Archivio storico de "La Voce del Lago".

Strada sospetta in riserva

Posted by on 10 giu 2004 in Canale, Numero 27 - Giu. 2004 | 0 comments

Strada sospetta in riserva

Di Settimio Cecconi

In una zona a tutela integrale dell’area protetta di Canale Monterano , malgrado i pareri negativi dell’Ufficio geologico regionale, dell’autorità di bacino e della direzione della Ente i lavori minacciano di continuare. L’Università Agraria di Canale ha affidato la risistemazione della pista ad un’azienda agricola, proprietaria di gran parte dei terreni intorno.

Una lettera su Il Corriere della Sera del 12 maggio scorso segnalava “la costruzione di una strada nella zona più selvaggia e (fino ad ora) più tutelata della Riserva di Monterano”. Il lettore si chiedeva com’era possibile far costruire una strada in un’area naturale protetta e chiedeva verifiche. Essendo abituati, alla Voce del Lago, alle segnalazioni di ogni genere di nefandezze nelle aree tutelate del territorio Sabatino e avendo intenzione, da un po’ di tempo, di occuparci approfonditamente della Riserva Naturale di Monterano, fondamentale cerniera tra i Monti Sabatini e i Monti della Tolfa, abbiamo fatto un’escursione in loco e cercato informazioni relativamente alla questione sollevata dal lettore del quotidiano di Via Solforino. La situazione ci è apparsa subito preoccupante. La strada di cui parla la segnalazione è in parte una vera strada (strada vicinale di Ponte Antico) e in parte una pista abusivamente aperta negli anni ’70 per disboscare, tra la detta strada ed il confine comunale con Vejano, dove esiste un guado sul fiume Mignone. Il tracciato corre tra il fiume Mignone e un plateau dalle pareti ripide, ricchissimo di vegetazione. La pista abusiva fu costruita, insipientemente, al contatto tra le rocce vulcaniche e il detrito di falda, contribuendo alla attuale instabilità geologica dell’intera area. Il luogo, che non è minimamente antropizzato, fa parte della Riserva Naturale di Monterano dal 1992 quando, a causa delle sue caratteristiche paesaggistiche e botaniche fu integrato nell’Area protetta su richiesta dell’amministrazione comunale di Canale Monterano. Inoltre, è stato zonizzato come riserva integrale nella proposta di Piano d’Assetto presentato dall’Ente gestore nel 2001. Nell’anno 2000, in seguito ai succitati fenomeni franosi, la strada fu chiusa al traffico veicolare, senza suscitare più di qualche mugugno da parte di pochi in quanto il bosco della Bandita che insiste al di là del torrente è raggiungibile comodamente con una strada parallela mentre alcune strutture private pertinenti all’allevamento del bestiame, che si trovano più a nord, sono anch’esse raggiungibili senza problemi passando da Vejano. E allora, direte, qual è la questione? Considerata la proprietà dell’area (pubblica), la qualità ambientale della stessa (è un paesaggio tra i più belli della Tuscia, con pinnacoli di lava, bagolari di alto fusto, nidi di biancone: un pezzo di Wilderness a pochi chilometri da Roma!), i limitatissimi disagi alle attività produttive, non sarebbe stato il caso di lasciare, per una volta, che la natura potesse seguire i suoi ritmi, almeno dentro una riserva naturale? E invece, in un crescendo veramente inspiegabile alla ragione, è successo che l’Università Agraria di Canale abbia avuto l’idea balzana di riaprire la pista, affidando stranamente i lavori di risistemazione ad un’azienda agricola che si è accollata munificamente l’intero onere finanziario e tecnico dell’opera, e pour cause, essendo proprietaria di gran parte dei terreni intorno. Malgrado i pareri negativi dell’Ufficio geologico regionale, dell’autorità di bacino e della direzione della riserva i lavori, effettuati da mezzi pesanti, sono iniziati e minacciano di continuare. Lungo la strada e lungo la pista sono stati rimossi e gettati abusivamente nel fiume Mignone grandi blocchi di lava e alla base della parete di roccia sono visibili alcuni minacciosi punti rossi segnati con la vernice numerati progressivamente. Lì potrebbero colpire le benne delle ruspe o addirittura delle micro mine: un’area di natura vergine, proposta dal Comune di Canale per un vincolo che esalta la sua qualità ambientale, ridotta ad un luogo di operazioni di ruspisti e minatori, come la trincea di una superstrada. E in nome di che cosa, rendere più agevole l’accesso ad una proprietà privata di centinaia di ettari? E le norme di salvaguardia dell’area naturale protetta? E l’autorità giudiziaria? Attualmente, comunque, la strada è ufficialmente chiusa, per motivi di salvaguardia della pubblica incolumità anche se i gipponi vi scorazzano senza troppi problemi. Saremo costretti a vedere ancora una volta distrutti dall’insipienza e dagli interessi ciechi di alcuni quei beni senza prezzo che sono il nostro ambiente, il nostro paesaggio, i fondamenti materiali della nostra storia (l’area è anche interessata da presenze archeologiche) oppure il comune di Canale, che è il gestore dell’area Naturale protetta opporrà la tutela degli interessi pubblici a tutto il resto, come legge e etica gli impongono? Noi confidiamo nel buon senso degli amministratori e diamo loro intanto un piccolo consiglio. Visto che la strada è provvista di alcuni cancelli, non sarebbe il caso di munirli di robusti lucchetti le cui chiavi vengano poi consegnati alle varie forze di controllo e vigilanza?

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