 |
 |
Sembra
che sia diventato un fatto compiuto, una parola d’ordine,
un portafortuna che salta fuori nei momenti storici più critici
per la collettività. Parliamo dell’ottimismo cioè
dell’attitudine a giudicare favorevolmente lo stato e il divenire
della realtà. Attenzione, maneggiare con cura, è contagioso
e può avere effetti collaterali. Stravolge, a volte, la realtà.
Sotto le feste, lo abbiamo sentito pronunciare dal nostro presidente
della Repubblica come da quello del Consiglio, e giù a scalare,
dal ministro dell’Economia che poi vara una finanziaria che
scontenta tutti, compresi i sindaci, i governatori regionali ed
i presidi degli atenei, che ricorrendo poi al vecchio stratagemma
di chi strilla più forte ottiene di più, recuperano
qualche euro, al ministro del Lavoro che ci dice che il tasso di
disoccupazione è sceso all’8,9 per cento, mentre nel
mese di riferimento (ottobre) dell’anno precedente era al
9,3 per cento. Nessuno però spiega che il dato è favorito
solo dalla diminuzione della cosiddetta “forza lavoro”
cioè da coloro che cercano occupazione e che sono scesi al
3,3 per cento, ovvero rispetto ad un anno prima ci sono 73 mila
italiani (donne e ultraquarantenni) che hanno rinunciato ad andare
in cerca di lavoro. I nuovi occupati sono con contratto a termine
o part time. Ormai siamo tutti precari.
Ottimismo, va infondendo Veltroni che intanto è pronto a
varare un Prg su Roma con una crescita da 60 milioni di metri cubi,
basato su un’urbanistica policentrica con piazze e servizi
che nasceranno ad Acilia come a La Storta. Sarà la volta
buona per le costruzioni su Santa Maria di Galeria? È forse
basato sull’ottimismo il varo del nuovo Prg di Anguillara
che toglie ad una già sconquassata agricoltura altri 15 ettari
per le costruzioni, sembra su un area archeologica, gravata pure
da usi civici. Affari d’oro per l’edilizia, che è
l’unica voce occupazionale che cresce (+2,8 per cento) a discapito
come sempre dell’agricoltura (-2,4 per cento) che continua
la sua caduta inarrestabile e neanche l’onnipresente ministro
Alemanno che alla parola ottimismo ha dovuto sostituire la frase
“fare filiera per sopravvivere”, con le sue premonizioni,
riuscirà a risollevare le sorti di un malato ormai terminale.
E se trasformassimo gli agricoltori in manovali e muratori? Non
saremmo neppure originali, c’è già stato chi
ha proposto di convertire gli operai di Termini Imerese in infermieri.
Ottimismo, ci dice, infuriato, il presidente dell’Istat che
si è fatto rompere le uova nel nuovo “paniere”
da quei burloni dell’Eurispes che hanno dato al 29 per cento
l’aumento dei prezzi alimentari, contro il 3,8 per cento su
base Istat. Ma l’Istat, i cui dati “sono gli unici dotati
di credibilità scientifica”, non si tocca, ci fa sapere
il governo per bocca del ministro delle Attività produttive.
Alla fine di questa, purtroppo seria, commedia, rimane però
il fatto storico che l’Intesa dei consumatori, (Codacons,
Adusbef, Federconsumatori, Adoc) non si fida più dei dati
che governo dopo governo cambiano, o si aggiustano in ragione politica.
Che la carne sia aumentata del 27,4 per cento o le arance del 57
per cento dai dati Eurispes, o in media del 7 per cento dai dati
Istat, è tutto da verificare. Ma tutti hanno deciso che tutto
è aumentato. Non lo dice solo Eurispes o Altroconsumo o in
maniera più soft Istat. Lo dice l’infallibile conto
della massaia, lo dice il fine mese, lo dice il bancomat, il prelievo
dura molto meno di un anno fa.
Eppure ci dice Coldiretti che i prodotti d’allevamento hanno
fatto registrare una diminuzione del prezzo medio pagato agli allevatori,
come per i suini da macello, di 29 centesimi/Kg in meno, contro
il prezzo di vendita al consumo cresciuto del 26 per cento. Stessa
musica per i polli, dove da una riduzione agli allevatori di 9 centesimi/kg,
si è passati ad un aumento al dettaglio del 20 per cento.
Stiamo assistendo ad una vera e propria mancanza di trasparenza,
nel passaggio degli alimenti dalla produzione al consumo. Ed i commercianti
approfittando dell’euro ci hanno provato, e lo Stato sotto
l’euforia dell’euro non ci ha capito più niente.
In questo stato di cose, chi vende ci guadagna molto di più
che con la vecchia lira. Chi ci perde sono tutti quegl’italiani
che dipendono da uno stipendio o da una pensione, che non vendono
nulla, anzi sono costretti ad acquistare. Stiamo assistendo alla
fine della classe media sempre più impoverita dallo sgretolarsi
del potere d’acquisto del salario o dello stipendio.
Optimisme, andavano diffondendo i rivoluzionari illuministi di mezza
Europa nel 1830 scongiurando il ritorno alla restaurazione ideologica
dell’Ancien Regime, come pure:- Optimism!- strillavano in
America nel ’28 il presidente Coolidge e quelli della Federal
Reserve System nel tentativo di frenare la speculazione che portò
poi al “giovedì nero” di Wall Street del 1929.
–Ottimismo, sottovoce, dicono i nostri politici indipendentemente
dalla religione politica. Lo dicono quasi sussurrando, come se non
ne fossero convinti neppure loro, ad una popolazione che ha capito
il dramma di una crisi istituzionale gestita da una politica senza
regole da politici che solo fuori dal dialogo e che da un pezzo
hanno sotterrato il termine “concertazione” dando piena
luce alla crisi dello Stato di diritto che ora stiamo vivendo. Alla
fine tutto è a rischio: i nostri sogni, le aspettative, la
sicurezza, la cultura per noi e per i nostri figli. Il modo di vivere
è a rischio. Altro che ottimismo.
Alfredo Di Stefano
|