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Luca,
Maurizio, Giampiero e Vito. Attori per caso, i primi tre, ma con
successo, regista ed attore professionista il quarto. Sono loro
i protagonisti principali di fortunate pièce teatrali che
da anni, tra mille difficoltà, si organizzano nei paesi del
lago di Bracciano, spesso con grandi sacrifici personali, con ore
e ore di prove serali in spazi disagiati e rimediati. Ma la polvere
del palcoscenico è come una droga, l’adrenalina dello
spettacolo che ti assale una benefica sostanza di benessere, l’applauso
del pubblico una conferma liberatoria. Con loro e attorno a loro
si muove tutta una schiera di donne e uomini che, uscendo dalla
quotidianità, entrano per alcune serate nel magico mondo
della musa Talia. E sì perché la commedia, più
che la tragedia protetta dalla musa Tersicore è il loro banco
di prova e visto che far ridere è spesso più difficile
che far piangere, si accresce il loro valore di attori.
Si rimane stupiti, ad esempio, di fronte alla grande professionalità
di Luca Marrocco, gioielliere di giorno e attore la sera. A 20 anni
il debutto ne La Mandragola di Machiavelli ad Oriolo tra amici poi,
grazie all’istrionico regista Stefano Cipolletta, i ruoli
da protagonista nella compagnia teatrale L’impronta. “Abbiamo
portato in scena quattro spettacoli in quattro anni” dice
Luca. Tutti di successo aggiungiamo noi. Per lui è stato
un crescendo. Il sodalizio con la compagnia Il Caleidoscopio di
Canale Monterano lo ha portato ad interpretare spettacoli goldoniani.
Nuova compagnia poi, nuovi spettacoli per la regia di Fabrizio Catarci
e uno spettacolo che ha vinto tre edizioni di festival teatrali.
“Ma l’interpretazione che mi ha dato più soddisfazione
– dice Luca - è il protagonista de Il Vantone”.
Il personaggio tratto dal Miles Gloriousus di Plauto e riadattato
da Pier Paolo Pasolini che gli è valso il premio come miglior
attore a Sutri. Oggi Luca si è lanciato in nuove avventure
teatrali. Con la compagnia Lacrime di Cipolla (dal regista Vito
Cipolla) partecipa alla realizzazione di lavori teatrali a Roma
dove si lavora secondo le regole del “laboratorio della parola”.
Non è più protagonista ma è contento per le
nuove opportunità di crescita professionale.
“Il teatro dà tanto” dice. “Io –
commenta – lo faccio con la leggerezza d’animo di chi
lo fa per passione. Per me è come una forza propulsiva”.
E gli applausi? “È il momento più bello perché
viene apprezzato lo spettacolo nella sua totalità”.
E la memoria? “Capita di scordarsi una battuta. La memoria
è tutto ma anche importante stare dentro il personaggio anche
con l’azione e così si riesce a supplire anche a un
vuoto di memoria”.
Talent scout per Gianpiero Nardelli, di norma geometra libero professionista,
32 anni, con studio a Bracciano è stata Anthea Kearly Triossi.
“Ho sempre avuto – dice Gianpiero - la passione per
la recitazione, fin dalle elementari. Nel 1992 l’associazione
A.C.O.T - Antheteatro di Bracciano cercava persone per l’allestimento
di un nuovo spettacolo. Feci un provino e venni subito arruolato.
Diventai poi presidente dell’associazione”. Dopo il
debutto il passaggio a nuove compagnie con spettacoli con Le Vignacce
di Vito Cipolla, Il Salto di Esper Russo e I Saltati di Fabrizio
Catarci. Per Gianpiero il teatro “è una valvola di
sfogo”. “C’è chi per distrarsi –
dice – gioca a calcetto, io invece mi diverto a fare le prove
dello spettacolo. Naturalmente tutto questo comporta dei piccoli
sacrifici. La sera, quando si prova, rubo tempo alla famiglia. Il
giorno, quando devo studiare il copione, sottraggo tempo prezioso
al mio lavoro”. Il personaggio che ha amato di più
in realtà è un personaggio che copre quattro ruoli.
