la voce del lago
n. 11 - gennaio/febbraio 2003
TREVIGNANO ENTRO LA PORTA
Nel quindicesimo secolo l’area urbana dell’Incasato contava trecento anime. In mancanza di un Piano particolareggiato oggi vi si assiste a scempi edilizi. L’Enel devasta con i suoi festoni di cavi l’intero abitato. L’Italgas deturpa coi suoi tubi di metallo facciate secolari. Sopra i tetti svettano antenne televisive ed i comignoli coprono tutta la gamma dell’orrido, da quelli di cemento da fabbrica ai giravento di metallo brillante. I cittadini si mobilitano
Mappa del borgo di Trevignano che illustra lo sviluppo dal X sec. al XVIII sec.

Con l’agricoltura in uno stato semiagonico dovuto al consumo di suolo per l’attività edilizia e alla mancanza di innovazione tecnologica e produttiva, gli amministratori dell’area sabatina concordano nel vedere nel turismo l’unica possibilità di rilanciare un’economia che comincia a dare segni di notevole affaticamento. Ci si potrebbero aspettare allora idee innovative sull’attività turistica partendo dai suoi fondamenti: la presenza qualificante dei centri storici, delle aree archeologiche e dell’ambiente naturale in parte ben conservato. Purtroppo la gran parte degli amministratori, vuoi per carenze culturali, vuoi per una prona acquiescenza ai poteri forti, non riesce ad andare oltre l’equazione sviluppo turistico = cementificazione. I lettori de La voce del lago conoscono bene gli affaire di Vicarello, Sorti Lunghi, Martignano, i famigerati PRUSST, ecc. Singolarmente, non vi è un minimo di progettualità relativa ai centri storici, lasciati agli spiriti animali della libera impresa. Cominciamo da questo numero un’inchiesta sui centri storici del lago, sulla loro storia, sulla loro conservazione, partendo dal più piccolo per estensione, il centro storico di Trevignano.
Il centro storico di Trevignano si estende tra il lago e i primi contrafforti della collina fortificata chiamata Rocca. La storia urbanistica del borgo è stata raccontata dall’architetto Silvaroli in un piccolo testo edito dall’amministrazione provinciale di Roma nel 1991.
Il paese si sviluppò nell’alto Medioevo in un’area limitata (metri 100 x 35) tra l’attuale chiesa dell’Assunta e la via del Monte. In seguito, tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII, il borgo si espanse su un asse curvilineo, il vicolo di Mezzo, ora via Umberto I, con blocchi di case sui due lati della strada. Nel secolo XIII l’aumento della popolazione fece sì che venissero costruiti a sud della via di Mezzo altri corpi di fabbrica allineati al fronte stradale e sviluppati su strade parallele, dando luogo ad una caratteristica configurazione urbana a pettine. Nel XIV secolo con l’edificazione intorno alla porta di Santa Caterina (ora porta dell’Orologio) il borgo assunse l’aspetto che ha mantenuto fino ad oggi.
Per dare un’idea della densità demografica del paese, si pensi che Trevignano contava 300 abitanti nel 1416, 490 nel 1656 e 477 nel 1701, quasi tutti residenti nell’area urbana denominata Incasato. Le ultime edificazioni dentro il centro storico risalgono agli inizi del secolo XX, quando furono costruite alcune abitazioni sulla via del Monte.
È ancora possibile, passeggiando per il paese, apprezzare, anche se in maniera sempre più limitata, gli elementi architettonici, plastici e figurativi originari che danno agli abitati antichi del territorio del lago di Bracciano quella caratterizzazione che ne fa oggetto di godimento estetico da parte dei visitatori e fattore costitutivo della qualità della vita per chi ci abita.
Materiali di reimpiego risalenti a età romana, murati lungo la via Umberto I, murature romane in situ in piazza Bertollini, soglie e riquadrature rinascimentali in pietra lavica narrano la storia millenaria del borgo di Trevignano, mantenutosi fino a poco tempo fa intatto grazie al conservatorismo tecnologico delle maestranze che per centinaia di anni hanno edificato, demolito o trasformato le abitazioni ma dentro un quadro di riferimento mentale che era quello della tradizione romana. Basti ricordare al riguardo che i muri maestri costruiti fino agli anni ’40 misuravano sistematicamente 60 centimetri (due piedi romani).
Negli anni Sessanta iniziò un processo sociale che svuotò degli antichi residenti il centro storico, chiudendo le attività artigianali e commerciali. Nell’Incasato rimasero pochi anziani e le case furono in gran parte vendute a romani che le ristrutturarono come abitazioni di vacanza.
A partire dagli anni Novanta si è poi sviluppato un altro fenomeno, ancora in corso: le abitazioni di minor pregio, i piani bassi, le cantine sono state risistemate alla buona e affittate ai numerosi immigrati che hanno scelto Trevignano come luogo di lavoro e residenza. È un fenomeno sociale e urbanistico molto diffuso nel Lazio: progressivo abbandono del centro da parte dei residenti locali, abitazioni di pregio riutilizzate dai non residenti come seconde case (anche se vi è una modesta controtendenza che vede alcuni stranieri insediarsi nel centro storico), immobili di scarsa qualità e di dubbia abitabilità affittati ai lavoratori immigrati. Cos’è successo materialmente agli immobili oggetto di questa trasformazione sociale? La situazione non è affatto rosea. Esiste, è vero, un quadro di riferimento normativo fondato sul principio della conservazione e della tutela dei centri storici, in specifico le norme dei Piani territoriali paesistici, ma esso è rimasto quasi totalmente lettera morta.

