Di Graziarosa Villani
Il fiume che scorre in Riserva resta inquinato. Sotto accusa il sistema fognario di Canale Monterano.
Scorre in una Riserva Naturale ma è un fiume inquinato. Sembra un paradosso eppure è così. La schiuma inquina il Mignone uno dei corsi d’acqua che dovrebbe essere tra i più puliti del Lazio e che invece quotidianamente ormai, e non solo quando piove, si presenta come una fogna a cielo aperto. In località Bicione il fenomeno è evidente. Pannolini, coprislip e resti derivanti da fognature sono visibili tutti i giorni lungo tutto il corso del fosso Bicione. Grave anche la situazione al Fosso Tobia e agli impianti sportivi in località Morelli. Non scompare ma invece persiste il fenomeno che l’estate scorsa aveva fatto parlare di un giallo e di ipotesi di inquinamento doloso.
Tra le cause di quello che può essere definito un disastro ecologico di grande portata va senz’altro registrata l’assoluta inadeguatezza del sistema fognario di Canale Monterano e delle sue frazioni. Un sistema che andrebbe, secondo gli esperti, ripensato da cima a fondo. Ne va della salvaguardia di uno dei territori più pregiati del comprensorio ed anche della salute di quanti traggono l’approvvigionamento idrico dalla diga del Mignone, il fiume al quale affluiscono i vari fossi dell’area. La situazione ha superato i limiti della tollerabilità ma malgrado ciò sulla questione la popolazione non si mobilita e sta a guardare ciò che l’amministrazione comunale di Marcello Piccioni dispone per tamponare una emergenza sulla cui soluzione dovrebbe essere convogliate tutte le risorse in quanto coinvolge la salute non solo dell’ambiente ma dei cittadini stessi (nessuno scommetterebbe più sul fatto che i pesci che vivono nei corsi d’acqua siano ancora come accadeva da sempre perfettamente commestibili). Qualche intervento è stato messo in cantiere. In particolare l’amministrazione comunale parla di “lavori di sistemazione degli impianti di depurazione avviati il 14 ottobre scorso”, “di predisposizione di una gara per i lavori di sistemazione delle acque chiare e scure in via Cavalieri di Vittorio Veneto e zone limitrofe”, “dell’approvazione con delibere del 10 settembre scorso del progetto per la separazione delle acque chiare e nere nella zona del Castagno per un importo di 250mila euro”. Si tratta comunque di interventi tardivi e che per alcuni vengono considerati di non immediata efficacia, non sufficienti a stare al passo con l’esplosione di nuove aree residenziali disposte dalla giunta, né il linea con la tutela che dovrebbe essere garantita a una Riserva. Tanto più, come si legge nel sito ufficiale dell’area protetta – che “una porzione significativa della Riserva Naturale, corrispondente al tratto del corso del fiume Mignone che è in essa compreso, è stata inserita nell’elenco dei Siti d’Interesse Comunitario”. Il turismo del quale Canale ha fatto da sempre la sua bandiera anche in chiave enogastronomia (in questo senso i progetti “Il Buono Va Piano” con il pane e l’olio di Canale Monterano seguiti da Impresa Sviluppo Innovazione –Isi)non va certo a braccetto con l’inquinamento dei corsi d’acqua. Trarrà conto della realtà dei fatti la Nomisma spa (Società di studi e consulenza nei maggiori settori economici di interesse per operatori pubblici e privati) che il 17 novembre scorso ha presentato ad Allumiere un Piano strategico per valorizzare la “Valle del Mignone” in accordo con Allumiere, Bassano Romano, Blera, Canale Monterano, Monteromano, Oriolo Romano, Tarquinia e Vejano e relative Università Agrarie, ponendosi in qualche modo in concorrenza con il Consorzio Isi che in parte ricalca la stessa composizione di enti locali. Se valorizzazione deve essere, non si può non partire dall’avvio di interventi risolutivi volti a scongiurare qualsiasi causa di inquinamento del Mignone stesso.

