Di Florita Botts - Esce in libreria “Ti racconto la mia storia”, un libro-conversazione tra nonna e nipote dal quale traspare la vicenda di “una delle figure più belle e nobili del nostro Paese” .Una vera lezione di vita da nonna a nipote. È il ritratto di Tullia Zevi, una donna che ha vissuto in pieno la storia degli ebrei in questo ultimo secolo. “Una delle figure più belle e nobili del nostro Paese”, come viene definita dal Corriere della sera il 29 ottobre scorso in un articolo su Ti racconto la mia storia (Rizzoli), il libro-conversazione tra Tullia-nonna e sua nipote Nathania appena uscito in libreria. La sua giovinezza bruciata in esilio dall’avvento delle leggi razziali nell’Italia fascista, poi il ritorno tra le macerie della guerra, documentare da giornalista la tragedia dello Shoah al processo di Norimberga e anche nell’aula del tribunale di Tel Aviv durante il processo al boia nazista Adolf Eichmann, sono tutti avvenimenti – dice Antonio Ferrari nel suo articolo che “hanno inciso profondamente il carattere di questa donna rocciosa …capace di cogliere sempre e rapidamente ‘l’antico seme del razzismo nei confronti di tutti i diversi, vecchi e nuovi, che si stanno moltiplicando nelle nostre strade’”. “È davvero toccante e profondo – scrive ancora Ferrari – nella sua limpida semplicità questo libro sull’ebraismo e sulla tolleranza, sulla forza del dialogo ‘in un mondo dove il risorgere dei fondamentalismi nazionalistici riflette un preoccupante bisogno di uniformità’”. Anni di lavoro, come corrispondente di un quotidiano israeliano, come presidente alla guida della comunità ebraica nazionale italiana per oltre 15 anni, come componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul contingente italiano in Somalia, nella commissione nazionale per la bioetica, membro del comitato promotore del partito Democratico, sempre in prima fila tra le personalità nazionali ed internazionali, Tullia “impartisce con l’esempio la lezione universale del rispetto dell’altro”, la sua laicità convinta. Questo libro è frutto di un periodo passato insieme nonna e nipote durante un’estate nella casa di Tullia ad Anguillara. Di solito Tullia passava le sue vacanze estive lì, dove si ritirava per trovare un po’ di pace dalla sua vita frenetica e rivedere gli amici. Alla nipote Nathania è capitato di aver bisogno di un periodo privo di distrazioni per preparare un esame universitario, e così accolse l’invito della nonna Tullia a passare un periodo di tranquillità ad Anguillara. Dalle loro conversazioni a tavola, è Tullia che comincia a raccontare la sua vita, a rievocare il passato, a ricreare un mondo che la nipote comincia a sentirsi chiamata a custodire. Rimanda l’esame e ci resta. E così nasce il libro, “non una sua testimonianza, ma un racconto a due voci –come dice Nathania nella sua prefazione – uno scambio reciproco in cui la trasmissione della memoria si fa parola viva,, sguardo che va oltre”.
Un estratto dal libro
[Nathania] Oggi si parla molto della laicità dello Stato. Sono in molti a considerarti un esempio per come hai saputo conciliare la tua appartenenza alla comunità ebraica con il vivere civile. E mi hai sempre insegnato che quello che siamo non è né un merito né una colpa.
[TuIIia] “Ho sempre voluto tenere fermo il principio dell’assoluta laicità dello Stato come unica vera garanzia della libertà di ciascuno, compresa quella religiosa. Nel 2003 a Ofena, in Abruzzo, il musulmano Adel Smith, ottenne dal tribunale l’ordinanza – poi sospesa – di togliere il crocifisso dall’aula dove studiava suo figlio. Quando venne sollevata la questione, la mia posizione fu considerata controvento. Ritengo che i simboli religiosi, esposti nei luoghi dello Stato, finiscono per invischiarlo in una inevitabile e spinosa commistione di ruoli e di significati, e sono dell’idea che il crocifisso non debba essere affisso nelle scuole pubbliche.. .La laicità è invocata da più parti, e tuttavia in Italia c’è molta prudenza dell’affrontare determinate questioni. E’ anche vero che il mondo cattolico non sembra ancora saper dimostrare una palese disponibilità all’ascolto, come nel caso della bocciatura del divorzio breve e della legge contro la libera scelta in materia di fecondazione assistita. L’Italia è un paese a larga maggioranza cattolica, ma i diritti delle minoranze, le regole della cittadinanza e il pluralismo fanno parte della stessa Carta Costituzionale. Non so come reagirei se in Italia, per esempio, qualcuno pensasse di proibire la circoncisione: è un diritto acquisito ormai. E’ anche impensabile vietare l’uso del velo alle donne musulmane, come è ovvio che non si può neppure imporre di portarlo, ed è nostro dovere garantire anche il diritto alla disubbidienza. I diritti infatti sono la via maestra per formulare garanzie, ma anche doveri; libertà ma anche vincoli, perché ciascuno deve poter definire la propria specificità, lasciando Io spazio per comprendere e convivere con l’altro. I sentimenti di appartenenza devono essere reti che si intersecano”. (Pagg. 137-138)