Trevignano 1911: la piazza del Comune

Al di là dei veri e propri abusi edilizi gravi che si riscontrano nel centro storico, costruzioni di balconi e terrazze, alterazione delle altezze e delle volumetrie, la manutenzione e la ristrutturazione delle case sono affidate, anche a causa della mancanza di un Piano particolareggiato per il centro storico, alla cultura estetica e architettonica dei proprietari. E qui si è assistito e si assiste a tutto. A dignitosi restauri conservativi si affiancano, magari nello stesso vicolo, incubi da “favela” con infissi di alluminio anodizzato, scale in travertino, rivestimenti in quarzo plastico. Muri medievali in pietra vengono intonacati a forza, nuove pensiline aggettanti deturpano facciate rinascimentali, patetici muretti in mattoncini simulano quell’antico che magari è stato demolito nello stesso luogo per ignoranza filologica e imperizia tecnica. E laddove non arrivano i privati ci pensa l’istituzione pubblica o ex pubblica. L’Enel devasta con i suoi festoni di cavi l’intero centro storico; l’Italgas deturpa con i suoi tubi di metallo facciate secolari. Che tutto questo sia tassativamente vietato dal comma 4 dell’art. 28 dei PTP non impressiona alcuno. Né migliore è la situazione sopra i tetti: svettano dappertutto le antenne televisive ed i comignoli coprono tutta la gamma dell’orrido, da quelli di cemento da fabbrica ai giravento di metallo brillante. Grazie al cielo in mezzo a questo sfacelo, qua e là si presenta un restauro ben fatto, dovuto al buon gusto del committente che sa come vengono tutelati i centri storici nell’Europa civile, e senza andare troppo in là in Toscana e Umbria, e a quei modelli di civiltà architettonica vuole adeguarsi.
Che dire, oltre a ricordare che l’inventore dell’alluminio anodizzato, secondo Woody Allen, sconta le sue colpe nel girone più profondo dell’inferno? Un motivo di speranza ci viene da un gruppo di abitanti del centro storico di Trevignano che si sta organizzando per creare un gruppo di pressione, una volta tanto interessato a tutelare non interessi privati ma un bene pubblico, la bellezza e la memoria. I nostri centri storici sono un patrimonio dell’umanità, fonte di godimento estetico, luoghi possibili di aggregazione, laboratori per iniziative di studio e innovazioni nel campo della tecnica del restauro e della bioedilizia. La voce del lago seguirà con attenzione tutte le iniziative positive dei concerned citizen, dando spazio alle idee, ai suggerimenti e alle critiche che ci perverranno.
Settimio Cecconi

home - pagina successiva