Informazione, Cultura e Ambiente del Territorio del Lago di Bracciano. Editore – Ambiente & Vita

“A 360 gradi”

Posted by on 14 ott 2011 in "Penne Caustiche", Focus | 0 comments

“A 360 gradi”
Di Alfredo Di Stefano -“Guardate che bello!”, dice una mia amica ad altri amici acquisiti nella serata. In effetti, diradata la polvere, il colpo d’occhio è impressionante. Luci, e poi luci e ancora luci a perdita d’occhio. Luci colorate, ferme, in movimento. Dal parcheggio di Martignano, in questa serata estiva, calda, di tramontana calda, si vede l’angolatura del mondo. Alla faccia dello spreco energetico, dei black-out di luglio, dell’inquinamento luminoso (con le battaglie portate avanti da Carlo Rossi dell’Unione astrofili italiani), dei piani regolatori che ti obbligano nelle lottizzazioni a mettere lampioni prima di costruirci sopra case, delle insegne luminose dei negozi decentrati e di quelli del corso. Alla faccia della bolletta della luce che arriverà puntuale a settembre. E lo Stato ci viene a dire quale è l’orario migliore per mandare la lavastoviglie, come regolare il frigorifero, quando accendere il condizionatore d’aria od il proletario ventilatore. Basterebbe spegnere qualche luce di troppo e si vivrebbe tutti un po’ più tranquilli.

C’è musica questa sera in uno dei capanni del lago. Per arrivarci si deve percorrere una lunga, irregolare, scalinata brutta pure di notte e soprattutto pericolosa. Per fortuna c’è la luna. Come vengono spesi male i soldi pubblici! Il lago di Martignano è come quello di una volta, con un po’ meno d’acqua. I ragazzi sono quelli di sempre: se ne strafregano del cartellone con i divieti posto all’entrata. Fra i divieti ci hanno aggiunto (a pennarello): “ E’ vietato rompere i …”. Credo che di notte nessuno controlli quella sorta di Woodstock pecoreccio. Scendendo si sente l’odore acre del fumo; è possibile che provenga da Trevignano. Ricordo il terribile anno del 1991 quando Trevignano piombò in una piccola Roma neroniana del 64 d.C : incendi ovunque per quasi un mese. Il 17 luglio andarono a fuoco 67 ettari in località Possesso; il giorno dopo, altri 65 ettari bruciarono su altre zone del paese. Ogni due giorni un incendio. Nei tre paesi del Lago andarono in fumo più di 900 ettari. Poi venne il 1993; il 6 agosto bruciò la zona di Rocca Romana per 70 ettari. In quell’estate d’incendi bruciò, se non ricordo male, pure una piccola proprietà del sindaco di Trevignano. Per la prima volta corse tutto il comune. Vicarello, la S.p.a. , costruì nel 1991 una torretta d’avvistamento sopra Capriglia (una zona della storica tenuta). Si vedeva tutto il lago di Bracciano. Gli interessi della Vicarello, a ridosso dell’approvazione del famoso “Programma”, erano enormi, credo che non potessero rischiare di fare terra bruciata. La torretta d’avvistamento servì a qualcosa: per i due anni successivi pur non calando il numero d’incendi, diminuì sensibilmente il quantitativo degli ettari bruciati intorno al lago. C’era qualcuno, pronto, sulla torretta, col binocolo in mano, a fare il “1515” ogni volta che osservava, il sorgere di un pur piccolo evento fumoso. Ironia della sorte: andò a fuoco. Sulle zone incendiate si stilarono verbali da parte delle guardie forestali, vennero scattate foto; i carabinieri fecero indagini. Ora in molte zone ci sono ville e centri residenziali. Dal 2000 una legge dell’Ulivo (la 353) stabilisce il divieto di modificare per 15 anni la destinazione dell’uso delle aree colpite dal fuoco. La legge prevedeva anche un catasto ricognitivo dei terreni bruciati da parte dei Comuni; ma se il catasto non c’è, come per l’85 per cento dei casi, le imprese edili alla fine la spuntano: costruiscono. E poi, per tutti quelli che non sono in regola, (e sono tanti!) ci sono i “trasversali” della politica edilizia che in prospettiva di catastrofiche Finanziarie ripropongono un altro condono.Vicino a Genova, una giunta berlusconiana è arrabbiata nera: non riescono a realizzare un campo da golf. Il progetto viene pure approvato, ma prima del ritiro delle concessioni edilizie, ecco che arriva il fuoco. In pratica: addio campo da golf.
