Archivio storico de "La Voce del Lago".

L’architettura che non c’è

Posted by on 12 dic 2004 in Numero 32 - Dic. 2004, Trevignano | 0 comments

L’architettura che non c’è

Di Corrado Placidi

Tecnici al soldo delle mire di Palazzo elaborano piani regolatori sui quali prospera solo mera edilizia.

Dalle “Riflessioni di un urbanista platonico”…

Due amici, durante una gita in auto, si fermano in una zona panoramica e si scambiano pareri su quanto vedono. Il primo osserva come siano dissonanti le costruzioni costruite di recente intorno al lago, con forme, materiali e colori che nulla hanno a che vedere con il paesaggio. Il secondo attribuisce la responsabilità agli abusi edilizi indifferenti all’ambiente. Il primo ribatte che la colpa é piuttosto dei piani regolatori. Il dialogo è parafrasi della tesi che Francesco Correnti sosteneva, in modo più elegante e meno schematico, in un articolo pubblicato su La Tribuna del lago n. 74, aprile 1997, dall’intrigante titolo “Riflessioni di un urbanista platonico”. Parto da questa premessaper rispondere alle due lettere inviate al direttore de La Voce del lagopubblicate nel numero 31, novembre 2004.

…alla realtà dei tecnici al servizio dei politici

La prima risposta è per Paola Pasquali che attribuisce la ragione del numero così ridotto di opere di architettura all’inettitudine dei progettisti nel non “tessere la trama della filiera della qualità del costruito e dello spazio urbano”. Alle responsabilità dei tecnici,puntualmente ed in maniera più determinante, affianca la mancanza di“uno strumento urbanistico che dovrebbe essere in grado di governare il territorio in tutti gli aspetti…lasciando agli architetti il privilegio delle soluzioni, delle discontinuità e delle singolarità”. Condivido ed aggiungo qualcosa sugli strumenti urbanistici. Credo che la pianificazione abbia padri e madri: i tecnici chiamati dalle amministrazioni pubbliche per elaborare proposte urbanistiche, i politici che nominano quei tecnici e definiscono scelte politiche le condizioni imposte ai progettisti per una non virtuosa pianificazione ed infine i cittadini che utilizzeranno quelle scelte. La responsabilità deitecnici è pari a quella dei politici ed i cittadini sono solo le vittime sacrificali? Le amministrazioni pubbliche sono, nella quasi totalità dei casi, più interessate a proteggere gli interessi dei pochi che al rispetto dell’ambiente. Ai tecnici attribuisco la colpa di non saper respingere, a volte, le richieste non esaudibili, insomma di non essere autonomi e di predisporre labili norme per frenare l’abuso edilizio e la banalizzazione dell’architettura. Tutti i cittadini, escluse poche eccezioni, ritengono il paesaggio un freno al desiderio di costruire, le accorte modalità del costruire antico come procedure arcaiche e la creazione di un parco o di una aereaprotetta una calamità piuttosto che un’interessante opportunità. Non è mancanza di ottimismo. La condizione dei paesi che circondano il lago, purtroppo, rispecchia modi e atteggiamenti che sono in rotta di collisione con una difesa e valorizzazione dell’ambiente e della cosa pubblica.

Ci vorrebbe un laboratorio di resistenza architettonica per tutelare le quindici opere individuate a Trevignano

La seconda risposta è per la piacevole “provocazione” di FrancescoCorrenti che si dice pronto a sottoscrivere tre abbonamenti a La Voce, da inviare alle commissioni edilizie dei tre Comuni del lago, se condividerà l’elenco delle quindici opere di architettura presenti nel territorio comunale di Trevignano preparato a mio personale avviso. Varrebbela pena di non ottemperare alla promessa e dare la gioia di ricevere la rivista ogni mese e per un anno “a gratis”. Ma preferisco, come Leporello servitore di Don Giovanni, canticchiare, da basso, la lista richiesta. Ho seguito, in questa promenade architecturale,un percorso anti orario dal confine comunale con Anguillara a quello verso Bracciano:

1 – casa Brunetti, via Settevene Palo, 75;

2 – casa Stefanelli/Sforzini, via Poggio delle Ginestre, 33 – architetto Costantino Avincola;

3 – casa “la Svolta”, via Poggio delle Ginestre, 74;

4 – casa Harada, via Poggio delle Ginestre, 131 – architetto Paolo Marconi;

5 – complesso ex Fioravanti, via Settevene Palo, 62;

6 – case a schiera, via Monticello, 19 – architetto Paolo Portoghesi;

7 – casa Bellini Perini, via della Rocca, 8 – architetto Plinio Marconi;

8 – casa Frassinelli, via Monte del Mastro, 2 – architetto Paola Maggioni;

9 – casa Ginestra, via Garibaldi, 104 – architetto Franco Mezzetti;

10 – casa Barbera, via Monte Rosa, 15 – architetto Lucio Barbera;

11 – casa Boroumand, via Monte Rosa, 18 – architetto Tonino Piccioni;

12 – casa Paris, via della Rena, 51 – architetto Angelo Cecchini;

13 – casa Brunori, via di Mezzo inferiore, 25 – architetto Marcello Piacentini;

14 – casa “il Bugno”, via Londra, s.n.c. – architetto Luciano Rubino;

15 – casa x; non indico, per due ragioni, la quindicesima architettura. Nel territorio di Trevignano potrei non aver individuato, dietro le impenetrabili barriere fisiche e visive costituite dalle recinzioni, un’opera di architettura.E poi perché non lasciare ai proprietari delle costose ville l’illusione che sarebbe stata proprio la loro ad essere prescelta?

La maggior parte delle case incluse nell’elenco risale al periodo compreso tra gli anni 1970 e 1990. Le case progettate da Piacentini e Rubino sono precedenti, casa Frassinelli è invece iniziata dopo il 1990. È stato difficile, per alcune, rintracciare il nome del progettista; in tre casi sarà rinvenuto solo con uno scavo archeologico nelle centinaia di faldoni contenuti nell’archivio storico. Le case Harada, Frassinelli e Boroumand sono meritevoli, a mio avviso, di citazione anche per l’innovativo impianto planimetrico, molte per l’immissione di segni formali, scelta di materiali e cura per le finiture. Tutte presentano caratteristiche tali da non confondersi con la semplice, banale edilizia diffusa che costituisce il panorama di Trevignano. Debbo anche dire che durante la ricerca delle opere da segnalareho visto altre realizzazioni che si possono definire “piacevoli” e cioè costruite con sufficiente attenzione, contornate da giardini, in buona posizione panoramica, ma le case citate meritano i primi posti in questa speciale hit parade architettonica. Ho assolto la richiesta, espressa da Francesco Correnti, di fornire “la lista dei primi quindici esempi di buona architettura”? Nell’attesa lancio una nuova iniziativa: costituiamo un presidio, un laboratorio di resistenza architettonica nel territorio Sabatino. Queste opere sono una razza in via di estinzione e hanno bisogno di essere protette, difese, coccolate e valorizzate. Non penso ad uno steccato che le protegga, anzi il contrario. Propongo una dichiarata, spassionata dichiarazione d’amore per queste importanti testimonianze che dovrebbero essere conosciute non solo dagli addetti ai lavori. Si potrebbe avverare un sogno. La rubrica intitolata “Io ho un sogno…” de La Voce del lago che, per una volta, si realizza.

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