Di Graziarosa Villani
Il paese della Riserva con convinzione intraprende la strada della valorizzazione del territorio e del “vivere bene”. All’insegna de “il buono va piano” punta sui prodotti tipici partendo dal pane. Inaugurato anche nella canonica restaurata l’ufficio turistico comunale.
Canale Monterano ha fatto la sua scelta: quella del turismo e dalla tipicità. Un processo che può definirsi ormai irreversibile e che si fonda sul mantenimento di un borgo nel quale ancora si tengono le “chiavi sulla porta di casa” e che può vantare un patrimonio di prima grandezza come la Riserva Naturale Monterano che si fregia di una natura incontaminata e di rovine dell’antica Monterano. Già da diversi anni il paese si era avviato in questa direzione ma in questo ultimo periodo iniziative concrete rendono chiaro che Canale dice no alla caotica trasformazione edilizia che ha caratterizzato lo sviluppo di molti Comuni limitrofi e si candida a divenire un borgo di eccellenza per il “buon vivere”.
Canale quindi si ritrova ad essere perfettamente in linea con le indicazione che arrivano dall’ultimo rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese che parla chiaramente di “un’inversione di rotta riscontrabile nel modus vivendi degli italiani, che in numero crescente sono incentrati verso uno stile di vita maggiormente incentrato sul “vivere bene” e sulla ricerca di qualità”. In quest’ambito il Censis osserva la crescita della “domanda di prodotti a forte contenuto simbolico (le “produzioni tipiche”, nel tentativo di riappropriarsi di un antico saper fare e contemporaneamente di esorcizzare il timore di un gigantesco vortice globalizzante che tutto sterilizza (i sapori e gli odori, innanzitutto, ma anche le specificità regionali e territoriali)”. È la cultura del slow-food che prevale sulla massificante cultura del fast-food non a caso additata come responsabile della scomparsa delle diversità culturali. In questo ambito si inserisce il progetto di rilancio delle tipicità locali sotto lo slogan “Il buono va piano”. Si inizia con il pane, che tuttora alcune sapienti canalesi sanno preparare come una volta e cuocere rigorosamente a legna, per poi arrivare a valorizzare come meritano la carne maremmana (in collaborazione con le Università Agrarie di Tolfa, Blera ed Allumiere), l’olio e i formaggi. Un progetto che nasce sotto l’egida di quei gourmant del Gambero Rosso (l’iniziativa è stata presentata a Roma alla Città del Gusto del Gambero Rosso). Ma Canale fa di più non si ferma alla valorizzazione dei suoi prodotti tipici e punta anche al turismo e alla promozione più ampia del territorio. Nella canonica restaurata grazie ad una collaborazione tra Diocesi e Comune ha aperto i battenti il 3 aprile scorso l’ufficio turistico comunale, un punto di riferimento per quanti vogliano conoscere meglio il territorio grazie alla distribuzione di materiale informativo anche del grande circuito di promozione turistica costituito dal Consorzio Tuscia Turismo (www.tusciatour.it. – la vacanza fuori dai luoghi comuni). “La nostra proposta è semplice” ha commentato Vilma Piccioni, assessore al Turismo e alla Riserva Naturale del Comune di Canale Monterano. Sembra l’uovo di Colombo, ma finora nessuno aveva davvero puntanto con tanta decisione sulla risorsa turismo, l’unica veramente spendibile in un territorio come questo. Canale in questa direzione svolge il ruolo di apripista. C’è altrettanta volontà nei Comuni del territorio di intraprendere davvero questa inversione di rotta?
“Nella venuta che fecero li francesi”
Non abbiamo avuto ancora il tempo di leggerlo ma sappiamo già che sarà una lettura affascinante. E il libro “Nella venuta che fecero li francesi” scritto da Marcello Piccioni per i Quaderni della Riserva Naturale Regionale Monterano. Vi si narra di quei fatti che sul finire del Settecento sconvolsero questi territori con l’occupazione dello Stato Pontificio e l’istituzione della Repubblica Romana. Si vuole far conoscere “il ruolo e la parte che recitarono – in quel pezzo di storia – i nostri contadini e i nostri braccianti, la nostra gente umile, laboriosa, fiera e gelosa della propria identità e della propria libertà” scrive Piccioni. Una storia raccontata dal basso che non può che arricchirci di vicende umane destinate, per lo più, all’anominato. Dopo Francesco Stefani, l’ex sindaco che diede alle stampe Monteranno: appunti sul territorio incentrato sul paese, Marcello Piccioni è il secondo sindaco che dedica una fatica letteraria alla storia del borgo. Un segno di sincero amore per un paese affinché non sia solo un territorio da amministrare ma anche un’identità culturale da conservare.