Come sempre tutti danno i numeri: Oltre 70.000 ettari di zone boschive andate in fumo dall’inizio dell’anno; 14 milioni di animali (sei milioni d’uccelli) sono morti in Italia per gli incendi solo in questo anno. Consiglio agli amici cacciatori di cambiare “passione”. Esagerare è d’obbligo in certi casi, si crea il pathos, si fa navigare la fantasia e quella a noi non manca. Da qualche parte ho letto che un gruppo di psicologi ha ricostruito l’incendiario-tipo, ne viene fuori un personaggio losco, un po’ disoccupato un po’ pastore; ma potrebbe essere pure un pensionato al servizio dei vivaisti, dei costruttori, e perché no dei raccoglitori di asparagi selvatici. Non dimentichiamo che l’asparago è l’unica pianta che spunta dopo il fuoco. Bisognerebbe vietarne la vendita nei mercati rionali in certi periodi dell’anno. Evitiamo le tentazioni. C’è un arresto ogni 3.500 roghi, bella media complimenti! Ci dicono che una task-force non è mai nata: manca un pool investigativo. Come il poliziotto di quartiere creiamo quello rurale; una volta c’erano le guardie forestali, ora non si capisce bene il compito, sballottati negli anni fra Stato e Regioni. Nei parchi (in Italia bruciano in prevalenza) assumiamo guardaparco socialmente utili, li camuffiamo in spaventapasseri e li mettiamo a guardia delle zone strategiche. E tanto per fare numero e tutela, in mancanza di soldi e personale, ci mettiamo pure i direttori ed i presidenti, quelli magari vestiti un po’ meglio: tanto per distinguersi. Rendiamoli utili per quello che guadagnano. A pensarci bene…, qualche consigliere non ci starebbe male.
In questa estate torrida è mancata l’acqua sia nei rubinetti dei cittadini di Bracciano come nei fiumi e nei laghi. La valutazione delle acque nel territorio è rappresentata dagli afflussi meteorici, dalle acque assorbite dall’ambiente e restituite all’atmosfera per evotraspirazione, dalle acque di ruscellamento e da quelle sotterranee. Proprio le risorse sotterranee costituiscono il patrimonio idrico più abbondante e più affidabile in quanto il sistema idrogeologico, caratterizzato da una forte inerzia, è capace di immagazzinare nei grandi serbatoi naturali costituiti dalle rocce vulcaniche, enormi quantità d’acqua. Il rilascio dell’ormai preziosa acqua avviene gradualmente e regolarmente, attraverso le emergenze che alimentano le sorgenti ed i corsi d’acqua perenni. Fin qui è solo letteratura; il problema sorge nel valutare quanto incide, nell’economia idrogeologica locale, il prelievo necessario ai previsti sviluppi dei comprensori comunali. Per far questo si dovranno avere dei dati attendibili soprattutto controllando i pozzi privati censiti e non (che sono una buona parte), gestendo i pozzi pubblici e ottimalizzando le utenze comunali, e soprattutto conoscendo l’entità dei prelievi dell’Acea. Il problema dell’acqua è complesso, non basta dimettere l’assessore Appolloni al comune di Bracciano, tanto per trovare un capro espiatorio. L’ex assessore ha mandato in giro un suo memoriale; gli consiglio di venderlo in edicola, magari come numero unico. Lo trovo estremamente interessante.
Nelle epoche rurali si metteva fuori, al sole, il Santo del paese. Dicono che per non scottarsi dal cocente sole, era costretto ad intercedere presso il Padreterno affinché arrivasse l’acqua. In certi paesi –raccontano- che avevano esposto al sole di agosto pure qualche santo imbalsamato. Il risultato fu orribile.
