Di Corrado Placidi
I servizi di RaiNews24 e Tg Uno hanno acceso fari sull’urbanistica di Bracciano. L’occasione consente di esprimere qualche considerazione sulla gestione del territorio e dell’urbanistica del paese. Non per offrire certezze, ma per meditare su quanto si è fatto e suggerire quello che invece si potrebbe fare.
Il periodico di informazione del Comune di Bracciano Fuori dal Comune nel suo Numero Speciale di Approfondimento esprime sicurezze che non ci sentiamo di condividere. Ad iniziare dall’editoriale di prima pagina e dalle “Riflessioni” e “Lettera aperta” nell’ultima. Nelle restanti pagine calendarizza, in modo troppo sintetico, le sei realizzazioni oggetto di critiche, denunce e sopralluoghi di vigili urbani con relativi sequestri di cantiere. E’ la versione di come l’amministrazione vede le vicende. Ma queste sono andate così come vengono raccontate?
Riteniamo anzitutto che Fuori dal Comune, come tutti i periodici dei Comuni, debba fornire soltanto informazioni su quanto fa il Consiglio comunale e sulle delibere votate, lasciando ai cittadini il giudizio, positivo o negativo, su queste scelte. Elementare democrazia.
“L’urbanistica è una materia fatta di norme generali, di scelte amministrative e di date” dice l’editoriale, ma norme e date sono condizionate da scelte amministrative e politiche. Il Piano Regolatore Generale di Bracciano, approvato nel 1980, era un piano fuori misura. Simile nelle previsioni a quelli, altrettanto criticabili, di Trevignano e di Anguillara in quella stagione che ha prodotto effetti nocivi ai quali ancora non si è posto riparo. Nemmeno nelle tre Varianti predisposte dai tre Comuni (quella di Bracciano approvata dalla Regione nel marzo 2009 – con le modifiche, le prescrizioni e gli stralci, da introdursi d’ufficio, espresse nel parere del Comitato Regionale per il Territorio – e le altre ancora nell’iter tra adozione e approvazione). Eppure Italia Nostra, negli anni Settanta, aveva profettizzato cosa sarebbe successo e suggerito altri percorsi. Suggerimenti rifiutati dalle amministrazioni dell’epoca che, nel tempo, hanno potuto constatare che quanto paventato si era, puntualmente, verificato in forme più degradate e devastanti.
La Variante 1999 è stata trasmessa alla Regione, dopo diciotto mesi dalla sua adozione, nel giugno 2001, e non come riportato da Fuori dal Comune nel 1999. E la “cura” se c’è stata è durata pochi mesi e non ha dato risultati. La stessa Variante è stata consegnata, come avviene in molti casi, carente dei pareri, delle diverse istituzioni pubbliche, indispensabili per la sua approvazione. La giunta Negri-Riccioni poco ha fatto per integrare il fascicolo dei documenti necessari e sono scadute le norme di salvaguardia che, a differenza di quanto affermato, non sono prorogabili. Da qui le richieste di permessi a costruire secondo il Piano del 1980, meno restrittivo e con destinazioni d’uso differenti da quelle previste nella Variante. Chi è responsabile della situazione molesta che si è venuta a creare? Forse avremo risposte da ognuno degli attori sulla scena: il Tribunale e la Procura di Civitavecchia, l’attuale amministrazione Sala e la vecchia Negri-Riccioni, i presentatori delle denunce, i giornalisti dei servizi televisivi che hanno acceso le luci sulla ribalta.
Il ruolo dei cronisti.
I cronisti forniscono notizie e commenti. Ecco gli uni e le altre.
Le scelte politiche imposte nella redazione dei Piani si sommano ai difetti di una oscura legislazione urbanistica. Da molti anni aspettiamo una nuova legge urbanistica (per favore non quella pessima proposta dall’onorevole Lupi) che dovrebbe riassumere tutti gli interventi legislativi dal 1942 ad oggi.
In attesa dell’Epifania, l’unica certezza è che i Piani comunali urbanistici e le loro Varianti non siano più adeguati a tenere sotto controllo lo sviluppo urbanistico di un paese. Dovremmo agire localmente pensando globalmente. Progettare Piani strutturali di area vasta, flessibili, non normativi insieme a Piani strategici di riqualificazione urbana e ambientale con norme e limiti temporali per realizzare quanto previsto.
Errore strategico delle amministrazioni comunali è non concludere l’iter del Piano urbanistico con la sua approvazione lasciando alla giunta successiva la responsabilità di completare l’opera iniziata.
E ancora, sapendo tutti che la vita di un Piano è superiore a quella di due mandati di un sindaco, le scelte politiche e tecniche dovrebbero orientarsi verso il bene comune e l’interesse dei molti piuttosto che quello dei pochi. Insomma fare previsioni uniformate al criterio di lasciare il territorio amministrato almeno nelle condizioni ambientali nelle quali è stato preso in carico e, se possibile, in situazioni migliori.
Sorprende infine la decisione di procedere “per via giudiziale, in sede penale e civile”, nei confronti di tutti quelli che hanno sollevato il problema della gestione urbanistica. Se ci sono stati controlli dei vigili urbani lo si deve alle sollecitazioni di chi ha chiesto informazioni e in carenza presentato denunce. Chiedere trasparenza nelle procedure di una amministrazione pubblica è del resto il giusto ruolo dei cittadini. Informazione e trasparenza, a volte, assai velate. Un esempio fra i tanti. Se le associazioni ambientaliste invece di un dejeuner sur l’erbe avessero fatto una denuncia, per omissione di atti d’ufficio, forse la strada Vicarello-Oriolo sarebbe oggi liberamente percorribile.
La “bella” politica è altrove.
Domenica 6 febbraio nell’incontro su “Lo sviluppo del territorio”, nella sala dell’archivio storico di Bracciano, il sindaco Sala ha raccontato le recenti vicende dell’urbanistica braccianese, contraddetto dalla versione espressa dal consigliere di minoranza Riccioni. Emblematico dibattito che testimonia quanto si sia ancora lontani da una condivisa ricostruzione dei fatti e dalle relative responsabilità.
La politica attuale, a livello sia nazionale che locale, vola purtroppo raso terra. Le alte quote rimangono, giustamente, appannaggio dei falchi e delle aquile in quanto esseri dotati di ali. Sembra quindi giusto che la parola politica abbia la prima lettera minuscola. La responsabilità di questa situazione, a nostro avviso, è di tutti gli uomini e donne che praticano la politica con arroganza e di tutte le donne e uomini che la subiscono senza ribellarsi.

