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Quella strada non s’ha da fare

Posted by on 12 dic 2004 in Canale, Numero 32 - Dic. 2004 | 0 comments

Quella strada non s’ha da fare

Di Settimio Cecconi

Resta critico il giudizio del direttore della Riserva Naturale Regionale Monterano sui lavori di realizzazione della “pista” di Ponte Antico in una zona a tutela integrale dell’area protetta.

Ancora accesa la polemica sull’ “apertura” della strada di Ponte Antico, nella Riserva Naturale Regionale Monterano che va ad intaccare un’area a tutela integrale. Un’opera (“Strada sospetta in Riserva” La Voce del lago n. 27 giugno 2004) sulla quale hanno dato parere negativo l’Ufficio geologico regionale, l’Autorità dei Bacini Regionali e la direzione della Riserva. “Ci sono giunte nel tempo – spiega sulla vicenda Francesco Mantero, direttore della Riserva Naturale di Canale Monterano – richieste da parte dell’Università Agraria per lavori di ‘manutenzione ordinaria’ della strada di Ponte Antico. Come ufficio istituzionalmente preposto alla salvaguardia dei beni ambientali e al rispetto del quadro normativo vigente sul territorio, ci siamo limitati a far presente che la strada era chiusa dal 2000, con ben due ordinanze sindacali, per grossi eventi franosi e che alcuni previsti interventi di sistemazione di massi pericolanti non potevano certo garantire la sicurezza. Chi ha visto la zona – precisa ancora Mantero -può facilmente rendersi conto del pericolo rappresentato da massi in bilico pesanti tonnellate su una parete rocciosa di lave fessurate alta decine di metri e a strapiombo sulla ‘strada’. L’Ufficio geologico regionale e l’Autorità dei Bacini Regionali – sottolinea ancora il direttore – hanno confermato la nostra posizione, rafforzata da un’accurata perizia geologica commissionata a uno studio geologico specializzato in interventi su simili morfologie. I Vigili del Fuoco hanno chiesto poi la chiusura al traffico, dato il ripetersi dei crolli”. Il direttore Mantero evidenzia inoltre elementi oggettivi di rischio per l’intera area. “La ‘strada di Ponte Antico’ – sottolinea – finisce alla Mola Ceccarelli e la sua traccia sul terreno si perde in un guado sulfiume Mignone. Quella che si vuole sottoporre a “manutenzione” è una vecchia pista forestale realizzata posteriormente al 1980 (la sua traccia non compare in molte foto e carte in possesso dell’ufficio) rispetto alla quale non si è riusciti a rintracciare alcun atto autorizzativo. La pista, realizzata forse allargando un tratturo – dice ancora Mantero – è posta al contatto tra le rocce laviche, permeabili per fessurazione e il basamento sedimentario, quasi impermeabile e ciò favorisce il dissesto non solo della strada ma dell’intero versante. Studi naturalistici, ma anche la semplice osservazione di un occhio un po’ esperto – precisa ancora il direttore della Riserva – evidenziano che si è di fronte a uno degli ambienti di maggiore interesse di tutta la Riserva Naturale: una parete stupenda, di grande interesse geomorfologico, vegetazionale, paesaggistico e faunistico compresa tra due Siti di Interesse Comunitario e comprendente habitat prioritari, coperta da una vegetazione lussureggiante. Per proteggere questa parte del corso del Mignone – ricorda Mantero – si è giunti a proporre e approvare una specifica legge regionale che ha consentito l’ampliamento dell’area protetta. Buona parte della zona è stata classificata dal Piano di assetto della Riserva naturale come zona a tutela integrale. L’eventuale realizzazione di progetti di ‘messa in sicurezza’ – dice ancora Mantero – ne comprometterebbe la destinazione, rendendo necessari, data l’elevatissima pericolosità del sito, continui e distruttivi interventi di manutenzione. Da ‘tutela integrale’ a ‘manutenzione continua’…un bel salto!”. Restano poi tutti i dubbi sull’utilità e la destinazione della “strada”. “I terreni boscati dell’ente e le proprietà private poste immediatamente oltre i confini comunali – spiega ancora Mantero – sono raggiungibili da piste (i primi) e da ottima viabilità (i secondi). Da parte nostra riteniamo – conclude il direttore della Riserva – che si possa allungare di qualche chilometro un tragitto, conservando condizioni di pubblica incolumità e la tutela di un versante naturalisticamente importante e, in definitiva, garantendo il diritto delle future generazioni di sapere che anche nella Riserva Monterano c’è uno spazio incontaminato dove la natura segue liberamente il suo corso”.

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