Che dire del parco? Sulla carta una delle migliori zone d’Italia. Creato dalla Sinistra ed ora gestito dal Polo, anzi solo da Alleanza nazionale. Visitabile? Manco per niente. Una delle grandi zone, quella dei principi Odescalchi,- mi dicono- che non permette l’ingresso neppure ai guardaparco. Per la Vicarello si sono organizzati su trecento metri lineari con visita all’antiche terme da anni devastate e saccheggiate degli antichi pavimenti e mosaici dove l’archeologa Vera Von Falkenstein-Wirth nella sala adsidata in opus sectile si sarà presa sicuramente una lombaggine durante quel piovoso febbraio del 96.
Il parco, una cuccagna per i cacciatori locali e non; lì, fra i boschi di castagno, quercia e carpini, la caccia non chiude mai. Un toccasana per il problema demografico del cinghiale. Pure i mufloni si sono estesi da quando sono fuoriusciti dal giardino del principe e se non si interviene addio ai ricacci dei germogli negli alberi. Quattro guardaparco sono pochi per vigilare gli oltre 17.000 ettari, le forestali probabilmente non vogliono entrare i conflitto coi guardaparco e tutti quei giovani neo assunti delle guardie provinciali che vediamo girovagare per strada senza un’apparente meta, a fare nottate per prendere i bracconieri non ci pensano per niente. Il periodo dei tagli nei boschi compresi quelli controllati dal parco non chiude mai, non conosce sosta: si taglia sempre, anche in condizioni di stress per le piante esposte ad oltre 30 gradi. Guardatevi in giro, fra i boschi, dove un buon 15 per cento delle querce sta anticipatamente lasciando cadere le foglie ormai ingiallite. Assurdo! Se continuiamo di questo passo, fra qualche anno, vaste zone boschive, saranno orribilmente diradate. E lì, sicuramente, ci verranno case.
C’è aria di nuovo in Provincia. Un’assessore verde è a capo del “congiunto” assessorato Ambiente e Agricoltura. Il problema sta nel fatto che nell’assessorato all’agricoltura è compresa pure la “rogna” della caccia e pesca e varie attività fra le quali quella della ricerca dei funghi. Se diminuiscono i cacciatori in Provincia di Roma, aumentano i fungaroli (forse siamo ad oltre 40.000 regolari, poi ci sono gli altri) che chiedono un mappatura delle zone a divieto di raccolta visto che le proprietà private e le riserve di caccia fanno ancora storie sull’ingresso dei “regolari” nei fondi. Un bel problema! non risolto precedentemente dal Polo che si è ben guardato di non disturbare le grandi proprietà private, sponsorizzatrici delle ultime campagne elettorali di Alleanza nazionale.
Bella trovata quella dei chioschi della Provincia per le informazioni posti nelle tre cittadine lacuali. Funzionano meglio degli uffici turistici comunali, e poi sono carini a vedersi. All’interno bisognerà metterci pure qualche operatore che conosca l’olandese, visto che la maggioranza dei turisti viene da quelle parti. Non ho visto ancora –forse mi è sfuggita – un’iniziativa degli assessorati alla cultura per i nostri abitudinari biondi turisti. Sarebbe una cosa simpatica. Grazie a loro c’è gente che lavora (in estate). Teneteli buoni.
Volete il turismo? Tenetevi le notti da sballo, quelle da vita spericolata, dei decibel esagerati. Negli anni passati si poteva parlare di conflitto d’interessi: i proprietari delle discoteche erano pure dei politici, ora? Se non sapete che fare, chiamate quelli dell’agenzia regionale per l’ambiente (Arpa), fateli venire armati di fonometro per rilevare l’inquinamento acustico, dopo di che fate avere i dati alla Asl di competenza e ai comuni. Se non succede nulla, rivolgetevi ai sindaci, e se non basta pure alla giunta. Come? “Sparategli” sotto le rispettive finestre , a tutto volume, una rap-dance. Mal sopporto un’analoga situazione a casa mia dove sovente in ore mattiniere escono dai lussuosi matrimoni celebrati al castello Patrizi, ciondolanti, rimasugli umani che fanno sentire la propria presenza con schiamazzi e lanci di bottiglie. Mai che ci fosse un’agente che gli ficchi in bocca un palloncino (che ora si chiama etilometro), tanto per togliergli qualche punto.
