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la proposta di variante generale al Piano Regolatore di Anguillara
venisse approvata, le zone agricole non vincolate, che rappresentano
in termini di superficie almeno il 60 per cento del territorio comunale
– cioè circa 4.000 ettari, equivalenti a 40 milioni
di metri quadrati di terreno agricolo - saranno invase da immani
colate di cemento. Il nuovo Prg prevede infatti un sostanziale raddoppio
della volumetria eseguibile in tali zone: circa 1.000 metri cubi
di edifici ogni ettaro, il che significa 4 milioni di metri cubi
a saturazione.
Con questa prospettiva un agricoltore proprietario di 10 ettari
di terreno preferirà edificare oggi 10.000 metri cubi, e
guadagnare subito 1 milione di euro, piuttosto che faticare per
40-50 anni di lavoro.
Tale pianificazione tende a cancellare tutto il comparto agricolo
e zootecnico, con ciò che comporta al livello occupazionale,
ambientale e di sostenibilità sociale. Se ipotizziamo che
almeno la metà dei metri cubi a saturazione nelle zone agricole
venga destinato a strutture abitative, regolari e non, ciò
comporterà un insediamento di 15 mila nuovi abitanti. In
tale nefasta quanto probabile realtà, i costi per fornire
servizi ai “nuovi concittadini di campagna” sarebbero
insostenibili: decine di chilometri di nuove strade asfaltate, di
fognature, di illuminazione, di trasporto pubblico, scuole ecc.,
a carico di tutti i cittadini sotto forma di un forte aumento delle
tasse e del costo dei servizi base (Ici, immondizia, acqua, trasporti,
scuola). Se questa prospettiva interessa marginalmente lo speculatore
edilizio divenuto milionario, aggrava drammaticamente lo stato dei
cittadini e delle famiglie con redditi da lavoro o, peggio, dei
disoccupati e pensionati. Luigi Verdini |
1990:
MEGACIMITERO
2003:
LOTTIZZAZIONE DEI SORTI LUNGHI
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Sono
passati ben dodici anni dallo scampato pericolo per la realizzazione
di un megacimitero, di 20.000 posti salma, che l’Amministrazione
comunale di allora, voleva far costruire da una società privata
su un terreno civico comunale, appunto i Sorti Lunghi, e solo la
sollevazione della popolazione contraria e contrariata da quel progetto
impedì che questo si realizzasse.
Oggi, molti di quei giovinetti, che manifestavano contrariati in
piazza del Comune, siedono sugli scanni del Consiglio comunale insieme
con altri che quel progetto volevano invece realizzarlo.
Il “Paese “ è piccolo e tranne rare eccezioni
vede a rappresentarlo nelle istituzioni le stesse famiglie o in
ogni modo amici fidati di queste. Quindi è andata male con
il megacimitero perché non riprovarci con una bella lottizzazione,
magari da affidare a qualche società che nascerà a
hoc? E gli Usi civici? Solo un optional! E i Piani territoriali
paesistici? Ugualmente un optional! E la zona archeologica? Che
la stessa attuale maggioranza comunale aveva preso a pretesto (cosa
anche da noi condivisa) per contrastare il progetto regionale dei
DS di una superstrada di collegamento tra la Braccianese e la Cassia
bis, ora è di nuovo un’optional!
Certo, oggi non vediamo più su quei prati le mandrie di bovini
e ovini che vi pascolavano ancora negli anni 90. Questo sicuramente
per colpa del crescente abigeato che non permette più di
mantenere allo stato brado del bestiame che sempre più è
allevato nelle stalle e solo in rari casi in pascoli ritenuti più
sicuri perché difficilmente raggiungibili dai ladri con i
grossi camion.
Oggi quei terreni sono arati intensamente, non sappiamo se si rispetti
l’alternanza tra semina ed erbaio, e sfruttati come per voler
supplire al ridimensionamento dei terreni comunali ad uso civico
che le Amministrazioni di questi ultimi anni hanno concesso a privati
per altri usi e scopi. Alcuni esempi di terreni agricoli su cui
si è realizzato un cambio d’utilizzo: aviosuperficie,
Centro sportivo con campi da calcio, pista di go-karts, pista di
motocross, oltre all’area di servizio della ferrovia Roma-Viterbo
ecc.; altri terreni sono già impegnati per la costruzione
di una scuola provinciale e un cimitero per piccoli animali, e poi
cos’altro? Unico esempio corretto il terreno sottratto agli
usi civici delle Pantane per costruirci il Centro Artigianale, che
da legge, è stato reintegrato con altro terreno acquistato
in località Cavoni. All’ora se quello dell’agricoltura
sembrerebbe un problema superato perché gli agricoltori sarebbero
in via d’estinzione non capiamo il proliferare di licenze
rilasciate per le case rurali che invece farebbero propendere ad
un loro massiccio incremento. Gli agricoltori ci sono o non ci sono?
Non ci sembra di sentire la loro protesta come fecero nel 1990,
i terreni agricoli servono per farci agricoltura od altro? I terreni
ad uso civico comunale sono di tutti i cittadini residenti come
recita la legge o solo a favore d’alcuni priveleggiati? E
i cacciatori? Eclissati come le zone di caccia? Eppure per manifestare
la loro contrarietà all’istituzione del Parco sembravano
molto numerosi. Mario Dolci
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