Di Settimio Cecconi
Frane e sgomberi a Trevignano per lo smottamento del costone di via Ginori.
Il giorno 31 dicembre 2004, San Silvestro, il sindaco di Trevignano, dottor Massimo Luciani ha firmato l’ordinanza con cui si è imposto agli abitanti di un edificio posto in via Ginori Conti n. 27, lo sgombero dello stesso, a causa della caduta di alcuni massi dal costone prospiciente.
È il costone di rocce idromagmatiche incoerenti che cinge a nord l’abitato di Trevignano da via Ginori Conti fino alla strada che porta alla scuola d’Infanzia in località Carano. La Voce ha denunciato negli ultimi anni i pericoli legati alla edificazione massiccia avvenuta tra via Ginori Conti e S. Sebastiano.
La caratteristica geologica della collina è evidente anche per i profani. Si tratta di “prodotti di ricaduta che includono molti livelli maleassortiti e caotici di lapilli e bombe intercalate con stretti letti di lava” oltre a “prodotti a stratificazione planare regolare ricchi in lapilli accrezionari… (Sabatini-volcanic Complex / CNR, vol 114). Si tratta in parole povere di materiali facilmente erodibili e soggetti a fenomeni di frana e smottamento. Una pianificazione urbanistica che avesse a cuore non solo l’integrità paesaggistica ma la vita e la salute dei cittadini avrebbe imposto cubature zero in tutta l’area. Ma così non è stato: nel Prg del ’74 il costone ha un indice di edificabilità di 1,5 metri cubi per metro quadro; e anche la variante del 2004 mantiene lo stesso valore. Inoltre la costruzione degli edifici è avvenuta rompendo il profilo della collina, scavando al suo interno.
Lo smottamento di via Ginori era quindi facilmente prevedibile, come è facilmente prevedibile che eventi climitaci eccezionali (ormai sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale del pianeta) potranno causare notevoli danni nelle aree a rischio frana di cui abbiamo sopra parlato. Per aggiungere la ciliegina alla torta segnaliamo per l’ennesima volta alle autorità pubbliche gli abusi edilizi nell’area della Rocca medievale, anch’essi in zona di instabilità geologica. Dovremo aspettare il prossimo disastro innaturale perché si muovano?
