Di Settimio Cecconi
L’impressione è che cambiando l’ordine degli addendi il risultato…
Corrado Placidi ha esposto sull’ultimo numero della Voce le motivazioni tecniche che ci vedono contrari alla Variante al PRG di Anguillara: niente di nuovo sotto il sole come lamentava qualche migliaio di anni fa l’Ecclesiaste. I lettori più curiosi possono andarsi a leggere, per rinfrescarsi la memoria, le considerazioni molto critiche degli esponenti del Centro sinistra anguillarino alla presentazione della Variante Pizzigallo del dicembre del 2002. A distanza di quasi cinque anni, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non è cambiato o meglio, come direbbe Totò, è la somma che fa il totale: il progettista è rimasto lo stesso, i metri cubi realizzabili sono al massimo del consentito dalle leggi urbanistiche, immancabili anche i giochetti sulle aree turistiche che non vanno ad incidere sul calcolo del mitico 30% di incremento delle cubature, ma con certezza sulla terra e nelle tasche dei beneficiati. E se aumenti del 30% ( che non è poi 30) le cubature, devi aumentare le strade, gli svincoli e le complanari. I progettisti pizzigalliani diventano minucciani ma le strade restano, anzi raddoppiano. Rispunta il bretellone Crocicchie-Cesano, con buona pace della musealizzazione della Via Clodia, e appare come new entry l’allargamento della strada dei Monti che, da Park Way, pur sconciata dall’asfalto, dovrebbe diventare una specie di camionabile per evitare il traffico estivo sul lago. Tutto molto sostenibile? Nella nostra ingenuità aspettiamo che qualcuno ci venga a spiegare la differenza tra il vecchio Piano Regolatore della destra e quello della sinistra; forse le parcelle pagate ad un architetto paesaggista la cui influenza sul Piano appare piuttosto fumosa (per essere eufemistici)? Ricordiamo agli attuali amministratori di Anguillara che quando la sinistra cercava di essere diversa dalla destra (e parliamo di qualche decina di anni fa, mica della guerra delle Due Rose) uno dei suoi cavalli di battaglia era la lotta contro quella che veniva chiamata la rendita fondiaria. Ve li ricordate le Mani sulla città di Francesco Rosi? e quel delizioso film in cui un gruppo di fantasmi affresca in una notte le sale di un palazzo del centro di Roma per evitare che venisse demolito dai palazzinari dell’epoca? Mi sono rimasti impressi nella memoria i ghigni bestiali degli ingegneri, degli assessori, dei portaborse e dei camorristi che intascavano le mazzette, pilotavano gli appalti, devastavano quello che un tempo veniva chiamato il Bel Paese. E insieme le facce secche, i baffi, gli occhi scuri, i cappelli di carta di giornale di chi quelle case poi le costruiva, per un salario di fame, e molte volte, come succede ancora oggi, ci lasciava la pelle.

Anguillara, via della Mainella incrocia via Pontevalletrave. Un altro bel pezzo di verde destinato a "direzionalità - terziario - residenza".
Allora le cose sembravano chiare, forse non lo erano poi totalmente, ma è un discorso lungo. E comunque i pescicani, i palazzinari erano i loro e gli operai, i giornalisti onesti, magari qualche soprintendente non colluso erano i nostri. Semplificazione retorica, si dirà: oggi le categorie di destra e sinistra sono superate, impazzano il management e il project financing anche tra i progressisti, ma a noi poveri ingenui ci viene sempre in mente la somma che fa il totale. Insomma se un pezzo di terra, con i broccoletti, il pozzo e magari, visto che stiamo in Etruria mica nello Wisconsin, una tomba etrusca o una cisterna romana, entra dentro il Piano Regolatore come area fabbricabile, quel pezzo di terra decuplica, centuplica o giù di lì il suo valore. E diventi ricco, compri il SUV e pensi a come fare entrare un altro pezzo di terra in un Piano Regolatore, quello successivo magari. E intorno fiorisce una razzetta padrona fatta di ingegneri, impresari, anzi imprenditori, assessori vivaci, notai, commercialisti e giù di lì. Vabbè direte voi ma c’è allora una qualche possibilità di un Piano Regolatore onesto, sostenibile, democratico nel senso che non accontenti i proprietari e i palazzinari ma i cittadini, pure quelli senza terra restituendo loro il suolo (di tutti), l’acqua (pure), l’aria che hanno perso o rischiano di perdere sostituite dal cemento, dallo smog, dalle strade con le macchine sui marciapiedi? Non lo so, ci vorrebbero nelle Giunte Piero Gobetti, San Francesco il poverello, padre Zanotelli, gli anarchici di Barcellona del ’36, tutti magri, stramiciati, senza una lira ma con gli occhi brillanti di chi pensa che il mondo deve essere cambiato e che bisogna farlo subito, anche se pensi che non ce la farai. Bravo grullo, direte, guarda che mica bisogna amministrare la repubblica dei Filosofi ma Anguillara, Trevignano, Bracciano. E devi fare il Piano Regolatore, mica l’assemblea dei Giusti nella Valle di Josafat. Va bene, ho esagerato, ma devo dirvi che mi sento appiccicato nella melassa di chi tiene le leve del potere amministrativo a sinistra e non mi fa vedere una differenza (meglio sarebbero due o tre) dalla destra poco presentabile che ci ritroviamo. Mi spiegate se è di sinistra dire, come fa il giovane sindaco di Anguillara, che a Vigna di Valle bisogna edificare perché se non glielo permetti tu con il Piano ci pensano loro da soli, gli spontanei? Che cosa c’è di sinistra nel dare 70.000 mc di cemento in piena campagna per residenze sanitarie. Che è scoppiata un’altra guerra e non ce ne siamo accorti? Che c’è di sinistra nell’ampliare in dieci anni di un terzo il cemento in un territorio già martoriato? Chi ci guadagna, la classe operaia che lavora al nero nei cantieri o i palazzinari, magari con la tessera di qualche partito democratico (non nel senso di Partito Democratico) ma nel senso di attaccato ai saldi principi della democrazia liberale, che poi sarebbero tutti visto che i fascisti sono post, i comunisti sono talmente ex che rimpiangono Craxi invece di Gramsci e pure Berlinguer gli pare troppo, troppo secco, troppo austero, troppo comunista. Sciocco mi ridirete, ma proprio non vuoi capire; le legittime esigenze dei costruttori, che ormai vengono chiamate diritti edificatori anche da un compagno come Veltroni (come se fossimo nell’’89 alla Bastiglia e non nella patria dei furbi) incontrano le necessità democratiche dei piccoli proprietari: il capitale si sposa con la partecipazione, il denaro gira, diventiamo tutti più ricchi e felici. E il cemento, l’acqua che già manca e mancherà ancora di più, gli arricchimenti illeciti, la crisi dell’etica pubblica? Danni collaterali grullo, danni collaterali.
