Di Graziarosa Villani
A 74 anni suonati ancora va per lago a tirar su pesci.
Il lago nostro – dice - è bello d’estate ma poi viene l’inverno…”
Da 54 anni va per lago. Col sole e col vento. Non esce solo se c’è tramontana. Il vento del Nord le ricorda troppo quel giorno in cui a pesca col marito Lolo “ho rischiato de morì”. Per il resto Alda Cassanelli, 74 anni suonati, fa la pescatrice. E lo fa con l’impegno e la passione di una professionista ormai navigata. Minuta ma robusta, un caldo maglione blu e sopra una vestaglietta, mani in tasca a cercare continuamente qualcosa. I capelli bianchi e lunghi raccolti in un’acconciatura a crocchia d’altri tempi. Non ci si crederebbe. Eppure Alda di Trevignano ogni giorno esce con la sua barchetta. “D’estate si esce verso le 2.30 di notte per tirare su le reti messe il giorno prima. D’inverno esco invece verso le 6.30”. Una vita difficile la sua. Con la vita del lago mi sento come se avessi addosso 150 anni. La vita è sofferta – racconta – si esce col gelo e coll’acqua. Quando ero giovane non mi arrivava nessun pescatore, facevo per tre, ma l’umidità è tanta. Nun je se fa più”. Fino a poco tempo fa usciva col marito, Fidelmo Soccorsi, detto Lolo. Ma lui ora è troppo anziano per uscire. E così Alda ora va sola. Parte con la sua barca dal porticciolo di Trevignano. Non si spinge più in la dell’Acquarella o di Vicarello. Getta in acqua le sue reti. I cuculli che a Trevignano chiamano “tovarelli” e tira su il pesce. Lucci, tinche, persici. Un faccia a faccia quotidiano tra lei e i pesci. Una volta tirò su due pesci strani, scuri e con una brutta bocca. Non li aveva mai visti. Chiamò la figlia. “Ho preso un pesce con una brutta bocca” le disse. Seppe poi che erano storioni. Il luccio? Ma quale squalo del lago! “È rapace con gli altri pesci, ma non con le persone. È come dice il detto: il pesce grande mangia il pesce piccolo”. “Mi urtano invece i boccaloni”, i persici trota. “Il boccalone è la rovina del lago, mangiano tutto”. “Dei luccetti buttati l’anno scorso dalla Provincia di Roma, non se ne vede uno, sono stati probabilmente loro a mangiarseli tutti. Hanno fatto una rapina a buttare a lago i boccaloni”.“Il lago – ammette – un tempo era più pescoso. “Sì il lago nostro oggi è più pulito ma per il pesce è peggio, c’era più placton, oggi sul lago ci va solo l’acqua piovana”. Sono finiti i tempi della pesca miracolosa che a Trevignano ricorda tanto la vicenda del patrono San Bernardino alla quale per altro Alda è molto devota tanto da aver commissionato una colonnetta in pietra custodita nella chiesetta alle porte del paese. “Si pescavano un tempo tanti cefali. Ma ora chi ce la fa più a tirare su le cefalore”. Vanno giù in profondità in verticale anche a 80 metri e per tirarle su ci vogliono almeno due o tre persone. “Io so troppo vecchia ora” dice Alda. La burrasca della sera prima regala invece qualche anguilla. “Se la notte c’è brutto tempo nelle reti si trova qualche anguilla”. E nel racconto di Alda esce tutto il senso di un mestiere che è sacrificio. “Io l’ho fatto per aiutare mio marito. Mi sono rimboccata le maniche e sono andata con lui. Ma non ho voluto che i miei figli facessero questa vita”. Così dei suoi figli uno fa il vigile del fuoco a Bracciano, l’altra l’insegnante a Manziana. “Il lago è tanto bello d’estate. L’estate però dura poco, poi viene l’inverno.
È una vita di sacrificio questa e tra la benzina per andare e la benzina per venire ci resta poco. È fatica, troppa fatica”. “Se vuoi far festa la domenica in pratica non devi lavorare per tre giorni, non devi uscire il sabato per mettere le reti. E non peschi nemmeno il lunedì perché il giorno prima non hai messo a lago i tovarelli. Tre giorni di festa sarebbero troppi e così spesso lavoro anche la domenica”. E dopo tanti anni di questo lavoro Alda ha imparato una lezione. Quella della prudenza. Tra tante giornate tutte uguali, con le reti da calare e le reti da tirare, una non la scorderà mai. “Ero con mio marito. A momenti ci affogavamo – e mentre lo racconta gli viene la pelle d’oca – eravamo in acqua. Ad un certo punto, non si sapeva neanche da dove, è arrivato un traversone, la barca rischiava di rigirarsi, io non sapevo e non so nuotare.
Mio marito mi disse di legarmi addosso una corda collegata con un grosso sughero”. Una volta a terra Lolo poi raccontò a parenti ed amici che il sughero almeno avrebbe fatto ritrovare il corpo della moglie se fosse successo il peggio. E Trevignano di vite di pescatori spezzate sul lago ne ha viste molte. Resta ancora viva la memoria della sciagura del 1951, con tre pescatori morti. Ma Alda fortunatamente quella giornata può raccontarla sia pure con i brividi. Il pesce e il lago sono la sua vita e alla pescheria gestita dalla nuora Alessandra proprio al centro di Trevignano non manca nemmeno di dare consigli su come cucinarlo questo pesce che le costa tanta fatica. “Io lo mangio arrosto, in zuppa, fritto dorato. E poi ci sono i latterini che sono tanto buoni. Il pesce di lago come lo fai lo fai è buono, non è come la carne che quando la cuoci esce tutta quella schiuma bianca che mi fa pensare: forse non ho lavato bene la padella”.
