Alcuni cittadini di Manziana
A Manziana botta e risposta sui muri della città. In gioco il futuro di una grande risorsa che una manovra per giustificare un commissariamento andata male voleva tentare di sottrarre alla gestione di tutti i cittadini. Ma la popolazione non ci sta.
Che succede all’Univerità Agraria di Manziana? Il 25 marzo scorso, con una lettera, otto consiglieri di maggioranza chiedevano le dimissioni del presidente Ilario Micheli, eletto appena un anno fa. Tale iniziativa era un tentativo di delegittimare Micheli e di aprire la strada all’arrivo del Commissario. Ma vediamo i retroscena. L’assessore al bilancio dell’Università Agraria, il maresciallo Guccio, aveva prospettato un bilancio di previsione per il 2004 comprensivo degli indennizzi della Regione Lazio per i mancati tagli del bosco Macchia Grande.
L’inserimento di questa voce nel bilancio è apparso un atto palesemente viziato in quanto il finanziamento regionale è solo un’ipotesi, non verificata dai fatti. E allora perché gonfiare il bilancio di previsione? Cosa c’è dietro questo tentativo maldestro di manipolare questo importante atto amministrativo? Il presidente dell’Ente si è opposto a questa manovra. Qualche giorno dopo, il bilancio veniva approvato all’unanimità, anche con il voto dei consiglieri di minoranza. Guccio non ha avuto il coraggio di presentarsi al Consiglio direttivo. In quella seduta il presidente ha anche revocato la delega al bilancio per Guccio. In questi giorni i muri di Manziana sono ricchi di notizie: un comunicato di Micheli che denuncia tale situazione. In un altro manifesto, la lista già di opposizione, con capolista Massimiliano Rossini, evidenzia il tentativo di “esportare all’Agraria la disastrosa politica di indebitamento e dissesto già in atto al Comune” e afferma di “condannare aspramente il tentativo illecito di sperperare le risorse dell’Università Agraria a favore di un’amministrazione Comunale economicamente ridotta alla disperazione”.
Negli ultimi decenni, a causa della minore occupazione in agricoltura e dello spostamento lavorativo sia verso Roma, sia verso i settori dei servizi e dell’edilizia, l’Ente Agrario ha perso di importanza, ma è diventato uno strumento di difesa del territorio dalle colate di cemento, nonostante i tentativi parlamentari di abolire le Università Agrarie in tutta Italia.
Ma vediamo le condizioni del patrimonio dell’Ente. Macchia Grande ha bisogno di un intervento adeguato, dopo il disastroso taglio dell’anno scorso: studio scientifico per il diradamento selettivo delle piante secche; razionalizzazione dell’utilizzo turistico; risanamento e bonifica dell’area estrattiva, con smaltimento dei fusti tossici (è ancora pendente un procedimento penale presso il Tribunale di Roma nel quale è imputato un precedente presidente dell’Università Agraria di Manziana) ed adeguamento delle strutture per costruire un museo di archeologia industriale e di un museo del legno al servizio della comunità; utilizzo della ‘casa di legno’ concessa nel 1999 in gestione al Circolo Lago Sabatino di Legambiente, come centro informativo del Bosco Macchia Grande e della Caldara ed in particolare come centro per l’educazione ambientale al servizio delle scuole del comprensorio.

La casetta di legno concesso in gestione a Legambiente nel 1999 come centro informativo, inutilizzata da molto tempo. E' un esempio delle condizioni generali di negligenza.
E il Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano? Dopo la grande campagna condotta dal sindaco Mancini, con lo slogan “Il bosco è dei Manzianesi”, il Consiglio direttivo dell’Ente Parco decise nel 2002, di inserire Macchia Grande dentro i propri confini. E lo stesso sindaco, in incontri informali con associazioni ambientaliste, avvenuti dopo la sua rielezione, divenne improvvisamente più possibilista. Si accorse che Macchia Grande nel Parco diventava un veicolo di opportunità occupazionali e di finanziamenti. Ma la proposta giace da vari anni nei cassetti della Regione Lazio. Chissà se l’arrivo del nuovo presidente del Parco di Bracciano e Martignano, Valentino Riccioni, sbloccherà la situazione? La Caldara, invece, necessita di un più puntale controllo degli organi preposti alla sorveglianza e di un inserimento in un circuito turistico che possa valorizzarne le sue risorse, facendo crescere la piccola realtà occupazione che da qualche anno vi lavora. Questo territorio, polmone verde di Roma, appetibile ai grandi interessi speculativi (discariche, edificazioni in aree vincolate, campi da golf), merita un futuro diverso, sicuramente più sostenibile.

