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Mappa
del borgo di Trevignano che illustra lo sviluppo dal X sec.
al XVIII sec. |
Con
l’agricoltura in uno stato semiagonico dovuto al consumo di
suolo per l’attività edilizia e alla mancanza di innovazione
tecnologica e produttiva, gli amministratori dell’area sabatina
concordano nel vedere nel turismo l’unica possibilità
di rilanciare un’economia che comincia a dare segni di notevole
affaticamento. Ci si potrebbero aspettare allora idee innovative
sull’attività turistica partendo dai suoi fondamenti:
la presenza qualificante dei centri storici, delle aree archeologiche
e dell’ambiente naturale in parte ben conservato. Purtroppo
la gran parte degli amministratori, vuoi per carenze culturali,
vuoi per una prona acquiescenza ai poteri forti, non riesce ad andare
oltre l’equazione sviluppo turistico = cementificazione. I
lettori de La voce del lago conoscono bene gli affaire di Vicarello,
Sorti Lunghi, Martignano, i famigerati PRUSST, ecc. Singolarmente,
non vi è un minimo di progettualità relativa ai centri
storici, lasciati agli spiriti animali della libera impresa. Cominciamo
da questo numero un’inchiesta sui centri storici del lago,
sulla loro storia, sulla loro conservazione, partendo dal più
piccolo per estensione, il centro storico di Trevignano.
Il centro storico di Trevignano si estende tra il lago e i primi
contrafforti della collina fortificata chiamata Rocca. La storia
urbanistica del borgo è stata raccontata dall’architetto
Silvaroli in un piccolo testo edito dall’amministrazione provinciale
di Roma nel 1991.
Il paese si sviluppò nell’alto Medioevo in un’area
limitata (metri 100 x 35) tra l’attuale chiesa dell’Assunta
e la via del Monte. In seguito, tra la fine del XII secolo e gli
inizi del XIII, il borgo si espanse su un asse curvilineo, il vicolo
di Mezzo, ora via Umberto I, con blocchi di case sui due lati della
strada. Nel secolo XIII l’aumento della popolazione fece sì
che venissero costruiti a sud della via di Mezzo altri corpi di
fabbrica allineati al fronte stradale e sviluppati su strade parallele,
dando luogo ad una caratteristica configurazione urbana a pettine.
Nel XIV secolo con l’edificazione intorno alla porta di Santa
Caterina (ora porta dell’Orologio) il borgo assunse l’aspetto
che ha mantenuto fino ad oggi.
Per dare un’idea della densità demografica del paese,
si pensi che Trevignano contava 300 abitanti nel 1416, 490 nel 1656
e 477 nel 1701, quasi tutti residenti nell’area urbana denominata
Incasato. Le ultime edificazioni dentro il centro storico risalgono
agli inizi del secolo XX, quando furono costruite alcune abitazioni
sulla via del Monte.
È ancora possibile, passeggiando per il paese, apprezzare,
anche se in maniera sempre più limitata, gli elementi architettonici,
plastici e figurativi originari che danno agli abitati antichi del
territorio del lago di Bracciano quella caratterizzazione che ne
fa oggetto di godimento estetico da parte dei visitatori e fattore
costitutivo della qualità della vita per chi ci abita.
Materiali di reimpiego risalenti a età romana, murati lungo
la via Umberto I, murature romane in situ in piazza Bertollini,
soglie e riquadrature rinascimentali in pietra lavica narrano la
storia millenaria del borgo di Trevignano, mantenutosi fino a poco
tempo fa intatto grazie al conservatorismo tecnologico delle maestranze
che per centinaia di anni hanno edificato, demolito o trasformato
le abitazioni ma dentro un quadro di riferimento mentale che era
quello della tradizione romana. Basti ricordare al riguardo che
i muri maestri costruiti fino agli anni ’40 misuravano sistematicamente
60 centimetri (due piedi romani).
