamente assente la promozione di una coscienza zoofila
Cane randagio affamato
Anguillara - Casette nel giardino di una "cinofila" che ospita ben quattro cani randagi

La legge regionale n. 34/1997 “Tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo” ha nelle finalità: la costruzione dei canili pubblici da parte dei Comuni singoli o associati e delle Comunità montane, il risanamento dei canili esistenti, la sterilizzazione dei cani e dei gatti, la creazione della figura del cane di quartiere, l’iscrizione dei cani all’anagrafe canina, la protezione dei gatti in libertà, la creazione di una coscienza zoofila tramite campagna di educazione sanitaria e ambientale. La legge prevede compiti per i Comuni e per la Asl. Le associazioni animaliste hanno riconosciuto un ruolo importante di collaborazione nei vari campi di intervento. Detto così, sembra che il problema randagismo sia stato felicemente risolto in Italia ma niente e tanto lontano da questa realtà, Nel comprensorio della Asl Rm/F che comprende ben 28 Comuni a tutt’oggi (considerato che la Regione Lazio ha avuto la sua prima legge nel 1988) a 15 anni dalla prima legge, a 12 anni dalla Legge quadro 281/1991 a 6 anni dalla legge 34/1997 la realtà è questa: nessun Comune ha costruito o risanato canili, la Asl Rm/F che brilla su scala regionale per la sua totale inadempienza, non ha sterilizzato gatti liberi, non ha permesso il riconoscimento di cani di quartiere, non ha effettuato un solo intervento di soccorso con relative cure su nessun animale ferito. Esiste sul territorio, e precisamente a Bracciano, un canile privato con cui alcuni Comuni sono convenzionati per il ricovero e il mantenimento a vita dei cani catturati vaganti. I Comuni convenzionati sono: Formello, Bracciano, Castelnuovo di Porto, Capena, Cerveteri, Ladispoli, Tolfa, Allumiere, Civitavecchia, Morlupo, Manziana, Sacrofano, Santa Marinella, Rignano Flaminio. Ci sono Comuni che ritengono assolutamente superfluo, non solo costruire canili, ma anche stipulare convenzioni. Questi Comuni sono: Campagnano, Canale Monterano, Civitella San Paolo, Fiano, Filacciano, Magliano Romano, Mazzano, Nazzano, Ponzano, Riano Sant’Oreste, Torrita Tiberina, Trevignano. Come questi Comuni risolvono i vari problemi che possono di volta in volta causare i randagi, non lo sappiamo, di certo, alcuni Comuni (i piccoli…) lo risolvono in proprio, chiedendo a qualche cittadino, chiedendo a qualche associazione (compiacente…) di prendere, portare lontano, sottrarre. Vogliamo togliere tutti gli eventuali dubbi: i Comuni per legge possono convenzionarsi in modo lecito, con strutture idonee e in regola con le leggi e le convenzioni devono essere concluse con delibere e impegni di spesa pubblici. Tutto ciò che non rientra in questi perimetri è fuorilegge, è reato, può essere denunciato. I cittadini hanno il diritto di conoscere la sorte dei cani che vagavano per il paese, i cittadini hanno il diritto di riscattarli e portarseli a casa, se lo vogliono. Ai cani sottratti, per le vie del paese, in modo illecito viene tolto un diritto inalienabile, il diritto alla libertà, alla vita. Come sezione della Lega Nazionale del Cane, nonché come persone, dobbiamo dire che siamo contro i canili. Dunque siamo contro la cattura dei randagi, senza un piano di prevenzione del fenomeno e di sensibilizzazione di civile tolleranza e rispetto verso gli animali domestici. E questi Comuni, questa Asl, non hanno in tutti questi anni promosso una sola iniziativa che vada verso la prevenzione del randagismo. Questo è intollerabile e vergognoso da qualsiasi punto vogliamo guardare questo increscioso fenomeno. Dunque nel nostro comprensorio la legge è totalmente disattesa da Asl e Comuni. L’unica cosa che alcuni Comuni fanno è la parziale cattura dei randagi che vengono chiusi nei canili, spesso, molto spesso per tutta la loro vita. È chiaro che lo scopo della legge era altro. È chiaro che questa situazione non ci trova d’accordo come associazione che opera sul territorio. Un discorso a parte merita il Comune di Anguillara che, pur essendo a questo punto, uno dei Comuni che senza una “vera” convenzione, ha da qualche anno concesso in comodato alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Roma, un terreno per dargli modo di costruirvi un rifugio per randagi. L’associazione in proprio vi ha costruito un rifugio che non è costato una lira al Comune e in cambio l’associazione ha accolto nel proprio rifugio i vani che, nel tempo, avevano bisogno di aiuto. Adesso ci sono 20 cani, il numero stabilito a suo tempo era, a completo titolo gratuito di 14, e fino a 20 con un piccolo contributo di mantenimento. L’associazione non ha mai percepito una lira dall’amministrazione di Anguillara. Ma a noi sta bene così. Perché non vogliamo che il nostro rifugio diventi un canile pubblico, non un canile lager. A questo punto, sempre gratis, abbiamo dato la garanzia al Comune per l’accoglienza di cuccioli e per gli animali feriti. Secondo noi l’amministrazione di Anguillara, concedendoci quel terreno ha fatto un ottimo affare che però, visto che nonostante i nostri solleciti a fare interventi che vadano verso la prevenzione al randagismo, certamente non potrà garantire lo stesso Comune di avergli risolto il problema randagismo.
Andreina Andreotti Presidente della Lega Nazionale Difesa del Cane

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