Ci sono tratti di spiaggia intorno al lago di Bracciano completamente globalizzati. Gli indiani sono i più abitudinari, a volte pregano pure; seguono quelli della Cina che hanno preso il posto dei filippini di una volta. Mi sembra giusto che pure loro possano usare le nostre chiare e fresche acque. L’importante che poi qualcuno passi a pulire. Ricordo un anno che Legambiente in uno dei tanti “puliamo il mondo” decise di ripulire il canneto di Vicarello. Arrivarono scolaresche coi guanti e cappellino giallo. Gialle erano pure le bandiere con al centro il simbolo del cigno verde, sistemate a mo’ di panni stesi lungo la recinzione. C’era, a partecipare all’operazione, l’allora sindaco di Bracciano. Arrivò Rai 3. Il canneto riassunse l’originale splendore. Dai pezzi di polistirolo, bottiglie e piatti di plastica, stracci e cartaccia, ne ricavarono una decina di sacchi. Il problema fu che mancò completamente il coordinamento fra l’organizzazione ambientalista e quelli della nettezza urbana comunale. I sacchi rimasero in loco per oltre dieci giorni. Ovvero: quello che rimase del contenuto dei sacchi dopo che i cani semi-randagi avevano ricoperto, per un centinai di metri quadrati, il prato circostante.
Quest’anno, almeno su Bracciano, sono mancati i soliti lavori pubblici estivi, ripavimentazioni delle strade ed altro. Meno male! La Giunta attuale và dicendo in giro che non ci sono i soldi. “Quelli di prima” li hanno lasciati al verde. Vendetevi qualcosa! Il lago poteva essere un’idea. Peccato che qualcuno, in anni sospetti, ha pensato bene di regalarlo all’Acea. Ora chiediamo con forza sempre all’Acea, in cambio, di ridarci un lago pulito. I divieti di balneazione non si addicono ad un lago che nel 1991, stando ad una relazione del ministero della Sanità depositata in Parlamento, ci dava il lago di Bracciano come “oligotrofico”(povero di elementi nutritivi), in pratica: pulito; il più limpido d’Italia. Ve lo ricordate il Cobis? Nato con il finanziamento regionale del 1978, il consorzio fra sei comuni , compresi Manziana e Oriolo, con il fine di costruire un impianto in grado di raccogliere e trattare liquami in tutto il territorio. Mille litri al secondo, un vero e proprio torrente lurido, tolto al lago, funziona? E come funziona? E poi il divieto del 1986 sui fitofarmaci. E chi coltiva ancora mais e in anni passati barbabietole pensate veramente che lo faccia utilizzando solamente il connubio sole-terra-acqua? Bene! (anzi male!) Attendiamo una risposta. Io la chiedo direttamente al mio sindaco; voi fate altrettanto.
Il cerchio si chiude: ritorniamo a Martignano, questa volta ripercorrendo in salita l’orribile scalinata. Arrivati al parcheggio ed inzuppati di polvere alzata dalle macchine che dispensate circolano per la stradina chiusa da sbarra e lucchetto, troviamo un gruppetto di nottambuli col naso all’insù. E’ la notte di San Lorenzo: cadono le stelle. Un mio amico di provata onniscienza, mi dice che quest’anno la Terra passerà proprio nel cuore dello sciame formato da microscopici detriti di cometa catturati dal campo gravitazionale che daranno sicuramente l’origine alla pioggia meteorica. A tutti gli spettatori è caduta una (anche se pur piccola) stella. A me no (I miei amici, a quest’ora, sono un po’ visionari). Credo che questa volta abbiano sbagliato giorno pure le stelle, in preda alla terrestre sofferenza e allo smarrimento dovuto dall’afa. Tutto il mondo è paese (o galassia).
E…intanto non piove.

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