la voce del lago
n. 11 - gennaio/febbraio 2003
ADDIO ZONE AGRICOLE

Se la proposta di variante generale al Piano Regolatore di Anguillara venisse approvata, le zone agricole non vincolate, che rappresentano in termini di superficie almeno il 60 per cento del territorio comunale – cioè circa 4.000 ettari, equivalenti a 40 milioni di metri quadrati di terreno agricolo - saranno invase da immani colate di cemento. Il nuovo Prg prevede infatti un sostanziale raddoppio della volumetria eseguibile in tali zone: circa 1.000 metri cubi di edifici ogni ettaro, il che significa 4 milioni di metri cubi a saturazione.
Con questa prospettiva un agricoltore proprietario di 10 ettari di terreno preferirà edificare oggi 10.000 metri cubi, e guadagnare subito 1 milione di euro, piuttosto che faticare per 40-50 anni di lavoro.
Tale pianificazione tende a cancellare tutto il comparto agricolo e zootecnico, con ciò che comporta al livello occupazionale, ambientale e di sostenibilità sociale. Se ipotizziamo che almeno la metà dei metri cubi a saturazione nelle zone agricole venga destinato a strutture abitative, regolari e non, ciò comporterà un insediamento di 15 mila nuovi abitanti. In tale nefasta quanto probabile realtà, i costi per fornire servizi ai “nuovi concittadini di campagna” sarebbero insostenibili: decine di chilometri di nuove strade asfaltate, di fognature, di illuminazione, di trasporto pubblico, scuole ecc., a carico di tutti i cittadini sotto forma di un forte aumento delle tasse e del costo dei servizi base (Ici, immondizia, acqua, trasporti, scuola). Se questa prospettiva interessa marginalmente lo speculatore edilizio divenuto milionario, aggrava drammaticamente lo stato dei cittadini e delle famiglie con redditi da lavoro o, peggio, dei disoccupati e pensionati. Luigi Verdini

1990: MEGACIMITERO

2003: LOTTIZZAZIONE DEI SORTI LUNGHI

Sono passati ben dodici anni dallo scampato pericolo per la realizzazione di un megacimitero, di 20.000 posti salma, che l’Amministrazione comunale di allora, voleva far costruire da una società privata su un terreno civico comunale, appunto i Sorti Lunghi, e solo la sollevazione della popolazione contraria e contrariata da quel progetto impedì che questo si realizzasse.
Oggi, molti di quei giovinetti, che manifestavano contrariati in piazza del Comune, siedono sugli scanni del Consiglio comunale insieme con altri che quel progetto volevano invece realizzarlo.
Il “Paese “ è piccolo e tranne rare eccezioni vede a rappresentarlo nelle istituzioni le stesse famiglie o in ogni modo amici fidati di queste. Quindi è andata male con il megacimitero perché non riprovarci con una bella lottizzazione, magari da affidare a qualche società che nascerà a hoc? E gli Usi civici? Solo un optional! E i Piani territoriali paesistici? Ugualmente un optional! E la zona archeologica? Che la stessa attuale maggioranza comunale aveva preso a pretesto (cosa anche da noi condivisa) per contrastare il progetto regionale dei DS di una superstrada di collegamento tra la Braccianese e la Cassia bis, ora è di nuovo un’optional!
Certo, oggi non vediamo più su quei prati le mandrie di bovini e ovini che vi pascolavano ancora negli anni 90. Questo sicuramente per colpa del crescente abigeato che non permette più di mantenere allo stato brado del bestiame che sempre più è allevato nelle stalle e solo in rari casi in pascoli ritenuti più sicuri perché difficilmente raggiungibili dai ladri con i grossi camion.
Oggi quei terreni sono arati intensamente, non sappiamo se si rispetti l’alternanza tra semina ed erbaio, e sfruttati come per voler supplire al ridimensionamento dei terreni comunali ad uso civico che le Amministrazioni di questi ultimi anni hanno concesso a privati per altri usi e scopi. Alcuni esempi di terreni agricoli su cui si è realizzato un cambio d’utilizzo: aviosuperficie, Centro sportivo con campi da calcio, pista di go-karts, pista di motocross, oltre all’area di servizio della ferrovia Roma-Viterbo ecc.; altri terreni sono già impegnati per la costruzione di una scuola provinciale e un cimitero per piccoli animali, e poi cos’altro? Unico esempio corretto il terreno sottratto agli usi civici delle Pantane per costruirci il Centro Artigianale, che da legge, è stato reintegrato con altro terreno acquistato in località Cavoni. All’ora se quello dell’agricoltura sembrerebbe un problema superato perché gli agricoltori sarebbero in via d’estinzione non capiamo il proliferare di licenze rilasciate per le case rurali che invece farebbero propendere ad un loro massiccio incremento. Gli agricoltori ci sono o non ci sono? Non ci sembra di sentire la loro protesta come fecero nel 1990, i terreni agricoli servono per farci agricoltura od altro? I terreni ad uso civico comunale sono di tutti i cittadini residenti come recita la legge o solo a favore d’alcuni priveleggiati? E i cacciatori? Eclissati come le zone di caccia? Eppure per manifestare la loro contrarietà all’istituzione del Parco sembravano molto numerosi. Mario Dolci

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