Negli anni Sessanta iniziò un processo sociale che svuotò
degli antichi residenti il centro storico, chiudendo le attività
artigianali e commerciali. Nell’Incasato rimasero pochi anziani
e le case furono in gran parte vendute a romani che le ristrutturarono
come abitazioni di vacanza.
A partire dagli anni Novanta si è poi sviluppato un altro
fenomeno, ancora in corso: le abitazioni di minor pregio, i piani
bassi, le cantine sono state risistemate alla buona e affittate
ai numerosi immigrati che hanno scelto Trevignano come luogo di
lavoro e residenza. È un fenomeno sociale e urbanistico molto
diffuso nel Lazio: progressivo abbandono del centro da parte dei
residenti locali, abitazioni di pregio riutilizzate dai non residenti
come seconde case (anche se vi è una modesta controtendenza
che vede alcuni stranieri insediarsi nel centro storico), immobili
di scarsa qualità e di dubbia abitabilità affittati
ai lavoratori immigrati. Cos’è successo materialmente
agli immobili oggetto di questa trasformazione sociale? La situazione
non è affatto rosea. Esiste, è vero, un quadro di
riferimento normativo fondato sul principio della conservazione
e della tutela dei centri storici, in specifico le norme dei Piani
territoriali paesistici, ma esso è rimasto quasi totalmente
lettera morta.
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Trevignano
1911: la piazza del Comune |
Al
di là dei veri e propri abusi edilizi gravi che si riscontrano
nel centro storico, costruzioni di balconi e terrazze, alterazione
delle altezze e delle volumetrie, la manutenzione e la ristrutturazione
delle case sono affidate, anche a causa della mancanza di un Piano
particolareggiato per il centro storico, alla cultura estetica e
architettonica dei proprietari. E qui si è assistito e si
assiste a tutto. A dignitosi restauri conservativi si affiancano,
magari nello stesso vicolo, incubi da “favela” con infissi
di alluminio anodizzato, scale in travertino, rivestimenti in quarzo
plastico. Muri medievali in pietra vengono intonacati a forza, nuove
pensiline aggettanti deturpano facciate rinascimentali, patetici
muretti in mattoncini simulano quell’antico che magari è
stato demolito nello stesso luogo per ignoranza filologica e imperizia
tecnica. E laddove non arrivano i privati ci pensa l’istituzione
pubblica o ex pubblica. L’Enel devasta con i suoi festoni
di cavi l’intero centro storico; l’Italgas deturpa con
i suoi tubi di metallo facciate secolari. Che tutto questo sia tassativamente
vietato dal comma 4 dell’art. 28 dei PTP non impressiona alcuno.
Né migliore è la situazione sopra i tetti: svettano
dappertutto le antenne televisive ed i comignoli coprono tutta la
gamma dell’orrido, da quelli di cemento da fabbrica ai giravento
di metallo brillante. Grazie al cielo in mezzo a questo sfacelo,
qua e là si presenta un restauro ben fatto, dovuto al buon
gusto del committente che sa come vengono tutelati i centri storici
nell’Europa civile, e senza andare troppo in là in
Toscana e Umbria, e a quei modelli di civiltà architettonica
vuole adeguarsi.
Che dire, oltre a ricordare che l’inventore dell’alluminio
anodizzato, secondo Woody Allen, sconta le sue colpe nel girone
più profondo dell’inferno? Un motivo di speranza ci
viene da un gruppo di abitanti del centro storico di Trevignano
che si sta organizzando per creare un gruppo di pressione, una volta
tanto interessato a tutelare non interessi privati ma un bene pubblico,
la bellezza e la memoria. I nostri centri storici sono un patrimonio
dell’umanità, fonte di godimento estetico, luoghi possibili
di aggregazione, laboratori per iniziative di studio e innovazioni
nel campo della tecnica del restauro e della bioedilizia. La voce
del lago seguirà con attenzione tutte le iniziative positive
dei concerned citizen, dando spazio alle idee, ai suggerimenti e
alle critiche che ci perverranno.
Settimio Cecconi
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