“L’anno scorso – racconta – ho recitato
in una commedia dal titolo Miseria e grandezza nel camerino numero
uno di Ghigo De Chiara, per la regia di Fabrizio Catarci. Erano
quattro atti unici in cui interpretavo quattro diversi personaggi
e precisamente: un giovane manager, uno iettatore, un gay e un autore
di teatro. Mi sono piaciuti tutti, per la diversità dei ruoli
e delle situazioni. Per questo spettacolo ho vinto il premio come
migliore attore nella rassegna del teatro amatoriale di Ladispoli.
Al di là del lago, a Trevignano un attore di teatro come
il bravo Maurizio Massaccesi probabilmente non sarebbe venuto fuori
se il formidabile autore di esilaranti opere prime come Franco Scalise
non gli avesse cucito addosso ruoli e personaggi. Oggi Maurizio
lavora per una società che consegna gpl ma il teatro per
lui “è una passione che ho sin da quando era piccolo”.
Una passione così dirompente che spesso tra amici si divertiva
a raccontare non solo barzellette ma anche a mettere su veri e propri
sketch interpretati addirittura in piazza durante le feste tradizionali.
“Ma soprattutto con Franco – dice – sono riuscito
a interpretare una decina di ruoli”. Il suo asso nella manica
è l’improvvisazione che ricorda un po’ lo stile
petroliniano. Nel cuore si porta la prima volta su un palcoscenico
vero in Storia di Natale di Franco Scalise. “E’ venuta
benissimo”. Da allora ogni volta che ha interpretato un ruolo
ha raccolto applausi a scena aperta. L’ultima volta a dicembre
scorso con il nuovo lavoro di Franco Scalise. “Era passato
diverso tempo – dice Maurizio – che non portavamo in
scena dei lavori. Le tavole del palcoscenico ti rapiscono e finché
sento questo profumo...”.
Ed il futuro del teatro sul lago potrebbe passare dal rilancio in
grande stile del teatro comunale di Canale Monterano (in programma
anche corsi teatrali – informazioni allo 06/9962682) affidato
dall’amministrazione comunale alla gestione dell’attore
professionista Vito Cipolla. “Pensiamo di mettere su un cartellone
di spettacoli che affianchino lavori di compagnie amatoriali e di
giovani attori professionisti. L’unico cruccio – dice
Vito – è il pubblico. Spesso poco presente. In fondo
è per loro che il teatro lo facciamo”.
Ed il pubblico, anche in questo territorio, va educato e sostenuto
da iniziative delle amministrazioni comunali non molto attive nella
promozione di attività teatrali. Luca, Giampiero, Maurizio
concordano nel dire ciò che si fa è il minimo. “Credo
che facciano ben poco – dice Luca – c’è
un movimento enorme che non trova sostegno da parte delle amministrazioni”.
Sulla stessa linea Giampiero. “Credo che alcune amministrazioni
comunali non comprendano a fondo il potenziale delle compagnie amatoriali
e i vantaggi, anche in termine di immagine, che ne potrebbero trarre.
Molti amministratori non sono mai andati a teatro e pensano che
tutto sommato sia una cosa noiosa. Per questo si preferisce dare
più spazio ad altre forme di spettacolo e ad altre manifestazioni.
Credo – dice ancora Gianpiero – che debbano essere creati
spazi adeguati dove poter svolgere le prove, fare rappresentazioni,
depositare i materiali di scena, coinvolgere e consultare le associazioni
di teatro amatoriale per la programmazione di altri eventi e manifestazioni.
E necessario poi – sottolinea ancora – sfruttare le
potenzialità delle singole compagnie locali, i loro spettacoli
e le loro iniziative al posto dei costosi prodotti, non sempre di
qualità, che troppo spesso vengono ricercati al di fuori
dei confini comunali”. Anche per Maurizio “servono spazi.
Guarda il caso di Trevignano dove un teatro è stato allestito
dal parroco. Fino ad oggi non c’è stato molto appoggio.
Tutta l’organizzazione era affidata a noi”.
Graziarosa Villani |